L' 8 luglio 1956 migliaia di persone raggiunsero i Laghi di Monticchio per partecipare alla V Festa Nazionale della Montagna. Per un giorno, la caldera del Vulture divenne il centro simbolico delle politiche forestali e montane italiane, in una stagione in cui la tutela del territorio era considerata parte integrante dello sviluppo del Paese.
L'Italia del dopoguerra guardava alla montagna con una rinnovata attenzione. Le aree interne, spesso segnate da povertà, isolamento e fenomeni migratori, divennero un ambito prioritario di intervento per ridurre gli squilibri territoriali e sostenere lo sviluppo nazionale. In questa prospettiva si inserisce la legge 25 luglio 1952, n. 991, che riconobbe la specificità economica e sociale dei territori montani e pose la tutela delle foreste e la sistemazione del suolo tra gli strumenti essenziali per il loro sviluppo.
Figura 1: il manifesto ufficiale della V Festa Nazionale della Montagna, realizzato in occasione della giornata celebrativa dell'8 luglio 1956; la cartolina illustrata con la planimetria dell’area allestita tra il Lago Grande e il Lago Piccolo per lo svolgimento della manifestazione.
In questo quadro il Corpo Forestale dello Stato rappresentava uno dei principali strumenti operativi dello Stato, chiamato non soltanto alla vigilanza del patrimonio forestale, ma anche alla progettazione, direzione e supervisione di grandi interventi di rimboschimento e sistemazione idraulico-forestale, nonché alle attività di educazione ambientale che accompagnavano la ricostruzione del Paese.
Negli stessi anni in cui il Piano INA-Casa, promosso da Amintore Fanfani durante il governo De Gasperi, dava forma ai nuovi quartieri dell'Italia del dopoguerra, le politiche forestali e montane contribuivano a ridisegnare il paesaggio delle aree interne attraverso rimboschimenti, sistemazioni idraulico-forestali, viabilità rurale e interventi di valorizzazione del territorio.
Non è un caso che proprio in quegli anni fosse rilanciata con particolare vigore la Festa degli Alberi, organizzata con il contributo del Corpo Forestale dello Stato quale occasione di educazione civica e di sensibilizzazione delle giovani generazioni. Piantare un albero, costruire una casa, consolidare un versante o celebrare la montagna erano gesti diversi riconducibili a una medesima idea di ricostruzione nazionale
Figura 2: momenti della cerimonia di inaugurazione della strada “Lungolago” presso il Lago Piccolo, intitolata alla memoria della Guardia Forestale Alfredo Giunchiglia, caduto a Monticchio il 5 maggio 1945 nell’adempimento del proprio dovere.
La Festa degli Alberi e la Festa Nazionale della Montagna, sostenute dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste con il decisivo contributo organizzativo del Corpo Forestale dello Stato, traducevano quella visione in momenti di partecipazione pubblica, nei quali crescita economica, tutela del territorio e formazione civica procedevano insieme.
La Festa Nazionale della Montagna, nacque per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi delle popolazioni montane e per valorizzare gli interventi realizzati nel campo forestale, infrastrutturale e ambientale.
La scelta di Monticchio quale sede della quinta edizione non fu casuale. I due laghi vulcanici racchiusi nella caldera del Monte Vulture, i boschi che li circondano e l'antica Abbazia di San Michele costituivano uno dei paesaggi più suggestivi dell'Italia meridionale e offrivano un'immagine esemplare del patrimonio naturale che le politiche forestali dell'epoca intendevano custodire e valorizzare.
Alla manifestazione parteciparono il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste Emilio Colombo, il Direttore Generale dell’Economia Montana e delle Foreste del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste Alberto Camaiti, numerose autorità civili, religiose e militari, amministratori locali e rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato.
Più che una semplice ricorrenza celebrativa, la manifestazione rappresentò uno strumento attraverso il quale lo Stato rendeva visibili ai cittadini gli investimenti destinati alle aree montane, trasformando le opere forestali e infrastrutturali in un patrimonio condiviso e riconoscibile.
Figura 3: il Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste Emilio Colombo esamina il plastico della futura Casa di Amministrazione delle Foreste Demaniali della Lucania a Monticchio; alla sua sinistra è presente il Direttore Generale Alberto Camaiti.
La giornata fu preparata con particolare cura. Per l'occasione vennero realizzati manifesti celebrativi e una cartolina illustrata raffigurante la planimetria dell'area allestita tra il Lago Grande e il Lago Piccolo per accogliere le migliaia di partecipanti previsti.
Questo documento costituisce ancora oggi una preziosa testimonianza della complessa macchina organizzativa che accompagnò l'evento.
Figura 4: il plastico della futura funivia Monticchio Laghi-Monte Vulture, espressione dei progetti di valorizzazione turistica della montagna presentati durante la manifestazione.
A distanza di settant'anni, un album fotografico realizzato dall'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Potenza consente di ripercorrere le tappe di quella giornata.
Le quarantacinque immagini raccolte nell'album non si limitano a documentare la presenza delle autorità e i momenti ufficiali della cerimonia. Restituiscono anche il clima di un'epoca nella quale la montagna era considerata una risorsa fondamentale per il futuro del Paese e la conservazione dell'ambiente una responsabilità affidata alle istituzioni e agli uomini che quotidianamente operavano sul territorio.
Le fotografie mostrano le diverse fasi dell’iniziativa: le celebrazioni religiose, le inaugurazioni delle opere pubbliche, le esposizioni dedicate alle produzioni del Vulture e gli incontri tra tecnici, amministratori e rappresentanti del mondo forestale.
Tra i momenti più significativi emerge l’apertura della strada “Lungolago” dedicata alla Guardia Forestale Alfredo Giunchiglia, caduto a Monticchio il 5 maggio 1945 nell’adempimento del proprio dovere. La cerimonia ricorda il sacrificio degli uomini del Corpo Forestale dello Stato e il loro costante impegno nella difesa del territorio
Figura 5: il vescovo di Tricarico (Matera), Monsignor Delle Nocche, legge la pergamena destinata alla posa nel basamento della futura stazione della funivia.
L'album documenta così non soltanto la cronaca della giornata, ma anche il significato che essa assunse nel quadro delle politiche forestali nazionali evidenziando il legame tra sviluppo, conservazione ambientale e partecipazione pubblica che caratterizzò l'intera giornata celebrativa.
Questo intreccio emerge anche dalle opere e dalle iniziative presentate durante la manifestazione. Tra queste figuravano la Casa di Amministrazione delle Foreste Demaniali della Lucania e la futura funivia per il Monte Vulture, simboli di una stagione che vedeva nella montagna non soltanto un patrimonio da proteggere, ma anche una risorsa da valorizzare.
Figura 6: il prelato completa la muratura della prima pietra della futura stazione della funivia. L’impianto avrebbe funzionato, pur tra alterne vicende, per alcuni anni, collegando la caldera alla sommità del Monte Vulture. Oggi ne restano poche tracce materiali, testimonianza di una stagione nella quale la valorizzazione turistica della montagna accompagnava la fiducia nel progresso; cerimonia per la benedizione del monumento a San Giovanni Gualberto, opera dello scultore Riccardo Rossi da Massa, da parte del vescovo di Melfi (Potenza), Monsignor Petrone.
Le cerimonie religiose accompagnarono i momenti più significativi della manifestazione, sottolineando il valore simbolico e comunitario delle opere e delle iniziative presentate.
Un ruolo centrale ebbe anche l'inaugurazione del monumento a San Giovanni Gualberto, fondatore dell'Ordine Vallombrosano e proclamato nel 1951 celeste patrono dei Forestali d’Italia. La sua figura rappresentava per il Corpo Forestale dello Stato un ideale ponte tra spiritualità, tutela del paesaggio e gestione delle foreste, valori che la manifestazione intendeva richiamare e trasmettere.
Figura 7: la banda musicale e le autorità durante la cerimonia di inaugurazione del monumento a San Giovanni Gualberto.
Accanto agli aspetti istituzionali non mancarono momenti di festa e partecipazione popolare. Gli spettacoli folkloristici organizzati a Potenza, l’inaugurazione della nuova caserma forestale a Pietragalla (Potenza) e le dimostrazioni di sci nautico sulle acque del Lago Piccolo, contribuirono a trasformare la celebrazione in un grande evento collettivo, capace di unire tradizione, promozione del territorio e divulgazione delle politiche forestali.
A settant'anni di distanza, queste immagini rappresentano molto più della cronaca di una giornata. Osservate oggi, restituiscono il volto di una stagione nella quale la gestione del territorio contribuì a conservare ambienti il cui valore scientifico sarebbe emerso pienamente soltanto negli anni successivi.
Figura 8: sci nautico sulle acque del Lago Piccolo. Oggi i Laghi del Vulture, inseriti nel Parco Naturale Regionale del Vulture, rappresentano uno dei principali siti di interesse naturalistico dell’Appennino meridionale, confermando il valore ambientale di questo paesaggio.
Nel luglio del 1956 i Laghi di Monticchio erano già apprezzati per la singolare bellezza del paesaggio vulcanico e per la ricchezza dei boschi che ne rivestono le pendici.
Solo alcuni anni più tardi la ricerca scientifica avrebbe portato alla scoperta della Bramea di Hartig (Brahmaea europaea), raro lepidottero endemico del Vulture, considerato un relitto faunistico del Miocene, e oggi simbolo della straordinaria ricchezza naturalistica di questa montagna.
Nessuno poteva allora immaginare che nei boschi di Monticchio sopravvivesse una delle più rare specie di lepidotteri d'Europa.
Anche per questo le immagini della Festa Nazionale della Montagna continuano a parlare al presente: ricordano che ogni scelta di tutela produce effetti che vanno oltre il tempo in cui viene concepita, conservando patrimoni naturali il cui valore può rivelarsi pienamente soltanto alle generazioni successive.