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L’ultima dose

Il povero L.Z., trovato morto dalla moglie nel bagno della loro abitazione di Valvasone (Pn), sul pavimento la siringa con la quale si era iniettato l’ultima dose di eroina, non era stato l’unico tossicodipendente a comprare la propria porzione di “paradiso” dalle due pregiudicate arrestate lo scorso maggio dai carabinieri della Stazione di Casarsa della Delizia (Pn) per i reati di Spaccio di sostanze stupefacenti e Morte o lesione come conseguenza di altro delitto. Era stato solo più sfortunato: quella cocaina tagliata male, infatti, che già diversi malori aveva provocato in altri clienti delle due spacciatrici, mettendo in allarme l’ambiente dei consumatori abituali, per lui era stata fatale. Ed è proprio dalla sua morte, avvenuta nell’agosto del 2011, che sono iniziate le indagini che hanno portato i militari di Casarsa, coordinati dal maresciallo capo Palmo Stefano De Luca e supportati dal personale del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Pordenone, a individuare le due presunte responsabili. Un’operazione condotta con i metodi tradizionali, convocando negli uffici dell’Arma di Casarsa tutte le persone – tossicodipendenti, amici della vittima o semplici abitanti della zona che rappresentava il mercato di riferimento delle due donne – che potessero essere informate sui fatti, ma anche utilizzando la moderna tecnologia oggi a disposizione degli investigatori. E così, tassello dopo tassello, testimonianza dopo testimonianza, è risultato che il trentottenne di Valvasone la dose fatale l’aveva comprata, la notte precedente alla sua morte, proprio dalle due sospette, sulle quali gravava del resto il peso di plurimi e specifici precedenti penali. Quanto bastava perché il Gip del Tribunale di Pordenone accettasse la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dai carabinieri per le due venditrici di morte, che sono state immediatamente tradotte presso la Casa Circondariale di Trieste.