Paese che vai, caserma che trovi

Saint-Denis, la festa del vischio
I carabinieri della Stazione di Saint-DenisNon solo mobili dell’Ikea e salmone, ci vengono dalla Scandinavia. E nemmeno solo gialli, che pure sono tanto di moda da quando ad aprire il filone del delitto in salsa nordica ha pensato la fortunata serie dello sfortunato Stieg Larsson. Ci riferiamo naturalmente alla trilogia Millennium, iniziata con Uomini che odiano le donne: una saga che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ma solo dopo che l’autore, all’età di cinquant’anni, era passato a miglior vita. Molto altro arriva dai Paesi scandinavi, dicevamo, o più in generale dal Nord Europa. Basti pensare alle tradizioni legate al Natale, che ricordiamo in questo stesso numero, ad esempio nel servizio dedicato alla Finlandia. Alla Scandinavia risale poi un’altra romantica consuetudine, quella del “bacio sotto il vischio”.

Unire le labbra: un gesto esaltato dal pregiato cioccolatino marcato Perugina, dai quadri di Klimt e di Hayez, dai versi di tanti poeti, a cominciare dal parigino Prévert:
«I ragazzi che si amano si baciano in piedi, contro le porte della notte…», e via recitando. L’argomento, per quanto un po’… vischioso, risulta interessante. Vale la pena di provare a scoprire le radici di questo antico pretesto, inventato dagli innamorati per scambiarsi il famoso “apostrofo rosa fra le parole t’amo” di cui scriveva Rostand nel suo Cyrano de Bergerac. Il bacio, appunto.

Prima di andare alle derive, per così dire, sentimentali, va premesso che nel Nord Europa era invalso da tempo l’uso di appendere un ramo di vischio all’uscio di casa. E questo perché la pianta, aldilà dei suoi effetti terapeutici, era ritenuta di buon auspicio. Ma c’è un punto ancora più importante, direttamente collegato a quanto diciamo: nella mitologia scandinava il vischio è anche la pianta sacra di Frigg, dea dell’amore. Leggenda vuole che, dopo che suo figlio Balder era stato ucciso da una freccia di vischio, Frigg cominciò a piangere sul suo corpo. Mentre le lacrime della dea si trasformavano nelle perle bianche del vischio, Balder tornò in vita. Per la felicità, sua madre prese a baciare chiunque passasse sotto gli alberi sui quali cresce il vischio (di solito pioppi, olmi e tigli), e a chi ricambiava il bacio non poteva più capitare nulla di male.

Vero o non vero, nella Valle d’Aosta già imbiancata dalla neve d’inverno, un evento molto caratteristico si richiama alle tradizioni nordiche legate al vischio. È la Festa che si celebra nel piccolo Comune di Saint-Denis, appena quattrocento abitanti ma una grande quantità della pianta in questione, che del resto abbonda in tutta la Regione. Quest’anno la Festa si terrà l’8 dicembre, secondo la consuetudine che vuole che la raccolta del vischio preceda la ricorrenza del Natale.

E di Feste del Vischio ne ha viste già diverse il maresciallo aiutante (in sigla MAsUPS) Tommaso Cundari, al comando della Stazione di Chatillon dal 2004, che per raggiungere la Valle d’Aosta ha dovuto piegare la cartina, giacché la sua sede di servizio era in Calabria e le sue origini sono messinesi. Gli chiediamo senza indugio di parlarcene.

«La manifestazione di Saint-Denis, Comune che ricade nel territorio della mia Stazione, nella zona è molto sentita. Si basa sulla tradizione celtica e dura complessivamente tre giorni, durante i quali vengono allestiti bancarelle e mercatini con prodotti tipici della gastronomia medievale.

Il momento più significativo è la serata finale, con il banchetto anch’esso medievale e il grande spettacolo della fiaccolata e dell’accensione del fuoco druido, accompagnato da musica celtica».

Anche la cornice dell’evento, spiega il maresciallo Cundari, è particolarmente suggestiva. «La Festa si svolge nei pressi dell’antico castello di Cly, che ha una struttura architettonica mirabile ed è circondato dalle montagne. I paesani sfilano con costumi d’epoca, bambini compresi, e ad ammirarli accorrono persone da tutta la Valle d’Aosta e dal Piemonte, specie dalla zona del Canavese. A loro bisogna aggiungere i tanti milanesi che hanno case da queste parti e i turisti che provengono anche da terre più lontane».

Alla Stazione di Chatillon è affidata un’area molto vasta, che comprende otto Comuni, fra i quali anche Saint-Vincent. «L’impegno principale è quello del Casinò», ci dice il Comandante. «Ci sono poi le terme, che attualmente sono in ristrutturazione e saranno attivate probabilmente nel giro di un anno».

Ai tanti impegni fa fronte un personale di adeguata consistenza. «Saint-Vincent Chatillon è sede di Comando di Compagnia, per cui il controllo del territorio è assicurato da un ampio dispositivo. Alla Stazione siamo in dodici, dall’anno scorso abbiamo anche due brigadieri e un appuntato, specializzati sciatori, che prestano servizio sulle piste».

La sicurezza non ha frontiere, ci viene da dire. Passa pure sul candido manto della neve.