SALUTE
TEMPO DI ALLERGIE
20/04/2018
di Stella De Franciscis

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e le migliori condizioni igienico-sanitarie, sarebbero tra i fattori del loro aumento. A volte è proprio il contatto con piante, animali ed alcuni alimenti a causare forme di ipersensibilità

foto bOcchi arrossati, starnuti continui, naso chiuso e irritazioni cutanee. Sono questi i sintomi più frequenti che i medici riscontrano nei soggetti allergici. Disturbi che si manifestano spesso con l’arrivo della primavera. Circa 400 milioni di persone nel mondo soffrono di rinite allergica e 300 milioni di asma. I medici hanno definito l'espandersi delle patologie legate alle allergie uno "tsunami allergico".
In Italia il 30% dei giovani soffre di rinite allergica (nella popolazione generale il 15%), mentre si è registrato un incremento di tutte le tipologie di allergia dal 1980 al 2000.
In Europa le allergie alimentari riguardano tra gli 11 e i 26 milioni di individui, ma il dato più preoccupante coinvolge i più piccoli. Un bimbo su venti, infatti, non può nutrirsi con qualsiasi alimento a causa dell'allergia.
L'allergia è considerata una malattia del mondo sviluppato e tra le cause principali ci sarebbero i cambiamenti climatici, l’effetto serra e l’inquinamento, la troppa igiene nello stile di vita occidentale e il ruolo giocato dalla genetica.

foto cIl riscaldamento dell’atmosfera porta a fioriture più precoci e a un aumento del potere allergenico dei pollini. In Europa negli ultimi trent’anni è cresciuta in modo esponenziale la distribuzione geografica di piante allergeniche infestanti. Inoltre, l’esposizione a un ridotto carico antigenico già nella prima infanzia avrebbe una grande influenza sul microbioma intestinale. Ciò comporterebbe una deviazione del sistema immunitario, che, attraverso la produzione di anticorpi specifici, condurrebbe alla malattia allergica. Anche lo stile di vita e i fattori ambientali sembrerebbero influenzare la predisposizione genetica alle allergie. Per fare maggiore chiarezza, abbiamo incontrato il Dottor Fernando Aiuti, Professore Emerito di Allergologia e Immunologia Clinica Università “Sapienza” di Roma.

Professore, negli ultimi anni sono aumentati i soggetti allergici ai pollini. Si parla sempre più spesso di allergie stagionali molto aggressive, ma come si riconoscono i sintomi di una vera allergia e quali sono gli esami ai quali bisogna sottoporsi?
Confermo! A causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, che determinano l’aumento delle temperature, molte piante sono soggette a fioriture premature e più lunghe. Secondo studi recenti gli inquinanti sarebbero addirittura in grado di aumentare il potere nocivo dei pollini. Le allergie più frequenti, che colpiscono gli italiani, sono quelle legate alle vie respiratorie come l’asma o la rinite allergica da inalanti quali graminacee, pollini di piante, parietaria e acari della polvere. Per quanto concerne la diagnosi, il paziente deve sottoporsi a una visita accurata ed effettuare specifici test cutanei o esami del sangue.

foto dQuali sono i principali allergeni e le forme più frequenti di allergie derivanti da piante animali o insetti?
Sono gli inalanti e nei bambini prevalgono le forme respiratorie da acari mentre negli adulti quelle legate ai pollini o ad erbe.

Nei periodi di fioritura molti abusano di antistaminici e cortisonici per controllare i sintomi. Esistono dei rischi per la salute?
Certo. Non bisogna mai abusare di certi farmaci, in particolare un uso prolungato del cortisone può provocare seri danni. I rischi legati invece agli antistaminici sono minimi.

Una volta individuato l’allergene, se esiste il vaccino, in che periodo va effettuato?
Per i pollini il vaccino va iniziato almeno due mesi prima della stagione, mentre per gli allergeni presenti tutto l'anno come la polvere di casa, gli animali o le muffe, qualunque momento va bene. I vaccini per allergie respiratorie migliorano i sintomi nel 60-70% dei casi e quelli somministrati per via orale non causano rischi, ma devono essere fatti per tre anni. Le vere guarigioni sono molto più rare, attorno al 40-50%.

Prof.re AiutiProfessor Aiuti, perché si diventa allergici? Esiste una predisposizione ereditaria o ci sono fattori che facilitano l’insorgere di un’allergia nel bambino?
Si diventa allergici in parte per predisposizione genetica o per super esposizione ambientale ad esempio ad acari o saliva e peli di animali. Un bambino che nasce da due genitori che hanno una patologia allergica, ha l’85% di probabilità che diventi allergico. Ma non si tratterà necessariamente della stessa forma di allergia: molto, infatti, dipende dall’iper-reattività di un determinato organo, che può essere più o meno predisposto ad avere la reazione. L’ereditarietà scende gradualmente se c’è un solo genitore allergico o l’allergia interessa un altro parente, come un fratello, un nonno, uno zio, fino ad arrivare al 10-15% di rischio allergico in chi non ha una documentata famigliarità allergica.

Ci sono degli alimenti che possono favorire crisi allergiche?
Direi proprio di sì, tra questi prevalenti sono il latte vaccino, le uova, i crostacei, il pesce o la frutta secca. Ma i veri dati scientifici documentati da analisi, sintomi e diagnosi sicure sono molto inferiori a quello che si pensa. Le vere allergie alimentari in bambini sono al massimo l’1% e quelle al latte vaccino lo 0,58 %. Negli adulti sono inferiori allo 0,50% (dati pubblicati in importanti riviste europee da studi multicentrici internazionali).

E allora come si spiegano i dati riportati su internet o a volte sui mass media o giornali che parlano di prevalenza del 10- 15%?
Si tratta di autodiagnosi fatte in famiglia dai genitori che interpretano male i disturbi dei figli o di adulti che soffrono di altri problemi alimentari o piscologici e scaricano tutto sull’allergia. Inoltre purtroppo in laboratori o centri privati o da medici allergologici privati vengono effettuate analisi in vitro o in vivo non scientificamente validate che esitano in false positività per decine di alimenti, analisi quindi non attendibili secondo la letteratura scientifica internazionale. Tra queste cito: il test leucocitotossico, il Vega test, l’analisi del capello, l’analisi magnetica per allergia, il pulse test, la kinesiologia applicata, il test della biorisonanza, il test del riflesso cardiaco auricolare, il mineralogramma, l’iridologia, il test bioenergetico, ecc. Le conseguenze cliniche sono disastrose e creano la moltiplicazione di anoressia o di problemi psicologici gravi!

Molto diffuse anche le allergie legate agli animali, come ai peli di gatto o cane. Cosa fare in questi casi?
L’allergia agli animali domestici è innescata dall'esposizione all'insieme delle componenti proteiche (allergeni) contenute in peli caduti, scaglie di pelle morta, saliva o urina. Circa il 5% delle persone che convivono a stretto contatto con animali, in maggioranza bambini, possono sviluppare dopo alcuni anni rinite allergica, asma bronchiale o dermatiti. L'animale più "pericoloso", da questo punto di vista, è il gatto, dato che la sua saliva e la sua forfora contengono un forte allergene; a seguire, il cane ed il cavallo. Occasionalmente, anche criceti, cavie, conigli, polli, bovini e suini possono causare una risposta immunitaria. Occorre però considerare che l'animale domestico è spesso un "finto allergene": non è il contatto con i suoi peli, la saliva o la forfora a causare l'allergia, ma quello con gli acari che si annidano nel suo pelo. In questo caso, l'animale è un semplice veicolo del vero colpevole.

Quali sono le terapie oggi più valide a disposizione del soggetto allergico?
Le più valide e meno dannose per l’organismo sono quelle a base di spray o aerosol inalatori a base di broncodilatatori, antistaminici, cortisonici e antileucotrienici. In casi di asma grave o dermatite cronica, allergia con iper IgE sono utili anche i recenti anticorpi monoclonali a uso solo ospedaliero che diminuiscono i valori delle IgE totali e specifiche consentendo un forte miglioramento dei disturbi clinici.

In primavera e in estate anche le punture di insetti possono creare allergia. Come bisogna comportarsi in questi casi ed evitare lo shock anafilattico?
Le allergie legate a veleni di insetti sono rare, tuttavia gli imenotteri (api e vespe) possono provocare reazioni nei soggetti che sono allergici al loro veleno. In questi casi consiglio la vaccinazione specifica come unica terapia in grado di assicurare la massima protezione La reazione avversa a questi insetti è fortunatamente limitata. In caso di shock, bisogna recarsi immediatamente in ospedale o usare adrenalina sottocute o in alternativa del cortisone.