Gaetano Forte
Le medaglie d’oro

036-Immagine-di-Gaetano-ForteNel settembre 1943, a seguito dell’occupazione nazista dell’Italia centro-settentrionale (gli Alleati, sbarcati a Salerno il 9 dello stesso mese, procedevano alla liberazione di tutto il Meridione ed alla metodica risalita della Penisola), iniziava il periodo storico della “Resistenza”, che avrà termine solo nell’aprile 1945 con la definitiva cacciata dal territorio italiano dell’oppressore straniero e la completa caduta del regime fascista. La Lotta, condotta da civili, distinti da diversi orientamenti politici, e da militari non inquadrati nelle Forze regolari, prese aspetti e modalità differenti in rela­zione alle situazioni contingenti, alle caratteristiche geografiche, alla persistenza dell’occupazione; infatti, a Roma, essa assunse caratteristiche peculiari perché svolta completamente in territorio urbano, con gli Alleati poco distanti dalla città ed a causa della presenza influente della diplomazia vaticana che tendeva a contenere i contrasti al fine di evitare ul­teriori lutti e rovine. A ciò si doveva aggiungere che l’attività della Resistenza romana non risultò mai pienamente coordinata dal Comitato di Liberazione Nazionale, a causa della distanza e delle difficoltà di comunicazione con i vertici di quest’ultima orga­nizzazione, ma soprattutto a causa della coesistenza di due principali correnti di pensiero che si trovavano concordi nel contrastare il comune nemico, ma non in sintonia circa i metodi d’azione: inclini alla lotta armata i gruppi di sinistra, più attendisti ed in linea con il Vaticano le formazioni liberali e democratiche, speranzose in una prossima liberazione della città. In tale situazione operò, con riconosciuti meriti, anche il Fronte clandestino dei Carabinieri Reali, diretto dal Generale Filippo Caruso (Movm).

Nel complesso, la Lotta a Roma, pur se episodica e poco coordinata, si dimostrò comunque aspra e si registrarono numerosi attacchi a strutture della repressione (caserma della Milizia ai Parioli, Forte Tiburtino, Tribunale militare tedesco, carcere di Regina Coeli…), attentati alla sicurezza dei trasporti (assalti a colonne in movimento, spargimento di chiodi a 4 punte, distruzioni di infrastrutture fer­roviarie, raid nelle autorimesse nazifasciste…), ag­gressioni a singoli elementi (uccisione di gerarchi fascisti e militari tedeschi), agguati nei luoghi di ritrovo del nemico (trattoria Antonelli, posto di risto­ro tedesco alla stazione Termini, in via Tomacelli al termine di un comizio…). Purtroppo anche l’attività dell’occupante fu intensa ed efficace e si concretizzò in arresti, fucilazioni, deportazioni, che colpirono tutte le strutture resistenziali.

L’episodio più feroce della repressione, assurto a simbolo della Resistenza romana, fu l’eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944), ove gli oppressori passarono per le armi 335 italiani, detenuti nelle carceri di via Tasso e Regina Coeli, cittadini di re­ligione ebraica, persone comuni rastrellate nella città, quale rappresaglia per l’attentato dinamitar­do che il 23 marzo, in via Rasella, costò la vita a 33 militari del Battaglione “Bozen” (arruolati in Alto Adige). Ben 12 furono i Carabinieri trucidati nel bieco massacro, tutti Patrioti inquadrati nell’Organizzazione clandestina dei Carabinieri Reali e tutti detenuti a causa della loro generosa attività. Sei Ufficiali, tre Sottufficiali, tre Carabinieri immolatisi nella nobile lotta per la libertà, ognuno decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, luminosi testimoni della dedizione dell’Arma alla difesa delle Istituzioni e del popolo italiano.

Tra le storie dei nostri 12 Eroi, appare emblematica la vicenda del Carabiniere Gaetano Forte: egli nacque a Napoli il 14 ottobre 1919 da Gennaro, negoziante, e Maria Dionisio, quinto di nove figli; soldato di leva nel marzo 1940 ed assegnato alla 14a Compagnia di Sussistenza, fu poi trasferito, nel febbraio dell’anno successivo, alla 22a Compagnia mobilitata per la Divisione motorizzata “Piave”. Dopo due anni di guerra sul fronte orientale e nel territorio jugoslavo occupato, rientrò in Patria nel gennaio 1943. Il 1° agosto dello stesso anno, a domanda, transitò nell’Arma ma, a seguito dell’armistizio ed a causa della successiva occupazione della Capitale, non riuscì a raggiungere la Legione Allievi per frequentare il corso. Entrò allora a far parte del Fronte clandestino di resistenza dei Carabinieri in Roma, ove il coman­dante, Generale Caruso, grazie ai poteri conferitigli, lo nominò “Carabiniere ausiliario” e lo assegnò alla squadra del Brigadiere Angelo Ioppi (Movm), che così lo ricordò nel 1977: “Consapevole dei rischi che correvamo, fu sempre pronto ad eseguire gli ordini che io gli impartivo, mostrando attaccamento vi­vissimo all’Arma dei Carabinieri, sprezzo del pericolo e completa dedizione alla causa della Resistenza”.

Nell’esercizio di tali funzioni il carabiniere Forte riuscì a mantenere giornalieri contatti con superiori e gregari dell’Organizzazione e si fece parte diligente per raccogliere e riferire notizie – sempre pronte ed esatte – sul movimento di truppe e mezzi bellici germanici. Questa vasta ed incessante attività non sfuggì – a lungo andare – al vigile occhio della polizia nazifascista ma egli, pur avendo sentore di essere stato individuato, continuò ugualmente nella sua opera, sprezzante del pericolo. Il 18 marzo 1944 fu tratto in arresto dalla Gestapo e tradotto nelle pri­gioni di via Tasso, con la grave accusa di far parte di un’organizzazione clandestina antitedesca. Du­rante gli estenuanti interrogatori, accompagnati da atroci sevizie, egli respinse le accuse. Messo a confron­to con altri carabinieri a lui ben noti (tra i quali il Capitano Raffaele Aversa, Movm) negò di conoscerli, così come rifiutò di indicare nomi e dislocazioni dei membri del Fronte clandestino. A distanza di sei giorni dall’arresto, all’età di 25 anni, fu trucidato assieme agli altri Martiri delle Fosse Ardeatine.

Alla sua “memoria” fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Appartenente al fronte della Resistenza, si prodigava senza sosta nella dura lotta clandestina contro l’op­pressore tedesco trasfondendo nei suoi compagni di lotta il suo amor di Patria ed il suo coraggio. Incurante dei rischi cui si esponeva, portava a compimento valorosamente le numerose azioni di guerra affidategli. Arrestato dalla polizia nazi-fascista, sopportava stoicamente, durante la detenzione, le barbare torture ed affrontava serenamente la fuci­lazione, pago di aver compiuto il suo dovere verso la Patria oppressa, con l’olocausto della vita”. Roma, ottobre 1943 - marzo 1944 (Fosse Ardeatine).

Al nome del Carabiniere Gaetano Forte sono inti­tolate le caserme sedi delle Stazioni di Roma San Sebastiano e Napoli Fuorigrotta.


di Giancarlo Barbonetti