AMBIENTE
UN MAESTRO DEL PENSIERO FORESTALE
18/10/2021

di Nazario Palmieri

 

La figura di Alfonso Alessandrini, difensore del bosco e del sistema ambientale italiano

 


FOTO A - la fitta foresta del parco nazionale foreste casentinesi. Foto di Vittorio Giannella

Veniva a mancare vent’anni fa Alfonso Alessandrini, trentino di nascita, grande e carismatico Forestale dalle possenti intuizioni, protagonista attivo e meritorio per più di quindici anni del sistema forestale e ambientale italiano come Direttore Generale delle Foreste e Capo del Corpo forestale dello Stato.

Alessandrini ha consolidato le radici del pensiero forestale e con le sue opere si pone meritoriamente tra i grandi patriarchi della cultura forestale ed ambientale accanto a De Berenger, Pavari e Giacomini.

C’è la diffusa consapevolezza che la testimonianza del pensiero di Alessandrini, condensato in qualificati e apprezzati scritti e volumi, vada decisamente riproposta per la sua attualità e, per molti versi, visionarietà circa l’insostituibile centralità del bosco nel sistema ambientale, per la protezione idrogeologica, paesistica, naturalistica e l’effetto biosferico complessivo. In un’epoca segnata fortemente dal progresso tecnologico, dalla telematica e dalle immagini virtuali, Alessandrini ha saputo rinnovare la perenne attualità dei valori del bosco percorrendo, a volte anche solitariamente e controcorrente, i sentieri della burocrazia e della politica in difesa delle foreste, delle aree protette e del paesaggio italiano. Ha saputo coraggiosamente coniugare gli estremismi del protezionismo e dell’intransigenza ambientale con le necessità produttivistiche dell’economia forestale tradizionale, mediando con la forza persuasiva della cultura e della partecipazione allargata.

FOTO B1Alessandrini ha operato con fermezza e decisione anche quando la strada era in salita e l’ecologia non era di moda. Negli anni Settanta costituì nell’ambito del Ministero delle politiche agricole e forestali un sicuro punto di riferimento per i Parchi e le Riserve naturali, anticipando e tracciando, insieme al compianto Valerio Giacomini, le linee guida della futura legge quadro sulle aree protette. Il tempo degli alberi, Pensare il bosco, I boschi dei poeti, Itinerari della solitudine, per citare solo alcuni titoli frutto della trentennale esperienza di lavoro e di intima passione per il bosco e l’ambiente, stigmatizzano un filo conduttore ed un continuum di fondo che ne permea i contenuti: la civiltà e la cultura del bosco dipinte con istintiva meditazione. E sono pagine di penetrante, spirituale ed ecumenica esaltazione dei valori del bosco, della montagna e delle aree protette con una visione globale sistemica, permeate dalla propensione culturale, spirituale e religiosa, ma nel rigoroso rispetto dei princìpi scientifici.

EMOZIONE E AZIONE

La dimensione spirituale del bosco diventa quasi palpabile, struggente, irresistibile.

Sembra quasi di coglierne i significati più intrinseci e così, quasi come per magica alchimia, ci si trova calamitati in un mondo affascinante e allo stesso tempo incommensurabile perché "quando si entra in un bosco si è colpiti da una serie di sensazioni fisiche che si accompagnano alle riflessioni della mente: il pensiero torna alle origini, alle radici degli alberi che si possono confrontare con le radici della vita".

Alessandrini era fermamente convinto che la strada per proteggere i boschi e il territorio sia quella della cultura, non soltanto tecnica e nemmeno quella delle leggi repressive. I boschi letterari o simbolici possono fare di più sulla frontiera della difesa dell’ambiente.

“Prima viene l’ecologia dell’anima poi l’ecologia del territorio.” “Oggi occorre una piantagione di idee per bonificare il deserto delle anime: occorre un rimboschimento spirituale”. Nell’opera e negli scritti di Alessandrini non c’è la strategia dell’opportunismo, l’incedere è affidato all’emozione più che alla ragione in favore di un Umanesimo e un Rinascimento del bosco nuovi.

Tuttavia, il suo pensiero alla Direzione Generale delle Foreste si è tradotto soprattutto in opere concrete in difesa del bosco e del sistema ambientale italiano. Basti qui ricordare che Alessandrini ha promosso, con accorta lungimiranza, l’Inventario e il Piano forestale nazionale, l’indagine sulle discariche abusive e sugli alberi monumentali. Ha decisamente contrastato l’ecologismo dell’abbandono e promosso la concertazione in favore del bosco tra i diversi soggetti protagonisti, riconoscendo che la “decisione forestale” non poteva essere solo del Corpo forestale dello Stato o dell’Università ma bisognava, in tal senso, ascoltare anche il prezioso contributo delle associazioni ambientaliste.

Ha sollecitato la redazione della Carta forestale con dogane culturali aperte all’interscambio scientifico per pervenire ad una sorta di “concordato” tra economia ed ecologia, tra scienze naturali e forestali, tra ingegneria del territorio ed ingegneria del bosco, tra i valori della natura, dell’arte e della cultura.

Egli credeva in una selvicoltura attiva, giovane, efficiente, oscillante e mediata tra i parametri economici ed ecologici: la filosofia della manutenzione forestale in luogo della cultura dell’abbandono, promuovendo l’equazione efficienza-convenienza che è poi ecologia-economia.

FOTO CIn definitiva Alessandrini può essere considerato, a ragione, una grande anima forestale che ha esaltato la centralità del bosco nel sistema ambientale attraverso le interrelazioni umanistiche, filosofiche e religiose. Oggi i boschi sono al centro dei dibattiti nelle conferenze mondiali e convenzioni internazionali sul clima. Essi rappresentano strumenti di valore biosferico planetario per contrastare e mitigare i cambiamenti climatici incalzanti, arginare i processi di desertificazione, frenare la perdita di risorse idriche e di biodiversità soprattutto nel bacino del Mediterraneo, area che offre la sua intrinseca fragilità ai mutamenti in atto a causa dell’intensa e millenaria antropizzazione e del prolungato uso del suolo. Tuttavia le convenzioni internazionali da sole non bastano, occorre un lavoro sapiente e soprattutto paziente delle istituzioni preposte, da sviluppare nel corso degli anni. Gabriella Caramore, in un suo recente saggio sulla pazienza, oltre a tessere le lodi di questa virtù riconosciuta già nella Bibbia dei Settanta, ne rivaluta il ruolo fondamentale anche per la salvaguardia e il rispetto del Creato e la identifica con il termine di cura. Avere cura del Creato richiede in effetti tempo, attenzione, attesa, solidarietà: in una sola parola pazienza.

E come affermava Alessandrini è giunto oggi il tempo della solidarietà tra uomini, boschi e Creato: un patto a tutto vantaggio degli uomini.