Una comida che vale un viaggio

La Settimana Santa è il periodo migliore per visitare la cattolicissima Spagna e gustare la sua prelibata gastronomia: tra fantasiose tapas e soffici tortillas, la tavola iberica è un vero paradiso per gourmet
Una tortillaIl conto in banca è sempre più misero, la crisi incombe e per noi tutti la voglia di divertirsi sembra stia scomparendo. Un sospiro, un’occhiata distratta al calendario e... Diamine, pochi giorni ed è Pasqua!

Un piccolo gruzzolo l’avrete pur messo da parte: e allora, bando alla tristezza! Tra i sogni nel cassetto non c’era anche quello di conoscere la cattolicissima Spagna? La Settimana Santa, specie in Andalusia, è un evento da non perdere, l’allegria è di casa e i piaceri della tavola assicurati. In moto, dunque! Tra sacro e profano.

Tappa obbligata Madrid, la capitale, al centro del Paese, con oltre tre milioni di abitanti. Processioni – famosa quella del Venerdì Santo – e concerti di musica sacra a partire dalla Domenica delle Palme fino alla Resurrezione, che si celebra a mezzogiorno a Plaza Mayor. Nel frattempo, almeno uno sguardo alla Puerta del Sol, cuore pulsante della città, all’assai singolare Plaza de Cibeles, al Parco di El Retiro, al Museo del Prado e, per finire, full immersion nella movida madrilena.

Ça va sans dire, tra un impegno e l’altro, rifocillarsi è d’obbligo. E a Madrid, come in tutta la Spagna, non è certo un problema.

Uno spuntino veloce? Recatevi in una cerveceria e ordinate dei bocadillos – bocconcini di pane ripieni di salumi locali, jamon serrano, pesce, verdure –, innaffiateli con un bicchiere di birra o di vino tinto (rosso), un caffè, e via, di nuovo alla scoperta degli angoli più suggestivi della capitale iberica.

È l’ora dell’aperitivo? Siete nel posto giusto. Non c’è locale in cui non si servano le tapas, assaggini a base di verdure, carne e pesce, serviti in piccoli piatti. Uno fra tutti? La tortilla, frittata di patate che con quelle di casa nostra non ha nulla a che fare e che proprio Madrid sembra proporre al top. E un bicchiere di sangria, per accompagnarla.

Uno sguardo all’orologio e... sono già passate le 14, la mattina è volata! In Spagna è l’ora giusta per sedersi a tavola e gustare il pranzo, o meglio la comida. Il menu è lungo, ricco e fantasioso, ma almeno un assaggio di cocido dovete concedervelo: zuppa con verdure, ceci e bocconcini di manzo e maiale, il tutto “impiattato” in tre portate, brodo, vegetali e carne. La prelibatezza di questa pietanza, di origine ebraica, sta anche nel fatto che è cotta nell’acqua. Acqua dei ghiacciai della Sierra Nevada, rigorosamente. La migliore della Penisola Iberica, proprio dove siete voi, a Madrid. Altra entrée da non perdere, la sopa de ajo: nel corso del viaggio potrete gustarla ovunque, ma quella della capitale ha un che di speciale. A seguire, visto che siete in Spagna, come non assaggiare i piatti di mare? E la scelta non può che cadere sul besugo alla madrilena, o pagello che dir si voglia. Al forno o marinato, una vera specialità. Vi rimane ancora un posticino nello stomaco? Riempitelo con una o più torrijas, frittelle dolci a base di pane, latte, uova e cannella. A Pasqua vanno alla grande!
Fin qui il profano. Passiamo al sacro.

Se si va in Spagna, specie in questo periodo, un passaggio in Andalusia – la regione più caliente, madre del flamenco e della corrida – è d’obbligo. Qui la Settimana Santa è celebrata più che altrove. A partire da Siviglia, dal 1987 Patrimonio dell’Umanità. Le ben 57 confraternite, risalenti al XV secolo, preparano nel corso dell’anno carri e costumi che sfilano per le vie della città fino alla Cattedrale. Alcuni carri, spettacolari, datano XIV e XV secolo. Li accompagnano, con la musica, i Nazarenos, penitenti incappucciati, scalzi e a volte col cilicio, che si flagellano per espiare le proprie colpe.

Dopo aver ammirato la Torre Giralda, il palazzo Alcazar, l’Archivio delle Indie, come trascurare altre città simbolo quali Cordova, Malaga e Granada, dove l’arte musulmana si sposa con una gastronomia d’eccellenza? La dominazione araba ha lasciato il segno specie nei dolci, a base di mandorle e miele. Abbondano poi frutta, verdura, riso, olive, agrumi e spezie: origano, menta, zafferano, cumino. Re incontrastato è l’olio extravergine d’oliva, a crudo su bolliti e insalate o fumante sul pescado frito, di sapore e croccantezza incomparabili.

A proposito di pesce, in questa zona non c’è che l’imbarazzo della scelta: sogliole, branzini, gamberi, triglie, merluzzi... E se i prodotti ittici valgono una medaglia, non da meno sono le carni, i salumi e gli insaccati. Allevato a ghiande, il prosciutto iberico ha fatto il giro del mondo. Siete nella terra madre della corrida e non vi accingete a gustare il rabo de toro? Ve ne pentirete. La coda di toro, stufata con verdure e vino rosso, vale un pranzo. E che pranzo!

I capolavori dell’arte musulmana vi hanno rapito occhi e mente, il sole picchia e il passeggio tra vicoli e viuzze vi ha un po’ stancato? È il momento di sedersi a un tavolo e tornare a sbizzarrirsi con le innumerevoli proposte di tapas (l’Andalusia è il loro regno) innaffiate da un bicchiere di sherry. Ma è anche il momento del gazpacho: ritemprante zuppa fredda a base di pane, pomodori, cetrioli e peperoni.
Il tempo è scaduto. Domani si torna in Italia. In tema di leccornie, però, qualcosa manca ancora all’appello. Ma sì, la paella! Nota in tutto il mondo, è la pietanza simbolo della Spagna. Nasce come piatto povero a Valencia, dove i contadini riunivano in una padella (paella, appunto) quel che avevano in casa. Ora, quale che sia la versione (ogni regione ha la sua), è un must. Di carne o di pesce, mista o vegetariana, col profumo dolce dello zafferano e l’allegria del riso, sarà il ricordo più vivo, gastronomicamente parlando, una volta tornati a casa.
Buon appetito e buona Pasqua!