AMBIENTE
MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOP E ZAFFERANO DELL’AQUILA DOP
12/10/2020

di Luigi Abate


Tesori del cuore verde e goloso d’Europa


FOTO ADecine di aree protette (tra cui ben 3 parchi nazionali e un parco regionale) la cui superficie totale copre per oltre un terzo quella della regione: questo è ciò che fa dell’Abruzzo il cuore verde d’Europa. A rendere il tutto ancor più suggestivo, la velocità con la quale ci si arrampica dalle acque dell’Adriatico fin sulle vette dell’Appenino, attraversando colline, vallate e borghi ricchi di fascino. Un territorio fecondo altresì di tradizioni antiche (come il rito della transumanza), patria di una cucina verace e variegata, dove tanti sono i prodotti degni di nota, spesso unici nel loro genere.

Totem enologico dell’intera regione è senza dubbio il Montepulciano, uno dei vitigni a bacca nera più coltivati della Penisola, ma che qui, specie nella fascia collinare che si estende tra la costa e i rilievi montuosi, riesce a esprimersi ai massimi livelli, dando vita al Montepulciano d’Abruzzo DOP. Si tratta di uno dei vini italiani più apprezzati dentro eFOTO B fuori dai confini nazionali, capace di rispecchiare il carattere del popolo abruzzese, al contempo schietto, deciso ed elegante. Nel calice si presenta di un rosso rubino marcato (non di rado con riflessi violacei), che vira al granato col passare degli anni; l’olfatto è ampio e intenso, con un tappeto di spezie dal quale emergono frutti rossi, fiori appassiti e note eteree; pari forza espressiva si ritrova nel palato, che evidenzia un vino di grande struttura, morbido e giustamente tannico, con un sorso lungo ed equilibrato.

FOTO CAltro tesoro Made in Abruzzo invidiato dal mondo intero è lo Zafferano dell’Aquila DOP. Una spezia rara, proveniente dall’Asia, che da secoli ha trovato nell’Altopiano di Navelli (e in diversi comuni della provincia dell’Aquila) la sua terra d’elezione. Lo zafferano si ottiene attraverso la tostatura degli stimmi del fiore di Crocus sativus Linneo. Un procedimento lungo e laborioso, a partire dalla preparazione del terreno e che culmina, tra i mesi di ottobre e novembre, nella raccolta. Quest’ultima viene fatta ogni mattina a mano, all’alba, prima che il sole faccia aprire i fiori. Segue la cosiddetta sfioritura, ovvero la separazione, manuale, degli stimmi dal resto del fiore. Per finire, il delicato processo di essiccazione eseguito riponendo i preziosi stimmi su un setaccio posto al di sopra di una brace di legna di quercia o di mandorlo. Tutte le operazioni devono tassativamente avvenire nell’arco della medesima giornata, pena la perdita del raccolto. Per produrre un kg di Zafferano dell’Aquila DOP sono necessari circa 200.000 fiori e ben 500 ore di lavoro. Ciò giustifica il prezzo elevato dell’ “oro vermiglio”. Tuttavia sono sufficienti pochi centigrammi di prodotto per donare alle pietanze un gusto e una personalità unica. Diverse sono le ricette che prevedono l’uso di questa spezia. Emblematiche della regione sono le costatine d’agnello alla “saffrana”, dove l’aroma dirompente dello Zafferano dell’Aquila DOP sposa alla perfezione la succulenza della carne ovina.

Quasi d’obbligo l’abbinamento con il Montepulciano d’Abruzzo DOP, il cui corpo robusto è in grado di “tenere a bada” tutta la potenza gustativa del piatto.

In collaborazione con Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini italiani (FEDERDOC) e oriGIn Italia – Aicig – Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche.