Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

FAUNA 
LA TUTELA DEL FRATINO NELLA ZPS ‘TORRE FLAVIA’ (ITALIA CENTRALE)
03/06/2025

di Corrado BATTISTI
Naturalista, Stazione di ricerca LTER (Long Term Ecological Research) Torre Flavia – Servizio Aree protette, Città Metropolitana di Roma Capitale.


In questo lavoro si riportano dati e considerazioni in relazione ad un progetto di conservazione finalizzato alla tutela dei nidi di uccelli caradridi nel Monumento naturale “Palude di Torre Flavia” (Italia centrale), avviato da oltre dieci anni dal personale in servizio nell’area protetta. Tale esperienza che ha visto il coinvolgimento di decine di volontari, operatori e consulenti è stato recentemente inserito in un progetto di conservazione finanziato dal CNR (“Conservazione urgente degli uccelli caradridi- Fratino, Charadrius alexandrinus e Corriere piccolo, Charadrius dubius” e della flora alo-psammofila dunale del litorale del Comune di Ladispoli con particolare riferimento alle aree protette “Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073).

This paper reports data and considerations about a conservation project aimed at protecting the nests of charadriid birds in the “Palude di Torre Flavia”reserve (Central Italy), started over ten years ago by the personnel in service in the protected area. This experience, which has seen the involvement of dozens of volunteers, operators and consultants, has recently been included in a conservation project funded by the CNR (“Urgent conservation of charadriid birds- Little Plover, Charadrius alexandrinus and Little Ringed Plover, Charadrius dubius and of the halo-psammophilous dune flora of the coast of the Municipality of Ladispoli with particular reference to the protected areas “Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073).


figura 1

Figura 1: Uno schema concettuale che lega i target (Fratino, vegetazione psammofila), sulla destra, con le minacce principali e le driving forces, ovvero i fattori determinanti che sono all’origine delle minacce (alta densità demografica, bassa consapevolezza). Gli esagoni rappresentano le azioni di progetto dirette contro le specifiche minacce. Per ‘Clean up’ si intendono gli interventi di pulizia della spiaggia e delle dune da detrito spiaggiato di origine antropica (beach litter).


Introduzione

Per mitigare gli impatti delle minacce indotte dall'uomo sui target biologici (popolazione/specie, comunità, ecosistemi e processi ecologici), è necessario sviluppare progetti e azioni che possono essere monitorate riguardo la loro efficacia. Qui si riportano sinteticamente e in modo schematico le fasi di un progetto di conservazione pluriennale incentrato sugli uccelli Caradridi nidificanti, minacciati e di interesse conservazionistico, con focus principale sul Fratino, Charadrius alexandrinus, in una Zona di Protezione Speciale collocata lungo la costa laziale (Italia centrale). Queste specie di uccelli hanno mostrato un forte declino negli ultimi decenni, principalmente a causa dell'azione di minacce antropiche che agiscono sui loro siti di riproduzione. Pertanto, analogamente a molti altri uccelli limicoli minacciati, le azioni di conservazione condotte su queste specie si concentrano sui successi riproduttivi nelle aree di nidificazione (Colwell, 2010).

figura 2

 

Figura 2. Nido di Fratino (Charadrius alexandrinus). E’ evidente come il calpestìo involontario sia molto probabile, a causa dell’evidente criptismo delle uova che si confondono con il substrato sabbioso.

In modo particolare, il Fratino (Charadrius alexandrinus) è un piccolo uccello limicolo paleartico parzialmente migratore, con alcune popolazioni che svernano nell'Europa meridionale (ad esempio, Sicilia) e nell'Africa settentrionale (Montalvo e Figuerola, 2006). Solitamente, per deporre le uova, il Fratino preferisce aree dunali sabbiose costituite da vegetazione bassa, spesso con nidi posizionati vicino a piante alo-psammofile, utilizzate per nascondere parzialmente le uova, per lo più in habitat vicino all'acqua (Norte e Ramos, 2004). Più in particolare, questa specie segue una strategia di rilevamento precoce dei predatori, massimizzando la sua visibilità dal nido. Pertanto, la selezione di siti aperti con poca o nessuna copertura vegetale risponde a un compromesso tra la rilevabilità dei predatori, il mimetismo del nido contro i predatori e la termoregolazione delle sue uova (Amat e Masero, 2004; Gómez-Serrano e López-López, 2014).

Il Fratino è una specie elencata nell'Allegato II della Convenzione di Berna e nell'Allegato II della Convenzione di Bonn (categoria IUCN: Minore preoccupazione). Inoltre, è una specie considerata SPEC 3 (stato di conservazione sfavorevole nel territorio europeo) da Birdlife International. A livello europeo, si è registrato un forte calo del numero di individui tra il 1990 e il 2000. La popolazione svernante italiana è moderatamente stabile, con popolazioni che presentano dinamiche migratorie e fenologie diverse. A livello nazionale, lungo la penisola italiana, Sicilia e Sardegna, è stata stimata una popolazione svernante di 2400-3200 individui svernanti e una popolazione nidificante di 1500-1850 coppie (Pietrelli e Biondi, 2012; Biondi et al., 2014). A livello regionale, Biondi et al. (2014) hanno osservato un declino di circa il 18-20% nelle coppie nidificanti durante il periodo 2011-2014. Più nello specifico, nel Lazio (Italia centrale) nei primi anni '90, le popolazioni di Fratino erano distribuite in modo sostanzialmente stabile lungo la costa. Dal 1990 al 2016, si è registrato un progressivo declino, sia nel numero di coppie nidificanti, sia nei siti di nidificazione su scala regionale: da 36 coppie distribuite in 12 siti di nidificazione nel 1993, a sole 11 coppie in 3 siti di nidificazione nel 2016 (Biondi et al., 2018, 2020), con un successo riproduttivo molto basso nell'ultimo decennio.

 

figura 3

 

 

Figura 3. Preparazione della recinzione con pali di castagno (da effettuarsi in anticipo rispetto alla stagione di nidificazione, ad esempio i primi di marzo). Per trasportare i materiali è necessario un mezzo fuoristrada.

La tutela dei nidi di caradridi nel Monumento naturale “Palude di Torre Flavia” è stata già avviata da oltre dieci anni dal personale in servizio nell’area protetta attuando una serie di azioni presso i siti di nidificazione. Fin dal 2017, a partire dai primi mesi di ogni anno, è stato avviato un campo sperimentale di sorveglianza ai nidi di Fratino e uno di Corriere piccolo che hanno nidificato nell’area protetta. Tale esperienza che ha visto il coinvolgimento di oltre 70 volontari nel 2017. è continuata nel 2018, 2019 e 2020 con il supporto della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), in seno al progetto LIFE Choona che ha coinvolto circa 20 giovani volontari. Nel 2025 il campo è stato inserito in un progetto di conservazione finanziato dal CNR (“Conservazione urgente degli uccelli caradridi Fratino, Charadrius alexandrinus e Corriere piccolo, Charadrius dubius) e della flora alo-psammofila dunale del litorale del Comune di Ladispoli con particolare riferimento alle aree protette “Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073).


figura 4
Figura 4. Con il fuoristrada si portano sassi (non disponibili nel settore sud presso la Torre) e altro materiale per la delimitazione

Area di studio

 

L'area di studio (zona umida di Torre Flavia - "Zona di Protezione Speciale", ZPS IT6030020) è situata sulla costa tirrenica (Ladispoli, Roma, Italia centrale, 41,57 N; 12,02 E). In questa ZPS sono presenti >40 specie incluse nell'Allegato 1 della Direttiva CE 147/2009/"Uccelli" (Battisti, 2006). L'attuale zona umida (circa 43 ha) è un residuo di un'area più ampia che è stata drenata e bonificata fin dai primi decenni del secolo scorso (Battisti et al., 2021). La linea costiera mostra un elevato grado di interesse ecologico, tra cui un mosaico paesaggistico di zone umide con canneti e giuncheti, circondato da dune costiere e caratterizzato da habitat costieri tipici inseriti nella Direttiva "Habitat" 92/43/CEE. Tra queste, le più comunemente rappresentate sono le dune mobili embrionali (Habitat 2110), caratterizzate dalla dominanza di Thinopyrum junceum, Cakile maritima, Anthemis maritima, Pancratium maritimum, Salsola kali, Echinophora spinosa, Eryngium maritimum e altri (Ceschin e Cancellieri, 2006; Ioni et al., 2020). Queste dune ospitano specie animali minacciate, anche di interesse continentale (europeo) e tra queste, il Fratino, Charadrius alexandrinus, incluso in Direttiva 147/2009/CEE, Allegato 1. L'area protetta è gestita dalla Città Metropolitana di Roma Capitale che periodicamente svolge azioni su target di conservazione atti a mitigare le minacce antropiche (Battisti et al., 2008)

figura 5

 

 

Figura 5. Si prepara rapidamente il recinto assieme ai volontari. Questa esperienza rappresenta anche un momento divertente e di condivisione tra operatori del parco e cittadini.

 





Il progetto pluriennale di conservazione

 

Dal 2017 sono stati avviati, nell’area, alcuni interventi per proteggere le dune embrionali dal calpestio umano, delimitando queste aree con pali, corde e segnaletica per tutelare i sistemi dunali e incrementare la consapevolezza pubblica del valore di questi neo-ecosistemi. Tali interventi, dapprima occasionali e poi progressivamente più strutturati hanno avuto lo scopo di mitigare le principali minacce ai caradridi:

  • lenze e ami da pesca (categoria IUCN 9.4 - Rifiuti e rifiuti solidi);
  • calpestio delle dune (IUCN 1.3 - Aree turistiche e ricreative);
  • cani domestici (IUCN 8.2 - Specie autoctone problematiche);
  • predatori sinantropici (IUCN 2.2 - Controllo delle specie invasive/problematiche, 8.2 - Predatori sinantropici);
  • pulizia meccanica delle spiagge (IUCN 4.1 - Strade e infrastrutture) (Figura 1).

    Attuando una procedura di analisi delle minacce con approccio expet-based, abbiamo rilevato come le tre principali categorie di stakeholders (o ‘attori sociali’: pescatori, bagnanti e proprietari di cani), tutti agenti come driving forces all’origine delle minacce (Battisti et al., 2023). In particolare, i cani e il calpestio umano rappresentano le minacce indotte dall'uomo con la maggiore pressione (magnitudine) sui caradridi.

    Il disturbo derivante dalla frequentazione incontrollata delle spiagge da parte dell'uomo può avere un impatto sulle piante dunali alo-psammofile (DeFeo et al., 2009; Gómez-Serrano, 2021) e sugli uccelli caradridi nidificanti (comportamento e sull'ecologia riproduttiva, portando anche all’abbandono e/o distruzione di nidi e uova). I cani domestici costituiscono una minaccia importante: essi possono predare uova e pulli, oppure disturbare gli adulti in cova. In quest'ultimo caso, quando i cani sono presenti vicino ai nidi (circa < 15 m), i caradridi possono allontanarsi dai nidi, esponendo questi ultimi alla predazione di uova/pulcini o all'esposizione al sole e compromettendo, quindi, il successo della schiusa (Ruhlen et al., 2003; Vanadia et al., 2022).

    Per mitigare il calpestio delle dune e la presenza di cani domestici, il team del progetto ha sviluppato una serie di azioni che hanno notevolmente ridotto l'impatto di queste minacce (comunicazione per i proprietari di cani, recinti e gabbie sui nidi).

    La frequentazione dei pescatori è all'origine dell'accumulo di lenze e ami da pesca sulle spiagge, un tipo di rifiuti che intrappola gli uccelli (Battisti et al., 2019). Pertanto il progetto ha previsto la rimozione di questi rifiuti prima del periodo di nidificazione dei caradridi (periodi dicembre-febbraio).

    I predatori naturali (corvi, gabbiani, ratti e volpi) costituiscono un'ulteriore minaccia che viene valutata dagli esperti come rilevante. Tuttavia, la presenza di questi animali è in gran parte e indirettamente legata alla frequentazione dei bagnanti: infatti, i rifiuti abbandonati attraggono localmente specie spazzine e specie generaliste sinantropiche. In particolare, i ratti (Rattus rattus) hanno rappresentato l'unica specie in grado di entrare nelle gabbie per predare le uova, spiegando quindi la predazione, anche in presenza di gabbie.

    Infine, la pulizia meccanica rappresenta un'ulteriore minaccia legata alla necessità di mantenere le spiagge esteticamente attraenti per i bagnanti, ma con un impatto sulla biodiversità delle dune. Nel nostro caso, un accordo tra l'Ente Parco e i Comuni di Cerveteri e Ladispoli ha permesso di ottenere risultati efficaci, bloccando localmente la pulizia meccanica.

    Di seguito le varie azioni proposte definite in base allo schema riportato in Figura 1 con iconografia allegata (Figure 2, 3, 4, 5). Ulteriori dettagli sono disponibili in Battisti et al. (2020, 2023).

    Le azioni di progetto che sono state effettuate su scala pluriennale possono essere suddivise nelle seguenti categorie:

  • Azioni operative sul campo - demarcazione delle dune, montaggio di recinzioni volte a mitigare il calpestamento delle piante alo-psammofile e dei nidi di caradridi; la costruzione e il posizionamento di gabbie antipredatorie sui nidi (una rete metallica composta da una griglia con 76,2 unità da 63,5 mm) e di rifugi nelle dune volte a proteggere i siti di nidificazione e le covate; la pulizia manuale delle spiagge, condotta rimuovendo lenze e ami da pesca, un tipo di rifiuti che intrappola gli uccelli; le pulizie sono state condotte prima del periodo riproduttivo a gennaio e febbraio e utilizzando un protocollo standardizzato;
  • Vigilanza e controllo/formazione - L’Ente Parco ha ottenuto l’emanazione di specifici regolamenti (Ordinanze Comunali) che interponevano il transito dei cani lungo la spiaggia e le dune durante i periodi di nidificazione; inoltre, l’Ente Parco ha svolto attività formative per migliorare le competenze e l’esperienza di volontari e guardie, che monitoravano i nidi, controllando i disturbi da parte di persone in prossimità dei nidi;
  • Comunicazione - La comunicazione è stata finalizzata a migliorare la consapevolezza in due categorie di stakeholders (pescatori, che disperdono lenze e ami intrappolanti gli uccelli; proprietari di cani); queste azioni sono state realizzate, coinvolgendo studenti, inviando messaggi alle radio locali, ai mass media (TV locali e riviste) e ai social media, riportando informazioni su pannelli lungo i sentieri del parco e distribuendo opuscoli informativi ai bagnanti;
  • Coordinamento tra Associazioni e Istituzioni - Gli accordi tra Istituzioni e Associazioni hanno mirato per prevedere alcune azioni strategiche (ad esempio, il blocco della pulizia meccanica delle dune: queste ultime azioni sono state promosse stagionalmente dai Comuni locali).

Di seguito la tempistica di ciascuna azione comprensiva di obiettivi generali, obiettivi specifici, indicatori di risultato e di efficacia. Nelle colonne delle tabelle (da G a S) sono indicati i mesi dell’anno (da gennaio a settembre).

azione1Azione 1. Delimitazione dei settori dunali con presenza potenziale o effettiva di nidi di caradridi

Obiettivo generale: tutela dei nidi di caradridi e della vegetazione psammofila (Habitat 1210) attraverso la mitigazione della pressione da calpestio.

Obiettivo specifico: riduzione del numero di fruitori che calpestano i siti di nidificazione.

Indicatori di risultato (outputs): numero di settori delimitati; superficie totale e per settori; quantità di materiale utilizzato (numero pali, numero cartelli, ecc.).

Indicatori di efficacia (outcomes): numero di nidi tutelati con successo (di entrambe le specie di caradridi); numero di uova schiuse; numero di juv. involati.



azione 2

Azione 2. Campo di sorveglianza attiva dei nidi

Obiettivo generale: controllo attivo dei nidi finalizzato a garantire il successo della nidificazione dei caradridi, mitigando il disturbo (calpestio dei fruitori e transito di cani al seguito) nei settori delimitati.

Obiettivo specifico: tutela del 100% nidi nei settori delimitati.

Indicatori di risultato (outputs): numero di volontari al campo; numero ore di lavoro al campo; % di giornate festive coperte.

Indicatori di efficacia (outcomes): numero di nidi tutelati; numero di uova schiuse, numero di juv. involati; rapporto tra numero di persone disincentivate ad entrare nelle aree delimitate e numero persone totali (efficacia del campo di sorveglianza).

Azione 3. Comunicazione

Obiettivo generale: incremento di consapevolezza del pubblico fruitore e della comunità locale sul valore degli ecosistemi dunali con particolare riferimento alla vegetazione psammofila (Habitat 1210) e ai caradridi.

Obiettivo specifico: incremento del 50% del numero di fruitori consapevoli della presenza locale dei caradridi, del valore delle dune e della vegetazione psammofila.

Indicatori di risultato (outputs): numero di documenti informativi distribuiti; numero di persone contattate durate il campo; numero di comunicati stampa e news usciti sui social e stampa locale; numero di comunicazioni indirizzate ad Enti.

Indicatori di efficacia (outcomes): numero di fruitori consapevoli della presenza locale dei caradridi, del valore delle dune e della vegetazione psammofila (attraverso questionari).

Azione 4.

azione 4









Azione 5.
Clean-ups focalizzato (su target: ami e lenze)

azione 5

Obiettivo generale: rimozione ami, lenze e altro detrito antropogeno spiaggiato o abbandonato in sito da pescatori, al fine di ridurre il rischio di impatto (intrappolamento) su adulti o giovani di caradridi. 

Obiettivo specifico: riduzione significativa (80%) di ami, lenze e altro detrito antropogeno spiaggiato o abbandonato in sito nei settori prospicienti i siti di nidificazione dei caradridi (rispetto al periodo precedente la nidificazione).

Indicatore di risultato (outputs): numero lenze rimosse/area e metriche similari.

In conclusione ogni anno è stata effettuata un’analisi di efficacia del progetto nella capacità di mitigare le minacce agli uccelli caradridi attuando la procedura di Threat reduction Assessment (Salafsky e Margoluis, 1999). Il progetto è tuttora in itinere con il coinvolgimento di 2 project manager, 22 operatori di progetto (con rimborso), 4 professionisti e 3 associazioni/cooperative, tutti inclusi in un budget nell’ambito del progetto “Conservazione urgente degli uccelli caradridi - Fratino, Charadrius alexandrinus e Corriere piccolo, Charadrius dubius e della flora alo psammofila dunale del litorale del Comune di Ladispoli con particolare riferimento alle aree protette Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073). A tutti questi operatori strutturati, si uniscono regolarmente molti volontari ai quali sono stati assegnati gadget (vestiario, volantini da distribuire, ecc.).

Ulteriori dettagli, oltre che nella letteratura scientifica citata, si possono ricavare nel Manuale di gestione operativa per studenti e volontari, edito dalla Città Metropolitana Roma Capitale, Roma (Battisti et al., 2020) e scaricabile in rete come pdf.

 

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Bibliografia

 

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