PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
DAGLI ALPACA LA LANA DEGLI IMPERATORI
27/12/2018


Alpaca coppiaCinque volte più calda di quella di pecora e più preziosa del cachemire: è la lana dell’alpaca, camelide del Nuovo mondo originario del Perù andino e stretto parente del lama da cui si distingue per taglia più piccola e orecchie dritte. Gli Inca lo allevavano già 4mila anni fa, ma in Italia la sua diffusione è recente: è il 2009 quando, in provincia di Grosseto, decolla il primo allevamento tricolore negli spazi che oggi ospitano la Società Italiana Alpaca.

La vita da single non fa al caso loro, anzi sono animali da branco da adottare minimo in coppia. Necessitano di ampi spazi erbosi, magari alberati così da poter rosicchiare le cortecce. La stalla e lo spazio aperto – con recinto alto per sicurezza almeno 140 centimetri – dovranno prevedere spazi separati per gli stalloni, dato che i maschi mal tollerano la concorrenza di genere. I prati con loro non si rovinano: ruminanti, il labbro superiore diviso in due parti gli consente di brucare l’erba senza comprometterne le radici. Le zampe, poi, terminano in morbidi polpastrelli.

Curiosi per natura, gli alpaca si sono rivelati adatti anche all’impiego in pet therapy. Sputano. Sì, proprio come i cugini lama. C’è di buono che lo fanno tra loro quando litigano tra maschi, oppure le femmine incinte per respingere corteggiatori indesiderati. La femmina partorisce un solo piccolo l’anno dopo una gestazione tra i 340 e i 370 giorni. Il loro manto, da tosare annualmente, può essere riccio come nei più comuni Huacaya o liscio come nei sensibili Suri. Fornisce una fibra finissima che nel regno Inca era dato indossare solo ai più alti ranghi sociali e dal cui commercio trae reddito l’allevamento. L’attenta selezione degli standard di razza garantisce poi guadagni considerevoli anche dalla vendita di cuccioli.