STORIA E CULTURA
La riserva dei fossili viventi
02/08/2016
di Gabriele Salari

Nel cuore della Costiera amalfitana un paradiso naturalistico ospita una felce che arriva direttamente dalla Preistoria

Entrare nella riserva naturale della Valle delle Ferriere è come fare un viaggio nell'archeologia industriale del nostro Paese e allo stesso tempo nella Preistoria, se guardiamo ad alcuni tesori botanici che sopravvivono qui.
Siamo nel versante amalfitano della Penisola Sorrentina. Qui si lavorava il ferro, mentre nella contigua Valle dei Mulini sorgevano numerose cartiere di cui si vedono tuttora le strutture rimaste. La famosa carta di Amalfi nasceva qui, dove il carsismo ha determinato la presenza di numerose sorgenti che alimentano un corso d'acqua a carattere permanente sul fondo del vallone. L’acqua - allora privata - era indispensabile per queste attivitamentre oggi è fonte di refrigerio per i turisti che si avventurano da queste parti, a volte perdendosi e costringendo gli uomini della Forestale che gestiscono la riserva a lunghe ore di ricerca perché l'area è piuttosto vasta e accidentata.
Il sentiero principale è comunque davvero alla portata di tutti e parte dal paesino di Pontone un affascinante balcone su Amalfi, che si vede in fondo alla valle verde dove le coltivazioni di limoni lasciano man mano il posto al bosco.
I motivi per cui tante scolaresche chiedono alla Forestale di essere accompagnate alla scoperta della riserva sono la sua collocazione e anche la sua vegetazione; si passa da specie più familiari della nostra macchia mediterranea a paesaggi quasi tropicali, con le felci a farla da protagonista.

 

Superati alcuni ponticelli sul Rio Canneto (dove pare viva anche la lontra) si arriva a invitanti cascate, attorno alle quali vivono specie rarissime di felci, come la “Woodwardia radicans”, vero e proprio “fossile vivente”risalente al lontano Terziario. E' lei la star di questa riserva. Segnalata per la prima volta nel 1710 dal botanico Micheli, questa felce della flora preglaciale, dalle foglie “giganti”, indivise, che raggiungono anche i 180 centimetri di lunghezza, è tipica delle regioni calde aforte piovosità: India, Cina, Azzorre, Spagna e Portogallo. In Italia è rarissima.Oltre che in questa riserva, è stata segnalata tempo fa anche ad Ischia, in Calabria e nel Messinese. I Forestali mi spiegano perché è chiamata anche felce bulbifera: forma dei bulbetti sulla foglia con i quali si riproduce e non usale spore come fanno le altre felci.


Ferro o carta ?

Quando l’isola d’Elba apparteneva ai Borboni partivano le navi con il ferro semilavorato dirette ad Amalfi e poi proprio nella valle delle Ferriere veniva impiegato per realizzare le sbarre delle tipiche finestre spagnole bombate, per i cardini delle porte, i ferri dei cavalli o ancora le “centrelle”, i chiodini che si impiegavano per non far rovinare le scarpe. Utilizzando stracci di cotone, lino o canapa, messi a macerare in acqua, si produceva invece la carta. La tecnica, inventata dai Cinesi nel I secolo a.C. e presto adottata e divulgata dagli Arabi, fu appresa dagli Amalfitani che con questi intrattenevano floridi rapporti commerciali. Consisteva nell’ottenere una poltiglia di cellulosa che, stesa su appositi telai, veniva trasformata in fogli successivamente pressati e messi ad asciugare su lunghi stenditoi esposti ai venti dominanti. Delle tante cartiere esistenti un tempo soltanto due - visitabili - sono ancora rimaste in attività; le restanti, ormai diroccate, sono disseminate nella Valle delle Ferriere.

 

La protezione assicuratale attraverso una recinzione ed il costante lavoro per la sua riproduzione ha dato i suoi frutti e da pochi esemplari che si registravano con l'istituzione della riserva, ora siamo arrivati ad una consistente presenza.
Ma nella Valle abitano anche altre piante di notevole interesse fitogeografico, come la pteride di Creta, l'arisaro cordato, alcune orchidee dai vivaci e molteplici colori e la pinguicola, graziosa piantacarnivora, dai fiori rosa, che ama nutrirsi di piccoli insetti.

 
 

Ci troviamo in un habitat ideale per numerose specie animali, come la salamandrina dagli occhiali, un endemismo italiano dal colore rosso scuro, con due macchie chiare sulla testa che hanno il compito di rendere il suo aspetto più terrifico. Impossibile vederla se non con molta fortuna nelcorso di una breve visita, così come non incontriamo il falco pellegrino e ilpicchio rosso maggiore che sono due delle specie ornitologiche più rappresentative delle Ferriere. Solo alcuni corvi volteggiano in alto quando cifermiamo ad osservare le strutture dell'Acquedotto di Amalfi che da qui captaun'acqua fresca e ottima. Meglio non dirlo ai turisti che pagano una fortunauna bottiglietta d'acqua minerale in Costiera quando quella delle fontane ècosì buona. Fu una fortunata coincidenza, narrano da queste parti, a farnascere l'acquedotto all'inizio del secolo scorso.

 
 

Storia di un acquedotto

Un gerarca fascista che si recava spesso ad Amalfi veniva accompagnato da una donna che reclamava abbondanti quantità d'acqua per lavarsi e rinfrescarsi; quando quest'ultima scoprì che le donne del paese dovevano caricarsi di pesanti brocche e prendere l'acqua per lei nella valle, le venne spontaneo suggerire al gerarca la realizzazione di quest'opera pubblica!
Di certo ancora oggi la presenza dell'acqua è una caratteristica che tutti apprezzano della Valle delle Ferriere, dove colpisce infine il fenomeno dell'inversione della


Da portare a casa

Una visita alla Valle delle Ferriere non è completa se non si porta a casa una scorta di limoni, non limoni qualsiasi, ma il limone sfusato, caratterizzato da una spessa scorza giallo-chiaro e una polpa tenera. Il limone sfusato è l’abitante più conosciuto della Costa d’Amalfi. Acquistarlo sul posto aiuta a mantenere gli stupendi terrazzamenti dove vengono realizzati i limoneti. Come riconoscerlo? profumo intenso; forma affusolata; polpa succosa; semi quasi assenti. Ricchissimo di vitamina C e oli essenziali. Delizioso anche al naturale. www.limonecostadamalfiigp.com


 

vegetazione; infatti, mentre sul fondo è presente un bosco misto mesofilo, le pareti sovrastanti ospitano formazioni vegetali come la gariga e la macchia. E' qui che i bambini si scatenano ad odorare timo e origano, maggiorana e santoreggia e a riconoscerle sotto la guida attenta dei Forestali. In autunno la passeggiata è anche più piacevole per la presenza dei castagni che ci regalano i loro frutti, da sempre utilizzati invece qui sia per realizzare i pali per i limoneti che la carbonella.

 


Riserva
Naturale
Statale
Valle delle Ferriere

 
 
 
Carta d’identità

Superficie: 455 ettari
Regione: Campania
Provincia: Salerno
Istituzione: 1972


Numeri utili

Corpo forestale dello Stato
Ufficio territoriale per la biodiversità di Caserta
Tel. 0823/354693
Fax 0823/536039
E-mail: utb.caserta@corpoforestale.it

 
 
Come arrivare

Si accede da Pontone nel Comune di Scala (SA), facilmente raggiungibile: provenendo da Salerno o da Positano si percorre la SS 163 fino all’incrocio con la SS 373, che da Castiglione (a circa 1,5 Km dal centro di Amalfi) sale verso Ravello. Per chi proviene dalle autostrade A3 Napoli-Pompei-Salerno e A30 Roma-Caserta-Salerno, è possibile imboccare la Strada Provinciale 2, oltrepassando il valico di Chiunzi e proseguendo in direzione Ravello.
Da sapere

Per accedere alla Riserva è necessaria l’autorizzazione preventiva dell’Ufficio territoriale per la biodiversità di Caserta del Corpo forestale dello Stato in quanto, per decreto istitutivo e per la morfologia del territorio, i gruppi devono essere sempre accompagnati da personale forestale.



 

 

#Natura - anno XVII - N. 91   Gennaio-Aprile 2016