COSTUME E SOCIETA'
Sotto la maschera, antiche tradizioni
28/02/2017
di Luisa Persia

Riti propiziatori della vita contadina e del ciclo delle stagioni sopravvissuti alla globalizzazione

foto Luigi Di Battista 487Per le vie di Mamoiada si aggirano strane figure: maschere nere, corpi ricoperti di vello di pecora scuro, adornati da enormi campanacci appesi alla schiena e scortati da uomini con maschere bianche, copricapo nero, corpetto rosso e uno scialle appoggiato su pantaloni bianchi.

Sono i Mamuthonese gli Issohadores, le maschere che animano il carnevale a partire dalla festa di Sant’Antonio, nel comune barbaricino in provincia di Nuoro. Gli Issohadores, durante la sfilata, prendono al laccio alcuni tra gli spettatori, il corteo ricorda una solenne processione composta e ordinata, in forma di danza.

Due file parallele di Mamuthones scuotono i campanacci con un colpo di spalla con ritmi lenti, il capo Issohadore impartisce gli ordini e dà il ritmo alla danza, mentre gli altri lanciano la propria fune e catturano giovani donne in segno di buon auspicio per una buona salute e fertilità.

Le maschere vengono prodotte con vari tipi di legno successivamente annerito. Oltre al fico vengono impiegati l'ontano e l'olmo, talvolta castagno o noce, mentre anticamente si utilizzava il pero selvatico.

Un tempo venivano catturati i proprietari terrieri per augurare loro una buona annata ed essi, per sdebitarsi dell'onore ricevuto, offrivano vino e dolci nelle loro case. In Sardegna si possono contare più di 35 maschere tradizionali, che attribuiscono all'isola il primato in tutto il territorio nazionale, e che prevalentemente facevano parte di riti sacri e propiziatori, legati alla cultura contadina, al ciclo della vita e delle stagioni.

La fertilità, la vita, la morte, il demonio, la lotta tra animali e l'addomesticamento da parte del pastore sono i temi più ricorrenti.

IL RITO ARBOREO DI SATRIANO DI LUCANIAMamuthone_e_Issohadore_di_Mamoiada

In Basilicata sopravvive uno degli ultimi riti arborei nella sua integrità: il carnevale di Satriano, che richiama il tema dell'emigrazione attraverso una rappresentazione folcloristica rimasta intatta nel corso degli anni, con tre maschere tipiche che sfilano per le vie del paese: Rumit, Urse Quares’m.

L’eremita (U’rumit), uomo vegetale o albero vagante, maschera silenziosa avvolta da foglie rampicanti e tralci d'edera, simboleggia la povertà e la penuria. È il satrianese rimasto fedele alla terra natia che, privo di mezzi, ha provveduto autonomamente a costruirsi un rifugio al di fuori del centro abitato, nel bosco. La domenica che precede il martedì grasso gira tra le strade del paese bussando con il "fruscio", un bastone con un ramo di pungitopo o di ginestra in punta, alle porte delle case. Chi riceve la visita del Rumit rispetta il suo silenzio e in cambio di un buon auspicio dona qualcosa (tradizionalmente generi alimentari, ora pochi spicci).

L’orso (L'urs), l’uomo animale, vestito di pelli di pecora o di capra è una maschera di prosperità, buona sorte e successo. Rappresenta il cittadino presto emigrato verso terre lontane, dove ha fatto fortuna e se ne va per il paese, con il proprio pastore e, a causa della lunga lontananza dalla sua terra natia, è praticamente muto. Sulla testa indossa un sacchetto con buchi per gli occhi e per la bocca. Attorno al corpo ciondolano campanelli e campanacci che suonano ad ogni passo o saltello, sia per incutere timore, sia per dimostrare il fervore proprio della maschera.

La Quaresima (A Quares’m), coperta da un manto nero, porta sul capo una culla con il figlio concepito durante il periodo del Carnevale, di cui però non si conosce il padre. Interpretata sia da maschi che da femmine, rappresenta la vita delle donne dei tempi passati, che erano solite portare secchi o giare sulla testa. A differenza dell'orso e dell’eremita, la figura della quaresima è piuttosto statica: procede lungo le vie del paese con passo lento e malinconico.

IL CARNEVALE DI SAPPADA

Nel cuore delle Dolomiti si svolge, durante le tre domeniche che precedono la Quaresima, il carnevale di Sappada. Addentando un mognkropfn, frittella tipica con semi di papavero offerta dalle maschere, e sorseggiando l’immancabile vin brulè, al suono dell’orchestra locale, si possono ammirare i travestimenti scherzosi che rappresentano i sappadini di un tempo: contadini (Paurn), poveri (Pettlar) e signori (Hearn). Tutte le sfilate sono accompagnate dalla presenza del Rollate, simbolo del comune bellunese: una specie di grosso orso con una maschera e due grandi campanacci. La maschera del Rollate, rigorosamente in legno, ha un’espressione severa, baffi scuri e porta al collo un fazzoletto di colore rosso se indossato da un uomo sposato o bianco se scapolo. Sui folti capelli ha un ciuffo rosso e porta una scopa di saggina con cui percuote scherzosamente i bambini che si fanno rincorrere.

Tutte le maschere sono intagliate da esperti artigiani del legno che ne fanno di serie e realistiche come pure di mostruose o spiritose. Una piccola curiosità: sotto la maschera si parla solo il dialetto di Sappada!