Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

RIFIUTI E INQUINAMENTO
L’IMPORTANZA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE
21/10/2025
di Rosa CODELLA
Tenente Colonnello CC - Uff.le Addetto alla 1^ Sezione “Atti legislativi e attività Parlamentare” - Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri- SM - Ufficio Legislazione e Affari Parlamentari

Il 18 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale del riciclo; questa giornata nasce per sensibilizzare il mondo sull’importanza dell’economia circolare e dell’uso consapevole delle risorse, incentivando pratiche sostenibili per ridurre i rifiuti e proteggere l’ambiente. L’evento invita la popolazione ad una maggiore attenzione alle proprie abitudini di consumo e spreco cercando di far passare il messaggio che ognuno di noi deve fare la propria parte, così da poter fare la differenza.
Tutti i paesi si trovano ad affrontare la grande problematica dell’inquinamento, dell’esaurimento delle risorse naturali e degli effetti avversi del cambiamento climatico.
La Giornata internazionale del riciclo 1 è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite come l’evento che incoraggia la promozione e l’importanza del riciclo nonché degli impatti dei rifiuti sull’ambiente. I promotori della giornata nazionale spiegano che l’utilizzo di materia riciclata contribuisce annualmente ad un taglio di circa 700 milioni di tonnellate di CO2 che potrebbero raggiungere il miliardo nel 2030. Ai benefici ambientali si potrebbero addizionare anche quelli economici. La Commissione Europea punta infatti a fare del riciclo un piano d’azione per una decarbonizzazione competitiva non solo nella circolarità ma anche e soprattutto nel recupero dei rifiuti, come evidenziato nella legge Clean Industrial Deal presentata a Bruxelles per una nuova politica europea industriale dell’UE. 


International Recycling Day is celebrated worldwide on March 18th. This day was created to raise awareness of the importance of the circular economy and the conscious use of resources, encouraging sustainable practices to reduce waste and protect the environment. The event encourages people to pay greater attention to their consumption and waste habits, trying to convey the message that each of us must do our part to make a difference. All countries face the serious challenges of pollution, the depletion of natural resources, and the adverse effects of climate change. International Recycling Day has been recognized by the United Nations as an event that encourages the promotion and importance of recycling, as well as the environmental impacts of waste. The promoters of the national day explain that the use of recycled materials contributes annually to a reduction of approximately 700 million tons of CO2, which could reach one billion by 2030. In addition to environmental benefits, economic benefits could also be achieved. The European Commission aims to make recycling an action plan for competitive decarbonization not only in circularity but also and above all in waste recovery, as highlighted in the Clean Industrial Deal law presented in Brussels for a new EU industrial policy.

foto 1Il ritorno delle materie prime, seconde nell’economia

Il termine sostenibilità ambientale negli ultimi anni è l’espressione più ricorrente nel mondo ambientale; quotidianamente si sente parlare di nuove proposte normative per regolamentare il mercato globale per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impatto che i prodotti e le materie hanno sull’ambiente. Per avere contezza dell’argomento bisogna analizzare tutto il ciclo di vita, dalla produzione all’imballaggio passando per il trasporto, con un’attenzione particolare posta alla gestione del loro smaltimento ed eventuale riutilizzo. Analizzando il fenomeno bisogna chiarirsi sul fatto che, prima o poi, qualsiasi materiale immesso in circolazione sul mercato è destinato a trasformarsi in “rifiuto” – per non parlare del singolo imballaggio –, il cui stato di persistenza nell’ambiente e l’eventuale presenza di sostanze pericolose potrebbero costituire un serio problema per la collettività sia in termini di trattamento che in termini di smaltimento dei rifiuti. Ecco perché si rende assolutamente necessario e non più procrastinabile una modifica al sistema economico esistente per passare dal modello attualmente in uso a quello sicuramente più virtuoso di economia circolare.
Il risultato previsto può essere così raggiunto anche grazie ad una diversa concezione della classificazione dei rifiuti ovverosia una serie di atti da compiere per il trattamento degli stessi sulla base del livello di priorità e di sostenibilità ambientale, una vera e propria “gerarchia dei rifiuti”. L’attenzione non si pone quindi solo sulla necessità di differenziare i rifiuti o riciclare i materiali e recuperare risorse energetiche, ma soprattutto sul tema della prevenzione nella produzione degli stessi. 
Il recupero di una buona qualità di essi è infatti una condizione necessaria per lo sviluppo dei mercati delle materie prime seconde (MPS) i cui mercati secondari sono il meccanismo per garantire che gli sforzi fatti nelle operazioni di gestione dei rifiuti siano compensati dal pieno utilizzo di materiali riciclabili in nuovi processi di produzione mantenendo l’attenzione sugli aspetti qualitativi e garantire il valore delle risorse nei rifiuti raccolti.
Un buon materiale riciclato aumenta la fiducia dei produttori nelle MPS consentendo di ottenere anche prezzi concorrenziali che danno una mano a finanziare i sistemi di riciclo; inoltre, aiuta la chiusura dei cicli dei materiali, obiettivo fondamentale dell’economia circolare. L’alta qualità del riciclo è riconosciuta dalla legislazione eurocomunitaria che introduce il principio “chi inquina paga” 2 e la “responsabilità estesa del produttore” 3.

La Legislazione UE verso un’economia circolare

La Unione Europea ha emanato il c.d. “pacchetto rifiuti”, una serie di norme sulla gestione dei rifiuti per guidare gli Stati membri verso un sistema di economia circolare. All’interno della Direttiva quadro sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE) viene a statuirsi la citata “gerarchia dei rifiuti”, disciplinando misure per proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini nonché prevedendo la riduzione degli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti.
Con tale provvedimento viene introdotto il criterio di priorità di azioni dalla produzione allo smaltimento del rifiuto attraverso le seguenti fasi: 
- prevenzione;
- riutilizzo;
- riciclaggio;
- recupero di altro tipo (es. recupero energia);
- smaltimento.
La successiva Direttiva 2018/851/UE, modificando la precedente 4, pone altri obiettivi, non solo temporali ma anche percentuali, in peso per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. Tra gli obiettivi posti dalla Direttiva ci si attende che la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti urbani dovranno essere aumentati ad un minimo del 55%, 60% e 65% in peso rispettivamente entro il 2025, 2030 e 2035. Inoltre, con le nuove misure i paesi membri UE, in materia di rifiuti, devono impegnarsi a sostenere modelli di produzione e consumo sostenibili incoraggiando la progettazione, la produzione e l’uso di prodotti che siano maggiormente durevoli, riparabili e riutilizzabili, ma anche la riduzione della produzione di rifiuti alimentari come contributo all’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite nella riduzione del 50% dello spreco alimentare pro capite entro il 2030. 

Le buone pratiche per incoraggiare il riciclo

I buoni comportamenti non si dovrebbero avere solo il 18 marzo, ma nel nostro quotidiano.
La parola magica dovrebbe essere “riutilizzare” ovvero dare una seconda vita alle cose, riparandole, scambiandole o trasformarle, con l’impegno quotidiano di ridurre i consumi, dando priorità alla sostenibilità; tutto questo per ridurre la produzione dei rifiuti. Fare una differenziata eccellente, quindi dividere carta, cartone, plastica, vetro, metallo significa migliorare il processo di gestione dei rifiuti. Il miglioramento del riciclo ha infatti diversi impatti positivi:
• sul cambiamento climatico;
• sulla tutela della biodiversità;
• sull’uso del suolo;
• nell’utilizzo di acqua dolce;
• sull’ inquinamento chimico.
Il comune denominatore di essi va ricercato nella riduzione, nell’ utilizzo e sfruttamento delle materie prime, evitando processi di estrazione e trasformazione che impattano negativamente sull’ambiente.

L’Italia e il riciclo: 85,6% del totale trattato

I dati del rapporto “il Riciclo in Italia 2024” presentato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con CONAI 5 e patrocinato dal Ministero dell’ambiente e della Sicurezza energetica vede l’Italia con 137 milioni di tonnellate di rifiuti riciclati corrispondenti all’85,6% di tutto quello trattato 6, vede il nostro Paese guidare la classifica europea con la media UE ferma al 40,8%.
In Italia il tasso di utilizzo di MPS derivante da riciclo sul totale dei materiali consumati - circa il 21% dei materiali utilizzati dall’industria nel 2023 proviene infatti dal riciclo dei rifiuti - è quasi il doppio rispetto alla media europea (11,8%). Anche i dati dei rifiuti derivanti da imballaggi riciclati nel 2023 - risultati pari al 75,3% in aumento rispetto al 2022 del 4,0% - restituiscono un dato importantissimo che supera la media europea con l’obiettivo di riciclo al 65%.
Assolutamente negativo è invece il dato del riciclo dei rifiuti urbani, soprattutto se si applica il nuovo metodo di calcolo europeo: nel 2022 il 49,2%, con un obiettivo europeo del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035.

I Consorzi Nazionali per il Riciclo

Per la materia trattata, assume importanza la disciplina specifica per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio, sia per prevenirne e ridurne l’impatto sull’ambiente ed assicurarne un elevato livello di tutela, sia per garantire il funzionamento del mercato e prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi. Nella normativa ambientale italiana 7 si confermano gli obblighi dei produttori e degli utilizzatori degli imballaggi immessi sul mercato nazionale, prevedendo anche che le imprese possano creare sistemi volontari collettivi per la promozione della raccolta, il ritiro e la gestione finalizzata al riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggi provenienti dalla raccolta differenziata, organizzata dalle Pubbliche Amministrazioni locali.

Per la raccolta differenziata e il riciclo ci sono consorzi specializzati che gestiscono apposite filiere di rifiuti con l’obiettivo di alimentare la gestione circolare degli stessi:

• CONAI per imballaggio di materiali; 
• COMIECO per imballaggio ecologico;
• COREPLA per imballaggi in plastica;
• CIAL per imballaggi in alluminio;
• COREVE per imballaggi in vetro;
• CDC RAEE per apparecchiature RAEE;
• CDCNPA per imballaggi di pile e accumulatori;
• RILEGNO per imballaggi in legno.

Le 7 filiere del riciclo materiali: riciclo in aumento

Il riciclo di imballaggi di carta e cartone è aumentato rispetto agli anni scorsi con un tasso di riciclo che raggiunge il 92%. Anche per la plastica si registra un incremento delle quantità di riciclo pari al 48% degli imballaggi immessi al consumo (obiettivo EU al 2025 del 50%).
Per il vetro si osserva una flessione con il tasso di riciclo che risulta pari al 77,4%, in calo rispetto al 2022, ma ancora al di sopra dei target per il 2030 al 75%. Gli imballaggi in legno hanno raggiunto un riciclo del 65%, più del doppio dei target europei del 25% al 2025 e del 30% al 2030.
Altro dato, poco positivo è la filiera dell’alluminio con un riciclo pari al 70,3% degli imballaggi immessi al consumo, in decremento rispetto al 2022 (73,6%). 
Discorso differente per il rifiuto “organico” che grazie all’integrazione del compostaggio della frazione umida con il processo di digestione anaerobica 8, ha reso possibile ottenere circa 409 milioni di metri cubi di biogas.
Per i RAEE i dati sono assolutamente sconfortanti; infatti essi si attestano al 34% ben lontano dall’obiettivo europeo (65%); stesso discorso in negativo per gli accumulatori e pile (-8,7%).
Con una previsione statistica, si può affermare che nel 2025 si arriverà al riciclo di oltre l’85% degli imballaggi in carta e cartone; oltre l’80% degli imballaggi in acciaio; il 70% degli imballaggi in alluminio; quasi il 64%degli imballaggi in legno; più del 51% degli imballaggi in plastica e bioplastica compostabile e oltre l’81% degli imballaggi in vetro. 
In sintesi, gli obiettivi di riciclo minimo richiesti dalla UE per il 2025 per l’Italia sono sulla buona strada per il raggiungimento.

Focus sul tessile: raccolta molto bassa

La raccolta differenziata (dei rifiuti) del tessile dal 1°gennaio del 2025 è obbligatoria in tutta l’UE. In Italia essa è in vigore dal 2022, ma ad oggi risulta ancora molto bassa a causa sia dei pochi impianti esistenti per il riciclo, sia perché non vi sono ancora consorzi che possano organizzare e supportare l’avvio del processo.
Visti i numeri così bassi di riciclo del tessile, si potrebbero innescare meccanismi non proprio virtuosi come già verificatosi con i rifiuti in plastica per cui ci si potrebbe ritrovare con enormi quantità di materia (rectius rifiuti tessili) stipati in capannoni industriali in disuso o abbandonati nelle aree rurali.
Purtroppo, non si può escludere il delinearsi dello stesso scenario vissuto pochi anni fa quando la Cina impose dal 1° gennaio 2018 uno stop alle importazioni dei rifiuti plastici. La conseguenza di tale scelta fu in Italia un proliferare di depositi zeppi di ogni tipologia di detti rifiuti. Stoccaggi di plastiche, per lo più di natura illecita come dimostrano le molteplici indagini della magistratura, che pian piano finirono per essere consumati dalle fiamme il più delle volte in circostanze sospette. Causa principale del fenomeno, come detto in precedenza, era da addebitarsi sicuramente ma non unicamente, al blocco del mercato d’importazione cinese, per cui lo stesso rischio che si corre oggi con un mercato del (rifiuto) tessile già in difficoltà che non è basato sul riciclo (attualmente in Italia interessa solo alcuni materiali quali: lana vergine o cashmere).
Sulla preparazione per il riutilizzo del mercato internazionale di “seconda mano”, un problema da segnalare è che mentre prima il mercato era libero e, pertanto, vi era meno domanda di prodotti usati e, conseguentemente ridotta raccolta ed assenza di cassonetti, con l’obbligo della differenziata tutto è molto più rigido perché non è più solo il “quando” si raccoglie ma anche il “cosa” a minacciare l’economia e di riflesso l’ambiente.
L’aumento del fast fashion dei prodotti di scarsa qualità nelle raccolte ha purtroppo ridotto la quantità di prodotti da preparare per di più aumentando i costi di gestione di tutto quello che non può essere riutilizzato. Appare evidente in tale analisi un considerevole aumento dei costi di smaltimento in quanto nessuna attività aziendale può permettersi di spendere per troppo tempo più di quello che incassa da quello raccolto e tutto questo potrebbe portare ad un blocco del sistema con un aumento delle gestioni non a norma.

Il quadro normativo in materia di rifiuti

Esattamente cinquant’anni anni fa fu emanata la Direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti. L’Italia ha recepito la direttiva con il DPR 10 settembre 1982, n. 91 facendo chiarezza sul problema dei rifiuti e ponendo le basi per affrontare la grande problematica sulla materia che ha visto la seguente evoluzione:

1. Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, noto come “Decreto Ronchi”, ha sostituito il DPR 915/82 ed ha recepito le Direttive europee emanate negli anni novanta, a seguito del IV Programma di Azione Ambientale: 

• la 91/156/CEE sui rifiuti, che modifica la precedente 75/442/CEE;
• la 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio.

2. Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” o, per gli addetti ai lavori Codice Ambientale o Testo Unico Ambientale (TUA), attualmente in vigore, dopo un lungo iter è stato approvato in via definitiva e successivamente aggiornato, in relazione alle nuove direttive (Direttiva 2008/98/CE) relativa ai rifiuti, abrogando le precedenti.
Il corpus normativo si snoda in sei parti e 318 articoli e modifica la legislazione esistente introducendo la normativa su:

• valutazione di impatto ambientale;
• difesa del suolo;
• tutela delle acque;
• rifiuti e bonifica dei siti inquinati;
• tutela dell’aria;
• risarcimento del danno ambientale.

La parte IV del Codice, che qui occupa, contiene, tra l’altro, le Norme in materia di gestione dei rifiuti che viene prevista avvenga nel rispetto della seguente gerarchia:

• la prevenzione;
• la preparazione per il riutilizzo;
• riciclaggio;
• il recupero di altro tipo, per esempio energetico;
• lo smaltimento.


Che cos’è l’economia circolare

Con il termine “economia circolare”, si vuole indicare, un modello economico nel quale i residui derivanti dalle attività di produzione e consumo sono reinseriti nel ciclo produttivo, secondo un meccanismo di rimpiego delle risorse al fine di ridurre l’impatto sull’ambiente.
Al fine di attuare tale modello economico, l’Unione europea già nel 2015 aveva definito un primo “Piano d’azione per l’economia circolare” che prevedeva una serie di iniziative in materia di:

• finanziamenti necessari;
• progettazione eco-compatibile dei beni; 
• qualità delle risorse e materie prime secondarie;
• riutilizzo delle acque reflue; 
• prevenzione della produzione di nuovi rifiuti e recupero di quelli generati.

I punti che precedono costituiscono il c.d. “Pacchetto economia circolare rifiuti” che nel tempo ha modificato le principali norme comunitarie in materia di rifiuti, ossia:

1. Direttiva 2018/849/UE sui veicoli fuori uso;
2. Direttiva 2018/850/ UE sulle discariche di rifiuti;
3. Direttiva 2018/851/ UE che costituisce la nuova direttiva quadro sui rifiuti;
4. Direttiva 2018/852/ UE che modifica la precedente direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio.
Le nuove direttive sono in vigore dal 4 luglio 2018 9. 

Le novità legislative italiane

La normativa italiana di settore ha visto la seguente evoluzione:

1. Decreto Legge n. 131/2024 convertito con modificazioni in Legge 14 novembre 2024 n. 166, prevede norme che disciplinano la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), con particolare attenzione alla progettazione, comunicazione e informazione nonché alla sensibilizzazione dei consumatori sull’importanza della raccolta separata dei RAEE e sui benefici ambientali ed economici del loro riciclaggio;

2. Decreto Legge n. 84 del 2024, convertito con modificazioni in Legge 8 agosto 2024, n. 115, introduce nuove disposizioni sulle materie prime critiche di interesse strategico, relativamente al procedimento di rilascio di autorizzazione di impianti strategici di riciclaggio;

3. D.M. n. 127/2024 in vigore dal 26 settembre 2024, sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione che sostituisce il precedente n. 152/2022, andando a ridefinire i criteri per la qualifica di rifiuto e ampliando la casistica di utilizzo dei materiali riciclati;

4. Decreto Legge 17 ottobre 2024, n. 153 convertito con modificazioni in Legge 13 dicembre 2024, n. 191, che ha introdotto l’incremento dei membri di rappresentanza delle categorie di imprenditori nel Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali; la previsione che il legale rappresentate dell’impresa possa assumere il ruolo di responsabile tecnico della medesima a condizione che abbia ricoperto il ruolo di legale rappresentante presso la stessa per almeno tre anni consecutivi; aggiunge all’elenco di attività che producono rifiuti anche quelle relative alla cura e manutenzione del verde pubblico.

Legislazione Europea: il riciclo

La legislazione europea avanza lentamente nelle pratiche relative alla gestione dei rifiuti in genere.
A tal proposito si segnala che nel 2024 sono stati approvati i seguenti atti normativi:

- Regolamento sul trasporti transfrontaliero dei rifiuti 10;
- Regolamento relativo alle materie critiche 11;
- Regolamento sulla disciplina dei materiali da costruzione 12;
- Regolamento da Ecodesign 13;
- Direttiva sul diritto alla riparazione 14;
- Direttiva sulla gestione delle acque reflue 15;
- Regolamento di imballaggi e rifiuti di imballaggi 16.

foto 2L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è quello di fare della UE il leader mondiale dell’economia circolare, facendo in modo che un quarto della materia trattata dall’industria europea provenga dai rifiuti. Si tratta di un percorso tutto in salita, perché, secondo i dati dell’European Enviromental Agency, l’impronta materiale per ogni cittadino europeo, 17 ammonta a circa 14 tonnellate mentre il tasso di utilizzo di materia circolare – risorse riciclate rispetto a quelle vergini – è fermo all’11%.
Secondo i dati del dossier curato per Assoambiente l’Italia ha un valore aggiunto nel settore che si aggira intorno al 2,5% del PIL, al di sopra della media europea.
Anche in campo occupazionale il nostro Paese registra il primato per le occupazioni, circa 613.000 lavoratori a tempo indeterminato nei settori del riciclo, riparazione, riutilizzo.

Ciò che ci si aspetta, in conclusione, è il miglioramento dei meccanismi di incentivazione basati su benefici climatici ed energetici con l’utilizzo delle risorse riciclate. Benefici per i quali, all’attualità, non ben si comprende la portata del vantaggio economico né per i produttori di materia riciclata né per chi la utilizza.



1 Istituita nel 2018 dalla Global Recycling Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro di diritto belga. Fondata nel 1948, BIR (The Bureau of International Recycling) è stata la prima federazione a sostenere gli interessi dell'industria del riciclaggio su scala internazionale. Oggi, BIR rappresenta più di 30.000 aziende in tutto il mondo, con un'adesione diretta di oltre 1.000 aziende e 36 associazioni nazionali da 71 paesi. Insieme, questi membri formano la più grande federazione internazionale del riciclaggio.
2 Il principio in esame è esplicitato nell’art. 178 (Principi) del TUA, a mente del quale “1. La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente […] del principio chi inquina paga […]”. Tale principio – richiamato nell’ambito della Parte IV del TUA, dedicata alla gestione dei rifiuti – in realtà trova applicazione con riferimento a tutta normativa ambientale. Il principio “chi inquina paga” – introdotto dalla Direttiva 35/2004 - impone al soggetto che fa correre un rischio di inquinamento all’ambiente, di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione. In altri termini, il soggetto che provoca un danno ambientale ne è responsabile e deve farsi carico di intraprendere le necessarie azioni di prevenzione o di riparazione e di sostenere tutti i costi relativi.
3 Art. 178- quater del D. Lgs n. 152/2006 (TUA). Alla responsabilità estesa del produttore è soggetta qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto).
4 Direttiva 2008/98/CE.
5 CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), è un Consorzio privato che opera senza fini di lucro ed è un sistema che costituisce la risposta delle imprese private ad un problema di interesse collettivo, quale quello ambientale, nel rispetto di indirizzi ed obiettivi fissati dal sistema politico. Al Sistema Consortile aderiscono più di 638.000 imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi.
Nato sulla base del Decreto Ronchi del 1997, il Consorzio ha segnato il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica ad un sistema integrato, che si basa sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, bioplastica e vetro.
CONAI collabora con i Comuni in base a specifiche convenzioni regolate dall’Accordo quadro nazionale ANCI-CONAI e rappresenta per i cittadini la garanzia che i materiali provenienti dalla raccolta differenziata trovino pieno utilizzo attraverso corretti processi di recupero e riciclo.
Le aziende aderenti al Consorzio versano un Contributo obbligatorio che rappresenta la forma di finanziamento che permette a CONAI di intervenire a sostegno delle attività di raccolta differenziata e di riciclo dei rifiuti di imballaggi.
CONAI indirizza l’attività e garantisce i risultati di recupero di sette Consorzi dei materiali: acciaio (Ricrea), alluminio (Cial), carta/cartone (Comieco), legno (Rilegno), plastica (Corepla), bioplastica (Biorepack), vetro (Coreve), garantendo il necessario raccordo tra questi e la Pubblica Amministrazione (https://www.conai.org/chi-siamo/cose-conai/).
6 Rifiuti urbani e speciali, compresi i rifiuti inerti.
7 D. Lgs 152/06 artt. da 217 a 226.
8 La digestione anaerobica è un complesso processo biologico nel quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas. Affinché la biomassa diventi biogas, è necessaria l'azione di diversi tipi microrganismi specializzati.
9 Le Direttive 851 (rifiuti) e 852 (imballaggi) sono state recepite in Italia con il D. Lgs. 3 settembre 2020, n. 116.
10 Reg. (UE) 2024/1157 del 11/04/2024, sulle spedizioni dei rifiuti, è entrato in vigore lo scorso 20 maggio 2024, con lo scopo di rafforzare le norme per prevenire le spedizioni illegali dei rifiuti interno UE e dall’UE, aumentarne la tracciabilità e facilitarne il riciclaggio e riutilizzo, massimizzando il trattamento dei rifiuti per una gestione ecologicamente sostenibile e corretta. Si precisa che, le disposizioni del Regolamento inizieranno ad applicarsi dal 21 maggio 2026 e le norme sull’esportazione a partire dal 21 maggio 2027, fino a tali date si applicheranno le disposizioni del Reg. (CE) n.1013/2006.
11 Reg. (UE) 2024/1252 del 11/04/2024, sulle materie prime critiche (CRMA), in vigore dal 23 aprile 2024, proponendo un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche per l’industria e di ridurre significativamente la dipendenza dell’UE da importazioni da fornitori di un singolo paese.
12 Reg. (UE) 2024/3110 del 27/11/2024, sui materiali da costruzione, in vigore dal 7 gennaio 2025, applicabile dall’8 gennaio 2026, con lo scopo di armonizzare il mercato interno dei materiali da costruzione, definendo gli standard ambientali nel rispetto della commercializzazione, promuovendo il riutilizzo o il riciclo delle opere di costruzione e dei loro materiali dopo la demolizione, favorendo il loro rimpiego.
13 Direttiva n. 2024/1799/UE del 13/06/2024, entrata in vigore il 30 luglio 2024, dovrà essere recepita entro il 31 luglio 2026, essa impone l’obbligo di riparabilità ad una serie di prodotti oggi classificati come apparecchiature elettriche ed elettroniche disponendo che tutti i produttori devono riparare tali prodotti entro un tempo e a un prezzo ragionevole.
14 Direttiva 2024/3019/UE del 27/11/2024, sulla gestione delle acque reflue, che dovrà essere recepita entro 2 anni dall’entrata in vigore.
15 Direttiva 2024/884/UE del 13 marzo 2024, è stata modificata dalla direttiva 2012/19/UE sui rifiuti RAEE.
16 Reg. (UE) 2025/40 del 19/12/2024, sui rifiuti di imballaggio per il riciclo, in vigore dall’11 febbraio 2025 e si applicherà a partire dal 12 agosto 2026 con nuovi obiettivi. Il Reg. fissa nuove norme che vanno a regolamentare tutto il ciclo di vita degli imballaggi. Il primo aspetto affrontato dal Regolamento è la riduzione dell’utilizzo di sostanze pericolose all’interno degli imballaggi, il fabbricante o l’importatore dovrà provvedere affinché sul mercato l’imballaggio sia progettato in modo che il suo peso e il suo volume siano ridotti al minimo. La nuova previsione del Reg. consiste negli obiettivi minimi di riutilizzo, garantendo un sistema di riutilizzo degli imballaggi riutilizzabili, inoltre, viene introdotto in principio secondo il quale tutti gli imballaggi introdotti sul mercato devono essere riciclati, pertanto, ogni imballaggio deve essere stato progettato per essere riciclabile, in modo da ottenere materie prime seconde di qualità. al nuovo Regolamento sugli imballaggi, che in tema di plastica fissa nuovi obiettivi del 35% al 2030 e del 65% al 2040.
17 Il consumo medio di risorse necessarie per produrre beni e servizi.