Page 80 - Quaderno 2017-12
P. 80
testimone, anche se nata come metodo per validare testimonianze rese da minori (in
particolar modo a seguito di abusi sessuali).
Nel condurre un colloquio bisogna innanzitutto evitare un clima intimidatorio ed
un’atmosfera tesa; occorre poi prevedere periodi di gioco ed evitare sguardi intensi. È
opportuno iniziare il colloquio chiedendo al bambino di raccontare un episodio recente che
lo riguarda, al fine di verificarne il livello di sviluppo linguistico e sociale e impostare quindi
un’intervista adatta al soggetto. È bene utilizzare frasi brevi e grammaticalmente semplici,
adoperando gli stessi termini utilizzati dal minore.
L’intervista ideale si compone di varie fasi. La prima ha come obiettivo la costruzione
di un rapporto con il minore che gli consenta di sentirsi il più possibile a proprio agio. Tale
atmosfera supportiva può favorire una migliore accuratezza, poiché si ritiene che più il
bambino è tranquillo più è disposto a dare informazioni. Un clima d’intesa si può creare con
vari accorgimenti, come ad esempio permettere al bambino di stare con un adulto di
riferimento all’inizio dell’intervista, oppure di portare con sé un gioco. Successivamente si
passa alla fase di racconto libero, durante la quale è necessario chiedere al bambino di
raccontare con parole proprie l’accaduto. L’intervistatore deve rispettare le pause della
narrazione, e senza porre ulteriori domande, poiché spesso il bambino riprende
spontaneamente il racconto. Segue poi la fase in cui l’intervistatore fa domande specifiche,
ma aperte e non guidanti, per poter chiarire e meglio interpretare le informazioni già
raccolte. Le domande devono essere chiare, semplici e brevi, e non devono mai contenere
informazioni che non siano già state presentate dal bambino nel proprio racconto. Un
elemento interessante è il fatto che anche quando non capiscono una domanda, raramente i
bambini chiedono spiegazioni. A tal proposito giova riflettere sull’atteggiamento ed i
presupposti da cui partono gli adulti quando parlano tra di loro ed a come questi schemi
mentali potrebbero essere inappropriati e dannosi quando ci si interfaccia con i bambini. In
questi casi, infatti, non si deve partire dal presupposto che i bambini siano in grado di
utilizzare i processi linguistici al pari degli adulti, e soprattutto si deve entrare nell’ottica che
non è detto che i bambini chiedano spiegazioni su ciò che non è loro chiaro, e questo perché
spesso i bambini neanche si rendono conto di non aver capito pienamente cosa viene loro
chiesto.
Le domande guidanti possono rilevarsi molto utili in caso di minore reticente, ma dal
momento in cui questi inizia a parlare è necessario porre domande neutrali. È necessario
anche limitare le domande introdotte da particelle come chi, quando o dove, in quanto
78

