Fosse Ardeatine, 68° anniversario

Roma, Fosse Ardeatine. Monumento in onore ai martiriA cadere sotto i colpi sparati dagli uomini del tenente colonnello Herbert Kappler, quel tragico 24 marzo del 1944, furono in trecentotrentacinque. Dieci per ogni soldato del Reggimento SS Bozen rimasto ucciso nell’attacco partigiano di Via Rasella, compiuto il giorno prima, più cinque persone aggiunte per sbaglio. Trecentotrentacinque martiri, trucidati con un colpo di arma corta o lunga alla nuca, che per ricevere la morte furono fatti entrare a gruppi da cinque all’interno delle cave di pozzolana situate lungo la via Ardeatina, vicino alle Catacombe di San Callisto.

Per trascrivere sulle liste di Kappler, gestite dal capitano Erich Priebke, il numero necessario a placare la furia nazista, si attinse dai registri di Regina Coeli, via Tasso e altri luoghi di detenzione gestiti dalle SS. Finirono sui camion che li portarono all’ingresso delle cave partigiani e oppositori politici, militari, naturalmente ebrei, uomini che semplicemente abitavano nei pressi di Via Rasella e furono presi nel rastrellamento del quartiere. Fra loro diversi minori: il più giovane, Michele Di Veroli, aveva appena compiuto quindici anni. Il più anziano, il 74enne Mosè Di Consiglio, fu pure schiaffeggiato per non aver eseguito correttamente un ordine di “Fianco-dest!”, mentre marciava per essere condotto al macello.

Dodici le vittime dell’Arma: i tenenti colonnelli Giovanni Frignani e Manfredi Talamo, il maggiore Ugo De Carolis, il capitano Raffaele Aversa, i tenenti Genserico Fontana e Romeo Rodriguez Pereira, il maresciallo Francesco Pepicelli, i brigadieri Candido Manca e Geraldo Sergi, il corazziere Calcedonio Giordano, i carabinieri Augusto Renzini e Gaetano Forte. Rei di aver partecipato all’arresto di Mussolini o ai primi scontri per liberare Roma, di aver aderito al Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri guidato dal generale Filippo Caruso o semplicemente sospettati di averlo fatto.

Il 23 marzo, presso il Sacrario delle Fosse Ardeatine, si è svolta la commemorazione del 68° anniversario dell’eccidio. Alla cerimonia hanno partecipato le massime Autorità civili e militari dello Stato. Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, generale di Corpo d’Armata Leonardo Gallitelli, ha deposto su ciascuno dei dodici sacelli dei Carabinieri Caduti una composizione floreale. Poi, presso la Legione Allievi Carabinieri di Roma, accompagnato dai Presidenti dell’Anc e dell’Onaomac, il Comandante Generale ha deposto una Corona d’alloro ai piedi della lapide ove sono scolpiti i nomi dei Caduti. La commemorazione si è conclusa con la celebrazione della Santa Messa a suffragio delle Vittime e con il saluto ai familiari dei Caduti e alle rappresentanze intervenute.

Molto si è scritto sulla presunta liceità delle rappresaglie, convenzionalmente o per ordinamento interno attuate anche nella Seconda guerra mondiale, ma messe al bando da varie norme di diritto internazionale (cfr. Convenzione di Vienna del 1907, specie l’articolo 50, e Convenzione di Ginevra del 1929). Ma i responsabili dell’eccidio, soggetti in tempi diversi a più processi, sono stati puntualmente condannati: il feldmaresciallo Kesselring, i generali Von Mackensen e Maeltzer, il tenente colonnello Kappler, il capitano Priebke.

Inesatto che gli autori dell’attacco di Via Rasella, fra i quali il partigiano dei Gap (Gruppi di Azione Patriottica) Rosario Bentivegna, morto pochi giorni fa, siano stati invitati a consegnarsi, potendo così scongiurare l’eccidio: quell’invito non fu mai rivolto, e a meno di 24 ore dall’attacco già alle Fosse Ardeatine partivano i primi colpi.

Inesatto che i responsabili della vendetta nazista siano stati condannati solo per le cinque persone uccise in più. Molti sono i punti sui quali si sono soffermate le Corti militari Alleate o Italiane: dalla scelta delle vittime alle modalità del massacro, alla mancata concessione del conforto religioso e così via. Del resto, se la rappresaglia fosse stata legittima, il maggiore Dobbrick, Comandante del reparto colpito in Via Rasella, non avrebbe rifiutato di eseguirla, come fece, seguito a ruota dalla Wehrmacht, che si tirò fuori dall’azione per voce del colonnello Hauser.

Non a caso, infine, l’esecuzione venne programmata in una zona nascosta, provvedendosi poi a far saltare le cave con l’esplosivo per nascondere i corpi e il loro odore. Non a caso i cinque uomini aggiunti per errore furono eliminati, per non lasciare testimoni. La Memoria però non si cancella, e ancora una volta quest’anno Essa è stata onorata.