Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

FAUNA 
MONITORAGGIO DEI COLEOTTERI SAPROXILICI DOPO LA TEMPESTA VAIA: IL PROGETTO AFORISMA ​
17/11/2025

di Fabio DAIDONE
Tenente CC RF – Gruppo CC Forestale Bergamo – Comandante Nipaaf


Lo studio affronta il monitoraggio dei coleotteri saproxilici nelle aree colpite dalla tempesta Vaia, con particolare attenzione all’Ips typographus L., nell’ambito del progetto AFORISMA. I risultati, ottenuti tramite l’utilizzo di trappole a finestra introdotte nelle foreste del Bellunese, indicano la presenza una comunità entomologica ricca e diversificata. L’analisi mostra che il legno morto, lasciato a terra, ha favorito la biodiversità più che l’insorgenza del bostrico, suggerendo nuove strategie per la gestione forestale sostenibile in risposta ai cambiamenti climatici.

This study examines the monitoring of saproxylic beetles in forests affected by the Vaia storm, focusing on Ips typographus L., within the AFORISMA project. Results, based on window flight traps in the Belluno area, reveal a rich and diverse entomological community. The findings suggest that deadwood, left on the forest floor, has enhanced biodiversity rather than increasing bark beetle outbreaks, indicating sustainable forest management approaches under climate change.

Introduzione

Questa ricerca nasce dalla necessità di affrontare con approccio scientifico l’impatto che eventi estremi, legati ai cambiamenti climatici, stanno avendo sugli ecosistemi forestali. La tempesta Vaia che ha colpito diverse aree del Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli (Fig.1) ha rappresentato un evento spartiacque non soltanto per l’estensione dei danni (16 milioni di alberi abbattuti con un totale di 8,6 milioni di legno, interessando 41 mila ettari di bosco) (Chirici et al., 2019; Motta et al., 2018), ma anche per le conseguenze ecologiche nel lungo periodo. Essa ha messo in crisi la stabilità di intere popolazioni forestali, costituite principalmente da Picea abies L. (Abete Rosso), mettendo in luce la vulnerabilità di boschi monospecifici e coetanei. L’enorme quantità di necromassa legnosa a terra ha determinato la proliferazione dei Coleotteri saproxilici, in particolare gli Scolitidi, causandone una vera e propria infestazione che ha colpito l’Abete Rosso (Battisti A., 2023). Dopo qualche anno, è stato osservato che il bostrico non si limitava ad essere presente solo sulle piante abbattute, ma anche su quelle in piedi e ritenute sane (Battisti A., 2023)

Questo studio mira a fornire indicazioni pratiche per una gestione forestale più resiliente, fondata su evidenze scientifiche e sull’analisi della risposta biologica della coleotterofauna al nuovo equilibrio ecologico instauratosi post-disturbo. In generale, le foreste sono ecosistemi estremamente complessi e gli alberi, vivi, deperenti o morti, costituiscono l’essenza stessa del bosco; in particolare, il legno costituisce il substrato essenziale per i coleotteri saproxilici. Il “deadwood” o legno morto, è rappresentato dalla biomassa legnosa non vivente, ma ancora non inglobata nella lettiera ed esso da origine al 30% della biodiversità globale forestale, raggiungendo circa il 50% in alcuni ambienti. Il legno morto rappresenta quindi il substrato essenziale per i coleotteri saproxilici che vengono così associati, almeno in una fase del loro ciclo vitale, al legno di piante morte o deperenti in ambienti forestali e di macchia (Vallauri et al., 2005; Lachat e Bütler, 2007; Dal Cortivo et al., 2021). Nel nostro Paese sono presenti più di 13.000 specie di coleotteri di cui 2000 sono legate direttamente e/o indirettamente al legno morto e rappresentano un anello fondamentale dell’evoluzione degli ecosistemi forestali, costituendo un’importante fonte di cibo per numerose specie di uccelli ed altri animali. Oltre a rappresentare la fonte di cibo primaria per molti animali, i coleotteri svolgono inoltre numerosi servizi ecosistemici che garantiscono la funzionalità degli ambienti naturali, soprattutto in ambito forestale (Dal Cortivo et al., 2021). Lo studio della successione ecologica delle specie che utilizzano il legno come risorsa alimentare permette di distinguere gli organismi pionieri che colonizzano il legno degli alberi sani, indeboliti o morti di recente (Speight M.C.D., 1989)


FIGURA 1Figura 1: superfici forestali danneggiate dalla tempesta Vaia (Immagine del MIPAAF, 2020).

Nel contesto della crescente vulnerabilità delle foreste alpine agli eventi estremi, la tempesta Vaia rappresenta un punto di svolta nella gestione ecologica dei boschi italiani. Tale lavoro si inserisce all’interno del progetto AFORISMA (Apprendimento Automatico per l’analisi delle coperture Forestali con dati iperspettrali della missione PRISMA a supporto dell’inventario Forestale Nazionale) condotto dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno. Lo studio è relativo al monitoraggio, condotto nell’anno 2024, mediante trappole a finestra (window flight trap) dei coleotteri xilofagi sulle aree colpite dalla tempesta Vaia (2018) in provincia di Belluno, con riguardo agli Scolitidi di maggiore interesse forestale, permettendo di approfondire le conoscenze di specie di rilievo, tra cui Ips typographus o bostrico (Foto 2) per fornire importanti indicazioni circa la gestione e il controllo dell’insetto. Questo scolitide, considerato un insetto specie specifico dell’abete rosso (grazie all’emissione di sostanze volatili riesce ad attrarre lo scolitide) in condizioni endemiche svolge un’importante funzione ecologica relativa alla decomposizione del legno e quindi alla funzionalità del ciclo forestale. Di norma non rappresenta un’emergenza, ma a seguito di eventi estremi come la Tempesta Vaia o di lunghi periodi di siccità, si è assistito ad un aumento estremo della necromassa legnosa e tale aumento ha causato come conseguenza un aumento in termini di densità del bostrico, il quale, in tali condizioni, riesce ad attaccare non solo alberi deperienti, ma anche piante sane al fine di soddisfare le proprie esigenze nutritive (Müller et al., 2008; Christiansen e Bakke, 1988). Solitamente si tratta di specie con larve e adulti dotati di robusti apparati boccali che consentono di scavare gallerie perforando la corteccia e il legno. Gli effetti sono visibili già dal periodo estivo ed oltre ad attaccare il floema, sono vettori di agenti patogeni, quali ad esempio alcune specie di funghi. Come conseguenza dell’attacco da parte di questi parassiti, le chiome degli alberi assumono una colorazione rossastra, andando incontro a defogliazione (Foto 3), mentre i fusti presentano diversi fori, dai quali fuoriescono rosura e resina.




FIGURA 2Foto 2: individuo adulto di Ips typographus (Servizio Fitosanitario Nazionale, 2024).

Inoltre, l’aumento delle temperature causato dal cambiamento climatico, permette di anticipare lo sfarfallamento, pertanto questo scolitide è in grado di compiere più generazioni l’anno, passando da specie monovoltina a specie plurivoltina (Faccoli, 2009; Marini, 2012).





FIGURA 3Foto 3: gruppo di abeti rossi colpiti da Ips typographus (Foto G. Andreatta, 2023).




Materiali e metodi

Il monitoraggio, effettuato dai Carabinieri Forestali, è stato effettuato nel 2024 in tre aree modello nella provincia di Belluno (PEZ – Rocca Pietore, FOR – località Foràm, ARA – località Arabba), caratterizzate principalmente dalla presenza di abete rosso, anche se in alcune aree come PEZ si osserva la presenza di faggio o altre latifoglie. Il monitoraggio è stato suddiviso in due fasi principali:

- sopralluoghi mirati alla valutazione dello stato di salute delle piante e alla verifica di parassiti e i relativi sintomi come presenza di chiome rade o scarne e/o ingiallite;

- attivazione delle trappole a finestra attivate con etanolo al 75% e cattura degli insetti, successivamente analizzandoli e smistandoli con stereomicroscopio avvalendosi della guida redatta dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno (Dal Cortivo et al., 2021).

Ogni area comprendeva tre punti (Fig. 4) di campionamento, per un totale di nove trappole.



FIGURA 4Figura 4: posizionamento delle tre trappole a finestra in ciascuna delle aree studio.



Risultati e discussione

Dai campioni (Fig. 5) è emersa una comunità entomologica estremamente varia: 12519 invertebrati raccolti, di cui l’80% appartenente all’ordine dei coleotteri di cui oltre 5000 Scolytinae. Sono state identificate (Fig. 6) 21 specie di Scolitidi e numerosi altri Coleotteri, rappresentativi di circa un terzo delle famiglie della coleotterofauna italiana. Il plot ARA ha mostrato le maggiori densità di Scolitidi soprattutto nel periodo estivo, probabilmente sia per l’altitudine che permette di avere in tale periodo una temperatura favorevole allo sfarfallamento, sia per la prevalenza di abete rosso. Il plot PEZ, a quota più bassa e con boschi misti, ha registrato densità inferiori ma con maggiore biodiversità in termini di specie. Nel dettaglio alcune specie associate a latifoglie, come Anisandrus dispar, sono state trovate solo in PEZ, mentre nei siti ARA e FOR si osservano elevate densità di specie di Scolitidi che si sviluppano principalmente su conifere come l’insetto Trypodendron lineatum, - specie polifaga che attacca le conifere soprattutto l’abete bianco (Contarini, 2003, Pfeffer, 1994) - pericoloso per il legname (Douglas et al., 2019), che è risultato abbondante in ARA, così come Hylurgops palliatus, indicatore di stress vegetativo post-attacco da bostrico (Volz, 1988).

 

FIGURA 5Figura 5: densità totale degli Scolitidi presenti nei tre plot FOR, ARA e PEZ, durante il periodo di monitoraggio.

 

 





 

FIGURA 6Figura 6: diversità degli Scolitidi: numero di specie presenti nei tre plot FOR, ARA e PEZ, durante il periodo di monitoraggio.

 

 



Conclusioni

Contrariamente alle attese, le analisi sul campo non hanno riscontrato una forte presenza del bostrico tipografo, principale parassita dell’abete rosso, ma al contrario una sua scarsa densità, nonostante la composizione forestale sia a prevalenza di questa specie arborea. Invece, è emersa una notevole ricchezza e diversità di coleotteri saproxilici, cioè insetti che vivono e si nutrono di legno morto o in decomposizione. Questo è stato favorito dal fatto che, in queste aree di studio, il legno morto non è stato rimosso, a differenza di altri interventi di gestione forestale post-Vaia che hanno eliminato gli alberi abbattuti. Tale situazione ha creato condizioni ambientali favorevoli per molte specie di insetti, comprese quelle appartenenti alla lista rossa delle specie minacciate, spesso difficili da rilevare e che colonizzano il legno morto solo in fasi avanzate di decomposizione. Questo dato conferma l’importanza ecologica del legno morto nella conservazione della biodiversità forestale. A quasi sette anni dalla tempesta Vaia, le sue conseguenze sono ancora molto evidenti, sia dal punto di vista ecologico, sia economico. L’evento ha alterato profondamente l’equilibrio degli ecosistemi forestali e ha influito negativamente anche sul paesaggio percepito dalla popolazione. Inoltre, i cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature e la frequenza di eventi estremi, hanno favorito la diffusione del bostrico verso quote più elevate, amplificando il rischio per le foreste situate ad altitudini più alte. Tuttavia, lo studio propone una visione positiva e proattiva: le aree danneggiate, in molti casi costituite da boschi monospecifici e coetanei (soprattutto abete rosso, senza rinnovazione naturale), potrebbero rappresentare un’opportunità per avviare processi di rigenerazione più sostenibili. In particolare, potrebbe essere utile avviare processi di conversione verso boschi misti e disetanei, che si sono dimostrati più resilienti, anche grazie alle sostanze volatili emesse in grado di inibire il bostrico facendo registrare meno danni rispetto a quelli monospecifici (Dal Cortivo, 2020). Nei boschi misti, cambia fortemente la dinamica delle popolazioni, rendendoli habitat più resistenti agli eventuali attacchi dei parassiti. Questo potrebbe dipendere, ad esempio, dal fatto che l’emissione di composti volatili da parte di piante diverse dall’Abete rosso disturba la risposta dell’Ips typographus ai feromoni emessi (Byers et al., 1998), determinando una riduzione del successo riproduttivo della specie.

Inoltre, boschi con maggiore varietà di specie potrebbero aumentare i servizi ecosistemici e fornire vantaggi economici nel lungo periodo. Tutto ciò metterebbe in discussione alcune pratiche forestali adottate fino ad adesso e rafforzerebbe la necessità di un nuovo approccio alla gestione forestale, basato su resilienza, diversità, adattamento e sostenibilità. Per concludere è necessario menzionare che con il progetto AFORISMA si potranno mettere in campo tecnologie avanzate: in particolare potranno essere utilizzati dati iperspettrali satellitari forniti dalla missione PRISMA, elaborati tramite intelligenza artificiale, per produrre mappe e statistiche che descrivano con maggior dettaglio le condizioni delle foreste. Ciò consentirà non solo di analizzare l’attuale copertura vegetale e il processo di rinnovazione naturale, ma anche di identificare potenziali attacchi parassitari futuri, rendendo il monitoraggio più efficiente e tempestivo.

Ringraziamenti

Si ringrazia il Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno e la Dottoressa Marialuisa Dal Cortivo M. per la disponibilità e la professionalità dimostrata durante tutte le fasi.

 

Bibliografia

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-Byers J.A., Zhang Q.H., Schlyter F., Birgersson G., 1998 - Volatiles from nonhost birch trees inhibit pheromone response in spruce bark beetles. Naturwissenschaften, 85: 557-561

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Testi di riferimento indicati dall’autore

-Andreatta, G., 2023 - Osservazioni e considerazioni sulla “resistenza” di alcune piante di abete rosso (Picea abies Karst.) in popolamenti forestali colpiti da attacchi di bostrico successivamente alla tempesta Vaia nelle Alpi Orientali, Trentino-Val di Fiemme. L'Italia forestale e montana, 78(4), 161-165.