Il Parco Regionale di Veio, un territorio tra la Capitale e l’Agro Veientano Il Parco di Veio, istituito con Legge Regionale n. 29 del 6 ottobre 1997, è una delle aree protette regionali più estese del Lazio. Con i suoi 16.000 ettari si estende dal settore nord della Capitale tra la via Flaminia e la via Cassia e comprende il territorio afferente a nove comuni (Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano Romano, Mazzano romano, Morlupo, Riano, Sacrofano ed il XV Municipio di Roma). Esso tutela la zona del così detto Agro Veientano, una vasta area a connotazione prevalentemente agricola che si incunea all’interno della città di Roma e in cui le componenti naturalistiche e storico-culturali si fondono in un paesaggio di particolare valore.
Pur avendo subito in passato processi di urbanizzazione, il Parco presenta nel complesso ampie zone ancora naturali ed ha quindi conservato un elevato valore paesaggistico. Il territorio è costituito in prevalenza da altopiani di tufo utilizzati a scopo agropastorale, incisi dall'azione delle acque che hanno originato nel tempo vallate strette scavate dall'erosione, le forre, dove permangono i boschi, un tempo estesi anche sui pianori. Queste incisioni fungono da corridoi ecologici che favoriscono gli spostamenti della fauna.
I boschi, che nel complesso coprono circa un quarto dell’area protetta, si trovano principalmente nel settore settentrionale del Parco, fra i rilievi vulcanici esterni al cratere di Sacrofano, come la Macchia di Roncigliano, ad ovest di Campagnano, Monte Musino - Monte Broccoleto - Monte Bruciato tra Sacrofano e Formello e lungo le valli, quali ad esempio le Valli del Sorbo. Essi sono costituiti in prevalenza da bosco misto di querce caducifoglie ma, dove emergono affioramenti tufacei, è possibile rinvenire anche il leccio sempreverde.
Dominante è il paesaggio agrario, le cui origini risalgono all'antichità: il pascolo, la produzione del grano, del vino e dell'olio, la gestione dei boschi, sono tutti legati ad ordinamenti quasi millenari. Nella porzione meridionale del Parco le zone coltivate sono fortemente compenetrate con la periferia di Roma, fatto questo che aumenta l’interfaccia tra le aree naturali e quelle urbanizzate, incrementando la probabilità di interazione tra uomo e le specie di grande fauna come il cinghiale ed il lupo.
Nella porzione centro settentrionale del Parco, le vicende storiche hanno portato ad un territorio organizzato con un'ampia maglia aziendale, basata sulla grande proprietà privata e sulla presenza di estese proprietà collettive. Infatti, circa 1.200 ettari di territorio, che si estendono lungo la fascia centrale del Parco, sono destinati ad uso civico, tutti boschi o pascoli. In altre zone del Parco i terreni sono fortemente parcellizzati e costituiti da piccole proprietà. Tali caratteristiche hanno condizionato nel tempo i processi di edificazione del territorio e influiscono anche sulle modalità di utilizzo della zona e sulle forme di allevamento.

Foto 1: il territorio del Parco di Veio con la ZSC IT6030011 - Valle del Crèmera – Zona del Sorbo.
Il Parco di Veio comprende al suo interno anche una Zona Speciale di Conservazione ZSC IT6030011 - Valle del Crèmera - Zona del Sorbo. L'importanza di quest'area, di circa 400 ettari, risiede nell'ambiente caratteristico dei valloni tufacei della Campagna Romana, con un habitat fluviale discretamente conservato e nella presenza di specie animali inserite nella Direttiva comunitaria Habitat 92/43/CEE tra cui il lupo Canis lupus, che negli ultimi anni ha colonizzato nuovamente tali territori.
La diffusione del lupo nel territorio del Parco Il lupo Canis lupu,s oltre a rappresentare un animale simbolo della conservazione della natura, è elemento equilibratore degli ecosistemi svolgendo un ruolo apicale nelle catene alimentari.
L’areale di distribuzione del lupo nel periodo 1973 -1974, includeva anche il comune di Campagnano di Roma e quindi parte del territorio del Parco Naturale Regionale di Veio (ZIMEN e BOITANI, 1975; BOITANI, 1976); notizie, pur frammentarie, della presenza di questa specie si ritrovano anche nel periodo successivo fino al 1983 nei comuni di Campagnano di Roma e Sacrofano (CIUCCI, 2012). Nel 1995 la specie veniva inoltre segnalata all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Valle del Cremera Zona del Sorbo”, un’area eterogenea con habitat boschivi, forre e praterie.
Successivamente non risultano più notizie di lupi nel territorio del Parco, né nelle zone limitrofe fino al febbraio 2016 con due sporadiche segnalazioni; solo due anni dopo con il ritrovamento di una femmina di lupo nel gennaio 2018 rinvenuta lungo la strada provinciale per Faleria in località Monte Li Santi (appena fuori dell’area protetta in comune di Magliano Romano), si inaugura ufficialmente il ritorno del grande predatore nel Parco di Veio.
Analogamente a quanto avvenuto in altri territori della Regione Lazio, come ad esempio nella zona del Parco del Litorale romano (BENVENUTI e ANTONELLI, 2019), la specie dapprima si è affacciata gradualmente nel territorio del Parco e poi, con decisione nell’arco di pochi anni ha colonizzato aree che aveva abbandonato in tempi storici. In particolare, a partire dal 2020 nel Parco risultano branchi insediati stabilmente anche nelle zone più meridionali che ricadono nel comune di Roma (VERUCCI e MONTEROSSO, 2023).

Foto 2: primo esemplare di lupo femmina rinvenuto nel Parco il 28 gennaio 2018 in località Monte Li Santi (Magliano Romano) di cui non sono note le cause di morte.
Il lupo è sicuramente favorito dalla notevole disponibilità di prede, costituite in particolare dai cinghiali che già nel 2002 erano ampiamente diffusi nella zona centro settentrionale del Parco come attestato da uno studio commissionato dall’Ente all’Università della Tuscia (RONCHI e SERRANI, 2002) e dai dati relativi agli indennizzi dei danni da cinghiale alle colture agrarie, che già nei primi anni duemila si aggiravano sui 25.000 euro/anno (media anni 2000 - 2003). Ad oggi il cinghiale è presente con densità consistenti pressoché ovunque nell’area protetta, anche nei contesti più prettamente urbani (Piano per la programmazione di interventi di controllo numerico del cinghiale nel Parco di Veio. Rapporto Ente Parco, dicembre 2022).
Negli ultimi anni ha inoltre aumentato la sua diffusione anche il Capriolo Capreolus capreolus, altra potenziale preda del lupo, presente sia nel settore settentrionale che meridionale del Parco; in quest’ultima area l’ungulato si è spinto non lontano dall’arteria stradale della strada statale Cassia.
Anche le caratteristiche ambientali del territorio ben si addicono alle esigenze del lupo facilitando la predazione dei domestici. Le aree boscate variamente estese e prevalentemente distribuite nel settore settentrionale e centrale del Parco si alternano infatti con vaste aree di pascolo, dove è praticato l’allevamento estensivo brado di equini e bovini, in particolare nelle zone di uso civico dei comuni di Formello, Sacrofano, Morlupo e Castelnuovo di Porto. Sono inoltre diffusi vari appezzamenti, utilizzati per l’allevamento ovino, che è presente in maniera sparsa in tutto il territorio del Parco ed anche nelle aree limitrofe alla periferia della Capitale.
La densa e fitta vegetazione che si sviluppa nelle impervie zone di forra o lungo le spallette boscose costituisce infine un riparo per varie specie faunistiche ed è sicuramente idonea ad essere utilizzata come area di rifugio da individui di lupo.
Più in generale, come evidenziato da diversa letteratura (CIUCCI e BOITANI, 1998), gli ambienti sopra descritti, pur rappresentando habitat sub-ottimali per il lupo, a causa del notevole disturbo antropico, dovuto allo sviluppo di un reticolo di infrastrutture estremamente articolato e da una densità umana considerevole (in particolare nel settore sud del Parco, coincidente con il comune di Roma) sono stati ampiamente colonizzati dalla specie in un quadro di generale espansione del predatore nel territorio negli ultimi 20 anni.
Nei prossimi paragrafi si tenterà di raccontare la storia di ricolonizzazione del lupo nel territorio del Parco e delle sfide di gestione che ciò rappresenta.
Il monitoraggio nel periodo 2018-2022 A seguito del rinvenimento della femmina di lupo nel gennaio 2018 nel Comune di Magliano Romano, l’Ente ha avviato un monitoraggio per rilevare la presenza della specie concentrando gli sforzi nella zona centro settentrionale del Parco. Inizialmente le ricerche sul campo sono state svolte internamente all’Ente dal Servizio Tecnico Naturalistico-Forestale e dal Servizio Guardiaparco, coordinato dal Responsabile Fabio Neri, mediante rilevamento di segni di presenza e acquisizione di video da fototrappole, posizionate ad hoc sulla base delle conoscenze pregresse del territorio.
Successivamente, anche grazie al supporto del personale della Direzione Regionale Ambiente e dei volontari coordinati dalla Dott.sssa Alessia De Lorenzis della LIPU OdV (Lega italiana Protezione Uccelli, Organizzazione di Volontariato), con cui l’Ente Parco ha siglato un protocollo di intesa, è stato possibile intensificare lo sforzo sul campo ed ampliare il territorio di indagine. Anche le metodologie utilizzate si sono via via raffinate nel tempo grazie alle collaborazioni che l’Ente ha avviato con varie Istituzioni ed Enti di ricerca (Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana - IZSLT, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA, Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” di Sapienza Università di Roma) ed è stato pertanto possibile documentare la distribuzione e l’abbondanza della specie nel Parco.
Nel periodo di indagine sono state in particolare utilizzate le seguenti tecniche di monitoraggio non invasive:
1) Videotrappolaggio opportunistico mediante posizionamento di fototrappole nei siti in cui sono stati rilevati dei segni di presenza della specie;
2) Ricerca di campioni biologici (peli, escrementi) sistematica lungo transetti ed opportunistica. Nel periodo 2018-2019 i campioni, raccolti in modo opportunistico, sono stati analizzati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT), con il quale l’Ente Parco ha stipulato una Convenzione. Campionamenti sistematici sono stati inoltre svolti nell’ambito del Monitoraggio nazionale del lupo nel periodo ottobre 2020 e aprile 2021, secondo i protocolli stabiliti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ed analizzati presso l’Area per la Genetica della Conservazione (BIO-CGE);
3) Ululato indotto wolf – howling tecnica, utilizzata solo nel 2019, volta ad identificare la presenza di eventuali rendez vous per verificare la riproduzione della specie.
Le tecniche utilizzate hanno permesso di rilevare negli anni 2018 e 2019 nella zona settentrionale del Parco la presenza stabile e l’avvenuta riproduzione di un branco di lupi che frequentava in maniera assidua la tenuta di Roncigliano, una proprietà privata di circa 1.000 ettari con boschi e pascoli. Dall’analisi dei video acquisiti tramite fototrappole, il branco risultava composto da cinque individui nel 2018 e sette individui nel 2019, al termine della stagione riproduttiva. Nell’ultimo anno l’avvenuta riproduzione è stata anche certificata da una sessione estiva di wolf - howling con risposta della cucciolata.
Nel 2020 è stato ampliato il territorio di indagine ed il posizionamento di fototrappole ha permesso, con l’identificazione dei cuccioli e degli adulti, di accertare la riproduzione di tre branchi nel Parco. Oltre al branco presente nell’area settentrionale è stato individuato un secondo branco nel Comune di Morlupo nella zona nordorientale del Parco ed un terzo branco a sud nel Comune di Roma. Quest’ultimo era composto da una femmina dal fenotipo wild type, un maschio con fenotipo anomalo (mascherina facciale poco marcata, bandeggi zampe anteriori incompleti, colore tendente al giallo) e tre cuccioli con fenotipo anomalo (un fenotipo scuro e due fenotipi tendenti al giallo). Il branco gravitante nell’area nord, composto da 11 individui (di cui 9 cuccioli) e quello presente nel Comune di Morlupo, composto da 7 individui (di cui 5 cuccioli), avevano tutti individui con fenotipo wild type.
L’anno successivo (2021), dei tre branchi monitorati solo due hanno fornito dati utili ad accertarne la riproduzione all’interno dell’area protetta: nel settore nord il branco era composto da 6 individui (di cui 4 cuccioli), nel settore più a sud il branco era composto da 8 individui (2 adulti, 5 cuccioli ed un helper); in quest’ultimo branco era presente la coppia riproduttiva degli anni precedenti (maschio fenotipo anomalo e femmina wild type).
Nel 2022 i dati raccolti con le fototrappole hanno permesso di seguire le dinamiche solo del branco localizzato nel settore più a sud; l’osservazione di una femmina in lattazione ha certificato l’evento riproduttivo, pur senza osservazioni sull’emergenza dei cuccioli.
Relativamente alla caratterizzazione genetica della popolazione studiata, sulla base di campioni biologici raccolti e processati dall’ IZSLT nel periodo 2018-2022, si evidenzia che sono stati rilevati 9 differenti genotipi (compreso anche il primo esemplare di lupo femmina rinvenuto nel Parco il 28 gennaio 2018 riportato nella Foto n. 2) di cui il 55% circa sono attribuibili ad incroci lupo-cane più o meno recenti.
Negli anni 2020-2021 l’Ente Parco, attraverso il coordinamento della Dott.ssa Luciana Carotenuto della Direzione Regionale Ambiente, ha partecipato al Progetto di Monitoraggio Nazionale del Lupo condotto da ISPRA su mandato del Ministero della Transizione Ecologica (MiTE). I campioni biologici raccolti nell’ambito del monitoraggio hanno permesso di individuare tre differenti genotipi attribuibili a lupi puri, compreso quello di una femmina investita rinvenuta il 13/12/2020 nel settore orientale del Parco (comune di Riano) fuori dall’area protetta. Successivamente, nel 2022, nell’ambito di un accordo di collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, i campioni biologici raccolti, processati da ISPRA, hanno permesso di rilevare altri 2 differenti genotipi sempre attribuibili a lupi puri, compreso un maschio, investito lungo la S.S. Cassia il 18/03/2022.
La mole dei dati di genetica raccolti nel periodo 2018-2022, pur fornendo un quadro abbastanza chiaro dell’identità genetica della popolazione di lupo che gravita nell’area protetta, non ha permesso un totale ed omogeneo confronto tra questi dati in quanto essi sono stati processati da Istituti diversi con approcci differenti nell’investigazione del grado di ibridazione.

Foto 3: cucciolata anno 2020 nel settore nordorientale dell’area protetta.
Il monitoraggio nel periodo 2023-2025 A partire dal 2023 l’Ente Parco ha aderito al progetto LIFE21NAT-IT-101074417 WILD WOLF “Concrete actions for maintaining wolves wild in anthropogenic landscapes of Europe” coordinato dall'Istituto di Ecologia Applicata - IEA (Responsabile di Progetto Dott.ssa Valeria Salvadori) firmando un accordo di collaborazione con la Regione Lazio (Direzione Ambiente), l'Ente Roma Natura, l’IEA ed il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza Università di Roma. Al progetto partecipano anche altri Enti gestori di Parchi periurbani come l’Ente Regionale Parco di Bracciano e Martignano e la Lipu che gestisce l’Oasi di Castel di Guido.
Il progetto ha quale obiettivo principale la definizione delle caratteristiche eco-etologiche della popolazione di lupo in aree urbane, periurbane o rurali limitrofe alla Capitale, al fine di elaborare un protocollo gestionale sia tecnico che comunicativo per affrontare eventuali aspetti problematici inerenti la presenza di lupi confidenti e più in generale di individui che frequentano zone più o meno antropizzate.
Le indagini condotte nell’ambito del progetto LIFE WILD WOLF sono ancora in corso. Ad oggi il monitoraggio si è avvalso principalmente delle tecniche non invasive tramite fototrappolaggio e raccolta di campioni biologici. La raccolta dei campioni viene effettuata in maniera intensiva e standardizzata durante il periodo autunno-invernale mediante lo svolgimento a cadenze prefissate di una serie di percorsi prestabiliti che coprono gran parte del territorio del Parco, sia in maniera opportunistica.
Oltre al personale dell’Ente, della Regione Lazio e dell’IEA alle attività di campo prendono parte anche diversi volontari della Associazione Lipu, del Club Alpino Italiano - CAI, studenti e tirocinanti.
Per la registrazione dei dati raccolti e dei percorsi effettuati tutti i partecipanti alle attività di rilevamento si servono dell’Applicazione SMART, con una interfaccia dedicata per il progetto.
Le tecniche sopra citate hanno permesso ad oggi di individuare la presenza nel territorio dell’area protetta di almeno due branchi, sempre gravitanti uno nell’area nord-orientale del Parco (territori di Sacrofano, Formello, Campagnano di Roma e Magliano Romano, Castelnuovo di Porto) e l’altro nell’area meridionale del Parco, ricadente interamente nel Comune di Roma e che include territori in parte antropizzati, che arrivano fino al Grande Raccordo Anulare.
In particolare, nel 2023 i due branchi risultavano entrambi composti da 4 individui; è stato possibile accertare l’avvenuta riproduzione solo per il branco sud in cui sono stati ripresi due cuccioli, uno con fenotipo anomalo (colore del manto giallo) ed uno con fenotipo wild type.
Nel 2024 è stato osservato un completo riassetto del branco sud che dai quattro componenti rilevati nel 2023, dei quali solo la femmina aveva fenotipo wild type, si è ridotto alla sola coppia con entrambi gli individui a fenotipo wild type. L’analisi dei campioni biologici raccolti ha consentito di caratterizzare geneticamente solo l’individuo maschio tipizzato come lupo puro. Dai dati acquisiti tramite le fototrappole la coppia non risulta però essersi riprodotta (assenza di individui in lattazione ed emergenza cuccioli).
Per il branco gravidante nella zona nord nel 2024 è stato invece possibile accertare un evento riproduttivo sia con l’osservazione di una femmina in lattazione nella zona delle Valli del Sorbo nel Comune di Formello che con l’emergenza di due cuccioli in data 11/09/2024, che sono stati rilevati nel Comune di Magliano Romano tramite riprese effettuate con un drone dal personale dell’Ente Parco.
Nella stagione 2025 è stata confermata l’avvenuta riproduzione di ambedue i branchi monitorati. Le fototrappole hanno ripreso almeno 2 cuccioli (branco Nord) e 6 cuccioli (branco Sud).
Riguardo alla caratterizzazione genetica del materiale biologico raccolto, il laboratorio di ISPRA ha potuto elaborare ad oggi i campioni rilevati tra dicembre 2023 e agosto 2025. Nel complesso sono stati tipizzati 14 genotipi differenti; di questi 8 sono stati attribuiti a lupo ed i restanti ad ibridi con una percentuale della popolazione con segni recenti di ibridazione intorno al 43%.

Foto 4: in primo piano esemplare maschio di lupo fenotipo wild type con conferma genetica; in secondo piano la femmina.
Nell’ambito del progetto LIFE WILD WOLF sono state inoltre effettuati due tentativi di cattura attraverso il posizionamento di trappole gestite con il supporto del Servizio Guardiaparco e da personale dell’IEA costituito da biologi e veterinari specializzati in questo tipo di operazioni. Nell’area di presenza del branco sud sono stati effettuati due tentativi di cattura, uno ad aprile 2024 con esito negativo ed uno nel novembre 2025 con esito positivo, con la cattura di un giovane dell’anno in data 30 novembre che è stato munito di collare satellitare. Nella zona di presenza del branco Nord la sessione svolta a fine febbraio 2025 ha consentito di catturare un giovane lupo maschio in località Valli del Sorbo nel Comune di Formello. L’animale è stato dotato di radiocollare satellitare e attualmente viene costantemente monitorato. Nei giorni successivi alla cattura l’animale si è diretto immediatamente verso nord-est in una zona boscata nel Comune di Magliano Romano, dove gravita tuttora. Dalla distribuzione delle localizzazioni trasmesse da radiocollare si evince che il territorio utilizzato dal lupo è di circa 35 kmq e ricade per la maggior parte nei comuni di Magliano Romano e Sacrofano all’interno dei confini del Parco dove frequenta zone boscate e pascoli. Occasionalmente l’animale si è allontanato verso nord in aree fuori Parco arrivando nel limitrofo Parco regionale delle Valli del Treja.
Negli anni di monitoraggio è apparso evidente come la rete di strade che attraversa il Parco di Veio costituisca per il lupo un importante fattore di rischio. Nel triennio 2023-25 sono stati rinvenuti 4 lupi investiti tra cui uno ferito, ma poi deceduto, nel settore centrale del Parco in corrispondenza di arterie stradali ad alta percorrenza (Cassia e Cassia-bis). Tutte le carcasse rinvenute sono state consegnate all’IZSLT che ha effettuato le analisi genetiche da cui risultano due animali con genotipo definito incrocio tra cane e lupo (uno rinvenuto il 09/10/23 sesso maschile fenotipo anomalo giallo ed uno rinvenuto il 22/03/2024 sesso maschile e fenotipo wild type) e due animali con genotipo definito lupo (rinvenuti in data 26/11/2024 ed in data 25/03/2025 di sesso femminile). In data 19/04/2023 è stata recuperata una lupa, incinta di 6 cuccioli, ferita lungo la Cassia Antica (comune di Campagnano di Roma); la lupa è stata soccorsa e poi conferita per la completa riabilitazione al Centro di Recupero di Monte Adone (BO).
Tutti gli individui sopra citati sono risultati individui adulti e quindi si può supporre che le infrastrutture stradali ed in particolare la via Cassia, che delimita ad ovest Parco di Veio, rappresentino barriere di un certo impatto nelle dinamiche di spostamento dei branchi.

Foto 5: esemplare maschio di lupo fenotipo wild type radiocollarato con conferma genetica.
Interazioni del lupo con le attività umane La presenza del lupo nel Parco di Veio è sicuramente un elemento che valorizza l’area protetta, ma che al contempo genera impatti di diversa natura sulle varie attività umane presenti. Essa comporta quindi nuove sfide gestionali e di comunicazione e deve essere gestita con la dovuta attenzione e fondata su una base conoscitiva adeguata.
L’Ente Parco nel 2019, a seguito del rilevamento della presenza del primo branco di lupi stabile nella zona nord dell’area protetta, ha ritenuto utile valutare il livello di conoscenza degli abitanti ricadenti nei comuni interni al Parco e la loro percezione nei confronti della specie incaricando l’Istituto di Ecologia Applicata a svolgere una indagine di tipo sociologico “Human Dimension” effettuata attraverso sondaggi ed interviste (MARINO et al., 2019). L'indagine è stata svolta mediante la raccolta di informazioni sia attraverso interviste telefoniche (N =408) che attraverso interviste faccia a faccia (N = 33) ai vari portatori di interesse quali allevatori, ambientalisti, cacciatori, operatori turistici, veterinari ASL, sindaci, ecc.
L'analisi delle informazioni raccolte all’epoca dello studio ha riportato una generale mancanza di consapevolezza da parte della maggior parte degli intervistati sulla presenza del lupo nel Parco ed ha rilevato una differenza marcata di atteggiamento tra la porzione di popolazione residente nell’area urbana di Roma e quella afferente ai comuni più lontani dalla capitale. Quest’ultima ha un maggior rapporto con la realtà rurale ed è più predisposta a considerare l’ambiente adatto al lupo e la presenza del predatore come un elemento positivo per l’equilibrio naturale del territorio. Coloro che vivono fuori dall’ambiente urbano si dimostrano generalmente meno preoccupati della pericolosità del lupo per le persone rispetto a coloro che vivono nel Municipio XV di Roma, ma più preoccupati per la minaccia del lupo agli allevamenti e in linea generale più spesso favorevoli a permettere l’abbattimento del lupo.
Tale differenza pone una sfida ancora maggiore al Parco, che deve dimostrare di essere in grado di rispondere alle diverse esigenze del territorio che è chiamato a gestire.
È da tenere conto, comunque che l’indagine è stata svolta quando ancora la presenza nel lupo era poco nota tra gli abitanti del Parco. Attualmente la consapevolezza della presenza del lupo nel territorio a seguito della sua diffusione appare percepita in maniera più decisa da parte della popolazione residente sebbene permangano radicate false credenze come, ad esempio, la convinzione che il lupo sia stato immesso artificialmente dall’Ente Parco o da altri Enti preposti alla gestione faunistica, anche allo scopo di contenere la popolazione di cinghiale.
Risulterebbe pertanto di particolare interesse ripetere le indagini che erano state svolte nel 2019 per verificare come è variata la percezione del predatore nel Parco e l’atteggiamento rispetto a tutte le implicazioni legate alla sua presenza.
Ad oggi le interazioni del lupo con l’uomo nel Parco hanno riguardato principalmente le predazioni di specie allevate. Nonostante la marcata antropizzazione del territorio non sono stati denunciati all’Ente predazioni su animali domestici né interazioni dirette con l’uomo.
I primi danni significativi alla zootecnia attribuibili al lupo sono stati registrati a partire dal 2019. I danni da fauna selvatica nel Parco vengono periziati e quantificati dalla Dott.ssa For. Silvia Di Primio del Servizio Tecnico Naturalistico Forestale dell’Ente. Dall’analisi della serie storica dei dati si evince che nei primi tre anni l’impatto del lupo rispetto ai danni provocati da altre specie di fauna selvatica al comparto agricolo e zootecnico è risultato significativo sia in termini di eventi di danno sia in termini di importi periziati.
Come evidenziato dal grafico in Figura 6 negli anni 2019-2021 i danni attribuiti al lupo o comunque a canidi ammontano complessivamente a 22 eventi e corrispondono al 35 % del totale; l’ammontare degli indennizzi nel triennio è di circa 46.000 euro, un valore che rappresenta più della metà degli importi periziati per i danni da cinghiale che nel triennio considerato ammontano a circa 81.000 euro, costituendo pertanto un fattore rilevante nel computo generale. Si riporta di seguito un grafico che evidenzia il fenomeno:

Figura 6: ripartizione del numero di eventi di danneggiamento e importi periziati dei danni provocati dal cinghiale e dai canidi nel Parco di Veio per il periodo 2019-2021.
Negli ultimi due anni si è assistito invece ad una drastica riduzione delle denunce di danno; tale decremento è attribuibile sia alla messa in opera di interventi di prevenzione adottati dagli allevatori, anche con il supporto delle azioni messe in campo dall’Ente Parco, sia alla insoddisfazione degli indennizzi percepiti. Questi vengono erogati dall’Ente Parco ai sensi dell’art. 34 della Legge Regionale n° 29 del 6 Ottobre 1997 (art. 34) e sulla base di uno specifico Regolamento recentemente aggiornato e modificato con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. C00018 dell’8 aprile 2022, che stabilisce le modalità per la corresponsione degli indennizzi.
Molti allevatori, pur subendo danni da lupo, spesso non sporgono denuncia né richiedono i dovuti risarcimenti. I principali motivi sono da ricercare nella burocrazia che può richiedere anche un anno per la liquidazione del danno e che comporta la compilazione di moduli, l’espletamento di sopralluoghi ufficiali e certificazioni veterinarie, attività che per un piccolo allevatore determinano la perdita di giornate di lavoro e l’anticipo di spese per lo smaltimento delle carcasse. Inoltre, gli allevatori spesso non sono soddisfatti degli importi ricevuti che si basano su dati ufficiali del prezzario regionale e della Camera del Commercio di Roma.
Oltre all’animale ucciso, spesso si verificano danni indiretti (aborti, stress del gregge, calo di produzione) che non vengono rimborsati e l’allevatore è consapevole quindi che l’indennizzo coprirà solo una parte minima delle perdite reali.
Le azioni gestionali intraprese dal Parco Nel contesto specifico del Parco è fondamentale che qualsiasi intervento gestionale sia atto da una parte a valorizzare la presenza del lupo come elemento di spicco della fauna locale e dall’altra, ad armonizzare la sua presenza con le attività e gli interessi economici delle popolazioni locali.
Un importante strumento consiste nella assistenza agli allevatori danneggiati dalla predazione non solo in termini di indennizzo ma anche mediante la fornitura di strumenti di prevenzione individuati ad hoc sulla base delle caratteristiche di ciascuna azienda. Dal 2021 il Parco ha avviato una serie di interventi previsti nell’ambito di un progetto pilota coordinato dalla Direzione Regionale Capitale Naturale, Parchi ed Aree protette per la prevenzione dei danni da lupo in adempimento alle indicazioni riportate nella Delibera di Giunta Regionale DGR 690/2019 “Obiettivi generali e linee prioritarie di intervento per la conservazione del lupo nel Lazio e per la coesistenza con le attività zootecniche”. Ad oggi, con il supporto tecnico dell’Istituto di Ecologia Applicata, sono stati forniti strumenti di prevenzione a diverse aziende del Parco, specificamente individuati sulle esigenze di conduzione di ciascun allevamento.
In particolare, a quattro aziende è stato fornito in comodato d’uso il materiale necessario alla realizzazione di recinti fissi anti-lupo (reti elettrosaldate con piegatura anti-salto, tondini in ferro, ecc.) mentre ad altre tre aziende sono state fornite recinzioni elettrificate mobili di varia altezza a seconda delle esigenze d’uso.
In due aziende è stato inoltre sperimentato l’utilizzo di cani da guardiania (sono stati forniti a ciascuna azienda 2 cuccioli di maremmano provenienti da allevamenti selezionati) ma l’inserimento dei cani in azienda non ha dato i risultati sperati.
L’Ente sta inoltre lavorando per l’incremento della conoscenza della specie presso la cittadinanza sia comunicando l’attività di monitoraggio del lupo, sia nell’ambito di eventi istituzionali che hanno coinvolto anche altre aree protette del Lazio, sia in progetti di educazione ambientale che il Parco svolge presso le scuole elementari e medie. A partire dall’anno scolastico 2021-22 in diversi istituti ricadenti all’interno dell’area protetta è stato svolto il progetto “Bentornato Lupo” in cui si affrontava la tematica del ritorno del grande predatore con incontri sia in classe, in cui veniva illustrata l’ecologia ed il comportamento del lupo, sia con uscite sul campo alla ricerca delle tracce. Nel complesso nel progetto sono state coinvolte circa un centinaio di classi.
Nei prossimi anni verrà distribuito nelle scuole anche un gioco simile al gioco dell’oca che è stato realizzato e finanziato dal Parco, nel quale all’interno di ogni casella vengono raccontate in maniera semplice tutte le fasi di vita dei lupi. Un modo diretto per i più piccoli per conoscere le abitudini di questo splendido animale.
Considerazioni finali La ricolonizzazione del lupo nel Parco di Veio è un processo complesso che richiede un approccio integrato, basato su dati scientifici e strumenti operativi adeguati. I monitoraggi condotti hanno permesso di documentare la presenza stabile di almeno due branchi nel Parco e di acquisire informazioni fondamentali per orientare le azioni di gestione, in particolare in materia di prevenzione dei danni e mitigazione dei conflitti.
Sebbene il contesto in cui l’Ente Parco stia operando risulti abbastanza variegato e articolato l’attività gestionale, affiancata da interventi di comunicazione mirata, può contribuire a creare le condizioni per una coesistenza sostenibile tra il predatore, le attività antropiche e le componenti socioeconomiche locali.
In prospettiva, sarà pertanto determinante consolidare il sistema di monitoraggio, rafforzare le misure preventive e incrementare il livello di comunicazione istituzionale, al fine di armonizzare la presenza a lungo termine della specie nel territorio e, contestualmente, tutelare le attività tradizionali anche orientando le comunità locali ad assumere un comportamento corretto verso il predatore.
Ringraziamenti
Hanno collaborato al progetto per la raccolta ed archiviazione dei dati di campo il personale del Servizio Guardiaparco coordinato dal Responsabile Fabio Neri, il coordinatore Vincenzo Frazzano e i Guardiaparco: Alessandra Barbieri, Giampiero Castigliego, Domenico D’Alberti, Claudio Di Marco, Raffaella Falasconi, Fausto Fuccelli, Marco Ballini, Cristina Egizi, Giuseppe Frazzano, Fabio Giuranna, Paolo Meschini, Laura Tomassini, Marzio Tozzi, Manuela Marucci, il personale della Direzione Ambiente della Regione nelle persone di Luciana Carotenuto, Marco De Cicco, Stefano Don Francesco, Marta Mastrantonio, Ivana Pizzol, Domenico Serafini, Alessandra Testa, i tecnici dell’Istituto di Ecologia Applicata nell’ambito del Progetto Life Wild Wolf Paola Fazzi, Francesco Belgazi, Silvia Marchesi, il personale e volontari della LIPU Alessia De Lorenzis, Laura Baccari, Laura Balducci, Arianna Fabrianesi, Stefania Giancaspro, Alessia Ricci, Vincenzo Pasquariello, Enzo Savo ed i numerosi tirocinanti e tesisti universitari che si sono succeduti negli anni Francesco Caggiano, Giorgia Fornelli, Alessia Mancini, Erica Masciarelli, Flavia Menichini, Marta Rosati, Ludovico Rossi, Valerio Sammarini. I danni agli allevamenti sono stati periziati dalla Dott.ssa Silvia Di Primio dell’Ente Parco di Veio.
I dati genetici nel periodo 2018-2019 sono stati elaborati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “M. Aleandri” (Responsabile della Convenzione: Dott.ssa Rita Lorenzini) nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra l’Ente gestore e nel periodo 2020-2025 dall’ISPRA nell’ambito del Monitoraggio Nazionale del Lupo e del Progetto Life citato.
Infine, si ringraziano in modo particolare il Prof. Paolo Ciucci (Università di Roma “La Sapienza”) per i suggerimenti ed il continuo stimolo nella ricerca sul campo e la Dott.ssa Valeria Salvadori dell’Istituto di Ecologia Applicata per la revisione del manoscritto.
Bibliografia -BENVENUTI A., ANTONELLI M., 2019. Presenza del lupo nell’oasi di Castel di Guido e nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Relazione 2018.
-BOITANI L., 1976. Il lupo in Italia: censimento, distribuzione e prime ricerche eco-etologiche nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo. Pag. 7-42. In: Pedrotti F., (a cura di). S.O.S. Fauna. Animali in pericolo in Italia. WWF, Camerino.
-CIUCCI P., BOITANI L., 1998. Il lupo. Elementi di biologia, gestione, ricerca. Istituto Nazionale per la Fauna selvatica “Alessandro Chigi”. Documenti tecnici, 23.
-CIUCCI P., 2012. Monitoraggio e gestione del lupo in provincia di Roma. Relazione finale. Prov. Roma – Servizio Aree Protette e Parchi naturali, Dip. IV Dip. Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Università di Roma “La Sapienza”.
-MARINO A., FAZZI P., LUCCHESI M., SALVATORI V., CIUCCI P., 2019. La presenza del lupo nel Parco Regionale di Veio: analisi dell’impatto potenziale e linee guida per una gestione tesa a minimizzare i conflitti con la presenza umana. Risultati dell’indagine sociologica e suggerimenti per una campagna informativa e di comunicazione. Istituto di Ecologia Applicata, Roma.
-RONCHI B., SERRANI F., 2002. Studio per la definizione di linee di gestione della popolazione di cinghiali nel territorio del Parco Naturale di Veio. Dipartimento di Produzioni Animali, Università della Tuscia Viterbo.
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-ZIMEN E., BOITANI L., 1975. Number and distribution of wolves in Italy. Saugetierkunde 40: 102-112.
Testi di riferimento indicati dall’autore
-MONTEROSSO G., 2023. Piano per la programmazione di interventi di controllo numerico del cinghiale nel Parco di Veio.
-SALVATORI, V., FAZZI, P., MARCHESI, S., BELGHAZI, F., DI PASCASIO, A., PAGLIAROLI, D., ROSATI, M., ARGENTI, E., VERUCCI, P., MONTEROSSO, G., DE LORENZIS, A., PIERUCCI, P., CIUCCI, P., 2025. Accordo di collaborazione per l’adesione al Progetto LIFE WILD WOLF per il monitoraggio dei parametri chiave della popolazione di lupo e la predisposizione di protocolli di gestione della presenza della specie in aree urbane e periurbane. Resoconto delle attività svolte- Periodo ottobre 2023 - Dicembre 2024.