Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

FORMAZIONE
GLI STANDARD OUTPUT 2023 DEI PRODOTTI LEGNOSI DEI BOSCHI ALTI ITALIANI
03/09/2024
Franco MARI (CREA-PB)
<franco.mari@crea.gov.it>

I servizi ecosistemici sono, di gran lunga, i prodotti più importanti delle foreste. Il taglio razionale delle foreste, quindi, garantisce un'efficiente fornitura di questi servizi e comporta la produzione di legno che è anch'esso un importante prodotto delle foreste. Il legno, infatti, è la principale risorsa di vaste aree interne e montane, nonché il principale input dell'industria del legno. Nonostante questa importanza, in Italia non sono diffusi studi volti a determinare il valore del legno prodotto dalle foreste. Inoltre, la classificazione delle aziende agricole si basa proprio sul calcolo degli Standard Output (SOs) delle attività produttive che in esse vengono svolte. La mancanza degli studi di cui sopra, quindi, impedisce anche la classificazione delle aziende forestali e il loro confronto con le aziende agricole. Alla luce di quanto sopra, l'obiettivo di questo contributo è proprio la determinazione degli SO dei prodotti legnosi della foresta. La metodologia di calcolo utilizzata risponde pienamente all'obiettivo dello studio. I valori ottenuti, infatti, sono congrui e sono stati utilizzati per stimare il valore del legno prodotto dalle foreste di alto fusto italiane.

Ecosystem services are, by far, the most important products of forests. The rational cutting of forests, therefore, guarantees an efficient provision of these services and involves the production of wood which is also an important product of forests. Wood, in fact, is the main resource of vast inland and mountain areas, as well as the main input of the wood industry. Despite this importance, studies aimed at determining the value of wood produced from forests are not widespread in Italy. Furthermore, the classification of farms is based precisely on the calculation of the Standard Outputs (SOs) of the productive activities that are carried out in them. The lack of the above studies, therefore, also prevents the classification of forestry farms and their comparison with farms. Given the above, the objective of this contribution is precisely the determination of the SOs of woody products from forest. The used calculation methodology fully responds to the objective of the study. The values obtained, in fact, are congruous and were used to estimate the value of the wood produced by Italian Tall trees forests.


boscoIntroduzione

I boschi sono biocenosi complesse e molto importanti perché producono beni e servizi essenziali per la vita dell’uomo sulla Terra. Si pensi, ad esempio, alla produzione di ossigeno e allo stoccaggio di anidride carbonica, il principale gas responsabile dell’effetto serra e, quindi, del riscaldamento globale, causa dei cambiamenti climatici. Si pensi, inoltre, alla protezione che essi esercitano sul suolo contro la desertificazione o il dissesto idrogeologico. Si pensi, ancora, alla funzione di regolazione e depurazione delle acque, alla protezione e conservazione della biodiversità, alla funzione ricreativa e ad altri servizi ancora (Jenkins e al., 2018). Dai boschi, inoltre, si ricava anche una vasta gamma di beni materiali quali, ad esempio, la selvaggina, i frutti selvatici, i funghi, i tartufi e, non ultimo, il legno. Con riferimento a quest’ultimo bene, considerato che il suo prelievo comporta il taglio del bosco, va preliminarmente osservato che il prelievo del legno non è in concorrenza con la fornitura dei beni e servizi sopra menzionati, ma è sinergico con essi. Il taglio razionale dei boschi, infatti, comporta il loro ringiovanimento e, quindi, il miglioramento della efficienza nella fornitura dei servizi ecosistemici. Diversi autori, infatti, suggeriscono di aumentare la frequenza del taglio al fine di migliorare la produzione di questi servizi (Tomao et al., 2013). Inoltre, sempre con riferimento al legno, è necessario evidenziare come, nonostante esso rappresenti la principale risorsa di vaste aree interne e, allo stesso tempo, il principale input dell'industria del legno, gli studi riguardanti la stima del suo valore economico non sono, almeno in Italia, molto comuni. Ciò è talmente vero che, come si vedrà meglio in seguito, in Italia è diventato addirittura difficile, per non dire impossibile, conoscere le quantità degli assortimenti legnosi prodotti e i rispettivi prezzi di vendita.

Premesso quanto sopra, l’obiettivo del presente contributo è la stima degli Standard Output (SO) dei prodotti legnosi dei Boschi Alti italiani. Inoltre, considerando che lo SO delle attività produttive è la variabile economica in uso nella UE per la classificazione delle aziende agricole, i risultati dello studio avranno una duplice valenza: illustrare la capacità produttiva dei boschi in termini di valore del legname prodotto e consentire la classificazione tipologica delle aziende forestali.

 

La definizione di SO e la tipologia comunitaria delle aziende agricole

Il concetto di SO, come già accennato, è stato introdotto dalla normativa comunitaria per ragioni legate alla classificazione delle aziende agricole. Il Regolamento (CE) n. 1242/2008 della Commissione (Commissione Europea, 2008), che istituisce una tipologia comunitaria di aziende agricole, infatti, definisce lo SO come il valore normale della produzione lorda annua di una determinata attività agricola in una determinata regione. Valore che deve essere calcolato moltiplicando la produzione fisica dell'attività in esame (prodotti principali e secondari) per i rispettivi prezzi di vendita franco azienda. Il calcolo non include l'IVA, le tasse e i pagamenti diretti sui prodotti. Altre indicazioni fornite dalla normativa citata sono:

  • le produzioni ed i prezzi da utilizzare per la determinazione dello SO devono derivare da medie quinquennali;
  • il periodo di riferimento dello SO è l'anno. Gli SO delle attività agricole che hanno cicli produttivi superiori o inferiori all'anno devono comunque essere rapportati all'anno;
  • lo SO delle attività agricole è un valore unitario perché è riferito ad un ettaro di superficie o ad un capo di bestiame.

    In sintesi, calcolati gli SO delle attività produttive come sopra indicato, la classificazione delle aziende agricole viene effettuata mediante le seguenti due variabili:

  • dimensione economica (DE) dell'azienda: è espressa in euro ed è data dalla somma delle dimensioni economiche di tutte le attività produttive svolte nell'azienda. La dimensione economica di ciascuna attività produttiva aziendale è calcolata moltiplicando il rispettivo SO per la dimensione fisica (ettari o numero di animali) nella quale essa viene svolta in azienda;
  • -orientamento tecnico-economico (OTE) dell’azienda (in inglese Tof, Type of farming): è dato dal contributo di un’attività produttiva (o di un gruppo omogeneo di attività produttive) alla dimensione economica totale dell'azienda.

    Da notare che, dato il funzionamento della Tipologia e noti gli SO dei prodotti legnosi dei boschi, la classificazione delle aziende forestali richiede solo la conoscenza della loro superficie e la ripartizione di questa tra le specie forestali in essa presenti.

     

    Le informazioni necessarie

    Il prezzo di vendita del legno, come noto, dipende dalla specie forestale da cui deriva e dall’assortimento che rappresenta. Le informazioni necessarie per il calcolo degli SO dei boschi, quindi, sono la quantità di legno prodotta dal bosco, la sua ripartizione per specie forestale e per assortimento e i prezzi di vendita dei singoli assortimenti.

    La produzione di legno dei boschi- La quantità di legno prodotta annualmente da un ettaro di bosco dovrebbe essere calcolata rapportando la quantità di legno ottenuta dal taglio del bosco con la superficie di bosco tagliata. Tale quantità, quindi, dovrebbe essere divisa per la durata del turno, cioè per il numero di anni che intercorrono tra due tagli successivi. L’attuazione di questo semplice calcolo, però, è impossibilitata dall’inesistenza di appropriate informazioni statistiche. L’indagine Istat sulle Tagliate e utilizzazioni legnose forestali (Istat, 2015), unica fonte nazionale dei dati in esame, infatti, è ormai sospesa da circa un decennio. Occorre evidenziare, a onor del vero, che, a causa della notevole variabilità dei turni forestali (Messier, 2016; Cutini, 2018), lo svolgimento del calcolo di cui sopra sarebbe stato comunque molto difficoltoso. In ogni caso, data l’impossibilità di procede ad esso, la produzione in esame è stata stimata a mezzo dell'incremento annuo dei boschi. Si tratta dell'aumento del volume di legno che si verifica in un anno in un ettaro di bosco. Nei boschi in condizioni normali, l’aumento in esame assume un valore pressoché costante, tanto da poter essere considerato come la produzione annua del bosco (tuttolegno.eu). Esso, inoltre, è reso disponibile dall’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di carbonio 2015 (Infc 2022) distintamente per tipologia di bosco e per regione. Il suo impiego, quindi, oltre ad essere particolarmente indicato per il calcolo degli SO, ci affranca anche dall’onere della ripartizione dell’incremento annuo tra le specie forestali che compongono il bosco. I dati in esame, unitamente ai rispettivi range di affidabilità, sono illustrati in tabella 1. Gli incrementi annui con valori esterni ai rispettivi range, ovviamente, in quanto outliers, non saranno presi in considerazione ai fini del calcolo degli SO.

    La ripartizione della produzione legnosa tra gli assortimenti - Gli assortimenti legnosi sono le categorie merceologiche in cui vengono classificati i prodotti legnosi del bosco. L’Istat, nel questionario per la rilevazione dei prezzi all’imposto degli assortimenti legnosi (Istat, 2015), li definisce come segue:

  • tondame grezzo. Afferiscono a questa categoria solo i tronchi privi di difetti e, quindi, idonei alla lavorazione. In funzione della loro destinazione produttiva, vengono distinti in: tronchi per uso tal quale (produzione di travi), tronchi da trancia (produzione di piallacci), tronchi da sfoglia (produzione di compensati) e tronchi da sega (produzione di tavole);
  • legno per pasta e pannelli. E’ anche detto legno da triturazione perché la produzione a cui è destinato (pannelli a base di legno, carta e cellulosa) prevede la sua triturazione. Per il legno afferente a questa categoria, l'Istat prevede un diametro di almeno 3 centimetri;
  • altri assortimenti. Afferisce a questa categoria la cosiddetta “paleria minuta”, cioè le cime degli alberi, o anche i rami principali privi di curvatura, ma con diametro troppo piccolo per appartenere alla categoria dei tondami. I possibili utilizzi di questo legname sono molteplici: tutori per piantagioni, pali per recinzioni, manici per attrezzi da lavoro, ecc.;
  • legna per combustibili. Afferiscono alla categoria la legna da ardere e il legname per la produzione di pellet (Mipaaf, 2012). Per la legna da ardere, l'Istat prevede un diametro di almeno 4 centimetri e una lunghezza di circa un metro.

    Nel loro insieme, i primi tre assortimenti vengono definiti anche “legname da lavoro”, perché destinati ad usi industriali, soprattutto edili. La legna per combustibili, invece, essendo destinata a produrre energia, viene anche definita “legna ad uso energetico”. Questa precisazione, apparentemente solo formale, è in realtà molto importante perché evidenzia che i due gruppi di assortimenti in esame afferiscono a mercati diversi, spesso anche caratterizzati da andamenti dei prezzi contrastanti.

    Premesso quanto sopra, la Tabella 2 riporta la composizione percentuale media degli assortimenti legnosi ottenuti dal taglio dei boschi italiani nel quinquennio 2011-2015 (Istat, 2011-2015). Come si vede, gli aspetti macroscopici evidenziati dalla tabella sono i seguenti:

  • la bassa percentuale della produzione di legno destinata al legname da lavoro, in particolare al tondame;
  • l’elevata variabilità dei dati evidenziata dalla deviazione standard.

    Il primo aspetto, riscontrabile anche dalle statistiche Eurostat (Eurostat, 2021) ed evidente soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, non può che essere attribuito alle difficoltà che l’industria italiana del legno, tra le più performanti in Europa, incontra nell’approvvigionamento di materie prime sul mercato interno (Mancini, 2022). È chiaro, quindi, che il mercato italiano del legno è caratterizzato da un’offerta molto statica (Mori, 2022). Variazioni apprezzabili di questa, quindi, si verificano solo a seguito di eventi particolari come è stato, ad esempio, il caso della tempesta Vaia che, in quanto tali, sono destinate a essere riassorbite in breve tempo (Zanotelli, 2022). Un’analisi approfondita di queste importanti questioni, tuttavia, esula dagli obiettivi del presente contributo. Riguardo alla variabilità dei dati, invece, già di per sé in dissonanza con quanto appena detto, date le dimensioni con le quali si manifesta, non può che essere imputata ad anomalie presenti nei dati stessi. Anomalie che, date le segnalazioni di Istat, potrebbero derivare dalle indisponibilità dei dati che, nel quinquennio in esame, si sono verificate per alcune province e regioni. L’analisi dei dati a livello di circoscrizione geografica, tuttavia, evidenzia che i valori assunti dalla deviazione standard sono generalmente inferiori a quelli delle rispettive medie o, comunque, molto contenuti. Ciò significa che, al livello territoriale in esame, la composizione percentuale degli assortimenti legnosi illustrata in tabella è attendibile. Si evidenzia, al riguardo, che essa è dello stesso ordine di grandezza di quella derivante dai dati del Capitolo 30 (Produzioni forestali) dell’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2015 (Crea, 2017). In considerazione della staticità dell’offerta sopra accennata, quindi, si assume che i dati per circoscrizione riportati in tabella 2 siano, oltreché attendibili, ancora attuali.

    I prezzi di vendita degli assortimenti legnosi - La carenza di informazioni generata dalla sospensione delle statistiche Istat in ambito forestale, ovviamente, non riguarda solo la conoscenza delle quantità prodotte dei diversi assortimenti legnosi ma anche e soprattutto quella dei rispettivi prezzi di vendita. Come ben spiegato nel “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia” (RaFItalia 2017-2018), infatti, l’ampio ricorso alle importazioni da parte dell’industria italiana del legno ha reso di scarso interesse la produzione nazionale degli assortimenti del legno da lavoro, tanto che i loro prezzi non vengono neanche monitorati. Questa situazione generale presenta qualche eccezione solo al Nord (Trento, Bolzano e Aosta) e, per la legna da ardere, anche in alcune province (Camere di Commercio) del Centro e del Sud. Queste poche eccezioni, quindi, sono pressoché esaustive dello scenario dei prezzi degli assortimenti legnosi oggi disponibile in Italia. Scenario, quindi, del tutto inadeguato al calcolo degli SO dei prodotti legnosi dei boschi. Il raggiungimento di questo obiettivo, pertanto, ha comportato la stima dei prezzi di vendita degli assortimenti legnosi. A tale scopo, sono state calcolate le medie quinquennali 2011-15 dei prezzi Istat, distinte per circoscrizione, assortimento legnoso e specie forestale. Tali prezzi medi, quindi, sono stati trasformati in numeri indici (indici territoriali) utilizzando come prezzo base quello del tondame grezzo di abete bianco nella circoscrizione Nord. La stima dei prezzi del legname da lavoro nel 2023, quindi, è stata effettuata moltiplicando i suddetti numeri indici per il valore che l'assortimento base ha assunto nel secondo trimestre del 2023. A tale scopo l'assortimento base è stato equiparato all’Assortimento unico, all’imposto, di “Abete bianco del Trentino”, pari a 86,65 €/m3 (Portale del legno trentino, 2023). I dati sopra citati sono illustrati nella tabella 3. I prezzi della legna da ardere sono stati esclusi dalla stima perché, come già detto, generati da un mercato diverso da quello del legname da lavoro. Per questo assortimento, quindi, è stato assunto il prezzo medio nazionale di 132 €/m3, che deriva da quello pubblicato da “Energia dal legno” (139 €/t per legna da ardere al 50% di umidità nell'aprile 2023) moltiplicato per un tasso di conversione peso/volume pari a 0,95 (Punto calore). Da notare che oggi, contrariamente al passato, la legna da ardere è l'assortimento con il prezzo di vendita più elevato.

     

    I risultati dello studio

    Rese disponibili le informazioni di cui al paragrafo precedente, lo SO di ciascuna specie forestale (bosco misto compreso) in ciascuna regione è stato calcolato sommando i valori ottenuti dai prodotti tra l'incremento annuo della specie in esame, la composizione percentuale media degli assortimenti legnosi da esso ritraibili e i prezzi di vendita degli stessi. A tal fine, dato che le informazioni Infc e Istat si riferiscono a specie forestali non sempre perfettamente allineate, esse sono state abbinate come evidenziato nella tabella 4. Come già detto, tutte le combinazioni tra specie forestali e regioni per le quali gli incrementi annuali assumono valori anomali (outliers) sono state esclusi dal calcolo. Gli SO ottenuti sono illustrati in tabella 5. Per un esame dettagliato degli stessi si rimanda all'analisi della tabella. Da un esame complessivo, tuttavia, emerge un quadro di valori coerente e adeguato. Si ritiene pertanto che essi possano essere proficuamente utilizzati sia per la stima del valore del legno prodotto dai boschi italiani, che per la classificazione delle aziende forestali. Si evidenzia, al riguardo, che, nelle combinazioni tra regioni e specie forestali prive di propri valori di SO, le operazioni di cui sopra possono essere effettuate mediante i valori di SO riferiti alle circoscrizioni geografiche alle quali le combinazioni in esame afferiscono. In tabella 6, infine, gli SO medi dei boschi alti sono stati utilizzati per il calcolo del valore del legno prodotto dai boschi nelle diverse regioni italiane. Questo valore, come si vede, pari a oltre 4,1 miliardi di euro a livello Italia (0,21% del PIL), è tutt'altro che trascurabile. Dall'ultima colonna della tabella, tuttavia, emerge che le utilizzazioni legnose, sempre a livello nazionale, non raggiungono neanche il 25% del valore prodotto. Ciò, evidentemente, rappresenta un problema per l’economia italiana che, prima o poi, dovrà essere affrontato.

     

    Considerazioni finali

    L’obiettivo dello studio è stato il calcolo degli SO delle produzioni legnose dei boschi italiani. Il raggiungimento di questo obiettivo comporta la conoscenza della quantità di legname prodotta da un ettaro di bosco in un anno, la ripartizione di tale produzione tra gli assortimenti legnosi e il prezzo di vendita degli assortimenti. Tutte variabili di non facile determinazione a causa della sospensione, ormai da circa un decennio, delle statistiche Istat sulla selvicoltura. La produzione legnosa dei boschi, quindi, è stata stimata a mezzo dell'incremento annuo di volume reso disponibile dall'INFC 2015. Per il riparto della produzione legnosa tra gli assortimenti, invece, considerata la staticità dell'offerta italiana degli assortimenti legnosi, si è ipotizzato che la loro attuale composizione percentuale potesse ancora essere rappresentata da quella evidenziata dalla media delle statistiche Istat 2011-15. Si è visto, infatti, che a livello di circoscrizione geografica, i dati di queste statistiche sono sufficientemente affidabili. I prezzi di vendita degli assortimenti legnosi, infine, sono stati stimati aggiornando ad oggi i prezzi rilevati dalle indagini Istat sopra citate.

    Rese disponibili le informazioni di cui sopra, lo SO di ciascuna specie forestale in ciascuna regione è derivato dalla sommatoria dei valori ottenuti dai prodotti tra l'incremento annuo di volume, la composizione percentuale media degli assortimenti e i prezzi di vendita di questi ultimi. I valori ottenuti sono coerenti e congrui. Essi, quindi, possono essere impiegati sia per il calcolo del valore del legno prodotto dai boschi che per la classificazione delle aziende forestali. Alcune considerazioni conclusive, tuttavia, si ritengono necessarie. La prima considerazione è che la congruità degli SO in esame deriva, paradossalmente, principalmente dall'elevata percentuale di produzione di legna da ardere. Questo assortimento, infatti, è normalmente tra i meno remunerativi del mercato. L'attuale congiuntura economica, tuttavia, caratterizzata principalmente dalla crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina e, ora, anche da quella in Medio Oriente, ha portato ad un aumento significativo dei prezzi dei beni energetici e, quindi, anche di quello della legna da ardere. La seconda considerazione, invece, riguarda l'apparente contraddizione tra la congruità dei valori calcolati ed i bassissimi livelli delle utilizzazioni forestali. Come visto, infatti, nella media nazionale le utilizzazioni forestali non raggiungono nemmeno il 25% del valore dell'incremento annuo del bosco. Ciò, peraltro, in presenza di un'industria del legno (principalmente l'industria del mobile) che l'unica difficoltà che sembra avere è proprio nell'approvvigionamento della materia prima. È evidente, quindi, che il punto debole della filiera italiana del legno è da cercare proprio all’inizio della filiera, cioè nell’insieme dei fattori che, contribuendo ad aumentare i costi di esbosco, rendono le utilizzazioni forestali scarsamente remunerative anche in presenza di un congruo valore del legno. Alcuni di questi fattori, come ad esempio l'orografia, sono ovviamente immutabili. Su altri, invece, quali la scarsa diffusione delle strade forestali, la ridotta superficie delle aziende forestali private e il conseguente assenteismo dei loro proprietari, gli elevati investimenti necessari per la modernizzazione delle imprese forestali, ecc., si può lavorare. La volontà di rilancio del settore forestale italiano, quindi, dovrà essere misurata dall’impegno che i governi che si succederanno spenderanno nella rimozione questi fattori.

     

    Riferimenti bibliografici

  • Arma dei Carabinieri e Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (2022), Inventario nazionale forestale e dei serbatoi forestali di carbonio 2015 – INFC2015. https://www.inventarioforestale.org/it/statistiche_INFC/
  • Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (2017), Annuario dell’agricoltura italiana 2015

    https://www.crea.gov.it/documents/68457/0/Annuario_2015_DEF_web.pdf/0a7fe5ce-0ff5-b6a7-2761-990514c3f75b?t=1562945930788

  • Cutini A., Fabio G., (2018), I cedui oltre turno: quale gestione oltre le definizioni? Workshop “Gestione dei boschi cedui: avanzamenti tecnico-scientifici e applicazioni operative”.

    file:///C:/Users/ICS%20Eduardo/Downloads/PRESENTAZIONE_CUTINI_FABBIO%20(6).pdf

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  • Eurostat, (2021), Wood products – production and trade – Statistcs Explained. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Wood_products_-_production_and_trade
  • Istat (2015), Prezzi mercantili all’ingrosso degli assortimenti legnosi, 2007-2015.
  • Istat (2015), Rilevazione dei prezzi all’imposto degli assortimenti legnosi (Mod. ISTAT/FOR. 209) https://siqual.istat.it/SIQual/files/ISTATFOR_209.pdf?ind=7779958&cod=4820&progr=1&tipo=4
  • Istat (2015), Tagliate e utilizzazioni legnose forestali, 2007-2015.
  • Jenkins M., Schaap B., 2018, Forest Ecosystem Services, Background study prepared for the thirteenth session of the United Nations Forum on Forests.

    https://www.un.org/esa/forests/wp-content/uploads/2018/05/UNFF13_BkgdStudy_ForestsEcoServices.pdf

  • Mancini (2022), Industria del legno senza materia prima: «Serve il blocco dell’export di tronchi dalla Ue», Il Sole 24 Ore.

    https://www.ilsole24ore.com/art/industria-legno-senza-materia-prima-serve-blocco-dell-export-ue-AE2LMkLB?refresh_ce

  • Messier, C., Puettmann, K., Filotas, E. et al. (2016), Dealing with Non-linearity and Uncertainty in Forest Management. Curr Forestry Rep 2, 150–161 (2016).

    https://doi.org/10.1007/s40725-016-0036-x

  • Mipaaf (2012), Piano della filiera legno 2012-14. Documento di sintesi. PIANO_DI_SETTORE_filiera_legno_DEFINITIVO_10_04_12.pdf
  • Mori P., (2022), Mercato del legno: sappiamo come funziona?, Sherwood. https://www.rivistasherwood.it/t/servizi-ecosistemici/mercato-del-legno-come-funziona.html
  • Portale del legno trentino (2023), Andamento dei mercati di legname tondo in Trentino, 2° trimestre 2023. https://www.legnotrentino.it/documenti/Andamenti%20Mercato/2023/2023_2_trim_mercati_tn_.pdf
  • Punto calore, Peso legna da ardere

    https://www.puntocalore.it/peso-legna-da-ardere/

  • RaFItalia 2017-2018 (2019), Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia, https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19231
  • Tomao A., Carbone F., Marchetti M., Santo Puoli G., Angelaccio C., Agrimi M. (2013) Boschi, alberi forestali, esternalità e servizi ecosistemici. L’Italia Forestale e Montana, 68 (2): 57-73. http://dx.doi.org/10.4129/ifm.2013.2.01
  • Tutto Legno.

    https://www.tuttolegno.eu/glossario-vocabolario-del-legno/685-incremento-boschivo.html

  • Zanotelli G, (2022) Dove è finito il legname di Vaia? https://www.ildolomiti.it/ambiente/2022/dove-e-finito-il-legname-di-vaia-quasi-il-20-venduto-allestero-zanotelli-le-segherie-trentine-non-sarebbero-riuscite-a-utilizzare-tutto-il-materiale-nemmeno-in-4-anni

 

Tab. 1 – Incrementi annui per tipo di Bosco Alto (m3/ha) e relativi range di affidabilità

Boschi di larice e cembro

Boschi di abete rosso

Boschi di abete bianco

Pinete di pino silvestre e montano

Pinete di pino nero, laricio e loricato

Pinete di pini mediterranei

Altri boschi di conifere, pure o miste

Faggete

Querceti di rovere, roverella e farnia

Cerrete, farnetto, fragno e vallonea

Castagneti

Ostrieti e carpineti

Boschi igrofili

Altri boschi caducifogli

Leccete

Sugherete

Altri boschi di latifoglie sempreverdi

Non classificato

Totale Boschi Alti

Piemonte

2,8

7,2

7,3

3,2

3,3

1,1

4,8

4,2

2,9

4,4

5,5

3,0

5,8

4,0

1,8

4,2

Valle d'Aosta

3,3

5,1

4,9

2,7

3,3

4,5

3,0

4,6

3,0

3,6

Lombardia

4,2

8,8

10,0

3,9

7,0

4,8

5,7

4,9

6,7

7,9

3,1

5,8

5,8

2,4

3,3

5,9

Alto Adige

3,8

7,4

7,5

4,9

0,8

4,9

2,8

2,7

4,7

6,8

7,0

3,1

5,9

Trentino

3,4

8,5

8,1

3,2

3,5

4,9

3,5

6,7

3,9

15,0

6,8

1,8

6,0

Veneto

4,1

8,1

9,1

2,8

3,5

6,8

5,9

5,1

5,0

4,4

4,0

4,4

4,6

5,6

Friuli V.G.

2,9

9,5

8,0

2,5

3,1

1,9

4,4

4,9

3,1

10,3

3,4

3,3

5,9

5,2

Liguria

3,6

7,7

12,2

3,1

4,9

1,6

9,6

5,0

2,3

3,6

4,0

2,8

3,7

2,8

2,1

0,2

3,4

Emilia R.

16,2

10,4

4,7

6,6

3,0

7,3

5,6

2,4

3,2

4,7

3,2

5,1

3,8

5,6

4,0

Toscana

26,6

11,7

9,9

7,8

3,4

7,3

5,6

2,1

2,7

4,5

3,3

3,9

3,7

2,3

1,6

1,2

4,0

3,4

Umbria

5,3

4,1

3,0

6,5

2,8

1,7

3,0

3,0

2,3

6,5

2,6

2,8

2,6

Marche

8,3

3,8

3,8

4,4

4,8

2,4

3,6

4,3

2,8

7,0

3,5

4,4

3,4

Lazio

28,7

5,0

2,8

7,8

4,7

2,0

3,9

5,7

2,7

4,0

3,3

2,1

1,5

1,0

3,9

3,4

Abruzzo

6,1

10,5

5,0

4,5

4,7

4,8

5,0

2,6

4,0

6,8

3,0

4,7

2,8

4,3

4,7

0,5

3,8

Molise

6,5

4,3

3,9

5,8

2,9

4,6

8,5

4,9

3,3

4,5

1,1

4,1

Campania

7,1

4,6

1,9

8,2

2,6

4,8

5,6

4,3

7,4

4,4

4,3

5,1

0,5

4,0

5,0

Puglia

12,4

2,8

5,8

6,5

2,2

2,0

2,1

2,6

6,9

3,6

1,9

1,9

6,7

2,7

Basilicata

10,6

5,2

3,3

4,6

6,2

2,1

3,8

7,1

3,0

2,9

3,4

2,0

7,7

6,8

3,7

Calabria

14,9

8,8

3,3

11,7

7,9

3,8

5,1

5,7

1,3

4,3

6,6

4,9

3,1

2,3

8,1

6,2

Sicilia

3,1

3,7

4,1

4,3

1,8

2,5

5,2

1,8

0,9

1,6

4,3

0,7

2,1

2,6

Sardegna

5,3

2,8

4,1

1,3

4,2

3,3

0,4

2,0

1,2

0,9

0,2

1,7

 

Range di affidabilità dei dati

1° Quartile

3,2

7,4

7,6

3,0

3,5

2,8

4,4

4,8

2,1

3,1

4,3

2,8

3,6

3,0

2,0

1,3

1,1

1,5

3,4

3° Quartile

3,9

9,5

10,6

4,9

6,6

3,8

7,3

5,8

3,0

4,5

6,7

3,7

6,6

4,5

4,3

2,7

2,4

4,7

5,2

IQR

0,7

2,1

3,0

1,9

3,1

1,0

2,9

1,1

0,9

1,4

2,4

0,9

3,0

1,5

2,3

1,5

1,3

3,2

1,8

Limite inferiore

2,2

4,3

3,2

0,2

-1,2

1,3

0,1

3,2

0,8

1,0

0,7

1,4

-0,9

0,8

-1,5

-0,9

-0,9

-3,3

0,7

Limite superiore

4,9

12,7

15,0

7,8

11,3

5,3

11,7

7,4

4,4

6,6

10,3

5,0

11,0

6,8

7,8

4,9

4,4

9,5

7,9

Fonte: Nostra elaborazione su dati Infc 2015

 


 

Tab. 2 – Composizione percentuale media degli assortimenti legnosi italiani nel quinquennio 2011-15

Media

Deviazione standard

Tondame grezzo

Legname per pasta e pannelli

Altri assortimenti

Legname per uso energetico

Tondame grezzo

Legname per pasta e pannelli

Altri assortimenti

Legname per uso energetico

1

Piemonte

11

22

67

0

0

0

0

1

Valle d'Aosta

10

2

3

85

20

6

12

77

1

Lombardia

39

12

3

46

24

2

27

47

1

Liguria

5

29

6

60

8

43

1

51

1

Alto Adige

18

32

16

34

145

104

31

26

1

Trentino

33

6

24

37

45

41

46

25

1

Veneto

44

9

47

44

1

16

43

1

Friuli V.G.

16

25

17

42

34

6

23

47

1

Emilia R.

1

2

97

0

0

1

100

2

Toscana

3

14

2

81

20

48

15

78

2

Umbria

100

0

1

1

100

2

Marche

1

99

0

0

2

98

2

Lazio

4

3

5

88

2

12

17

84

3

Abruzzo

1

1

98

2

1

3

99

3

Molise

1

99

4

0

2

98

3

Campania

5

5

17

73

9

13

15

84

3

Puglia

100

0

0

0

100

3

Basilicata

100

0

0

0

100

3

Calabria

15

52

33

3

Sicilia

13

7

16

64

22

8

21

90

3

Sardegna

2

1

97

6

1

5

92

1

Nord

25

15

10

50

6

14

4

46

2

Centro

3

7

2

88

3

4

3

55

3

Sud

4

2

8

86

 

5

2

5

66

Fonte: Nostra elaborazione su dati Istat


 

Tab. 3 – Prezzi all’imposto e numeri indice dei prezzi del legname da lavoro

Larice

Abete rosso

Abete bianco

Pino silvestre

Pino laricio

Pino marittimo

Faggio

Rovere

Cerro

Castagno

Pioppo

Altre latifoglie

Altre querce

Media

Media dei prezzi Istat del quinquennio 2011-15 (€/m3)

Tondame grezzo

Nord

66

58

62

50

68

46

57

67

53

56

51

48

54

57

Centro

51

56

47

45

48

69

66

70

101

64

84

73

64

Sud

21

41

21

48

49

76

69

81

100

66

69

76

60

Legname per paste e pannelli

Nord

46

40

43

44

46

31

48

48

46

51

47

48

51

45

Centro

24

24

21

24

24

48

47

47

49

47

47

48

37

Sud

21

23

21

27

29

57

51

53

57

54

55

57

42

 

Altri assortimenti

Nord

38

36

39

39

32

28

49

48

49

51

48

51

48

43

Centro

33

22

29

32

33

55

60

58

67

54

63

54

47

Sud

21

27

21

26

26

62

52

49

66

52

56

50

42

Numeri indici dei prezzi medi quinquennali 2011-15

Tondame grezzo

Nord

1,1

0,9

1,0

0,8

1,1

0,8

0,9

1,1

0,9

0,9

0,8

0,8

0,9

0,9

Centro

0,8

0,9

0,8

0,7

0,8

1,1

1,1

1,1

1,6

1,0

1,4

1,2

1,0

Sud

0,3

0,7

0,3

0,8

0,8

1,2

1,1

1,3

1,6

1,1

1,1

1,2

1,0

Legname per paste e pannelli

Nord

0,7

0,6

0,7

0,7

0,7

0,5

0,8

0,8

0,7

0,8

0,8

0,8

0,8

0,7

Centro

0,4

0,4

0,3

0,4

0,4

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,6

Sud

0,3

0,4

0,3

0,4

0,5

0,9

0,8

0,9

0,9

0,9

0,9

0,9

0,7

Altri assortimenti

Nord

0,6

0,6

0,6

0,6

0,5

0,5

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,8

0,7

Centro

0,5

0,4

0,5

0,5

0,5

0,9

1,0

0,9

1,1

0,9

1,0

0,9

0,8

Sud

0,3

0,4

0,3

0,4

0,4

1,0

0,8

0,8

1,1

0,9

0,9

0,8

0,7

Stima dei prezzi del legname al 2023 (€/m3)

Tondame grezzo

Nord

93

81

87

70

95

65

80

93

75

79

72

68

76

80

Centro

72

79

66

63

67

97

92

99

141

90

118

103

90

Sud

29

58

29

68

69

107

97

114

140

93

97

107

84

Legname per paste e pannelli

Nord

64

56

60

61

64

44

68

67

64

71

65

67

71

63

Centro

34

34

30

33

33

67

66

65

69

66

65

67

52

Sud

29

32

29

38

41

80

72

75

81

76

77

80

59

Altri assortimenti

Nord

53

50

54

55

45

40

69

68

69

72

68

72

67

60

Centro

47

31

41

44

46

78

84

82

94

75

89

75

66

Sud

 

29

38

29

37

37

87

73

70

93

74

79

70

60

Fonte: Nostra elaborazione su dati di fonti diverse

 

 


 

Tab. 4 - Abbinamento tra i dati Infc e Istat

Infc

Istat

1

Larice e cembro

Larice

2

Abete rosso

Abete rosso

3

Abete bianco

Abete bianco

4

Pino silvestre e montano

Pino silvestre

5

Pino nero, laricio e loricato

Pino laricio

6

Pini mediterranei

Pini marittimo e altri pini

7

Altre conifere, pure o miste

Altre conifere

8

Faggio

Faggio

9

Rovere, roverella e farnia

Rovere

10

Cerro, farnetto, fragno e vallonea

Cerro

11

Castagno

Castagno

12

Ostrieti e carpineti

Altre latifoglie

13

Boschi igrofili

Pioppo

14

Altri boschi caducifogli

Altre latifoglie

15

Leccete

Altre querce

16

Sugherete

17

Altri boschi di latifoglie sempreverdi

Altre latifoglie

18

Non classificato

 

19

Totale Boschi alti

Media

Fonte: Nostra elaborazione su dati di fonti diverse

 

 


 

Tab. 5 - Standard Output dei prodotti legnosi dei Boschi Alti italiani (€/ha)

Boschi di larice e cembro

Boschi di abete rosso

Boschi di abete bianco

Pinete di pino silvestre e montano

Pinete di pino nero, laricio e loricato

Pinete di pini mediterranei

Altri boschi di conifere, pure o miste

Faggete

Querceti di rovere, roverella e farnia

Cerrete, boschi di farnetto, fragno e vallonea

Castagneti

Ostrieti e carpineti

Boschi igrofili

Altri boschi caducifoglie

Leccete

Altri boschi di latifoglie sempreverdi

Totale Boschi Alti

1

Piemonte

292

719

745

314

343

481

433

308

445

570

304

583

401

426

1

Valle d'Aosta

344

509

500

265

343

464

319

477

300

365

1

Lombardia

438

878

1.020

383

727

481

588

521

819

314

583

581

246

598

1

Alto Adige

396

739

765

481

505

297

280

476

683

701

598

1

Trentino

354

848

826

314

364

505

372

695

395

681

184

608

1

Veneto

427

808

928

275

364

608

518

445

402

441

471

568

1

Friuli V.G.

302

948

816

246

322

176

441

505

329

1.068

344

332

591

527

1

Liguria

375

768

1.245

305

509

149

962

515

244

364

415

283

372

280

215

345

1

Emilia R.

1.061

462

686

279

731

577

255

324

487

324

512

381

573

406

2

Toscana

1.422

946

413

886

702

263

338

572

414

488

466

288

151

421

2

Umbria

642

497

364

789

213

376

381

288

813

328

351

322

2

Marche

1.010

461

461

534

601

301

451

546

351

875

441

552

421

2

Lazio

606

340

947

589

250

489

724

338

500

416

263

126

421

3

Abruzzo

717

1.255

588

540

564

571

632

324

501

871

375

586

351

538

467

3

Molise

777

516

468

733

361

576

1.089

613

411

564

138

504

3

Campania

852

552

226

324

601

718

538

922

551

538

63

615

3

Puglia

336

690

821

274

250

269

325

860

451

238

239

332

3

Basilicata

1.267

624

396

547

783

262

476

910

375

361

426

250

455

3

Calabria

1.781

1.056

396

1.392

474

638

730

536

827

613

289

762

3

Sicilia

372

444

488

543

224

313

666

225

112

200

538

264

320

3

Sardegna

636

336

488

162

538

411

250

113

209

1

Nord

366

777

878

338

457

201

619

522

331

378

592

361

495

484

361

246

493

2

Centro

1010

1422

642

627

395

789

631

257

414

556

348

669

413

364

138

397

3

Sud

 

717

1270

588

656

437

629

702

301

479

724

409

525

481

388

193

458

Fonte: Nostra elaborazione su dati di fonti diverse

 

 


 

Tab. 6 – Valore del legno prodotto dai Boschi Alti italiani nel 2023 e percentuali delle utilizzazioni forestali

Superfici dei Boschi Alti

Standard Output dei Boschi Alti

Valore degli assortimenti legnosi

Utilizzazioni forestali

(ha)

(€/ha)

(€)

(%)

Piemonte

869.773

426

370.340.295

28,6

Valle d’Aosta

99.243

365

36.219.975

11,1

Lombardia

596.836

598

356.987.310

3,4

Alto Adige

339.270

598

202.928.585

27,1

Trentino

373.259

608

227.042.570

48,3

Veneto

411.427

568

233.575.115

57,1

Friuli V.G.

323.362

527

170.466.122

13,5

Liguria

342.793

345

118.156.228

55,9

Emilia Romagna

578.852

406

234.732.533

40,0

Toscana

1.028.665

421

433.368.526

17,6

Umbria

383.928

322

123.688.015

61,5

Marche

284.904

421

120.027.829

41,2

Lazio

558.060

421

235.106.317

23,5

Abruzzo

408.616

467

190.844.157

13,2

Molise

150.533

504

75.856.967

0,0

Campania

400.763

615

246.284.753

20,0

Puglia

142.248

332

47.205.199

0,0

Basilicata

286.498

455

130.287.641

13,5

Calabria

492.771

762

375.505.873

14,5

Sicilia

284.731

320

90.988.814

3,8

Sardegna

600.255

209

125.419.369

23,5

Italia

8.956.787

 

4.145.032.195

24,6

Fonte: Nostra elaborazione su dati di fonti diverse