di Gianpiero ANDREATTA
(Generale di Brigata CC RFI – Comandante Regione Carabinieri Forestale “Lazio” – Roma)
Nel corso degli ultimi decenni – in particolar modo a partire dal secondo dopoguerra del secolo scorso – all’interno dei popolamenti forestali della Nazione si sono verificati importanti cambiamenti nella gestione selvicolturale. Queste trasformazioni hanno interessato in maniera molto significativa i boschi dell’Appennino, caratterizzati per la gran parte dalla forma di governo a ceduo, la quale ha rappresentato per secoli la principale fonte energetica attraverso l’utilizzo di legna e carbone. L’impiego in alternativa di differenti prodotti ha fatto notevolmente diminuire – e in molti casi cessare – le operazioni di taglio dei boschi cedui, i quali sono andati incontro conseguentemente a processi di evoluzione ecologica. Nel presente lavoro vengono illustrate tre realtà che hanno caratterizzato per lungo tempo i contesti forestali appenninici e che oggi si sono notevolmente rarefatte e in plurimi ambiti del tutto scomparse. Si fa riferimento in particolare alle ‘aie carbonili’, ovvero gli spazi interni o limitrofi alle aree boscate dove venivano realizzate le carbonaie, alle ‘mulattiere’, vale a dire i percorsi che all’interno delle formazioni forestali venivano seguiti dai muli per l’esbosco del materiale legnoso e/o per il trasporto a valle del carbone e infine i ‘cedui a sterzo’, modalità di trattamento selvicolturale tipica di determinati territori. Queste realtà, un tempo molto diffuse, hanno lasciato all’interno delle selve dell’Appennino particolari tracce, le quali oggi possono essere notate solamente da un attento osservatore e che a ragione possono essere definite testimonianze di una recente “archeologia forestale”.
Over the last few decades – especially since the end of World War II – there have been significant changes in forest management practices across the Nation. These changes have had a major impact on the forests of the Apennines, most of which are coppice forests, which for centuries have been the main source of energy through the use of wood and charcoal. The use of alternative products has significantly reduced – and in many cases ceased – the cutting of coppice forests, which have consequently undergone ecological evolution. This paper illustrates three realities that have long characterised the Apennine forest contexts and which today have become considerably rarer and, in many areas, have disappeared altogether. In particular, we refer to ‘aie carbonili’, i.e. the spaces inside or adjacent to wooded areas where charcoal kilns were built, ‘mulattiere’, i.e. the paths within the forest formations that were followed by mules for the removal of wood and/or the transport of charcoal downhill, and finally ‘cedui a sterzo’, a type of forestry management typical of certain areas. These realities, once widespread, have left particular traces within the forests of the Apennines, which today can only be noticed by a careful observer and which can rightly be defined as evidence of a recent “forest archaeology”.