La Postepay del pensionato

Il lato oscuro di un ex impiegato del milanese, che a 65 anni si è trasformato in un hacker
Carabinieri della Stazione di Campagnola Emilia (RE)Un ex impiegato lombardo è stato denunciato per frode informatica dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia poiché, nel territorio in cui essi operano, ha fatto almeno una vittima. La storia ha inizio nel marzo scorso, quando un pachistano di 33 anni, dipendente di un’azienda metalmeccanica (dov’è regolarmente assunto), con il permesso di soggiorno in regola, sposato e padre di due bambini piccoli, si è presentato quasi in lacrime alla Stazione di Campagnola Emilia, in provincia di Reggio. Ai militari, l’uomo ha riferito di essere stato derubato di 460 euro. «Quasi tutti i suoi averi», racconta il maresciallo AsUps Pasqualino Lufrano, Comandante di quegli uffici, che aggiunge: «Era disperato, perché doveva spedire 500 euro ai genitori, rimasti nel loro Paese d’origine, in precarie condizioni economiche. Ma al momento della transazione si è reso conto che il credito della sua Postepay era stato prosciugato».

Agli investigatori l’intuizione è arrivata subito, perché purtroppo si tratta ormai di un cliché: hanno domandato alla vittima della truffa se ultimamente avesse ricevuto una e-mail in cui gli si chiedeva di fornire i codici di sicurezza della carta di credito prepagata. Alla sua risposta affermativa (era accaduto pochi giorni prima, durante l’ultima settimana di febbraio), non hanno più avuto dubbi. «In quei giorni», spiega nei dettagli il Vice Comandante della Stazione di Campagnola Emilia, il maresciallo addetto Angelo Saviano, «il pachistano aveva risposto a un invito a “confermare” il pin, una trappola nella quale l’uomo è caduto a causa delle proprie lacune linguistiche, che non gli hanno consentito di intuire le anomalie della richiesta».

Ottenuta quindi la conferma della strada usata per derubare l’extracomunitario, i militari non hanno perso tempo e hanno proceduto controllando tutti gli spostamenti di denaro seguiti al deposito del 33enne sulla sua Postepay, «ponte per regalare un po’ di benessere ai propri genitori». Interessando direttamente le Poste Italiane, hanno scoperto che da quella carta i soldi erano stati accreditati su un’altra Postepay e, successivamente, prelevati a uno sportello del milanese.

«La tecnica è spesso la stessa», riprende a raccontare il Comandante Lufrano, che chiarisce: «Ci sono stati due prelievi di denaro molto ravvicinati, a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Il primo, di 60 euro, serviva a capire se la carta avesse disponibilità. A quel punto, poco dopo, sono stati spostati i 400 euro che hanno prosciugato il conto del pachistano. L’hacker, o per lo meno uno dei responsabili del raggiro informatico, si è tradito quarantott’ore più tardi, entrando in un ufficio postale in provincia di Milano, per prelevare la somma della quale, fino a quel momento, si era impadronito solo virtualmente. Allo sportello si è presentato a proprio nome, con tanto di documento di identità autentico».

Da lì i carabinieri hanno scoperto che il pensionato, 65enne con moglie e figli, originario di Foggia ma da anni residente nel milanese, non era nuovo a trucchetti del genere. «Al momento della denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia», prosegue il maresciallo Saviano, «abbiamo scoperto che l’uomo ha precedenti analoghi. A questo punto aspettiamo i decreti chiesti all’Autorità Giudiziaria per risalire all’indirizzo IP del computer da cui è partito l’ordine di eseguire la transazione che, dalla carta dell’extracomunitario, ha trasferito i 460 euro sulla Postepay dell’ex impiegato pugliese».

Gli investigatori, infatti, sono certi che il pensionato abbia un ruolo in questa truffa, ma non sono sicuri che abbia agito da solo. Prima di procedere con la perquisizione della sua abitazione, il sequestro del suo pc e l’interrogatorio, vogliono capire se i mezzi tecnologici di cui si è servito per l’azione criminale fossero nel suo uso esclusivo. Non è improbabile, in caso contrario, che l’indagine si allarghi ad altri sospettati, perfino a persone molto vicine al soggetto denunciato, che potrebbero quindi trasformarsi in complici.