Un amore iniziato con D’Acquisto

In questa intervista in esclusiva per Il Carabiniere, Massimo Ranieri svela il suo grande rispetto per l’Arma, di cui ha “indossato” più volte la divisa
La locandina del film 'Salvo D'Acquisto', interpretato da Massimo RanieriUn uomo, un cantante, un attore, un ballerino… È davvero un artista a tutto tondo, Massimo Ranieri. E lo ha dimostrato in tutte le forme di espressione artistica con cui si è cimentato, dalla canzone al cinema, dal musical al teatro, soprattutto quello della tradizione napoletana, che ha recentemente portato in tv contribuendo a riavvicinare il pubblico a una forma di spettacolo troppo a lungo trascurata dal piccolo schermo. Merito di una capacità interpretativa che gli permette di calarsi appieno nei personaggi cui da’ corpo, che si tratti del disincantato protagonista di una commedia di Eduardo o di un ufficiale dell’Arma impegnato in una missione sotto copertura.

La divisa rosso-blu, del resto, Massimo Ranieri l’ha indossata più di una volta. E qualcosa di quel che essa rappresenta dev’essergli rimasta dentro, a giudicare dall’affetto che ancora mostra, ad esempio, per la figura del vice brigadiere Salvo D’Acquisto, interpretato nell’omonimo film di Romolo Guerrieri del 1975. Ce ne ha parlato in una recente intervista, nella quale è emerso anche quanto siano stati importanti, nella sua vita professionale come in quella privata, valori come l’umiltà, la riconoscenza, la consapevolezza che ogni piccolo passo vada conquistato con fatica e sudore.

Massimo Ranieri, lei che ha calcato ogni tipo di scena, si sente più di casa in teatro, al cinema o in televisione?
«È una domanda a cui non riesco a rispondere, perché ognuna di queste discipline si interseca con l’altra. L’una ha bisogno dell’altra. E anch’io, da parte mia, ho bisogno di tutte e tre. Non posso farne a meno».

È rimasta indimenticabile la sua interpretazione del ruolo di Salvo D’Acquisto, nel 1975, accanto ad un altro attore immortale quale Enrico Maria Salerno: cosa le è rimasto di quella esperienza?
«Ha detto bene: film come quello sono davvero indimenticabili. Per me che l’ho fatto e per chi l’ha visto. Aver lavorato con un grande maestro come Enrico, poi, che per me è stato come un fratello maggiore, più che un collega… È stato un compagno di viaggio meraviglioso, come pochi ne ho trovati nella vita. Un uomo straordinario, con una grande integrità e una profonda onestà morale, oltre che un grandissimo attore, naturalmente».

Lei consiglierebbe oggi, ai giovanissimi, di intraprendere la carriera teatrale?
«Quella teatrale sì, quella televisiva no. La prima la consiglio sempre, anche se, per intraprenderla, i giovani devono imparare a saper soffrire. La carriera televisiva, invece, è effimera, non esiste. Chi ama il mestiere dell’attore, poi, ama il contatto con il pubblico, e con il televisore questo non è possibile. L’unico contatto che hai è con la telecamera…».