Gerolamo Berlinguer

Le medaglie d’oro
La Sardegna ebbe, fino al 1853, organizzazioni speciali per quanto riguarda le truppe preposte alla pubblica sicurezza. Nel XVIII secolo erano i Dragoni – truppa di cavalleria – che tutelavano la sicurezza delle strade e delle campagne; nel 1808 essi si trasformarono nel “Corpo dei Cavalleggeri di Sardegna”, della forza di un Reggimento. Nel 1818 il Governo richiamò in terraferma i Cavalleggeri per assolvere le incombenze connesse alla soppressione della gendarmeria genovese e, nel contempo, istituì nell’Isola il nuovo corpo dei “Moschettieri di Sardegna”, composto esclusivamente da militari a piedi. La nuova istituzione durò appena un anno, giacché nel 1819 si determinò di far ritorno al servizio a cavallo – oltre a quello a piedi – per cui, con i residui dei Cavalleggeri rimasti in Piemonte e con i Moschettieri, venne istituito il Corpo dei “Cacciatori Reali di Sardegna”, che conservava l’anzianità del Reggimento Cavalleggeri.

Nel 1822 venne deciso di estendere anche alla Sardegna il servizio dei Carabinieri Reali; i Cacciatori non sparirono, ma ebbero un onorato transito nel Corpo dei Carabinieri. Nel 1832, però, Carlo Alberto stabilì di limitare il servizio dei Carabinieri alla terraferma ed istituì un nuovo Reggimento di Cavalleria col nome di “Cavalleggeri di Sardegna”, con attribuzioni uguali a quelle dei Carabinieri. Le cose rimasero stabili fino alla metà del XIX secolo quando, pur avendo i Cavalleggeri assolto bene il loro compito, il brigantaggio ritornò ad infierire sull’Isola, per cui si decretò di sopprimere il Reggimento Cavalleggeri, ripristinando i Carabinieri Reali (1853) con la denominazione di Corpo dei “Carabinieri Reali di Sardegna”, con un proprio Comandante ed un ordinamento diverso da quello del Corpo di terraferma. Alla costituzione del Regno d’Italia, nel 1861, il Corpo speciale dei Carabinieri Reali di Sardegna cessò di esistere, venendo fuso nel Corpo dei Carabinieri Reali.

I Cavalleggeri di Sardegna, quindi, possono ben dirsi tra i progenitori dei Carabinieri in Sardegna, con le innumerevoli benemerenze conquistate nella difesa del pubblico bene durante il loro primo periodo di vita (1808 -1822); ricostituiti nel 1832, armati quattro anni dopo come i militari dell’Arma, avevano di questi le attribuzioni e l’ordinamento interno di caserma, per cui la loro definitiva trasformazione in Carabinieri – avvenuta nel 1853 – significò solo mutamento di nome e d’uniforme.

Grazie a tale eredità, l’Arma annovera tra i suoi decorati due ufficiali che operarono quali Cavalleggeri: i capitani Gerolamo Berlinguer e Agostino Castelli.

Ritratto del capitano Gerolamo BerlinguerGerolamo Berlinguer, discendente di una nobile famiglia catalana, nacque a Sassari nel 1792 da don Giovanni e da donna Giovanna Quesada; come generalmente tutti i maschi cadetti della nobiltà locale, abbracciò la vita militare allo scopo di mantenere indiviso il patrimonio al primogenito. Fece le sue prime esperienze nella milizia provinciale di Sassari ed in quella locale dei Baracellari, istituiti dalla monarchia sabauda in cambio dell’esenzione concessa ai Sardi dalla leva militare. Quando, nel 1832, Carlo Alberto ripristinò i vecchi ordinamenti delle truppe in servizio di pubblica sicurezza nell’Isola istituendo nuovamente i “Cavalleggeri di Sardegna”, Berlinguer transitò nel nuovo Corpo, ove prestò servizio, con i gradi di luogotenente e capitano, fino al 1842, quando le ferite riportate nel conflitto che gli valse la massima ricompensa al valor militare lo obbligarono ad entrare nel Corpo degli invalidi.

L’episodio che lo consacrerà alla storia avvenne il 23 giugno del 1835. Egli, a capo di un piccolo gruppo di tre cavalleggeri, era riuscito ad individuare il rifugio di un feroce latitante, Battista Canu, responsabile dell’omicidio di un medico, sorprendendolo nel sonno.

Ma mentre Berlinguer ed i suoi uomini si apprestavano a catturare il latitante, il cane di quest’ultimo si avventò contro il capitano, che dovette ucciderlo. Nel frattempo il Canu si era destato e aveva aperto il fuoco contro i militari che si avvicinavano nella boscaglia e, proprio davanti alla grotta, era riuscito a colpire una prima volta Berlinguer alla spalla. La pattuglia, a sua volta, rispondeva al fuoco e, mentre il Canu era intento a ricaricare la propria arma, Berlinguer sfruttò il momento: si espose repentinamente al nemico, mentre i suoi uomini si ponevano ai lati dell’ingresso della grotta. Il bandito esplose il suo colpo quasi sicuro contro il capitano, ferendolo ancora, mentre due cavalleggeri saltavano addosso al Canu che, in un ultimo sussulto, prima di essere definitivamente bloccato, riuscì ad esplodere ancora un colpo contro il militare, prendendolo al petto. Il nostro eroe sopravviverà alle gravi ferite, ma soffrirà sempre per i postumi, tanto da dover lasciare il servizio neanche otto anni dopo, ad appena cinquant’anni.

La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare che gli venne concessa recita: “Per i segnalati servizi resi al Governo e gli importanti arresti da lui fatti, con sommo coraggio, di facinorosi e banditi, che infestavano le campagne dei dintorni di Sassari, e particolarmente quello seguito nella notte dal 24 al 25 giugno 1835 con la massima intrepidezza in persona di Battista Canu, inquisito di proditorio omicidio sulla strada maestra del signor dottor Sini-Corda, nel quale arresto riportò egli tre pericolose ferite di arma da fuoco, sparategli sopra dal soprannominato assassino al momento del suo arresto”.

Alla memoria del capitano Gerolamo Berlinguer è stato intitolato il Comando Provinciale dei Carabinieri di Sassari.