Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

FAUNA 
L’ORSO BRUNO (Ursus arctos L.) NELLA PROVINCIA DEL VERBANO CUSIO OSSOLA – PIEMONTE
26/09/2024

di Andrea BALDI - Stefano BASALINI 
Ten. Col. CC RFI – Comandante del Reparto Carabinieri Parco Nazionale Val Grande (VCO).
Brig. Ca. – in servizio presso il Nucleo Forestale Parco Premosello Chiovenda (VCO).

 

 

 

 


Dopo quasi 200 anni dalla sua estinzione locale, il 28 giugno 2019 un esemplare di orso bruno (Ursus arctos L.), è stato avvistato nel territorio della provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO): è la prima segnalazione recente del plantigrado in Piemonte e sulle Alpi Occidentali italiane. I risultati dell’analisi genetica dell’unico campione biologico rinvenuto ed utilizzabile, hanno confermato l’identità dell’individuo: viene identificato con la sigla M29, un maschio in dispersione proveniente dal Trentino che, dalle Alpi Centro Occidentali, si è spostato dapprima verso Ovest in Svizzera, fino al Canton Vallese, per poi rientrare dal nord in Italia nella provincia del VCO.

Questa presenza ha innescato tre azioni: la Regione Piemonte ha aderito al “PACOBACE” (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali); le Amministrazioni locali hanno predisposto un documento tecnico per la conservazione e gestione ed i Carabinieri Forestali del Reparto Carabinieri Parco Nazionale “Val Grande” hanno attivato un protocollo sistematico per il monitoraggio.

I risultati di quest’ultima attività, dal 2019 sino ad oggi, si sono concretizzati con la l’acquisizione di diversi dati che confermano la presenza stabile del plantigrado nel settore settentrionale del Parco Nazionale della Val Grande, area di wilderness più estesa delle Alpi incastonata tra il Lago Maggiore e la Svizzera.

On 28 june 2019, a brown bear (Ursus arctos L.) has been spotted in Verbano Cusio Ossola province (VCO- North Italy) after almost 200 years since the extinction of the species in that area; it has been the first recent report of the plantigrade in Piemonte Region and North West italian Alps. The results of the genetic analysis have confirmed the specimen identity: it is indicated as M29, a dispersing male from Trentino -Central Alps- moving West, to Canton of Valais in Switzerland first, and then to Italy in VCO province.

The return of the species determined three actions: Piemonte Region joined PACOBACE (Interregional Action Plan for brown bear conservation In Central-Eastern Alps); local public administrations prepared a technical document for conservation and management of the species, and “Valgrande” National Park Carabinieri Unit activated a monitoring sistematic protocol.

The results of the survey carried out since 2019 until today, have enabled the acquisition of several data confirming the stable presence of the plantigrade in the northern part of Valgrande National Park, the largest wilderness area of the Alps, set between Lago Maggiore and Switzerland.

Premessa

L’orso è un animale fuori dal comune, sotto ogni aspetto. In ogni disciplina, scientifica, culturale, artistica, sociale o religiosa, l’orso ha, da sempre, avuto un ruolo unico e distinto rispetto ad ogni altra specie selvatica.

A partire dalle sue dimensioni, le maggiori tra i selvatici terrestri dell’emisfero settentrionale, le sue capacità adattative, il ruolo ecologico, la sua distribuzione a livello mondiale con un numero relativamente piccolo di specie, sino ad arrivare alla sua presenza fortemente radicata nell’immaginario umano, (dalle pitture rupestri ai cartoni animati), l’orso ha avuto, da sempre, un ruolo indiscutibile, ruolo che è cresciuto e mutato al mutare della storia dell’uomo stesso.

Ognuno di noi, da bambino, ha giocato con un orsacchiotto di peluche, ha visto i cartoni di Yoghy e Bubu, o Napo Orso Capo e, per i più giovani, di Winny the Pooh.

È naturale chiedersi perché, tra gli innumerevoli animali, viene scelto proprio l’orso.

Nessun altro animale selvatico è rappresentato, “utilizzato” ed umanizzato come questo plantigrado. Questa proiezione moderna ed antropomorfa di una specie assolutamente selvatica che generalmente rifugge l’uomo, ha un significato ancestrale ben preciso.

Orso e lupo, sono grandi carnivori dalle caratteristiche biologiche ed eco-etologiche molto definite che, per alcuni aspetti, ritroviamo anche nell’uomo. Il lupo deve parte del suo successo alla vita in branco, i cui membri seguono una rigida gerarchia e lottano fra loro per conquistare la posizione dominante, diventare degli “alfa” e conquistare il diritto alla riproduzione. Allo stesso tempo il branco garantisce una grande plasticità adattativa a diverse situazioni e capacità di cooperazione anche per crescere la prole.

Tutte caratteristiche che sono state alla base del successo anche del genere “Homo”. D’altro canto nell’orso si trovano altri aspetti biologici e morfologici che, nei nostri progenitori ancestrali, potevano risultare assolutamente evocativi. L’orso, almeno in alcune situazioni, abitava come l’uomo le caverne, come l’uomo è un onnivoro perfetto, cura la prole a lungo, e, fatto rarissimo nel mondo animale, è l’unico mammifero “non primate” a muoversi anche in postura eretta.

Come un uomo, infatti, l’orso si alza in piedi, cammina e si arrampica.

Questo elemento, probabilmente più di ogni altro, lo ha fatto percepire come una specie di “uomo selvatico”, animale dalle fattezze umanoidi, con uno sguardo frontale, tipico dei carnivori e primati, e capace, come solo l’uomo sa fare, di camminare in piedi! Una specie di divinità dei boschi. Questa è una delle tante ipotesi formulate dai paleoantropologi. Una ipotesi secondo cui questa specie, in modo pressoché esclusivo rispetto ad ogni altra, si ritiene fosse anticamente oggetto di “culto”. Oltre alle pitture rupestri, nei siti paleolitici vi sono numerosissimi ritrovamenti dei cosiddetti “altari dell’orso”, composizioni con ossa, di solito cranio e tibie. Non esistono “sepolture” ordinate di lupo, leone, mammuth o altre specie: i resti ossei degli animali uccisi dall’uomo preistorico venivano utilizzati come strumenti e monili o gettati in depositi come spazzatura. L’orso no. La sua testa veniva posizionata in luoghi riparati nelle grotte, all’interno di nicchie, protetto da pietre: un “altare” degno di una divinità preistorica.

Da queste immagini e congetture, che si perdono nella preistoria della civiltà umana, il percorso dell’orso ha seguito fianco a fianco la nostra specie, venendo progressivamente visto come emblema di forza selvaggia, di fiera, di animale demoniaco, (in questo surclassato dal lupo), ma anche emblema iconico cui ispirare una simbologia.

L’orso è presente in numerosi stemmi araldici medievali e al tempo stesso ricorre sovente nella toponomastica e nei nomi propri. Ne sono testimonianza le città di Berna, Berlino, che derivano da Beran (orso), e nomi medievali come Berengario, Bernardo, Bernadette. Secondo l’etimologia celtica, dalla parola Art – orso- derivano i nomi Artù, Arturo e Martino. Dal greco Arktos, Artemide e infine Artemisia – la figlia dell’orso. La parola Artico indica la “terra” dell’Orsa, con riferimento alla costellazione.

Oltre ai riferimenti lessicali, la “belva feroce”, per aspetto e dimensioni, esercitava una attrazione magnetica nel mondo antico. La cattura dell’orso era una pratica diffusa già dall’epoca antica sino al Rinascimento ed oltre. Animali vivi venivano impiegati nelle venationes, spettacoli gladiatorii in epoca romana o esibito nei caravanserragli dei principi. Con la captivazione iniziò la tendenza a sminuire il terrore che la belva esercitava nell’immaginario ancestrale del mondo selvatico. Fuori dal suo ambiente naturale l’animale appariva goffo e impacciato, incatenato, ammaestrato: esposto nei circhi e nelle fiere l’orso veniva reso ridicolo. Queste pratiche, tuttavia, nascondevano una intima paura della bestia, perché l’animale selvatico che si erge come un uomo attrae e terrorizza. Poter disporre della fiera in catene, poterla dominare attraverso queste pratiche che oggi giudichiamo assurde, significa smontare la sua aura di selvatico demone, renderlo inerme e ridicolo come un clown. Ed un clown non fa paura. Da qui il percorso sino al simpatico orsetto in peluche, o al personaggio dei cartoni animati, è breve. Questo processo di umanizzazione tuttavia, che come giocattolo per bambini può apparire innocente, o, come animale ammaestrato, evidenziare la grande crudeltà dell’uomo, non fa altro che travisare la vera natura dell’orso e, in alcuni casi ci condiziona dal punto di vista psicologico. L’orso non è e non deve essere visto come un “diversamente uomo”. Un approccio moderno e scientifico, lontano da miti e proiezioni umane, riportano l’orso ad essere valutato in una dimensione ontologicamente legata al suo ruolo naturale. Quello di una specie complessa, un grande carnivoro con una distribuzione attuale estremamente frammentata ma con grandi capacità adattative, e che, con una gestione attenta e meticolosa, può tornare ad assumere il suo ruolo ecologico.

La presenza nel Verbano Cusio Ossola

Il presente capitolo riassume i dati storici più interessanti relativi alla presenza di orso bruno nella provincia del VCO. Il testo riprende in parte il “Documento tecnico per la conservazione e gestione dell’orso bruno nella provincia del Verbano Cusio Ossola (Carlini E. De Franceschi C. Lux E. Baldi A.,2022)”, i cui dati sono stati raccolti dal Reparto Carabinieri Parco Val Grande e che viene in questa sede aggiornato e revisionato.

-Dati storici

Dall’analisi delle fonti storiografiche, la presenza del plantigrado nella provincia del VCO è documentata a partire dal Medioevo. La maggioranza dei documenti che fanno riferimento all’orso dal 1300 a metà del 1700 fanno riferimento a vari Statuti e Ordini delle comunità ossolane, verbanesi e cusiane che riportano taglie per lupi e orsi e “similes alias bestias ferinas”; atti consolari vigezzini (la Valle Vigezzo è situata nella zona Nord del Parco Nazionale Val Grande, vicino al confine svizzero) riportano spese sostenute per la cattura di lupi ed orsi tra fine 1500 e fine 1700.

A confermare la presenza di orsi nella provincia ad inizio ‘800 è la Notificanza del Vice Intendente della città e provincia di Mortara nella quale si legge: “la comparsa di due orsi nella provincia di Pallanza (oggi Verbania) avendo ecciatata l’autorità Superiore ad esplorare da S.M. quale debba essere il premio da corrispondersi a’ predatori di tali fiere…”.

Il 28 settembre 1807 il “Dipartimento di sanità del Magistrato dell’Agogna” inviava a tutti i comuni di sua competenza un questionario definito “Rapporto informativo riguardo alla presenza di lupi e loro perniciosità” con il quale richiedeva informazioni sulla presenza di lupi ed orsi nei vari territori. Le risposte affermative arrivano ad esempio da Domodossola (1807): “…è fatto costante che in questi cantoni s’annidano degli orsi e dei lupi in grande quantità”.

È dunque assodata la presenza dell’orso fino al primo decennio del 1800 nei territori dell’Ossola, in particolare a Domodossola, Vogogna e Valgrande, nel territorio dell’attuale Parco Nazionale. La specie invece era già scomparsa dalla Valsesia da qualche decennio.

Ancora nel 1820 Carl’Antonio Zambonini, cacciatore di Bannio in Valle Anzasca, compilò un copioso manoscritto sulla caccia per diffondere consigli su come cacciare il lupo, il camoscio e l’orso.

L’ultimo orso in territorio provinciale fu ucciso sempre in Valle Anzasca, ai piedi del Monte Rosa, nel 1818 (Duprè et al., 2000), anche se l’ultimo atto pubblico emanato per “combattere” l’orso è quello dell’Intendente di Pallanza che il 12 agosto 1828 autorizzava i sindaci dell’alta Val d’Ossola ad armare persone “probe e capaci” per una battuta collettiva “alla bestia feroce detta orso che ha diggià cagionato gravi danni” agli alpeggi della zona (Bionda et al., 2002).

-Dati recenti

Il territorio della provincia del VCO è per gran parte idoneo alla presenza dell’orso bruno, sia come fasce altitudinali che come habitat, considerando la vasta presenza di boschi disetanei sia di latifoglie che conifere con buona presenza di sottobosco (Mustoni, 2004).

La prima osservazione risale al 28 giugno 2019 quando, un’automobilista ha messo in fuga di notte un orso nei pressi del centro abitato di Crevoladossola. L’analisi genetica dei campioni biologici inviati al laboratorio svizzero di Biologia e Conservazione dell’Università di Losanna, ha permesso di confermare che il soggetto era un maschio adulto facente parte della popolazione trentina, denominato M29.

Grazie alla Provincia Autonoma di Trento e ad ERSAF – Regione Lombardia, è stato possibile analizzare i dati pregressi relativi all’orso M29. Si ritiene sia nato nel 2013 da F9 (la madre) e MJ5 (il padre). L’animale è in dispersione dal 2014, quando venne rilevato in provincia di Brescia, poi nel 2016 e 2017 in provincia di Sondrio.

Successivamente, tra il 2017 e il 2019 si è spostato in Svizzera dove è stato rilevato nel Canton Berna, prima di esser osservato nel Canton Vallese. Il monitoraggio da parte dei tecnici svizzeri ha confermato geneticamente più volte la presenza di M29 in Svizzera del quale, tramite il sito KORA (http//:kora.ch), è possibile intuirne gli spostamenti. Sempre dal sito KORA si evince che M29, dopo l’incursione nel VCO del 2019 è ritornato nella vicina Svizzera almeno per i mesi estivi. Il secondo dato per la provincia del VCO risale al maggio 2020, quando un apicoltore ha denunciato il danneggiamento delle sue arnie sulle alture di Villadossola, a pochi chilometri di distanza dal sito del primo avvistamento, a un anno di distanza dalla prima osservazione (18.06.2019). Dai rilievi effettuati dalla Polizia Provinciale è evidente che si tratti di un orso bruno, anche se non si hanno evidenze genetiche che si tratti di M29.

Dopo questo episodio si sono susseguiti alcuni altri avvistamenti del plantigrado in relazione ai danneggiamenti di arnie nella zona Sud della provincia fino al giugno dello stesso anno.

A partire dalla seconda metà di giugno 2020 gli avvistamenti si sono concentrati lungo il confine nord-est del Parco Nazionale Val Grande, in cui opera il Reparto Carabinieri Forestali P.N. “Val Grande” che ha attivato un monitoraggio sistematico.

Per un’analisi più approfondita dei dati raccolti negli ultimi quattro anni si rimanda al capitolo “L’attività dei Carabinieri del Parco Nazionale Val Grande”



Normativa

L’orso bruno (Ursus arctos L.) è una specie di interesse conservazionistico europeo ed internazionale in quanto inserita:

  • ·nella Convenzione di Berna del 1979, ratificata dall’Italia con la Legge n. 503/81, quale specie di fauna rigorosamente protetta (Allegato II); che inserisce l’orso come specie animale strettamente protetta (divieto di cattura, detenzione, uccisione e commercio di qualsiasi parte dell’animale, nonché divieto di disturbo durante l’ibernazione);
  • ·nella Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (Normativa CITES), resa esecutiva dall’Italia con Legge n. 150/92 e modificata dalla Legge n. 59/93, integrata dal decreto legislativo 275/01, quale specie il cui commercio è regolamentato per evitare uno sfruttamento incompatibile con la loro sopravvivenza (Appendice II);
  • ·nella Direttiva Habitat 92/43/CEE (recepita dall’Italia con DPR 8 settembre 1997 n. 357, modificato e integrato dal DPR 12 marzo 2003 n. 120) quale specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa (Allegati II e IV, nonché “specie di interesse prioritario”) (Sindaco et al., 2003). Inoltre la Legge nazionale n. 157 dell’11 febbraio 1992 inserisce l’orso bruno tra le specie particolarmente protette (Art. 2, comma 1).

 

La prima legge di protezione integrale dell’orso bruno in Italia, quale specie che è “sempre proibito uccidere o catturare” era stata in realtà approvata già nel 1939, mentre il lupo è specie protetta dal 1971. 

 

L’orso bruno è inserito (2013) nella Lista Rossa dell’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e valutato in Italia in Pericolo Critico (CR) in quanto la popolazione nazionale non raggiunge le 100 unità e di queste meno di 50 individui sono in grado di riprodursi.



L’attività dei Carabinieri del Reparto Parco Nazionale “Val Grande”

Il territorio della provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO) risulta a “specificità montana” in quanto la maggior parte del suo territorio ha una quota media superiore ai 1300 metri. La grande estensione di superfici forestali e pascoli di alta quota ha favorito una presenza faunistica di grande pregio, con popolazioni di ungulati alpini come cervo, camoscio e stambecco in costante incremento. L’arrivo nella provincia del VCO di un orso ha suscitato grande interesse da diversi punti di vista, sia per la popolazione che per le amministrazioni pubbliche. La prefettura del VCO e l’Ente Provincia hanno chiesto ai Carabinieri Forestali del Parco Nazionale Val Grande una valutazione della situazione legata in primis alla pubblica sicurezza.

 A seguito di una serie di incontri con le Autorità ed i principali esperti faunistici della specie, è emersa la necessità di un approfondimento della conoscenza della specie, con una griglia di monitoraggio omogenea che prevedeva il coinvolgimento di diversi attori istituzionali.

Sono stati quindi seguiti dai Carabinieri del Parco due serie di corsi: il primo tenuto da esperti professionisti dell’orso per migliorare ed omogeneizzare gli strumenti diagnostici della specie seguendo gli standard qualitativi ufficiali, il secondo tenuto da uno staff di veterinari specializzati, relativo alle problematiche di gestione operativa e cattura di animali selvatici.

La campagna di monitoraggio ha visto confluire dati da diverse fonti (segnalazioni di privati, informazioni della Polizia Provinciale), ma la maggior parte dei segni di presenza, circa l’80%, è stata reperita dai militari del Reparto secondo uno schema consolidato che vede la geo-crono referenziazione e valutazione del dato. Tutti i dati disponibili sono stati archiviati ed ordinati dai Carabinieri Forestali e dallo studio OIKOS. La frequentazione regolare da parte del plantigrado del territorio del Parco Val Grande e zone limitrofe per alcuni anni ha consentito la raccolta di un numero significativo di informazioni, nelle diverse stagioni, con diverse tipologie di segni di presenza. I dati derivati dalla rete di monitoraggio hanno consentito di redigere una prima relazione (Carlini et al., 2022), che partendo dalla analisi della specie e della popolazione alpina, si è poi focalizzata sulla attività dell’orso M29, protagonista della più ampia migrazione verso occidente finora rilevata. A seguito di tale report, la Regione Piemonte ha chiesto ed ottenuto di essere inserita nel Progetto PACOBACE, delegando alla Provincia del VCO gli aspetti operativi, gestionali ed amministrativi.

La attività di monitoraggio non si è mai interrotta ed è attualmente in corso, e conferma la “affezione” del plantigrado per il territorio del P.N. Val Grande. Anche nei tavoli provinciali per la gestione dei grandi carnivori, costituito per il significativo incremento della popolazione di lupi nella zona cui opera il Reparto Parco, assieme agli enti locali, allevatori, ricercatori, ambientalisti e cacciatori, la situazione relativa all’orso è oggetto di condivisione a cura dei militari del Parco.

La presenza del carnivoro ha attirato anche l’attenzione dei media locali e nazionali, sia con interviste che con articoli su quotidiani locali e nazionali o altre pubblicazioni di carattere divulgativo. Anche i media televisivi come TG 3 “Leonardo” e la Tv Nazionale Svizzera – con la trasmissione “Falò”, hanno prodotto documentari sull’argomento (https://www.rsi.ch/play/tv/falo/video/edizione-di-gioved-2-novembre-2023-?urn=urn:rsi:video:video:1912417).

La principale fonte di dati di presenza rimane quella raccolta dal Reparto Carabinieri del Parco, che ha instaurato un rapporto diretto con gli esperti della Provincia autonoma di Trento che coordina tutti i dati relativi alla popolazione alpina, anche per quanto riguarda le tracce genetiche.



Risultati del monitoraggio

L’esperienza acquisita con l’attività di monitoraggio del lupo nell’ambito del progetto Life “Wolf Alps EU”, alla quale i Carabinieri del Reparto Parco Val Grande hanno partecipato fino ad aprile 2024, unita alla presenza costante dei militari sul territorio, ha permesso di raccogliere una buona quantità di dati relativi alla presenza dell’orso.

Ogni rilevamento è stato registrato su una scheda e successivamente digitalizzato in un database dove ogni contatto con il plantigrado (avvistamenti, segni di presenza, segnalazione di danni) è caratterizzato da elementi descrittori (data, località di rilevamento, coordinate ecc.) e dal grado di attendibilità, ovvero:

C1: dati certi (piste nelle quali è evidente l’impronta, carcasse, fotografie, catture, prove genetiche);

C2: dati confermati da un esperto (resti di predazione, escrementi, unghiate);

C3: osservazioni non confermate da personale qualificato;

Nei sei anni di presenza (2019 – 2024) dell’orso bruno nella provincia del VCO sono state raccolti complessivamente 32 dati/osservazioni, di cui 15 (47%) di attendibilità C1, 6 (19%) di attendibilità C2 e 11 (34%) di attendibilità C3.

Alcune segnalazioni pervenute (n. 10) non sono state classificate in quanto non ritenute attendibili. Tra queste vi è una presunta osservazione relativa ad una femmina con il piccolo e vari “versi” ascoltati (attribuiti a rugli dal segnalante) che non vengono considerati plausibili in quanto raramente sono riferibili al plantigrado che normalmente è silenzioso (Mustoni, 2004).

I dati della categoria C3 (possibili) raccolti fanno riferimento a segnalazioni di cittadini o di escursionisti per le quali non è stato possibile fare una verifica da parte del personale qualificato; si tratta di osservazioni dirette di presunto orso o di osservazione di impronte senza una valida documentazione fotografica. Questi dati, seppur archiviati e numerosi, non sono stati considerati come utili dal punto di vista scientifico e quindi non inseriti nelle seguenti tabelle e nelle cartografie da quest’ultime derivate.

Di seguito, nella Tabella 1 vengono elencati i dati con grado di affidabilità C1 e C2 raccolti fino al 2021, mentre i dati inediti degli ultimi tre anni raccolti dai Carabinieri del Reparto Val Grande sono esposti nella Tabella 2.

 

TABELLA 1 – Dati di presenza (C1 e C2) di orso bruno nella provincia del VCO, periodo 2019 – 2021

I dati contrassegnati con (*) sono estratti da Carlini et al., 2022.

 

 

DATA

LOCALITÀ

DESCRIZIONE DELL'AVVISTAMENTO/DATO

ATTIVITÀ EFFETTUATE

SEGNALAZIONE DA PRIVATO

NOTE

ATTENDIBILITÀ

1*

28/06/2019

Crevoladossola (località Preglia)

Avvistamento su strada

Prelievo campioni organici

residente

Attività condotta dalla Polizia Provinciale del VCO

C1

(analisi genetiche confermano che si tratta di M29)

2*

02/05/2020

Alture di Villadossola (frazione Noga)

Danni a 6 arnie

Raccolta notizie, rilevamento, danni, posizionamento fototrappole

apicoltore

Attività condotta dalla Polizia Provinciale del VCO

C2

3*

03 – 04/ 05/2020

Alture di Villadossola (tra frazioni Tappia e Sogno)

Riprese video dell’orso da trappole fotografiche

Recupero materiali fototrappole

//

Attività condotta dalla Polizia Provinciale del VCO

C1

4*

09/06/2020

Località Campone (tra Mergozzo, Ornavasso e Gravellona Toce)

Riprese video da trappole fotografiche

Foto impronte

Raccolta notizie, rilevamento danni

apicoltore

Attività condotta dalla Polizia Provinciale del VCO

C1

5

15/09/2020

Alpe Cortenuovo (Malesco)

Ripresa video fotografica tramite fototrappola

A seguito di posa di fototrappola su predazione di montone è stato possibile riprendere un orso adulto intento a consumarne la carcassa

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

6

06 e 07/04/2021

Monte Mater - Alpe Cortenuovo - Cappella di Terza - Alpe La Balma

(Malesco)

Rilevata presenza di orme/pista su neve di orso

Durante rilievi del manto nevoso sono state rilevate le tracce su neve di un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

7

21/04/2021

Colma di Cossogno

Rilevata presenza di impronte e pista per circa 300/400 metri di sviluppo riconducibili ad un orso adulto

A seguito di segnalazione da privato è stato possibile accertare la presenza di impronte su neve, compatibili con orso

escursionista locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C2

8

23/05/2021

Alpe Forcola (Malesco)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Raccolta relazione e fotografie su presunte tracce di orso

escursionista locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

9

12/06/2021

Alpe Campo (Malesco)

Avvistamento diretto di un orso lungo il sentiero Forcola - Alpe Cortechiuso

Avvistato un orso adulto a circa 30 metri di distanza

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

10

30/06/2021

Fornale di Rina (Trontano)

Predazione di pecora compatibile con orso

A seguito di segnalazione del 28/06/2021 da pastore locale è stata accertata una probabile predazione da parte di orso

pastore locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C2

11

13/09/2021

Pizzo Marcio (Trontano)

Presunta predazione avvenuta il 13/09/2021 su animali domestici

A seguito di sopralluogo è stata accertata la presenza di una impronta su fango

pastore locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

 

TABELLA 2 – Dati di presenza (C1 e C2) di orso bruno nella provincia del VCO, periodo 2022 – 2024 (dati inediti)

 

 

DATA

LOCALITÀ

DESCRIZIONE DELL'AVVISTAMENTO/DATO

ATTIVITÀ EFFETTUATE

SEGNALAZIONE DA PRIVATO

NOTE

ATTENDIBILITÀ

12

06/11/2022

Alpe Noccola (Trontano)

Ripresa video fotografica tramite fototrappola

Video che riprende il passaggio di un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

13

08/11/2022

Alpe Menta (Trontano)

Foto impronte/pista

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

14

05/02/2023

Alpe Noccola (Trontano)

Foto impronte/pista

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C2

15

18/04/2023

Cresta Cima Laurasca (Malesco)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

16

24/04/2023

Moncucco/Alpe Bondolo (Santa Maria Maggiore)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

17

07/06/2023

Cima Marsicce (Malesco)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

18

27/10/2023

Alpe Pozzolo

(Beura-Cardezza)

Rilevata presenza di unghiate su conifera

Sono state riscontrate delle unghiate riconducibili ad orso

Esperto faunista locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C2

19

08/05/2024

Alpe Geccio (Santa Maria Maggiore)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

//

Attività condotta dalla Polizia Provinciale del VCO

C2

20

01/06/2024

Alpe Cortenuovo (Malesco)

Rilevata presenza di impronte su neve di orso

Sono state riscontrate delle tracce su neve riconducibili ad un orso

Allevatore locale

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

21

08/07/2024

Alpe Loana (Malesco)

Ripresa video fotografica tramite fototrappola

Video che riprende il passaggio di un orso

//

Attività condotta dal Reparto Carabinieri P.N. “Val Grande”

C1

 

I dati della categoria C2 (probabili) sono piuttosto eterogenei, ovvero:

- N. 3 sequenze di impronte su neve verificate da personale qualificato dalle quali non è possibile vedere con chiarezza i segni lasciati dalle unghie;

- N. 1 predazione su animale domestico compatibile con orso;

- N. 1 danni su arnie compatibili con orso;

- N. 1 segni di unghiate lasciate su una conifera.

Si riportano di seguito due esempi di dati con questo grado di attendibilità. Il primo (Foto n. 1) è stato registrato a seguito di una segnalazione ricevuta da un allevatore a fine giugno 2021 (dato n. 10 – Tabella 1); a seguito di successivo sopralluogo è stato possibile confermare la predazione di una pecora ascrivibile ad orso in una zona molto remota, a 2100 metri di quota lungo il confine settentrionale del Parco.

La carcassa si presentava riversa sul terreno, parzialmente consumata nella zona toracica. L’analisi della carcassa ha permesso di evidenziare un significativo versamento di sangue, una ferita importante nella parte posteriore del rachide cervicale e alcune ferite longitudinali sulla cute. La dinamica della predazione e la posizione di ritrovamento sono conformi alle indicazioni tratte da: “A fieldguide for Investigating Damages Caused by Carnivores: Brown Bear, Grey Wolf, Golden Jackal, Red Fox, Eurasian Linxs” (Černe et al., 2019) ed a quelle presenti nel libro “Gli orsi delle alpi. Chi sono e come vivono” (Zibordi, 2017).



Foto 1FOTO 1

Il secondo è relativo a unghiate su un tronco di conifera (foto n. 2), ritenute compatibili con il marcaggio di un orso. Il tronco si presentava con evidenti tracce degli unghioni e in parte era stato asportato anche il legno sotto la corteccia.

















Foto 2FOTO 2

I dati della categoria C1 (certi) sono:

- N. 7 piste di orme su neve nelle quali l’impronta del plantigrado con gli unghioni è ben visibile e inconfondibile;

- N. 1 impronta lasciata su fango;

- N. 5 video acquisiti tramite fototrappole che ritraggono il plantigrado;

- N. 2 avvistamenti diretti.

Si riportano di seguito alcuni esempi di dati con questo grado di attendibilità. La maggior parte sono piste di orso confermate da personale qualificato, seguite in senso inverso alla direzione dell’animale e georeferenziate registrandone il percorso (foto n. 3 e 4).



Foto 3FOTO 3



























Foto 4FOTO 4

In un unico caso (dato n. 11 – Tabella 1) è stato possibile rilevare un’orma di orso su fango in occasione di un sopralluogo a seguito di una segnalazione di predazione su animale domestico in alta montagna (foto n. 5).

 


















Foto 5FOTO 5

Per quanto riguarda l’acquisizione di video, il primo dato in possesso del Reparto risale a settembre 2020 (dato n. 5 – Tabella 1), occasione nella quale, a seguito di una predazione su un agnellone, è stata posizionata una fototrappola che la notte successiva ha ripreso l’orso intento ad alimentarsi della carcassa (foto n. 6).

 


















Foto 6FOTO 6

Il secondo video è stato ripreso due anni dopo il precedente, in una mattina di novembre 2022 (dato n. 12 – Tabella 2), quando una foto-trappola ha registrato il passaggio del plantigrado lungo un sentiero di cresta monitorato per il progetto LIFE “Wolf Alps Eu”. In questa occasione l’orso, passando a lato della fototrappola, posizionata ad un’altezza da terra di circa un metro, avvicina il naso per annusare appannandone l’obiettivo (foto n. 7).


 

Foto 7FOTO 7

L’ultimo video acquisito risale al luglio 2024 e riprende l’orso mentre si avvicina alla fototrappola per poi mettersi in fuga dopo averla annusata (foto n. 8) (dato n. 21 - Tabella 2).

 













Foto 8FOTO 8

Gli avvistamenti diretti di individui da parte di personale qualificato sono stati due. Il primo si riferisce al 28 giugno 2019 ed è il primo dato recente per la provincia del Verbano Cusio Ossola. Un orso viene spaventato di notte da una vettura in transito, attraversa la strada asfaltata e i giardini di alcune villette e danneggia la recinzione. A seguito di questo evento il personale della Polizia Provinciale ha raccolto il materiale organico che ha successivamente confermato l’identità dell’orso M29.





Il secondo evento si riferisce al 12 giugno 2021 quando una pattuglia di Carabinieri Forestali impegnati in un servizio di vigilanza ambientale ha osservato ad una distanza ravvicinata (circa 30 metri) un esemplare di orso che, accortosi dei militari, si è messo in fuga rapida e silenziosa dileguandosi tra la vegetazione.



Foto 9FOTO 9

 

















Foto 10FOTO 10




















DIDASCALIE Immagini:
Foto n. 1- Resti di predazione di ovino attribuibile ad orso - Archivio Reparto CC Val Grande. 
Foto n. 2- Unghiate su conifera attribuibili ad orso - Archivio Reparto CC Val Grande.
Foto n. 3- Rilevamento di una traccia di orso da parte di un Carabiniere Forestale del PN Val Grande in servizio Meteomont - Archivio Reparto CC Val Grande
Foto n. 4- Pista di orso su neve con evidenti segni lasciati dalle unghie – Archivio Reparto CC Val Grande
Foto n. 5- Impronta di orso bruno lasciata sul fango - Archivio Reparto CC Val Grande
Foto n. 6- Fotogramma di video di fototrappola che ritrae un orso intento a consumare una carcassa di agnellone - Archivio Reparto CC Val Grande.
Foto n. 7- Fotogramma di video di fototrappola che ritrae il passaggio di un orso su un sentiero di montagna - Archivio Reparto CC Val Grande.
Foto n. 8- Fotogramma di video di fototrappola che ritrae il passaggio di un orso su un sentiero di montagna 
Foto n. 9- Distribuzione dei dati di Orso bruno nella provincia del VCO divisi per anno nel periodo 2019 – 2024.
Foto n. 10- Distribuzione dei dati di Orso bruno nella provincia del VCO, nei periodi 2019-2020 e 2021-2024.

Considerazioni conclusive e analisi dei risultati

Il ritorno, dopo 200 anni, di un esemplare di orso nel Piemonte Nord occidentale rappresenta un evento significativo, sia per la storia recente della specie, sia per quanto riguarda l’evoluzione degli assetti del territorio alpino. Questo evento deve essere valutato in tutta la sua complessità ed in modo oggettivo, almeno da due punti di vista, il primo relativo alla specificità di questo carnivoro, il secondo relativo al territorio nel suo complesso. Per una comprensione e gestione del fenomeno è necessario valutare quindi, oltre alla capacità della specie di effettuare spostamenti anche significativi dal luogo di origine, come si è visto, anche la presenza dei cosiddetti corridoi ecologici alpini e l’idoneità del territorio ad ospitare nuovamente specie autoctone estinte a livello locale.

La lettura del territorio secondo i canoni umani, in particolare per le Alpi, è spesso legata all’interfaccia ambientale monte-fondovalle. Quest’ultima, nelle grandi vallate alpine, è associata a rete viaria, infrastrutture, reticoli idrografici o lacustri, insediamenti abitativi ed industriali. In questa visione il fondovalle “insediato” rappresenta quindi una espansione lineare, lungo le principali aste fluviali, dello stesso assetto paesaggistico che si trova nelle grandi pianure o nelle cinture periurbane delle grandi città. Esempio perfetto è la Val d’Ossola che, di fatto, non presenta significative soluzioni di continuità morfologica, insediativa ed infrastrutturale con la pianura padana nord occidentale. Come in pianura padana il fondovalle ossolano è caratterizzato da strade, autostrade, ferrovie, abitati di media dimensione, fabbriche, allevamenti industriali, coltivazioni di mais, pioppeti, piccole aree boschive, prati a sfalcio planiziali e così via.

Nel paesaggio delle Alpi tuttavia, ai margini della piana alluvionale i versanti delle vallate di origine glaciale sono acclivi, boscosi e solcati da torrenti ripidi, con ampi conoidi alla base. I crinali hanno dislivelli significativi anche superiori a 2000 m e raramente le strade riescono a salire sino in cresta. È il paesaggio tipico delle principali valli alpine. Un’interfaccia “forte” dal punto di vista fisiografico, in cui il passaggio tra una componente territoriale di fondovalle fortemente antropogenica e quello di versante, ad elevata “naturalità” o, almeno, ad elevata copertura forestale, avviene in modo brusco e repentino, senza fasce di transizione. Dove la cosiddetta “fascia di transizione” è ancora presente, è caratterizzata da una componente “rurale”, per lo più residuale, costituita da piccoli insediamenti sparsi, eredi di una economia legata alla pastorizia montana e alla selvicoltura, per lo più ad uso familiare.

Questi paesaggi, visti dal fondovalle “umano”, non vengono percepiti nella loro reale dimensione ed estensione geografica, fisionomica ed ecologica. Di fatto dal fondovalle, oltre il bel paesaggio delle cime che coronano i versanti, non si ha reale percezione della vicinanza geografica di un paesaggio molto diverso dal punto di vista ecologico. In una parola, sistemi ambientali molto “distanti” tra loro dal punto di vista fisionomico e strutturale, risultano di fatto, nelle grandi vallate alpine, estremamente “vicini”.

Questo, come si è detto, è il paesaggio caratteristico delle grandi vallate; tuttavia vi sono anche estese zone, le vallate minori o quelle a minor presenza umana ed infrastrutturale, dove l’assenza di rete viaria o la quota caratterizzano il paesaggio alpino in modo ancora marcatamente “naturale”. È il caso, ad esempio della Val Grande, oggi Parco Nazionale, in cui, in un territorio di 150 Km quadrati (l’estensione urbana di Milano), il reticolo viario manca del tutto e, pertanto, non vi sono insediamenti rurali abitati in modo stabile. I dislivelli sono forti ed i versanti estremamente ripidi. La presenza umana è estremamente diluita, 10.000 transiti, esclusivamente a piedi, su pochi sentieri, da aprile a novembre. Una presenza media di 40 persone al giorno distribuita su un territorio molto vasto, esclusivamente nei mesi caldi. In inverno, infatti, la presenza umana, a causa del rischio valanghe, è praticamente nulla.

Un paesaggio di questo tipo, pertanto presenta, di fatto, ampi corridoi ecologici per lo spostamento degli animali selvatici. La catena alpina non rappresenta un ostacolo, al contrario la maggior parte del territorio ha una continuità strutturale, morfologica ed ecologica. Con la sola eccezione dei centri urbani principali, autostrade e ferrovie, per le infrastrutture antropiche, ed i grandi laghi o le vette più elevate, per gli elementi morfologici naturali, non vi sono sistemi paesaggistici che possono porre una barriera o costituire un pericolo insormontabile per la fauna selvatica. Se si aggiunge che il transito della fauna avviene di solito nelle ore notturne, con il traffico veicolare limitato, le infrastrutture umane costituiscono una scarsa barriera agli spostamenti degli animali.

Anche la popolazione alpina di orso è quindi condizionata nei suoi spostamenti dalla presenza di corridoi ecologici e di fatto tutto l’arco alpino, per i motivi sopra esposti e le capacità intrinseche della specie consente ampie possibilità di spostamento.

Il percorso seguito dall’orso M29, dal Trentino occidentale alla Svizzera sino al Piemonte settentrionale, testimoniato da segni di presenza raccolti nel tempo dalla rete di ricerca, non è stato lineare. Non disponendo di radiocollare sull’animale, ovviamente non è possibile effettuare una ricostruzione precisa del percorso nelle Alpi Nord-occidentali. Interessante invece la rete di osservazioni effettuata a partire dal suo arrivo nella provincia del VCO, grazie alla condivisione di informazioni tra operatori del settore, tutti i segni di presenza, sono stati collazionati per tipo, data, posizione e livello di affidabilità.

Visualizzando su di una cartina i segni di presenza (certi e probabili) divisi per anno, (Figura n. 1) è possibile osservare come, nei primi anni in Piemonte, il plantigrado si sia anche avvicinato a zone fortemente insediate di fondovalle, in particolare nelle ore notturne. Tuttavia la maggior parte dei segni di presenza, soprattutto negli ultimi 5 anni, è riferibile quasi esclusivamente a zone di quota, anche a notevole distanza dai sentieri tracciati, in aree caratterizzate da assenza di presenza umana. La maggior parte dei segni di presenza sono stati raccolti in mesi invernali su neve, (impronte), in zone dove il manto permane a lungo. Questo elemento non consente di escludere una frequentazione anche di zone di fondovalle, ma testimonia di fatto, un’assidua frequentazione certa delle zone di crinale. Questa osservazione è alimentata inoltre dalla assiduità dei passaggi negli stessi periodi dell’anno, sempre nelle stesse zone, anche a distanza di anni, quasi che l’animale voglia seguire i “suoi” percorsi. In tale situazione si può valutare come la conoscenza puntuale del territorio costituisca, per l’orso, un fattore di sicurezza, per quanto riguarda la possibilità sia di ricerca di cibo sia di spostamento tra valli attigue. Lungo i tracciati percorsi periodicamente inoltre, i passaggi umani sono estremamente rarefatti, soprattutto in inverno. Anche questo elemento si allinea con le notizie generiche relative all’indole di M29, che ha sempre avuto un comportamento solitario evitando ogni contatto con l’essere umano. L’analisi dei cluster dei segni di presenza nella Provincia del VCO infatti, mostra una frequentazione pressoché esclusiva, da parte dell’orso, di aree progressivamente più remote e non antropizzate lontano da centri abitati o infrastrutture.

Dalla analisi dei segni di presenza emerge un elemento significativo che parrebbe indicare un cambio di comportamento di M29 per quanto attiene la tipologia e lunghezza degli spostamenti. Nei primi anni di vita infatti ha mostrato un comportamento migratorio, particolarmente marcato (long distance disperser) percorrendo grandi distanze seguendo generalmente traiettorie nord occidentali, sempre all’interno dell’arco alpino. Tale comportamento non è raro soprattutto nei maschi, anche se il percorso di M29 rappresenta un primato per la popolazione alpina. Dopo aver raggiunto il Piemonte settentrionale e la zona della Val Grande, l’orso ha manifestato invece un comportamento abbastanza stanziale.

A supporto di questa ipotesi è la distribuzione dei dati raccolti, che hanno interessato nel primo anno dal suo arrivo, (2019/2020) una area di 188 kmq che comprende anche zone planiziali e periurbane, mentre negli anni successivi le osservazioni si sono concentrate in un’area di 81 kmq limitata al territorio montano del Parco Val Grande e zone adiacenti (Figura n. 2).

La periodicità nel frequentare le stesse aree tuttavia non si associa ad una “prevedibilità” dell’animale. Malgrado il notevole sforzo di campionamento (la rete di fototrappole gestita dal Reparto Parco consente uno sforzo di “cattura” di circa 6000 giornate anno), le foto-catture (Foto n. 7 e n. 8) sono estremamente rare. Le fototrappole sono posizionate normalmente lungo i sentieri, ma poiché i passaggi dell’animale non seguono precisamente tali percorsi (come invece si riscontra più facilmente per il lupo) la possibilità di fotografare l’orso è molto scarsa. Dalle impronte rilevate su neve, che costituiscono almeno la metà dei segni di presenza, si rileva la predilezione di M29 per i percorsi fuori sentiero, anche in zone estremamente acclivi.

Una analisi finale relativa a questo esemplare permette di formulare alcune considerazioni generali. La prima è che, malgrado sia un fatto di estremo interesse la presenza di un orso nelle Alpi occidentali, che conferma le grandi capacità di spostamento ed adattabilità della specie, allo stato attuale non si reputa che possa essere considerata una possibilità concreta che a breve, anche altri esemplari effettuino spostamenti così ampi per diventare poi stanziali nella zona.

Questo comportamento sarebbe estremamente raro in particolare per le femmine che ad oggi occupano un areale limitato nel Trentino occidentale, anche con una concentrazione localmente elevata. Pertanto la possibilità di ipotizzare, ad oggi, l’insediamento di una sottopopolazione alpina occidentale è fuori luogo, soprattutto perché, al contrario dei maschi, nessuna dispersione di femmine nate in Trentino è stata finora documentata (Groff et al., 2023).

La seconda considerazione è relativa alla vocazione faunistico - ambientale del Parco Val Grande, soprattutto per un esemplare che ha mostrato un comportamento assolutamente schivo, tipico della specie in assenza di condizionamenti positivi verso l’uomo. Condizionamenti che devono essere assolutamente evitati perché possono determinare comportamenti progressivamente confidenti e potenzialmente pericolosi.

La terza ed ultima considerazione è di natura gestionale ed operativa. La presenza di un orso è stata seguita con estrema attenzione, e talvolta preoccupazione, a livello locale da cittadini, portatori di interesse ed istituzioni. Questo ha reso necessario la predisposizione di un complesso di azioni di sistema che ha visto la attivazione di diversi attori istituzionali, dando di fatto una prima risposta per la garanzia della sicurezza sia per i cittadini che dell’animale stesso. Il servizio svolto dai Carabinieri del Parco Val Grande, con un presidio costante del territorio, contribuisce a garantire una interfaccia con le istituzioni da un lato, ed i cittadini sia per quanto riguarda la fruizione turistica che delle attività agro silvo pastorali del territorio. Gli obiettivi fissati mirano a consentire al primo esemplare di orso tornato nelle Alpi Occidentali di proseguire il suo percorso di vita in armonia e possibilmente senza conflitti con l’uomo, seguendo le stagioni ed il destino che la natura vorrà riservagli.

Si ringraziano per la disponibilità e la collaborazione dimostrata: Eugenio Carlini, Roberto Viganò, Claudio Groff, Natalia Bragalanti, la Provincia del VCO nelle persone di Giuseppe Testa (Segretario Generale), Elena Stella Maria Lux (esperto faunistico) e il personale del servizio di Polizia.

Un grazie particolare a tutti i militari del Reparto Carabinieri Parco Nazionale Val Grande per la professionalità dimostrata nella raccolta dei dati; al Brig. Marco Dresco per l’attività di archiviazione e al Car. Simone Monaco per l’elaborazione grafica delle cartine presenti nel testo.

______________________________________________________________________



Bibliografia

Bionda R., Casale F., Pompilio L., 2002. Check-list dei vertebrati del Verbano Cusio Ossola. Quad. Nat. Paes. VCO, 1. Provincia del VCO, Verbania.

CARLINI E., DE FRANCESCHI C., LUX E., BALDI A., 2022. Documento tecnico per la conservazione e gestione dell’orso bruno nella Provincia del Verbano Cusio Ossola. Relazione tecnica non pubblicata.

ČERNE R., KROFEL M., JONOZOVIC M., SILA A., POTOCNIK H., MARENCE M., MOLINARI P., KUSAK J., BERCE T., BARTOL M., 2019. A fieldguide for Investigating Damages Caused by Carnivores: Brown Bear, Grey Wolf, Golden Jackal, Red Fox, Eurasian Linxs. Slovenia Forest Service – LIFE DINALP BEAR project, Ljubljana, Slovenia 88 pp. Relazione tecnica non pubblicata.

DUPRE’ E., Genovesi P., Pedrotti L., 2000. Studio di fattibilità per la reintroduzione dell’Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi Centrali. Biol. Cons. Fauna, 105: 1-96.

GROFF C., ANGELI F., BAGGIA M., BRAGALANTI N., ZANGHELLINI P., ZENI M. (a cura di), 2023. Rapporto Grandi carnivori 2022 del Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento. Relazione tecnica non pubblicata.

LEROY-GOURAN A., 1970. Le religioni della Preistoria. Rizzoli.

PASTOREAU M., 2013. L’orso storia di un re decaduto. Ed. Du Seuil - Mondadori.

MUSTONI A., 2004. L’Orso bruno sulle Alpi – Biologia, comportamento e rapporti con l’uomo. Nitida Immagine editrice, Cles (TN).

Sindaco R., Mondino G.P., Selvaggi A., Ebone A., Della Beffa G., 2003. Guida al riconoscimento di ambienti e specie della Direttiva Habitat in Piemonte. Regione Piemonte.

ZIBORDI F., 2017. Gli orsi delle Alpi, chi sono e come vivono, Litostampa Mario Astegiano, Marene (CN).

Sitografia

https://www.provincia.verbano-cusio-ossola.it/media/138825/relazione_orso_vco_2022.pdf

https://www.provincia.verbano-cusio-ossola.it/media/138842/locandina-stampa.pdf

https://www.provincia.verbano-cusio-ossola.it/media/138839/orso_depliant_22.pdf

http//:kora.ch

https://www.rsi.ch/play/tv/falo/video/edizione-di-gioved-2-novembre-2023-?urn=urn:rsi:video:video:1912417