AMBIENTE
Fonte essenziale a tavola
26/07/2016
di Roberta De Luca

In Italia si consumano oltre 12 milioni di litri di acque minerali ogni anno, ma si sa ben poco della bevanda più diffusa sulle nostre tavole

Sarà per il basso costo o per la grande disponibilità, fatto sta che siamo  tra i maggiori consumatori di acqua minerale nel mondo: in Italia se ne consumano oltre 12 milioni di litri ogni anno, intorno ai 200 litri (Fonte Beverfood) pro capite. Eppure, secondo recenti sondaggi, della bevanda più diffusa sulle tavole nostrane, il consumatore medio sa ben poco. O crede di saperne fin troppo, quando in realtà confida spesso in informazioni errate, instillate da martellanti spot pubblicitari, dal retaggio di false credenze popolari o delle tante bufale che girano in rete. Abbiamo voluto fare chiarezza rivolgendoci ad un esperto, Giuseppe Amati dell’Associazione Degustatori Acque Minerali, scoprendo che i dubbi sono davvero tanti, anche su banalità che normalmente diamo per scontate.

Quale tipo di acqua consiglierebbe di portare sulle nostre tavole?
Rispettare il fabbisogno di liquidi è fondamentale per garantire idratazione al corpo umano. Basti pensare che l’acqua costituisce circa il 55-60 per cento del peso corporeo di un individuo adulto ed interviene nella regolazione di numerose reazioni metaboliche. Il consiglio è di bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, distribuendone l’assunzione lungo l’intero arco della giornata e non solamente durante i pasti. Per quanto riguarda il tipo di acque da scegliere – sostiene Giuseppe Amati - prediligere quelle che meglio si abbinano ai piatti che andremo a degustare. Se si sta seguendo una dieta particolare è bene scegliere l’acqua giusta e leggere con attenzione l’etichetta dove sono riportate le caratteristiche e la quantità delle sostanze disciolte.

A cosa dobbiamo stare attenti nel leggere l’etichetta apposta su ogni bottiglia di acqua minerale?
Innanzitutto bisogna stare attenti al Termine Minimo di Conservazione e nelle analisi chimiche meno nitrati compaiono meglio è. Inoltre, è bene verificare che ci sia l’indicazione “acqua minerale naturale”, perché le bottiglie che riportano “acqua di sorgente” o “acqua da bere” non contengono acqua minerale e quindi non possono vantare le peculiarità e le proprietà salutistiche riconosciute dal Ministero della Salute. Deve essere presente il nome della sorgente, la composizione analitica, la data e il laboratorio presso cui sono state effettuate le analisi, il contenuto nominale, il titolare del provvedimento di autorizzazione all’utilizzazione dell’acqua minerale e il numero di identificazione del lotto.

 
 
 

Negli anni campagne pubblicitarie e dibattiti ci hanno convinto che l’acqua minerale alza la pressione, è vero?
È falso. L’uomo beve acqua quando ha sete e quando ne sente il bisogno è necessario bere. I soggetti con problemi cardiaci o pressione arteriosa alta non dovrebbero abusare di acque sodiche (più di 200 mg/l di sodio). Nell’organismo la pressione sanguigna deve restare entro determinati parametri, se è troppo bassa, il sangue non è in grado di trasportare alle cellule sufficienti quantità di acqua e sostanze nutritive. In caso di eccessivi abbassamenti di pressione, l’organismo deve immediatamente cercare di recuperare acqua e soluti, attivando così lo stimolo della sete, che in questo caso prende il nome di “ipovolemica”, in quanto causata da un calo del volume ematico.

Sempre spulciando nelle etichette, si trova il “residuo fisso”. Perché è importante questo numero?
Sulle etichette è sempre riportato il residuo fisso a 180 °C: questo valore corrisponde alla parte solida che rimane, dopo aver  fatto evaporare alla temperatura di 180 °C, un litro di acqua. Nelle acque minerali il residuo fisso costituisce un parametro di notevole importanza perché permette di classificare le acque minerali e di sceglierle in base alle varie esigenze. Se la quantità di sali minerali è inferiore a 50 milligrammi per litro sono Minimamente mineralizzate, leggere e  favoriscono la diuresi. Le Oligominerali (da 50 fino a 500 mg/l) sono ottime acque da tavola, adatte ad essere bevute quotidianamente, svolgono un’azione diuretica e contengono poco sodio. Se il residuo fisso è compreso tra 501 e 1500 mg/l si tratta invece di Minerali che contengono una percentuale consistente di sali. Oltre i 1500 mg/l si parla di acque Ricche di sali minerali, ottime come integratori naturali per gli sportivi, per chi svolge lavori faticosi e per tutti coloro che sudano molto, soprattutto d’estate.

 
 
 

Cos’è la “durezza” e qual è quella giusta?
La durezza è determinata dal contenuto di calcio e magnesio. Si esprime in gradi francesi (°F): più il valore è alto, più l’acqua è calcarea. Si distinguono acque dolci (durezza inferiore a 15°F), mediamente dure (tra 15 e 30°F) e dure. Una durezza media o elevata può variare il gusto dell’acqua, ma senza problemi per la salute. Il magnesio protegge inoltre il cuore, aiutando le cellule muscolari cardiache a rilassarsi. La sua carenza è correlata all’insorgere di aritmie, mentre bere “acqua dura”, ricca cioè di calcio, riduce i rischi cardiocircolatori.

Tutte queste informazioni le troviamo appunto nell’etichetta. Ma ogni quanto sono eseguiti i controlli nei laboratori?
Gli accertamenti previsti dalla legge devono essere effettuati alla fonte almeno quattro volte in un anno, nel corso delle diverse stagioni, mentre i dati devono essere aggiornati periodicamente in etichetta, unitamente alle analisi chimiche, almeno ogni cinque anni.

Differenze tra l’acqua minerale e l’acqua microfiltrata?
L’acqua minerale per legge deve essere imbottigliata direttamente alla fonte dove sgorga incontaminata con peculiari proprietà utili al benessere dell’organismo ed è inoltre sottoposta a numerosi e ripetuti controlli per verificare e certificare che la purezza originaria e le qualità organolettiche rimangano costanti. L’acqua microfiltrata è privata di caratteristiche organolettiche naturali e la sua potabilità dipende dalla qualità e manutenzione dei filtri, che spesso invece non vengono né controllati né cambiati. Ha comunque caratteristiche igieniche sicure per essere utilizzata per cucinare, preferibilmente bollita, ma non è consigliata per un continuo uso alimentare.

Passiamo invece alla salute.  Nella dieta per prevenire o curare il diabete si deve aumentare la quantità d’acqua?

L’acqua è il liquido ideale e insostituibile per il soggetto diabetico che deve bere fino a quando non ha soddisfatto la sensazione di sete. Nella fase acuta della malattia, dove vengono persi in abbondanza sali e acqua, la scelta ricade su acque mineralizzate e ricche di sali. In fase di diabete compensato vanno privilegiate acque oligominerali o medio minerali.

 
 
 

Qual è il limite giornaliero di acqua da non superare e cosa succede se si beve troppo?
Non è che paradossalmente ci si disidrata perché si diluiscono le sostanze nel nostro corpo espulse poi con la diuresi? Si consiglia di assumere almeno 2,5 litri di acqua al giorno, ma molto dipende anche da una corretta alimentazione, visto che l’acqua si assume pure con gli alimenti. Nell’uomo le perdite idriche sono mantenute nell’ordine del 2% del peso corporeo, infatti, quando superano lo 0,5% insorge il bisogno di bere, stimolo che è sempre bene assecondare. La disidratazione consiste nella perdita di acqua e di sali e sopravviene quando quelli persi superano quelli assunti, e ciò determina un aumento di concentrazione di sali nel plasma. Particolarmente sensibili agli effetti della disidratazione sono le persone anziane e i bambini e il rischio aumenta con un clima caldo umido o secco.


Digestione: quali le acque migliori, in base al tipo di sale contenuto?
Per chi ha difficoltà a digerire, è utile un’acqua minerale di tipo bicarbonato-solfato o acque bicarbonate - calciche. Questi minerali, infatti, influenzano lo svuotamento della colecisti, aumentando la velocità di transito stomaco/intestino e stimolando le secrezioni biliari, pancreatiche e gastriche. In altre parole, aiutano la digestione. Il bicarbonato e solfato inoltre stimolano l’azione degli enzimi digestivi, abbassando l’acidità dello stomaco e dell’intestino.

E per le donne in gravidanza?
Spesso, in questa fase, la donna ha più sete rispetto al normale. È consigliato bere due litri d’acqua ripartiti nell’arco della giornata, per evitare di portare il fisico al limite della sensazione di sete. Nel terzo trimestre di gravidanza, soprattutto se si è in estate, bisogna aumentare fino a 2,5 litri di acqua. Si consiglia l’assunzione di acque a media mineralizzazione, da alternare con acque oligominerali a basso contenuto di sodio per combattere i problemi legati alla ritenzione idrica o ai gonfiori.


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#Natura - anno XVII - N. 92   Maggio-Giugno 2016