Insieme per il nostro Paese

Con un solenne discorso a Camere riunite il Presidente della Repubblica ha dato il via, lo scorso 17 marzo, ai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il discorso a Camere riuniteSento di dover rivolgere un riconoscente saluto ai tanti che hanno raccolto l’appello a festeggiare e a celebrare i 150 anni dell’Italia Unita. Inizia così l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle Camere, riunite in seduta comune in occasione delle cerimonie per il solenne anniversario. Il Presidente si è rivolto innanzitutto ai tanti cittadini che ha incontrato o che gli hanno indirizzato messaggi, «esprimendo sentimenti e pensieri sinceri», quindi a tutti i soggetti pubblici e privati che, in questa importantissima celebrazione, hanno promosso iniziative sempre più numerose in tutto il Paese: per prime le scuole, di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori, i cui insegnanti e dirigenti hanno espresso la loro sensibilità per i valori dell’Unità nazionale, ma anche le istituzioni culturali di più alto prestigio, come Università e Associazioni locali legate «alla memoria della nostra storia nei mille luoghi in cui essa si è svolta».

«Comune», ha detto il Presidente Napolitano, «può essere la soddisfazione per questo dispiegamento di iniziative e contributi, che continuerà ben oltre la ricorrenza di oggi». E anche per un rilancio, mai così vasto e diffuso, dei nostri simboli, «della Bandiera tricolore, dell’Inno di Mameli, delle melodie risorgimentali». Ovunque è stata compresa e condivisa «la memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto».

«Orgoglio e fiducia», innanzitutto, ha sottolineato il Presidente della Repubblica. «L’unificazione italiana ha rappresentato un’impresa storica straordinaria, per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse, per il successo che la coronò superando le previsioni di molti e premiando le speranze più audaci».

A partire dal 17 marzo 1861 l’Italia affermò a voce alta di fronte al mondo la propria esistenza. Il diritto che le apparteneva di essere indipendente e libera, come sostenne Camillo Benso conte di Cavour: parole che rispecchiavano l’emozione e l’orgoglio per il traguardo raggiunto.

Per ricordare quale era la condizione degli italiani prima dell’unificazione, il Presidente Napolitano ha citato le parole di Giuseppe Mazzini, uno dei Padri del nostro Paese: «Noi non abbiamo bandiera nostra, non nome politico, non voce tra le nazioni d’Europa; non abbiamo centro comune, né patto comune, né comune mercato. Siamo smembrati in otto Stati, indipendenti l’uno dall’altro (...)». Eppure, per Mazzini era indubitabile che una nazione italiana esistesse, e che non vi fossero “cinque, quattro, tre Italie” ma “una Italia”.

Questo è stato uno dei passaggi principali del Presidente che ha infine commentato: «Fu dunque la consapevolezza di basilari interessi e pressanti esigenze comuni, insieme, una possente aspirazione alla libertà e all’indipendenza che condussero all’impegno di schiere di patrioti nelle battaglie per l’unificazione».

Il Presidente ha poi concluso dichiarandosi sicuro che il nostro Paese reggerà «alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali... convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso. Valgano le celebrazioni del Centocinquantenario a diffondere e approfondire tra gli italiani il senso della missione e dell’unità nazionale. Viva la Repubblica, viva l’Italia unita».

La sera del 16 si era svolta la Notte Tricolore, con l’imbandieramento dei più importanti edifici di Roma, mentre una serie di eventi di grande impatto, che hanno richiamato numerosissimi cittadini, hanno contraddistinto la giornata del 17: dalla Mostra “Alle radici dell’identità nazionale” agli onori a Vittorio Emanuele II, dall’inaugurazione del Parco degli Eroi al Gianicolo, all’omaggio a Giuseppe Verdi, con un magnifico Nabucco diretto dal Maestro Riccardo Muti nel Teatro dell’Opera di Roma.
C.C.