La lunga notte di Firenze

Vent’anni fa, fra il 26 e il 27 maggio, un’autobomba esplodeva in Via dei Georgofili uccidendo cinque persone e causando danni incalcolabili al patrimonio culturale. Dietro l’attentato i tentacoli di Cosa Nostra
Le Gallerie degli Uffizi a FirenzeUn’iniziativa importante, una novità assoluta che in molti, sicuramente, apprezzeranno: in occasione del ventennale della strage di Via dei Georgofili, la soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino ha disposto l’apertura notturna straordinaria e gratuita della Galleria degli Uffizi fino all’1,30 del mattino (con ultimo ingresso alle ore 1 del 27 maggio) per commemorare il momento esatto (1,04) in cui avvenne l’esplosione dell’ordigno collocato presso la Torre de’ Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, in seguito alla quale persero la vita cinque innocenti, tra cui due sorelline: Caterina, neanche due mesi, e Nadia, 9 anni. Il personale che renderà possibile l’accesso al museo lo farà a titolo totalmente gratuito, e probabilmente, in base anche alle adesioni che ci saranno, sarà possibile organizzare diverse visite guidate mirate a valorizzare il patrimonio di uno dei più importanti poli museali del mondo.

Un patrimonio artistico-culturale che subì danni immensi, quella notte di vent’anni fa, quando un Fiat Fiorino imbottito con 250 chili di tritolo devastò Via dei Georgofili. Era appena passata l’una di notte quando il sonno di molti fiorentini venne interrotto da un boato assordante che squarciò in due la zona tra l’Arno e la Galleria degli Uffizi. Il custode dell’Accademia, Fabrizio Nencioni, la moglie Angela, le loro figlie e uno studente di architettura, Dario Capolicchio, morirono nell’esplosione e nell’incendio che ne seguì; altri quaranta rimasero feriti, la Torre de’ Pulci, dove aveva sede l’Accademia, venne distrutta, molte famiglie rimasero senza un tetto, un’area di circa 12 ettari rimase coinvolta dimostrando il potenziale altissimo della bomba. Anche la Galleria degli Uffizi subì gravi danni: circa un quarto delle opere fu lesionato e gli effetti dell’atto dinamitardo vennero ampiamente registrati nelle cronache di tutto il mondo.

Il lavoro di restauro e ricostruzione che seguì l’attentato, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche e della Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici delle province di Firenze, Prato e Pistoia, durò quasi tre anni:  nel 1996 terminarono i complessi e delicati lavori di restauro della Torre de’ Pulci, dei libri più antichi, dei documenti, delle opere d’arte e degli arredi recuperati tra le macerie. In quei frangenti vennero alla luce un pozzo medievale nascosto e una scala di collegamento tra l’ingresso dell’Accademia e un ampio ammezzato degli Uffizi, da tempo in disuso. Tale ammezzato fu quindi concesso in uso ai Georgofili anche per compensare la perdita dei locali di un’altana distrutta, che la Sovrintendenza non ritenne opportuno ricostruire.

Collegando l’acquisito ammezzato direttamente con l’ultimo piano della Torre de’ Pulci, si poté razionalizzare la distribuzione degli uffici e quindi agevolare l’attività dei collaboratori e degli studiosi visitatori.

Nel 1997 il Comune concesse all’Accademia alcuni locali in Piazza Alberighi, poco distante da Piazza della Signoria, allo scopo di realizzare una “dipendenza” nella quale accogliere il nuovo materiale che continua ad arricchire la Biblioteca e l’Archivio. Si tratta di una struttura industriale, sostenuta da importanti intelaiature a vista di travi, longarine e montanti in ferro completi di argano, facente parte di un complesso edilizio costruito ai primi del Novecento. La realizzazione della “dipendenza” ha consentito (grazie ad un apposito contributo finanziario dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze) di ripristinare e valorizzare un fabbricato storico meritevole di essere conservato, rimasto vuoto e in degrado per decenni nel pieno centro di Firenze.

Ma di cosa si occupa, in realtà, quest’Accademia divenuta tristemente famosa proprio in occasione del tragico evento?

L’Istituzione fu fondata a Firenze nel 1753 per iniziativa di Ubaldo Montelatici, Canonico Lateranense, allo scopo di «far continue e ben regolate sperienze, ed osservazioni, per condurre a perfezione l’Arte tanto giovevole della toscana coltivazione». Il Governo Granducale le conferì presto carattere di Istituzione pubblica (prima nel mondo), affidandole importanti incarichi. Con l’Unità d’Italia, divenne anche formalmente nazionale e, nel 1897, fu riconosciuta come Istituzione Statale.

Ospitata prima nella Biblioteca Magliabechiana e in Palazzo Vecchio, dal 1932 ha avuto come collocazione l’antica Torre de’ Pulci, con ingresso dalle Logge degli Uffizi Corti. Eretta in quello stesso anno ad “Ente morale”, rappresenta la più antica Istituzione al mondo ad occuparsi di agricoltura, ambiente, alimenti e, adeguando al cambiare dei tempi organizzazione, metodologia e strumenti di lavoro, ha sempre mantenuto il proprio ruolo e gli obiettivi enunciati con l’atto costitutivo. Il focus risiede nella consapevolezza della vitale importanza dell’agricoltura, da sempre considerata settore primario, non solo per la priorità temporale delle sue attività produttive, ma anche perché ha costituito – e costituisce tuttora – la fonte principale del nostro sostentamento alimentare, oltre ad essere matrice dello sviluppo manifatturiero industriale (al quale ha fornito materie prime, forza lavoro e capitali) e rappresenta il fondamentale fattore di equilibrio per la biosfera della quale l’uomo è parte integrante e dalla quale dipende la sua stessa sopravvivenza.

L’Accademia, seguendo l’evolversi dei tempi, continua ad affrontare le nuove problematiche che investono l’agricoltura e tutti i rapporti dell’uomo con la natura; conduce, inoltre, studi e ricerche, adottando le più moderne metodologie, al fine di promuovere iniziative fattive e concrete. I risultati sono esposti e discussi pubblicamente in apposite “Adunanze pubbliche”, poi riportate nel volume degli Atti.

Per affrontare lo studio di ogni singola problematica, l’Accademia si avvale della collaborazione di studiosi e tecnici qualificati che appartengono ad enti pubblici o privati. In più, per potenziare attività e collaborazioni sull’intero territorio nazionale, i Georgofili hanno realizzato Sezioni geografiche e una significativa attività editoriale che oggi annovera la Rivista di storia dell’agricoltura, le Informazioni dai Georgofili, monografie, pubblicazioni commentate di antichi manoscritti, vari cataloghi.

Un patrimonio documentario tematico di immenso valore, oggetto continuo di indagini storiche da parte di studiosi di varie discipline, viene conservato negli spazi della Biblioteca, della Fototeca e dell’Archivio: i pregi di tale patrimonio vengono messi in rilievo da numerosi momenti espositivi organizzati periodicamente su tematiche specifiche. La disastrosa alluvione del 4 novembre 1966 provocò ingenti danni a questo tesoro, ma fu soprattutto la biblioteca, con i suoi volumi antichi, a rimanere colpita: grazie però all’aiuto di numerosi benemeriti “Angeli del fango”, soprattutto studenti, si poté riprendere presto la piena attività.

I Georgofili hanno dunque rappresentato – e rappresentano ancora – uno strumento per confrontare e far circolare le idee, collegandosi con il mondo e contribuendo a mantenere alto il prestigio della nostra cultura, sempre nel rispetto del loro motto: Prosperitati Publicae Augendae (lavorare per il pubblico interesse).
Ritornando infine da dove siamo partiti, ricordiamo che l’attentato di vent’anni fa fu un vero e proprio attacco alla città di Firenze, che trovò comunque la forza e la volontà di risollevarsi. Le indagini svolte e i processi celebrati negli anni permisero di individuare gli esecutori e i mandanti interni della strage, appartenenti a Cosa Nostra. Quell’anno anche altre città italiane furono fatte segno di attacchi simili, anche se, fortunatamente, senza vittime. A Roma, il 14 maggio in via Fauro e il 28 luglio a San Giovanni, e a Milano (il 27 luglio in via Palestro) esplosero altre bombe, a conferma di un disegno criminoso che voleva condizionare il funzionamento degli istituti democratici e lo svolgimento della vita civile del Paese.