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Commemorazione del 62° Anniversario dall'eccidio delle Fosse Ardeatine
Roma ,  24/03/2006

Un momento della deposizione di fiori al Mausoleo delle Fosse ArdeatineNella mattinata, presso il Mausoleo Ardeatino, alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche Istituzionali, si è svolta la cerimonia di commemorazione del 62° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, ove caddero per mano nazista 335 persone, di cui 12 carabinieri.

Prima della celebrazione ufficiale, il Comandante Generale Gottardo si è recato presso la Caserma "Orlando De Tommaso", sede della Scuola Allievi Carabinieri di Roma, e, alla presenza dei familiari dei Caduti, di una rappresentanza di Allievi Carabinieri, dell'Associazione Nazione Carabinieri, dell'O.N.A.O.M.A.C., del Co.Ce.R., di carabinieri di ogni ordine e grado della Capitale, nonché dei vertici dell'Arma in servizio ed in congedo, ha deposto una corona di alloro alla lapide che ricorda i nostri Caduti, partecipando, subito dopo, alla SS. Messa di suffragio. Al termine, il generale Gottardo si è recato al Mausoleo Ardeatino dove, prima della cerimonia, due Corazzieri hanno deposto una composizione floreale su ciascuno dei 12 sarcofaghi dei carabinieri trucidati.

Resa degli onori al Comandante Generale Luciano GottardoDopo l'8 settembre 1943, a seguito dell'occupazione tedesca di Roma, anche i Carabinieri della Capitale si coagularono nel "Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri" sotto la guida del generale medaglia d'oro al valor militare Filippo Caruso, detto perciò anche "Banda Caruso", articolato in due formazioni: il "Raggruppamento Territoriale", che svolgeva l'attività informativa sui movimenti nemici, ed il "Raggruppamento Mobile", diviso a sua volta in piccoli nuclei, che metteva a segno le operazioni di guerriglia e sabotaggio.

Un momento della cerimoniaIl 23 marzo 1944, in un'azione di guerra a Roma, in via Rasella, un gruppo di partigiani dei G.a.p. (Gruppo di Azione Partigiana) uccideva 33 soldati del Battaglione "Bozen" e ne feriva altri 38. L'azione, accuratamente preparata, fu realizzata facendo scoppiare una carica esplosiva al passaggio di una colonna nemica ed attaccando il convoglio con armi automatiche e bombe da mortaio leggere. Fu così colpito uno dei battaglioni specializzati in rappresaglia, facendo seguito ad una serie di massacri perpetrati dai tedeschi, nei mesi precedenti, ai danni di innocenti, spesso donne, vecchi e bambini: 18 vittime a Canale Monterano, 32 a Saturnia, 14 a Blera, 40 a San Martino, 14 a Velletri ecc.

Un momento della cerimoniaIn seguito all'azione partigiana, Hitler comunicò che Roma doveva essere interamente distrutta e tutta la popolazione deportata; ma subito dopo rettificò che per la vendetta sarebbe stato sufficiente radere al suolo l'intero quartiere nel quale si era svolta l'azione. Infine Kesselring ed il comandante della piazza di Roma, Kurt Maeltzer, stabilirono le modalità della rappresaglia: dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso. L'eccidio avvenne immediatamente e fu affidato al colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke: il giorno dopo l'azione partigiana, 335 uomini furono uccisi alle Fosse Ardeatine, nella cava di pozzolana che poi venne fatta saltare per occultare i cadaveri. La maggior parte delle vittime fu tratta da prigionieri politici rinchiusi a Via Tasso e nel 3° braccio del carcere di "Regina Coeli".

I dodici carabinieri trucidati, tutti patrioti della "Banda Caruso", sono: i tenenti colonnelli Giovanni Frignani e Manfredi Talamo, il maggiore Ugo De Carolis, il capitano Raffaele Aversa, i tenenti Genserico Fontana e Romeo Rodriguez Pereira, il maresciallo Francesco Pepicelli, i brigadieri Candido Manca e Gerardo Sergi, il corazziere Calcedonio Giordano, i carabinieri Augusto Renzini e Gaetano Forte.