E liberaci dai... carabinieri

Insolita scoperta per i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe: nell’abitazione di uno spacciatore di droga liberiano, tra ovuli e dosi di eroina già confezionati, spuntano anche le bambole voodoo per tenere lontane le Forze dell’Ordine
I carabinieri protagonisti dell'operazioneTra i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe, nel territorio del Comando Provinciale di Caserta, ce ne sono tre che si occupano, 24 ore su 24, di contrastare il traffico di droga: il maresciallo capo Antonio Cascone, il maresciallo aiutante Elvio Paolo Santamaria e il carabiniere scelto Marco Cervo lavorano infatti ogni giorno per ricostruire l’intricata rete del traffico di sostanze stupefacenti che, in quella parte della Campania, è per lo più in mano alla criminalità organizzata. «Droghe che sempre più spesso arrivano da altri Paesi», spiega il maresciallo Santamaria, «in particolare da Spagna, Olanda, Svizzera ed Est europeo».

La droga passa i confini nascosta in ovuli che vengono ingoiati dai corrieri, spesso stranieri, persone che «riescono ad ingerire fino a un chilo di stupefacente per volta, solitamente cocaina o eroina, suddiviso in confezioni da 10 grammi ciascuna» raccontano i militari dell’Arma. I viaggi dei corrieri sono pericolosi, non solo perché possono incappare nei controlli delle Forze dell’Ordine e rischiano a ogni dogana di essere arrestati, ma anche perché se i succhi gastrici corrodono un ovulo, lasciando uscire la droga nello stomaco del “trasportatore”, questi può anche morire. E allora, cosa si era inventato un liberiano di 37 anni scovato proprio dai tre carabinieri della squadra antidroga del Comando Provinciale di Caserta? Praticava riti voodoo per pregare gli spiriti di «proteggere la salute dei corrieri e, già che c’erano, di tenere lontani Polizia e Carabinieri».

La bizzarra scoperta è stata fatta il 31 gennaio scorso, quando i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Casal di Principe hanno chiuso la prima parte di una complessa attività investigativa. All’alba, insieme a decine di altri colleghi di rinforzo, hanno buttato giù la porta di un appartamento al secondo piano di una palazzina a Pineta Mare, nella zona di Castel Volturno. Nelle altre case, tutti italiani; in quella, ci abitava il liberiano con un altro straniero che gli aveva subaffittato una camera. Perché lui, irregolare in Italia e con già una condanna per droga alle spalle, non poteva sottoscrivere il contratto di locazione. In fretta e furia, l’uomo è saltato giù dal letto ed è andato incontro ai carabinieri che irrompevano nel bilocale.

«Si muoveva in un modo strano», racconta il maresciallo Cascone, «ci ha detto di essersi operato a un piede e, lentamente, ci conduceva verso la camera del coinquilino, che quella mattina non era in casa. Un tentativo abbastanza scontato per farci credere che la sua stanza da letto fosse quella e provare a depistarci». I carabinieri, però, non sono caduti nel tranello ed entrando nell’altra stanza, con il letto disfatto e ancora caldo, hanno trovato l’altare per i riti voodoo. «In un angolo della stanza», spiegano, «c’era un mobile con alcune candele accese, dei sali colorati e due bambole per compiere i riti. Intorno c’erano perfino immagini plastificate con le figure sacre alla loro religione. Alcuni dettagli non li abbiamo colti, perché ogni etnia ha le proprie credenze, che cambiano addirittura da villaggio a villaggio, ma le bambole per i riti voodoo le avevamo già viste, perciò le abbiamo subito riconosciute», raccontano i militari.

Purtroppo per il liberiano, le raccomandazioni e i riti propiziatori non sono serviti. I militari hanno deciso di irrompere nel suo alloggio dopo averlo pedinato per giorni, seguendo i suoi spostamenti su treni e autobus di linea. Avuta la certezza che avesse recuperato parte del carico di un corriere hanno deciso di intervenire. In un cassetto vicino all’altare con le bamboline, hanno trovato molti ovuli ed eroina già preparata in un sacchetto. In tutto, oltre duecento grammi di droga. Lo straniero è finito in carcere con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ma ora la caccia prosegue. I carabinieri della Squadra antidroga del casertano vogliono infatti risalire ai pusher da strada, che evidentemente il liberiano riforniva per la vendita al dettaglio, e all’identità dei corrieri che sostenevano il suo traffico. Il trentasettenne è infatti solo un anello della catena: vanno cercati gli altri, ormai resi vulnerabili anche dalla “inefficacia” dei riti voodoo a cui si affidavano, convinti di rimanere impuniti.