Capolavori con gli alamari

Una tiratura che supera il milione di copie e ne fa il prodotto editoriale dell’Arma più amato dagli italiani: è il Calendario Storico, giunto alla 71a edizione. Così come l’Agenda, in cui si rievocano due importanti anniversari

048a-Presentazione-del-Calendario-Storico-2016Si sarebbe sentito forse più tranquillo, Claude Monet, sapendo che nella loro passeggiata quotidiana la moglie Camille e il figlio Jean avrebbero incrociato una pattuglia di Carabinieri: carabinieri che certamente non avrebbero mancato di posare su di loro uno sguardo rassicurante. Sappiamo che il grande artista, tra i padri dell’Impressioni­smo, amava veder trasformarsi la realtà attraverso il cambiamento della luce e il passare del tempo; e quindi due baldi carabinieri arrivati dal futuro si sarebbero ben inseriti in una delle sue versioni dei “Papaveri”… Ma anche a Giovanni Boldini, tra i massimi rappresentanti della Belle époque, non sarebbe dispiaciuta la presenza del giovane e affascinante ufficiale, armonicamente inserito nel quadro che ritrae il piccolo lord Ivor Charles Spencer Churchill e la sua bellissima mamma, l’ereditiera americana Consuelo Vanderbilt.  La figura del carabiniere appare talmente ben compresa nel contesto che sembra proprio appartenere alla famiglia. Così come è assai probabile che lo stesso Henri de Toulouse-Lautrec avrebbe scelto come sfondo di una delle sue celebri affiches, anziché l’amata Parigi, la “cugina” Torino, con la Mole Antonelliana in bella vista e, al posto del famoso cantante Aristide Bruand, un impettito militare dell’Arma, anche lui ammantato di rosso…

Sono queste soltanto alcune delle tavole che danno vita all’ultima versione del prodotto editoriale più amato dell’Arma: il Calendario Storico. Che, per il 2016, dopo le celebrazioni del Bicentenario e l’anno di riflessione e introspezione legato alla famiglia, si propone ai suoi estimatori con un’operazione particolarmente sontuosa: la rielaborazione in chiave “rossoblu” di alcuni tra i più celebri dipinti dell’Otto e Novecento. E così oltre ai già citati Monet, Boldini e Toulouse-Lautrec, ecco Giacomo Balla, alla cui opera Pessimismo e ottimismo del 1923 è ispirata la bellissima copertina, ma anche Vincent van Gogh, citato attraverso due mitici quadri, Il postino Joseph Roulin, il cui attonito sguardo viene stavolta seminascosto dalla visiera di un berretto con la fiamma, e la Notte Stellata, pregevole sfondo che accende e arricchisce ancor di più la salda figura del militare; e poi c’è Amedeo Modigliani, il cui amico e modello di tante sedute Léopold Zborowski, poeta, scrittore e mercante d’arte, assume questa volta le sembianze di un carabiniere. Anche il maestro del puntinismo, Georges Seurat, offre il destro per inserire senza alcuna forzatura una vigile pattuglia di militari dell’Arma nella luce soffusa di un pomeriggio domenicale lungo la Senna. Ed ecco invece un trasognato carabiniere-musicista nella reinterpretazione di un dipinto di Henri Rousseau, considerato, per il candore con cui esprimeva alcuni elementi naturali, l’inventore dello stile naïf. Niente a che vedere con la stravaganza di Salvador Dalì e il suo imbizzarrito cavallo de La tentazione di Sant’Antonio,1946: nella versione “armigera”, un eccellente cavaliere riesce invece a controllare perfettamente l’animale. Ma è nelle città che il progresso la fa da padrone e la modernità irrompe e, con essa, la necessità di controllo sulle tante tensioni sociali: nei dipinti dei grandi futuristi come Umberto Boccioni, il già citato Balla e Mario Guido Dal Monte (il suo Motocicli­sta del 1927 era un invito che non si poteva rifiutare) i carabinieri si ritrovano a giocare un ruolo a loro consono: la vigilanza e il controllo costante sul territorio. A chiusura i metafisici Carrà e De Chirico e il visionario, surrealista Magritte, che ne La risposta inaspettata apre una “porta che è una porta” e che, questa volta, ha una sagoma facilmente individuabile: quella di un carabiniere.

048-Le-autorita'-intervenute-alla-presentazioneDi questo e di molto altro ancora si è discusso con Mario Calabresi, Aldo Cazzullo, Philippe Louis Daverio e Ferruccio De Bortoli, gli illustri ospiti che hanno partecipato, alla presenza del Ministro della Difesa senatrice Roberta Pinotti e del Comandante Generale dell’Arma Tullio del Sette, alla cerimonia di presentazione del Calendario Storico 2016 “I Carabinieri e le arti” e dell’Agenda, che quest’anno ha assunto un ruolo particolarmente importante giacché è stata dedicata a due eventi fondamentali per il nostro recente passato: il centenario della Grande Guerra e i settant’anni della Liberazione dal nazi-fascismo (vedi box a fronte).

Con una tiratura di oltre 1.200.000 copie, di cui 8.000 in inglese, francese, spagnolo e tedesco, il Calendario Storico, nato nel 1928, sottolinea ancora una volta la vicinanza tra l’Arma e i cittadini. Una vicinanza – e un affetto – che è stata sottolineata da tutti i presenti alla cerimonia. A cominciare dal generale Del Sette, che nel suo saluto ha rievocato i tanti temi, sempre suggestivi, che nel tempo si sono susseguiti sulle sue pagine, «dalle opere d’arte recuperate alle imprese sportive dei carabinieri atleti; dai giovani alle donne; dalla storia alla Bandiera dell’Arma, dalle missioni all’estero alle manifesta­zioni d’epoca...». Il Comandante Generale ha poi evidenziato come nell’anno del Centenario della Prima guerra mondiale e nel settantennale della Liberazione, si sia «voluto rendere omaggio all’Arma e all’arte pittorica, inserendo in alcuni capolavori di grandi pittori italiani ed europei immagini di carabinieri che risaltano nella bellezza e nella originalità di tali opere».

La cerimonia si è conclusa, dopo la proiezione di due video e i commenti degli illustri ospiti (Daverio e De Bortoli per il Calendario, Cazzullo e Calabresi per l’Agenda) ben coordinati dall’or­mai veterano Massimo Giletti, con i significativi interventi del Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, che ha sotto­lineato la valenza di un Calendario «che esalta i valori professionali ed etico-morali che fanno del Carabiniere un sicuro punto di riferimento sia in Patria sia all’estero» e del Ministro della Difesa, la senatrice Roberta Pinotti, che ha ringraziato il Comandante Generale per questa importante operazione culturale, «momento emozionante e commovente», e ha sottolineato la necessità di questo genere di iniziative per avvicinare i giovani alla storia della Nazione.


Silenziosi eroi. L’agenda 2016

E' al passato che devono guardare le nuove generazioni per non perdere quell’immenso patrimonio di valori costruito con il sangue e il sacrificio di tanti altri giovani che, nelle atroci vicende delle guerre, hanno combattuto per restitui­re un futuro a tutti noi. Ma i ragazzi di og­gi ignorano tante cose: tanti eroici episodi come quelli che videro protagonisti Salvo D’Acquisto, i Martiri di Fiesole, Angelo Ioppi e molti altri silenziosi eroi. È compito allora degli adulti, soprattutto dei docenti – come ha sottolineato anche il Ministro della Difesa Roberta Pinotti nel suo inter­vento alla presentazione del Calendario Storico – «far comprendere e rendere vivo l’insegnamento di una materia fondamen­tale come la Storia».

È stato questo uno dei punti fondamentali del dibattito che è seguito alla presentazione dell’Agenda 2016. Agenda che ha preso vita grazie anche alla collaborazione di due grandi nomi del giornalismo italiano: Mario Calabresi, Direttore de La Stampa, che ha curato la parte dedicata al Centenario della Prima guerra mondiale, già in parte anticipata nell’inserto dedicato dal quotidiano torinese il 19 luglio scorso, e Aldo Cazzullo, illustre firma del Corriere della Sera, che ha invece approfondito gli anni cruciali che seguirono l’armistizio dell’8 settembre. Nel suo intervento Cazzullo ha voluto proprio sottolineare come il fatto che i Carabinieri non solo fecero la Resistenza, ma ne furono protagonisti, non sia noto ai più. Lui stesso, ha confessato, non ne era a conoscenza: «I carabinieri avevano giurato fedeltà al re», scrive nella sua presentazione, «non potevano seguire il duce a Salò. Loro il duce l’avevano arrestato. Giovanni Frignani, il carabiniere che materialmente arrestò Mussolini dopo il 25 luglio, viene ucciso alle Ardeatine. Con lui cadono altri commilitoni della banda Caruso, che agli ordini del colonnello Montezemolo (anche lui assassinato alle Ar­deatine) resistettero nella Roma occupata dai nazisti, salvarono ebrei e altri persegui­tati, si misero in contatto con gli Alleati fermi ad Anzio e a Cassino, diedero una preziosa testimonianza di dignità e forza morale; spesso aiutati dalle loro mogli, che nascondevano documenti e armi, portavano messaggi, curavano i feriti, e custodivano quello che i carabinieri avevano e hanno di più caro: la divisa». Di seguito Cazzullo descrive le gesta di tutti quei militari che combatterono a fianco degli Alleati, diciotto lunghissimi mesi... E quelli che non entrarono nelle fila della Resistenza ma che rimasero al fianco della popolazio­ne, pagando spesso con la vita...

Grande interesse ha suscitato anche lo scritto nel quale Calabresi riflette su come la Prima guerra mondiale, a cento anni di distanza, ci appaia una storia piena di coraggio e sacrifici, caratterizzata da quei cambiamenti che avrebbero segnato a fondo la società italiana con strategie che oggi difficilmente si riescono a comprende­re. Come gli attacchi frontali contro le trincee nemiche che comportarono il sa­crificio di tantissime vite. A questo proposito, memorabile fu l’assalto al Monte Podgora, durante il quale, in una mattina del 19 luglio di cento anni fa, i Carabinieri Reali scrissero una delle pagine più eroiche e vittoriose della Grande Guerra. «Già debili­tati da un’epidemia di colera» scrive Cala­bresi, «uscirono allo scoperto verso il filo spinato e le mitragliatrici e dopo una lunga battaglia dovettero ripiegare senza riuscire a conquistare “Quota 240”, la cima del Podgora che avrebbe permesso di affacciar­si su Gorizia».

Si parte da quella straordinaria, aulica pagina della storia dell’Arma per narrare gli anni che seguirono. Gli strumenti uti­lizzati per questo racconto sono le lettere, i quaderni, le immagini seppiate che già da sole evocano atmosfere, ricordi. E scopriamo che la mobilitazione bellica e la leva furono anche motore di diffusione dell’alfabetizzazione e della lingua italia­na. «Quando il generale Del Sette ci ha proposto di dare vita ad un inserto su La Stampa per rievocare queste storie», con­clude Mario Calabresi, «abbiamo accettato perché, anche dentro quella guerra di un secolo fa, ci sono le radici di un impegno che oggi porta i nostri Carabinieri ad ope­rare come forze di pace e di addestramen­to in quei luoghi dove l’instabilità minaccia il nostro presente, dall’Afghanistan al Libano fino all’Iraq».


di Claudia Colombera