Page 28 - Calendario Storico 2025
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L’ANTIDOTO ALLA SOLITUDINE
Avrai notato che queste mie strane lettere, questi messaggi che
affido alla tua camera e che certamente leggi, anche se non ne
parliamo, finiscono tutte con le stesse parole: ti voglio bene.
Ovvio, penserai. Sono tuo padre, è naturale che ti voglia bene.
E so che anche tu me ne vuoi, perché tu e io siamo una famiglia
e lo saremo sempre, nel ricordo dolcissimo di tua madre. Eppure
se vedessi quello che quotidianamente vedo io, penseresti che
così ovvio non è. E che quindi è meglio dirselo, a costo di diven-
tare un po’ stucchevoli. Il mondo, sai, è diventato un posto stra-
no. Se mandi qualcuno a quel paese, meglio ancora se usi paro-
le di rabbia o di violenza, sei uno forte e deciso, probabilmente
sincero e quindi vieni apprezzato di più. Se dici a qualcuno che
gli vuoi bene, sei uno debole, fragile e magari ipocrita. Ragion
per cui sono sempre meno le manifestazioni di affetto, e sempre
più quelle aggressive, che generano a lungo andare violenza fi-
sica e odio. La colpa? Secondo me è della solitudine. Certo, non
sono un sociologo o un filosofo; e tantomeno uno studioso di
linguaggio e di comportamenti. Ma ho un osservatorio piuttosto
privilegiato, che è il mio mestiere che mi porta a contatto con
le peggiori manifestazioni anche all’interno della famiglia, e ti
garantisco che non c’è stata mai un’epoca storica in cui siamo
stati tanto soli. Sembriamo connessi, perennemente in contatto:
invece siamo chiusi in una solitudine terribile, pieni di angosce
e di ansie, soprattutto di paure. È per questo che diventiamo re-
attivi, violenti e aggressivi. Se posso insegnarti qualcosa, figlio
mio, ascolta quello che ti dice questo carabiniere che vede trop-
po mondo, ogni giorno: ricorda di dire sempre “ti voglio bene”.
Meglio una volta in più che una in meno. È la cosa più bella del
mondo, amare qualcuno. Non dimenticarlo.
Ti voglio bene.

