Vittoriano Cimmarrusti

Le medaglie d’oro
Ritratto di Vittoriano CimmarrustiDieci giorni dopo la battaglia di Gunu Gadu, il 5 maggio 1936 le truppe italiane entrarono in Addis Abeba e il 9 maggio successivo, ad operazioni militari praticamente concluse, Benito Mussolini dichiarò la fine della guerra e proclamò la nascita dell’Impero, riservando al Re Vittorio Emanuele III la carica di Imperatore d’Etiopia; i possedimenti italiani in Africa Orientale (Etiopia, Eritrea e Somalia) vennero unificati e posti sotto il governo di un Vicerè: Pietro Badoglio fino all’11 giugno 1936 e Rodolfo Graziani da tale data e fino al 21 dicembre 1937. L’Impero italiano, in realtà, sarebbe durato solo cinque anni, perché già nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, i Britannici sconfissero ripetutamente le nostre forze talché, nel novembre di quell’anno, caddero gli ultimi baluardi italiani, il caposaldo di Culqualber e la città di Gondar, con conseguente tramonto del sogno imperiale. Inoltre, nei cinque anni dell’Impero, la situazione non poté mai dirsi completamente sotto controllo, in quanto incombette continuamente, e con una apprezzabile efficacia, l’attività di guerriglia posta in essere da bande abissine e, di contro, si sviluppò una impopolare azione repressiva da parte delle nostre forze. Ma nel 1936, a vittoria appena acquisita, l’entusiasmo era alle stelle e, giustamente, vennero presi in considerazione gli apporti che ogni Istituzione aveva fornito alla Vittoria.

Per i Carabinieri, fu il colonnello Comandante del Comando Superiore dei Carabinieri Reali dell’A.O.I., Azolino Hazon, a rappresentare al Governatore Generale il contributo offerto dall’Arma: “Simbolo del dovere, del sacrificio e della disciplina, i Carabinieri Reali hanno dimostrato impeto irrefrenabile, rara intrepidezza, sprezzo del pericolo, ferma calma e slancio di pietà benefica, fedeltà immobile ed abnegazione silenziosa”. L’alto ufficiale – che sarà nominato Comandante Generale dell’Arma nel febbraio 1943 ed il 19 luglio dello stesso anno perirà eroicamente sotto il bombardamento di Roma-San Lorenzo assieme al suo Capo di Stato Maggiore, colonnello Ulderico Barengo – enumerò le attività svolte dai Carabinieri in un documento conservato nell’Archivio dell’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri:
1 in retrovia, per assicurare il flusso e riflusso, ordinato ed ininterrotto di uomini e cose;
1 in marcia, lungo le colonne e con le avanguardie;
1 nelle formazioni di combattimento, in ricognizione ai fianchi degli schieramenti e nell’occupazione di caposaldi;
1 nella battaglia, con la disciplina delle linee di rifornimento, di collegamento e di guida;
1 sulla linea di fuoco accanto ai fanti, per una pronta, spontanea e diretta partecipazione a tutte le battaglie;
1 nel rastrellamento del campo di battaglia, per snidare gruppi di armati in agguato.

Il colonnello Hazon proseguiva esaltando gli eroismi di Gunu Gadu e di come non vi fosse stata “impresa alla quale non abbiano partecipato i Carabinieri o vittoria alla quale non abbiano generosamente contribuito”.

L’apporto dell’Arma alla Campagna d’Etiopia venne valutato degno del massimo onore ed alla Bandiera dell’Istituzione venne conferita la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia: “Durante tutta la campagna, dette innumerevoli prove di fedeltà, abnegazione, eroismo; offrì olocausto di sangue generoso; riaffermò anche in terra d’Africa le sue gloriose tradizioni; diede valido contributo alla vittoria”. Guerra Italo-Etiopica, 3 ottobre 1935-5 maggio 1936.

Al prestigioso riconoscimento diede certamente il suo contributo anche il giovane carabiniere Vittoriano Cimmarrusti, terzo militare decorato di Medaglia d’Oro al V. M. nella battaglia di Gunu Gadu. Nato ad Adelfia (Ba) il 12 febbraio 1912 da Vito Francesco e Teresa Bruno, nel maggio 1931 si arruolò nell’Arma e, dopo la nomina a carabiniere, prestò servizio nelle Legioni di Bolzano e Roma. Allo scoppio del conflitto italo-etiopico chiese di partecipare alle operazioni belliche. Trasferito alla 1a Banda autocarrata (comandata dal capitano Fragola), il 24 aprile 1936 partecipò all’assalto delle fortificazioni abissine di Gunu Gadu. Colpito ad un braccio da una pallottola esplosiva, solo dietro insistenza del suo ufficiale accettò di essere medicato; curato con una bendatura provvisoria, corse verso il suo Reparto duramente impegnato, scontrandosi con nuclei armati che minacciavano l’aggiramento. Ferito all’inguine, continuò a battersi rabbiosamente sino a che un terzo colpo al capo pose fine a quel sovraumano valore. Quando il cadavere del prode venne recuperato, gli contarono intorno i cadaveri di tre nemici e 53 bossoli sparati dal suo moschetto.

Il suo sacrificio venne ricompensato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Così recita la motivazione: “Ferito gravemente ad un braccio da pallottola esplosiva, anziché avviarsi alla Sezione di Sanità come gli era stato ordinato, ritornava dopo sommaria medicazione sulla linea di combattimento. Scorti armati abissini in agguato sulla destra della propria Compagnia, li attaccava a colpi di moschetto. Ferito una seconda volta e non più in grado di imbracciare l’arma, proseguiva l’impari lotta con le bombe a mano, uccidendo tre avversari, finché crivellato di colpi cadeva gloriosamente sul campo. Sublime esempio di consapevole eroico sacrificio”. Gunu Gadu (A.O.I.), 24 aprile 1936.

Alla memoria del carabiniere Vittoriano Cimmarrusti sono intitolate le Caserme sedi dei Comandi Provinciali di Latina e di Lecce, oltre a quella della Compagnia Carabinieri di Cittadella (Padova).