-orientamento tecnico-economico (OTE) dell’azienda (in inglese Tof, Type of farming): è dato dal contributo di un’attività produttiva (o di un gruppo omogeneo di attività produttive) alla dimensione economica totale dell'azienda.Da notare che, dato il funzionamento della Tipologia e noti gli SO dei prodotti legnosi dei boschi, la classificazione delle aziende forestali richiede solo la conoscenza della loro superficie e la ripartizione di questa tra le specie forestali in essa presenti.
Le informazioni necessarie
Il prezzo di vendita del legno, come noto, dipende dalla specie forestale da cui deriva e dall’assortimento che rappresenta. Le informazioni necessarie per il calcolo degli SO dei boschi, quindi, sono la quantità di legno prodotta dal bosco, la sua ripartizione per specie forestale e per assortimento e i prezzi di vendita dei singoli assortimenti.
La produzione di legno dei boschi- La quantità di legno prodotta annualmente da un ettaro di bosco dovrebbe essere calcolata rapportando la quantità di legno ottenuta dal taglio del bosco con la superficie di bosco tagliata. Tale quantità, quindi, dovrebbe essere divisa per la durata del turno, cioè per il numero di anni che intercorrono tra due tagli successivi. L’attuazione di questo semplice calcolo, però, è impossibilitata dall’inesistenza di appropriate informazioni statistiche. L’indagine Istat sulle Tagliate e utilizzazioni legnose forestali (Istat, 2015), unica fonte nazionale dei dati in esame, infatti, è ormai sospesa da circa un decennio. Occorre evidenziare, a onor del vero, che, a causa della notevole variabilità dei turni forestali (Messier, 2016; Cutini, 2018), lo svolgimento del calcolo di cui sopra sarebbe stato comunque molto difficoltoso. In ogni caso, data l’impossibilità di procede ad esso, la produzione in esame è stata stimata a mezzo dell'incremento annuo dei boschi. Si tratta dell'aumento del volume di legno che si verifica in un anno in un ettaro di bosco. Nei boschi in condizioni normali, l’aumento in esame assume un valore pressoché costante, tanto da poter essere considerato come la produzione annua del bosco (tuttolegno.eu). Esso, inoltre, è reso disponibile dall’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di carbonio 2015 (Infc 2022) distintamente per tipologia di bosco e per regione. Il suo impiego, quindi, oltre ad essere particolarmente indicato per il calcolo degli SO, ci affranca anche dall’onere della ripartizione dell’incremento annuo tra le specie forestali che compongono il bosco. I dati in esame, unitamente ai rispettivi range di affidabilità, sono illustrati in tabella 1. Gli incrementi annui con valori esterni ai rispettivi range, ovviamente, in quanto outliers, non saranno presi in considerazione ai fini del calcolo degli SO.
La ripartizione della produzione legnosa tra gli assortimenti - Gli assortimenti legnosi sono le categorie merceologiche in cui vengono classificati i prodotti legnosi del bosco. L’Istat, nel questionario per la rilevazione dei prezzi all’imposto degli assortimenti legnosi (Istat, 2015), li definisce come segue:
l’elevata variabilità dei dati evidenziata dalla deviazione standard.Il primo aspetto, riscontrabile anche dalle statistiche Eurostat (Eurostat, 2021) ed evidente soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, non può che essere attribuito alle difficoltà che l’industria italiana del legno, tra le più performanti in Europa, incontra nell’approvvigionamento di materie prime sul mercato interno (Mancini, 2022). È chiaro, quindi, che il mercato italiano del legno è caratterizzato da un’offerta molto statica (Mori, 2022). Variazioni apprezzabili di questa, quindi, si verificano solo a seguito di eventi particolari come è stato, ad esempio, il caso della tempesta Vaia che, in quanto tali, sono destinate a essere riassorbite in breve tempo (Zanotelli, 2022). Un’analisi approfondita di queste importanti questioni, tuttavia, esula dagli obiettivi del presente contributo. Riguardo alla variabilità dei dati, invece, già di per sé in dissonanza con quanto appena detto, date le dimensioni con le quali si manifesta, non può che essere imputata ad anomalie presenti nei dati stessi. Anomalie che, date le segnalazioni di Istat, potrebbero derivare dalle indisponibilità dei dati che, nel quinquennio in esame, si sono verificate per alcune province e regioni. L’analisi dei dati a livello di circoscrizione geografica, tuttavia, evidenzia che i valori assunti dalla deviazione standard sono generalmente inferiori a quelli delle rispettive medie o, comunque, molto contenuti. Ciò significa che, al livello territoriale in esame, la composizione percentuale degli assortimenti legnosi illustrata in tabella è attendibile. Si evidenzia, al riguardo, che essa è dello stesso ordine di grandezza di quella derivante dai dati del Capitolo 30 (Produzioni forestali) dell’Annuario dell’Agricoltura Italiana 2015 (Crea, 2017). In considerazione della staticità dell’offerta sopra accennata, quindi, si assume che i dati per circoscrizione riportati in tabella 2 siano, oltreché attendibili, ancora attuali.
I prezzi di vendita degli assortimenti legnosi - La carenza di informazioni generata dalla sospensione delle statistiche Istat in ambito forestale, ovviamente, non riguarda solo la conoscenza delle quantità prodotte dei diversi assortimenti legnosi ma anche e soprattutto quella dei rispettivi prezzi di vendita. Come ben spiegato nel “Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia” (RaFItalia 2017-2018), infatti, l’ampio ricorso alle importazioni da parte dell’industria italiana del legno ha reso di scarso interesse la produzione nazionale degli assortimenti del legno da lavoro, tanto che i loro prezzi non vengono neanche monitorati. Questa situazione generale presenta qualche eccezione solo al Nord (Trento, Bolzano e Aosta) e, per la legna da ardere, anche in alcune province (Camere di Commercio) del Centro e del Sud. Queste poche eccezioni, quindi, sono pressoché esaustive dello scenario dei prezzi degli assortimenti legnosi oggi disponibile in Italia. Scenario, quindi, del tutto inadeguato al calcolo degli SO dei prodotti legnosi dei boschi. Il raggiungimento di questo obiettivo, pertanto, ha comportato la stima dei prezzi di vendita degli assortimenti legnosi. A tale scopo, sono state calcolate le medie quinquennali 2011-15 dei prezzi Istat, distinte per circoscrizione, assortimento legnoso e specie forestale. Tali prezzi medi, quindi, sono stati trasformati in numeri indici (indici territoriali) utilizzando come prezzo base quello del tondame grezzo di abete bianco nella circoscrizione Nord. La stima dei prezzi del legname da lavoro nel 2023, quindi, è stata effettuata moltiplicando i suddetti numeri indici per il valore che l'assortimento base ha assunto nel secondo trimestre del 2023. A tale scopo l'assortimento base è stato equiparato all’Assortimento unico, all’imposto, di “Abete bianco del Trentino”, pari a 86,65 €/m3 (Portale del legno trentino, 2023). I dati sopra citati sono illustrati nella tabella 3. I prezzi della legna da ardere sono stati esclusi dalla stima perché, come già detto, generati da un mercato diverso da quello del legname da lavoro. Per questo assortimento, quindi, è stato assunto il prezzo medio nazionale di 132 €/m3, che deriva da quello pubblicato da “Energia dal legno” (139 €/t per legna da ardere al 50% di umidità nell'aprile 2023) moltiplicato per un tasso di conversione peso/volume pari a 0,95 (Punto calore). Da notare che oggi, contrariamente al passato, la legna da ardere è l'assortimento con il prezzo di vendita più elevato.
I risultati dello studio
Rese disponibili le informazioni di cui al paragrafo precedente, lo SO di ciascuna specie forestale (bosco misto compreso) in ciascuna regione è stato calcolato sommando i valori ottenuti dai prodotti tra l'incremento annuo della specie in esame, la composizione percentuale media degli assortimenti legnosi da esso ritraibili e i prezzi di vendita degli stessi. A tal fine, dato che le informazioni Infc e Istat si riferiscono a specie forestali non sempre perfettamente allineate, esse sono state abbinate come evidenziato nella tabella 4. Come già detto, tutte le combinazioni tra specie forestali e regioni per le quali gli incrementi annuali assumono valori anomali (outliers) sono state esclusi dal calcolo. Gli SO ottenuti sono illustrati in tabella 5. Per un esame dettagliato degli stessi si rimanda all'analisi della tabella. Da un esame complessivo, tuttavia, emerge un quadro di valori coerente e adeguato. Si ritiene pertanto che essi possano essere proficuamente utilizzati sia per la stima del valore del legno prodotto dai boschi italiani, che per la classificazione delle aziende forestali. Si evidenzia, al riguardo, che, nelle combinazioni tra regioni e specie forestali prive di propri valori di SO, le operazioni di cui sopra possono essere effettuate mediante i valori di SO riferiti alle circoscrizioni geografiche alle quali le combinazioni in esame afferiscono. In tabella 6, infine, gli SO medi dei boschi alti sono stati utilizzati per il calcolo del valore del legno prodotto dai boschi nelle diverse regioni italiane. Questo valore, come si vede, pari a oltre 4,1 miliardi di euro a livello Italia (0,21% del PIL), è tutt'altro che trascurabile. Dall'ultima colonna della tabella, tuttavia, emerge che le utilizzazioni legnose, sempre a livello nazionale, non raggiungono neanche il 25% del valore prodotto. Ciò, evidentemente, rappresenta un problema per l’economia italiana che, prima o poi, dovrà essere affrontato.
Considerazioni finali
L’obiettivo dello studio è stato il calcolo degli SO delle produzioni legnose dei boschi italiani. Il raggiungimento di questo obiettivo comporta la conoscenza della quantità di legname prodotta da un ettaro di bosco in un anno, la ripartizione di tale produzione tra gli assortimenti legnosi e il prezzo di vendita degli assortimenti. Tutte variabili di non facile determinazione a causa della sospensione, ormai da circa un decennio, delle statistiche Istat sulla selvicoltura. La produzione legnosa dei boschi, quindi, è stata stimata a mezzo dell'incremento annuo di volume reso disponibile dall'INFC 2015. Per il riparto della produzione legnosa tra gli assortimenti, invece, considerata la staticità dell'offerta italiana degli assortimenti legnosi, si è ipotizzato che la loro attuale composizione percentuale potesse ancora essere rappresentata da quella evidenziata dalla media delle statistiche Istat 2011-15. Si è visto, infatti, che a livello di circoscrizione geografica, i dati di queste statistiche sono sufficientemente affidabili. I prezzi di vendita degli assortimenti legnosi, infine, sono stati stimati aggiornando ad oggi i prezzi rilevati dalle indagini Istat sopra citate.
Rese disponibili le informazioni di cui sopra, lo SO di ciascuna specie forestale in ciascuna regione è derivato dalla sommatoria dei valori ottenuti dai prodotti tra l'incremento annuo di volume, la composizione percentuale media degli assortimenti e i prezzi di vendita di questi ultimi. I valori ottenuti sono coerenti e congrui. Essi, quindi, possono essere impiegati sia per il calcolo del valore del legno prodotto dai boschi che per la classificazione delle aziende forestali. Alcune considerazioni conclusive, tuttavia, si ritengono necessarie. La prima considerazione è che la congruità degli SO in esame deriva, paradossalmente, principalmente dall'elevata percentuale di produzione di legna da ardere. Questo assortimento, infatti, è normalmente tra i meno remunerativi del mercato. L'attuale congiuntura economica, tuttavia, caratterizzata principalmente dalla crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina e, ora, anche da quella in Medio Oriente, ha portato ad un aumento significativo dei prezzi dei beni energetici e, quindi, anche di quello della legna da ardere. La seconda considerazione, invece, riguarda l'apparente contraddizione tra la congruità dei valori calcolati ed i bassissimi livelli delle utilizzazioni forestali. Come visto, infatti, nella media nazionale le utilizzazioni forestali non raggiungono nemmeno il 25% del valore dell'incremento annuo del bosco. Ciò, peraltro, in presenza di un'industria del legno (principalmente l'industria del mobile) che l'unica difficoltà che sembra avere è proprio nell'approvvigionamento della materia prima. È evidente, quindi, che il punto debole della filiera italiana del legno è da cercare proprio all’inizio della filiera, cioè nell’insieme dei fattori che, contribuendo ad aumentare i costi di esbosco, rendono le utilizzazioni forestali scarsamente remunerative anche in presenza di un congruo valore del legno. Alcuni di questi fattori, come ad esempio l'orografia, sono ovviamente immutabili. Su altri, invece, quali la scarsa diffusione delle strade forestali, la ridotta superficie delle aziende forestali private e il conseguente assenteismo dei loro proprietari, gli elevati investimenti necessari per la modernizzazione delle imprese forestali, ecc., si può lavorare. La volontà di rilancio del settore forestale italiano, quindi, dovrà essere misurata dall’impegno che i governi che si succederanno spenderanno nella rimozione questi fattori.
Riferimenti bibliografici