I limoni di Camilleri

Sono gli agrumi siciliani per eccellenza. Gialli, come i romanzi del mistero e del delitto. Aspretti, solleticano e pizzicano come un motto di spirito. Non ci viene in mente qualcuno?
Abbiamo diversi esempi, anche in casa nostra, di piccoli mondi creati da grandi autori. Di recente abbiamo ricordato Antonio Fogazzaro, morto un secolo addietro, che col suo Piccolo mondo antico ha trasferito generazioni di lettori e studenti nella cornice meravigliosa del lago di Lugano. E poi basta invertire le parole del titolo, in Mondo piccolo, e incontreremo il primo episodio della serie di Don Camillo, di cui Giovannino Guareschi ci ha fatto dono nel secolo appena passato. Affreschi di vita paesana, di gente ricca o povera, bella o brutta. Ce ne sono tanti nella nostra letteratura che non potremmo mai elencarli tutti. Vogliamo però parlare di un frutto recente di questa pianta sempre piena di germogli. Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta, uscito da Sellerio, è una delle ultime “fatiche letterarie” del nostro Maestro, se possiamo usare questa espressione in realtà non molto attagliata (a giudicare da quanti libri sforna non è affatto una fatica, semmai è faticoso stargli dietro!). Si tratta di un’antologia che comprende otto racconti, ciascuno definibile come un piccolo romanzo, nei quali compaiono personaggi e vicende di un paese immaginario ormai divenuto un tòpos ben conosciuto della letteratura italiana. Ne fanno parte nobili e contadini, studentesse e signore perbene, che poi tanto perbene… Ma c’è soprattutto un elemento fiabesco, mitico, che pur mescolandosi perfettamente a un momento storico ben definito e a un contesto narrativo pienamente credibile, ci fa tornare alla mente il realismo magico di certi autori dell’America latina. Si va dalla fine dell’Ottocento agli anni del Fascismo, fino allo sbarco alleato e al primo dopoguerra. E ci viene il dubbio, leggendo, che il nostro mondo di carta sia più vero di quello reale, sempre così difficile da definire. E ci viene da parlarne con il diretto interessato.

Caro Maestro, cos’è il mondo? Nessuno lo conosce tutto, ciascuno vive la sua realtà, il suo microcosmo…
«È così. Proviamo a fare qualche esempio, in rapporto al problema della conoscenza. Noi abbiamo Marco Polo con Il Milione: è uno che viaggia, arriva in terre sconosciute e ne traccia un resoconto. Dall’altra parte c’è chi, come Marcel Proust nei sette volumi di Alla ricerca del tempo perduto, descrive un immenso viaggio compiuto… attorno alla sua stanza. Il bello è che, ai fini della conoscenza, l’uno e l’altro hanno la stessa valenza. Ovvero: la conoscenza che l’uomo matura durante il suo viaggiare attraverso un paesaggio esterno è importante quanto il mutamento interno che avviene durante il viaggio. La conoscenza è il mutamento. Quindi, comunque la mettiamo, che uno sia stato sedentario o che abbia percorso tutte le strade del mondo, il problema è l’arricchimento che ne ha tratto, sia contemplando i luoghi raggiunti, sia contemplando se stesso. Il valore conoscitivo di se stessi è uguale al valore conoscitivo degli altri. Se diamo questo senso alla vita, ciascun viaggio ha un significato, uno scopo. Altrimenti rischiamo di stare tutto il tempo a domandarci: ma perché diavolo l’ho fatto, questo viaggio?».