Al tribunale della Storia

Si chiude a giugno, all'Auditorium Parco della Musica di Roma, l'originale rassegna teatrale che, in uno stile rigorosamente giuridico, ha messo in scena luci ed ombre di personaggi reali o immaginari

Un'iniziativa culturale davvero originale, tra le tante, quella realizzata quest'anno dall'Auditorium Parco della Musica di Roma. In seguito all'immenso successo del Processo alla Storia dedicato al caso Galilei nel maggio del 2009, la Fondazione Musica per Roma, con il contributo della Regione Lazio, ha sottoposto altri sei personaggi simbolo ad altrettanti "Processi alla Storia", curati nel loro insieme dai promotori del progetto, Stefano Dambruoso e Massimo Martinelli.

Don Abbondio e i bravi in una immagine per un'edizione del 1840 dei Promessi SposiA partire dal 19 gennaio 2010, dunque, per un lunedì al mese, sul palco della Sala Sinopoli grandi professionisti del Diritto italiano si alternano per decretare, indossata la toga, la condanna o l'assoluzione degli eccellenti imputati. Duelli dialettici che vedono accusa e pubblico ministero analizzare volta per volta un sentimento, una virtù, un vizio, che caratterizzarono la vita dei protagonisti di ogni singolo appuntamento. Alla fine del dibattito spetta al Presidente della Corte, insieme all'insindacabile giudizio del pubblico in sala, decretare la condanna o l'assoluzione. Il pubblico, infatti, ascoltate le argomentazioni all'impronta delle parti, è protagonista attivo dell'evento e principale responsabile della sorte degli illustri personaggi.

Sul banco degli imputati si avvicendano i più diversi personaggi storici, letterari e mitologici che hanno caratterizzato la cultura di tutti i tempi: da Kennedy alla Monaca di Monza, da Ulisse e Penelope a Pio XII, da De Tocqueville a Don Abbondio. Tra i protagonisti del foro partecipano professionisti del mondo giuridico italiano come Piero Grasso, Annamaria Bernardini De Pace, Paola Severino, Antonio Laudati, Luca Pakmara, Gaetano Pecorella, Augusta Iannini, Francesco Pizzetti.

Ma passiamo ora la parola a Massimo Martinelli, giornalista di cronaca giudiziaria del Messaggero e promotore di questa iniziativa, che abbiamo incontrato in occasione del Processo intentato ai danni di Ulisse e Penelope.

Dottor Martinelli, com'è nata l'idea di attualizzare questi Processi alla Storia trasformandoli in chiave moderna?

«L'idea è nata a Spoleto nel 2001 durante una cena alla quale prese parte il Maestro Giancarlo Menotti: mettere in scena al Festival dei due Mondi una rappresentazione teatrale che avesse uno sfondo giudiziario. Inizialmente si era pensato di esaminare processi attuali. Io gli manifestai le mie perplessità a riguardo: un caso recente poteva in qualche modo toccare sensibilità ancora molto vive. Così decidemmo di occuparci del passato, di grandi personaggi della storia o della letteratura che avessero come comune denominatore il fatto di poter essere raccontati in chiaroscuro, mettendone in luce pregi e difetti utilizzando il meccanismo processuale dell'accusa e della difesa, e che soprattutto potessero consentire dei dibattiti su temi di grande attualità».

Quali sono i criteri da voi utilizzati per selezionare le storie e i personaggi?

«Il criterio consiste nello scegliere storie che consentano al pubblico di immaginare situazioni analoghe alle attuali. Nel caso del processo a Ulisse e Penelope, ad esempio, è chiaro che il tema sottinteso è quello della caduta dei valori della famiglia, del tradimento, della fedeltà, del carrierismo che spesso spinge l'uomo moderno a cercare al di fuori del contesto familiare le proprie gratificazioni personali, con la conseguente incapacità della donna di accettare tutto questo. Il processo a carico di don Abbondio, invece, consente di affrontare le piccolezze dell'animo umano, ma anche il grande coraggio che si cela dietro questo tipo di personalità. Il processo che chiuderà la rassegna della stagione sarà fatto a Papa Pio XII; in questo caso, ovviamente, si dibatterà sul grande tema della religione e sulla contestazione di alcune scelte che furono attuate dal Pontefice».

State ricevendo risposte positive da parte del pubblico in teatro?

«Inaspettatamente, sono spettacoli che riscuotono un grande successo; la gente è interessata perché, in sostanza, si tratta di fare cultura in un modo diverso dal solito».