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Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

FAUNA 
  • LA RICOLONIZZAZIONE DEL LUPO NEL PARCO NATURALE REGIONALE DI VEIO

    di Gisella MONTEROSSO e Paolo VERUCCI 
    Funzionari Ente Regionale Parco di Veio (RM) – Servizio Tecnico Naturalistico Forestale

    Nel territorio del Parco Regionale di Veio (istituito con L.R. n. 29/1997) a partire dal 2018, ha avuto luogo un processo di ricolonizzazione del lupo Canis lupus che ha portato la specie ad occupare pressoché tutti gli habitat disponibili inclusi quelli più prossimi ad aree densamente abitate nel comune di Roma Capitale. Il monitoraggio dei branchi insediati stabilmente, promosso dall’Ente Parco insieme ad Università ed altri Enti di ricerca ed anche nell’ambito del progetto Life Wild Wolf, con l’impiego delle tecniche di ricerca più avanzate, ha permesso di fornire un quadro della distribuzione della specie, dell’utilizzo del territorio e dell’identità genetica della popolazione studiata. L’inevitabile conflitto con le attività umane (in particolare l’allevamento ovino, bovino ed equino) è stato affrontato dall’Ente Parco, con campagne di sensibilizzazione della popolazione residente e con opere di mitigazione (in particolare recinzioni fisse e mobili a protezione del bestiame) in favore degli allevatori.

    In the Veio Regional Park (established by Regional Law No. 29/1997), a process of recolonization of the wolf Canis lupus has taken place since 2018, leading the species to occupy nearly all available habitats, including those closest to densely populated areas in the municipality of Rome. Monitoring of established packs, promoted by the Park Authority together with universities and other research institutions, and also as part of the Life Wild Wolf project, using the most advanced research techniques, has provided a frame of the species' distribution, land use, and genetic identity of the studied population. The inevitable conflict with human activities (particularly sheep, cattle, and horse farming) has been addressed by the Park Authority through awareness campaigns among the resident population and through mitigation measures (particularly fixed and mobile fencing to protect livestock) for the benefit of farmers.

  • MONITORAGGIO DEI COLEOTTERI SAPROXILICI DOPO LA TEMPESTA VAIA: IL PROGETTO AFORISMA  ​

    di Fabio DAIDONE
    Tenente CC RF – Gruppo CC Forestale Bergamo – Comandante Nipaaf

    Lo studio affronta il monitoraggio dei coleotteri saproxilici nelle aree colpite dalla tempesta Vaia, con particolare attenzione all’Ips typographus L., nell’ambito del progetto AFORISMA. I risultati, ottenuti tramite l’utilizzo di trappole a finestra introdotte nelle foreste del Bellunese, indicano la presenza una comunità entomologica ricca e diversificata. L’analisi mostra che il legno morto, lasciato a terra, ha favorito la biodiversità più che l’insorgenza del bostrico, suggerendo nuove strategie per la gestione forestale sostenibile in risposta ai cambiamenti climatici.

    This study examines the monitoring of saproxylic beetles in forests affected by the Vaia storm, focusing on Ips typographus L., within the AFORISMA project. Results, based on window flight traps in the Belluno area, reveal a rich and diverse entomological community. The findings suggest that deadwood, left on the forest floor, has enhanced biodiversity rather than increasing bark beetle outbreaks, indicating sustainable forest management approaches under climate change.
  • LE COMUNITÀ DI COLEOTTERI LIGNICOLI NELLE FAGGETE DEL CENTRO ITALIA
    di Iacopo FUSCO
    (Ten. CC RFI - Scuola Ufficiali Carabinieri - 7° Corso di Formazione per il Ruolo Forestale)
    Il cambiamento climatico e le alterazioni antropiche degli ecosistemi stanno influenzando in modo significativo la biodiversità forestale, con effetti diretti sulla distribuzione delle specie e sulla stabilità ecologica delle biocenosi. Tra gli organismi di particolare interesse, i coleotteri lignicoli e quelli corticicoli (Coleoptera: Curculionidae: Scolytinae e Platypodinae), noti come ambrosia e bark beetles, svolgono un ruolo chiave nei processi di degradazione del legno e nella diffusione di funghi simbionti, alcuni dei quali patogeni. Lo studio che verrà presentato si è concentrato sull'analisi delle comunità di coleotteri lignicoli e corticicoli presenti nelle faggete del centro Italia, con particolare attenzione alla faggeta vetusta di Oriolo Romano (VT), un ecosistema di elevato valore conservazionistico. L’indagine, condotta mediante l'uso di trappole multifunnel e analisi di laboratorio, ha permesso di identificare le specie dominanti e di valutare la loro abbondanza stagionale, distinguendo tra specie autoctone e alloctone. I risultati evidenziano la predominanza della specie alloctona Xylosandrus germanus e di quella autoctona Xyleborinus saxesenii, che mostrano una distribuzione in crescita, con picchi di attività in primavera ed estate. Il legame tra la loro presenza e fattori abiotici di stress, come temperature elevate e siccità, suggerisce che il cambiamento climatico svolge un ruolo cruciale nella loro espansione. Comprendere le dinamiche ecologiche di questi insetti e il loro impatto sulle faggete è essenziale per sviluppare strategie di monitoraggio e mitigazione efficaci, con l’obiettivo di preservare la biodiversità e la funzionalità ecologica di questi ecosistemi forestali.


    Climate change and anthropogenic alterations of ecosystems are significantly affecting forest biodiversity, directly impacting species distribution and the ecological stability of biocoenoses. Among the organisms of particular interest, ambrosia and bark beetles (Coleoptera: Curculionidae: Scolytinae and Platypodinae), play a key role in wood degradation processes and the spread of symbiotic fungi, some of which are pathogenic. This study focuses on the analysis of lignicolous beetle communities in the beech forests of central Italy, with particular attention to the ancient beech forest of Oriolo Romano (VT), an ecosystem of high conservation value.
    The investigation, conducted using multifunnel traps and laboratory analyses, allowed for the identification of dominant species and the assessment of their seasonal abundance, distinguishing between native and non-native species. The results highlight the predominance of the invasive species Xylosandrus germanus and the native Xyleborinus saxesenii, showing an increasing distribution, with activity peaks in spring and summer. The correlation between their presence and abiotic stress factors, such as high temperatures and drought, suggests a crucial role of climate change in their proliferation.
    Understanding the ecological dynamics of these insects and their impact on beech forests is essential for developing effective monitoring and mitigation strategies, aiming to preserve biodiversity and the ecological functionality of these forest ecosystems.
  • LA TUTELA DEL FRATINO NELLA ZPS ‘TORRE FLAVIA’ (ITALIA CENTRALE)

    di Corrado BATTISTI
    Naturalista, Stazione di ricerca LTER (Long Term Ecological Research) Torre Flavia – Servizio Aree protette, Città Metropolitana di Roma Capitale.

    In questo lavoro si riportano dati e considerazioni in relazione ad un progetto di conservazione finalizzato alla tutela dei nidi di uccelli caradridi nel Monumento naturale “Palude di Torre Flavia” (Italia centrale), avviato da oltre dieci anni dal personale in servizio nell’area protetta. Tale esperienza che ha visto il coinvolgimento di decine di volontari, operatori e consulenti è stato recentemente inserito in un progetto di conservazione finanziato dal CNR (“Conservazione urgente degli uccelli caradridi- Fratino, Charadrius alexandrinus e Corriere piccolo, Charadrius dubius” e della flora alo-psammofila dunale del litorale del Comune di Ladispoli con particolare riferimento alle aree protette “Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073).

    This paper reports data and considerations about a conservation project aimed at protecting the nests of charadriid birds in the “Palude di Torre Flavia”reserve (Central Italy), started over ten years ago by the personnel in service in the protected area. This experience, which has seen the involvement of dozens of volunteers, operators and consultants, has recently been included in a conservation project funded by the CNR (“Urgent conservation of charadriid birds- Little Plover, Charadrius alexandrinus and Little Ringed Plover, Charadrius dubius and of the halo-psammophilous dune flora of the coast of the Municipality of Ladispoli with particular reference to the protected areas “Palude di Torre”; id. n°NBFC_S8P1_0073).

  • L’ORSO BRUNO (Ursus arctos L.)  NELLA PROVINCIA DEL VERBANO CUSIO OSSOLA – PIEMONTE

    di Andrea BALDI - Stefano BASALINI 
    Ten. Col. CC RFI – Comandante del Reparto Carabinieri Parco Nazionale Val Grande (VCO).
    Brig. Ca. – in servizio presso il Nucleo Forestale Parco Premosello Chiovenda (VCO).

     

     

     

     

    Dopo quasi 200 anni dalla sua estinzione locale, il 28 giugno 2019 un esemplare di orso bruno (Ursus arctos L.), è stato avvistato nel territorio della provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO): è la prima segnalazione recente del plantigrado in Piemonte e sulle Alpi Occidentali italiane. I risultati dell’analisi genetica dell’unico campione biologico rinvenuto ed utilizzabile, hanno confermato l’identità dell’individuo: viene identificato con la sigla M29, un maschio in dispersione proveniente dal Trentino che, dalle Alpi Centro Occidentali, si è spostato dapprima verso Ovest in Svizzera, fino al Canton Vallese, per poi rientrare dal nord in Italia nella provincia del VCO.

    Questa presenza ha innescato tre azioni: la Regione Piemonte ha aderito al “PACOBACE” (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali); le Amministrazioni locali hanno predisposto un documento tecnico per la conservazione e gestione ed i Carabinieri Forestali del Reparto Carabinieri Parco Nazionale “Val Grande” hanno attivato un protocollo sistematico per il monitoraggio.

    I risultati di quest’ultima attività, dal 2019 sino ad oggi, si sono concretizzati con la l’acquisizione di diversi dati che confermano la presenza stabile del plantigrado nel settore settentrionale del Parco Nazionale della Val Grande, area di wilderness più estesa delle Alpi incastonata tra il Lago Maggiore e la Svizzera.

    On 28 june 2019, a brown bear (Ursus arctos L.) has been spotted in Verbano Cusio Ossola province (VCO- North Italy) after almost 200 years since the extinction of the species in that area; it has been the first recent report of the plantigrade in Piemonte Region and North West italian Alps. The results of the genetic analysis have confirmed the specimen identity: it is indicated as M29, a dispersing male from Trentino -Central Alps- moving West, to Canton of Valais in Switzerland first, and then to Italy in VCO province.

    The return of the species determined three actions: Piemonte Region joined PACOBACE (Interregional Action Plan for brown bear conservation In Central-Eastern Alps); local public administrations prepared a technical document for conservation and management of the species, and “Valgrande” National Park Carabinieri Unit activated a monitoring sistematic protocol.

    The results of the survey carried out since 2019 until today, have enabled the acquisition of several data confirming the stable presence of the plantigrade in the northern part of Valgrande National Park, the largest wilderness area of the Alps, set between Lago Maggiore and Switzerland.
  • PROVE SULLE ORIGINI DEL CINGHIALE ITALIANO
    Roberto Mazzoni della Stella
    Biologo, esperto di risorse faunistiche, difesa della fauna, programmazione e gestione faunistica 
    Nel 2022, alcuni ricercatori dell’Università di Sassari hanno pubblicato uno studio sulla genetica delle popolazioni italiane di cinghiale. Questo lavoro ha dimostrato come le immissioni di cinghiali avvenute in Italia a partire dagli anni ’60 siano state realizzate in prevalenza, contrariamente a quanto finora ritenuto, tramite soggetti provenienti dall’area tirrenica (Castel Porziano, Maremma tosco-laziale e Colline Metallifere) e appartenenti alla sottospecie Sus scrofa majori, popolarmente conosciuta come cinghiale maremmano. 
    Nel 1996, in una località collocata nella parte orientale delle Colline Metallifere (Cornocchia, comune di Radicondoli, provincia di Siena), l’Azienda di Stato delle Foreste Demaniali realizzò nel bosco demaniale tre recinti, nei quali rimasero reclusi alcuni cinghiali presenti naturalmente in quel territorio e quindi ragionevolmente appartenenti anch’essi alla sottospecie Sus scrofa majori. 
    Da questo piccolo nucleo di cinghiali si sviluppò successivamente un importante allevamento. Una parte della documentazione di questo allevamento, rintracciata dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Siena e risalente ai primi anni ‘70, attesta la cattura e il trasferimento in varie località dell’Italia centrale e meridionale di 268 cinghiali.
    Questi documenti appaiono dunque confermare la scoperta dei ricercatori dell’Università di Sassari.


    In 2022, some researchers from the University of Sassari published a study on the genetics of Italian wild boar populations. This work has demonstrated how the releases of wild boars which have occurred in Italy since the 1960s have mainly been carried out, contrary to what has so far been believed, through subjects coming from the Tyrrhenian area (Castel Porziano, Tuscan-Lazio Maremma and Colline Metallifere) and belonging to the subspecies Sus scrofa majori, popularly known as Maremma wild boar.
    In 1996, in a locality located in the eastern part of the Colline Metallifere (Cornocchia, municipality of Radicondoli, province of Siena), the Azienda di Stato delle Foreste Demaniali built three enclosures in the state forest, in which some wild boars naturally present in that area remained confined territory and therefore also reasonably belonging to the subspecies Sus scrofa majori.
    An important breeding farm subsequently developed from this small group of wild boars. Part of the documentation of this farm, traced by the Azienda di Stato delle Foreste Demaniali and dating back to the early 1970s, attests to the capture and transfer of 268 wild boars to various locations in central and southern Italy.
    These documents therefore appear to confirm the discovery of the researchers from the University of Sassari.
  • IL RITORNO DELLA LINCE SULLE ALPI

    di Maurizio MENICUCCI
    Giornalista scientifico

     

    Nell’ambito del progetto di rafforzamento della popolazione italiana della lince "ULyCA2" (Urgent Lynx Conservation Action),  i Carabinieri Forestali e gli esperti del “Progetto Lince Italia” dell’Università di Torino, con il sostegno del WWF e delle associazioni venatorie friulane e giuliane, stanno cercando di raggiungere l’obiettivo di consolidare la specie in un'area strategica, la Foresta di Tarvisio, ponte naturale tra le popolazioni dinariche e quelle alpine. Il sito scelto per il rilascio di Karlo, infatti, si trova proprio in una remota vallata a pochi passi dal confine con la Slovenia.

    As part of the project to strengthen the Italian lynx population "ULyCA2" (Urgent Lynx Conservation Action), the Forestry Carabinieri and the experts of the "Italian Lynx Project" of the University of Turin, with the support of the WWF and the Friulian hunting associations and Juliana, are trying to achieve the objective of consolidating the species in a strategic area, the Tarvisio Forest, a natural bridge between the Dinaric and Alpine populations. The site chosen for Karlo's release, in fact, is located in a remote valley a few steps from the border with Slovenia.

  • DARWIN, GLI IMPOLLINATORI E LE FABBRICHE DI BOMBI
    di  ARISTIDE COLONNA  (Associazione Italiana Apiterapia) 
    e  BETI PIOTTO (Accademia Italiana di Scienze Forestali)
  • Il controverso ritorno del castoro in Italia
    di Maurizio Menicucci
    Giornalista Scientifico
  • LA BRUCELLOSI: UNA MALATTIA NEGLETTA CON UN SIGNIFICATIVO IMPATTO SULLA SALUTE PUBBLICA
  • IL BRACCONAGGIO ITTICO SUL FIUME PO
    di Federico SACCARELLO
    UN FENOMENO PREDATORIO IN CONTINUA EVOLUZIONE CHE MINACCIA LA STABILITA’ DELL’ECOSISTEMA FLUVIALE
  • Primi dati sugli insetti della Riserva Biogenetica Naturale Statale di Marchesale
    Carlomagno Francesco, Mendicino Federica, Bonelli Domenico, Pelle Rocco, Bonacci Teresa.

    1: Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra (DiBEST) - Università della Calabria, Arcavacata di Rende (CS).
    2: Reparto Carabinieri Biodiversità di Mongiana – Via Roma 30 Mongiana (VV).

    Carlomagno Francesco: Borsista di Ricerca – Università della Calabria 
    Mendicino Federica: Dottoranda - Università della Calabria
    Bonelli Domenico: Dottorando - Università della Calabria
    Pelle Rocco: Maggiore RFI Comandante in s.v. del Reparto Carabinieri Biodiversità di Mongiana
    Bonacci Teresa: professore aggregato e PhD -  Università della Calabria

    Referente per le comunicazioni: Dr. Francesco Carlomagno email: francesco.carlomagno@unical.it
    Abstract

    Lo studio della biodiversità negli ecosistemi forestali necessita di continui programmi di campionamento e monitoraggio, utili non solo a valutare i cambiamenti nella struttura delle comunità e nelle abbondanze delle popolazioni degli insetti, ma anche a verificare i metodi di gestione degli Enti preposti. Nel contesto forestale, la componente entomologica saproxilica riveste un ruolo chiave nel riciclo dei nutrienti. In questo lavoro si riportano i primi dati sull’entomofauna, censita all’interno della Riserva Naturale Biogenetica Statale Marchesale - ZSC IT9340119, gestita dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, Reparto Biodiversità di Mongiana L’entomofauna campionata pone le basi scientifiche per indagini future su gruppi di insetti legati in particolar modo alla necromassa legnosa. Delle 363 specie ritrovate nel territorio della Riserva spiccano alcuni elementi di interesse conservazionistico quali Ampedus coenobita e Ampedus elegantulus (Coleptera, Elateridae), Eurythyrea austriaca (Coleoptera, Buprestidae) e Pediacus dermestoides (Coleoptera, Cucujidae) o specie di elevato pregio naturalistico e specie endemiche della Calabria quali Carabus granulatus subsp. calabricus e Pterostichus ruffoi (Coleoptera, Carabidae). 

    Biodiversity survey in forest ecosystem needs studies and monitoring activities to assess the changes in the insects density. The main goal of these investigations is to identify for the forest areas the most appropriate management methods. The saproxylic insects plays a key role in the recycling of nutrients and in addition to representing excellent indicators of the forest ecosystem quality. In this work we report the first data of the insects collected in the Marchesale Natura Biogenitc Statal Reserve (VV) - ZSC IT9340119, an area managed by the Carabinieri Biodiversity Group, Biodiversity Unit of Mongiana. In total we collected 363 species and of these some have a high conservation value, like Ampedus coenobita and Ampedus elegantulus (Coleptera, Elateridae), Eurythyrea austriaca (Coleoptera, Buprestidae) and Pediacus dermestoides (Coleoptera, Cucujidae), but also species with great naturalistic value like Carabus granulatus subsp. calabricus and Pterostichus ruffoi (Coleptera, Carabidae).
  • IL FALCO GRILLAIO
    di Pietro Papa - Maresciallo Ordinario, Addetto Reparto CC P.N. Cinque Terre
  • NUOVE SPECIE DI VERTEBRATI PER LA FAUNA ITALIANA

    di Pierangelo Crucitti, Presidente della Società Romana di Scienze Naturali

    L’Italia vanta un patrimonio faunistico molto ricco, nonostante ciò, sono state scoperte nuove specie di vertebrati che meritano ora un’adeguata tutela

  • SOSTENIBILITÀ DEL PRELIEVO VENATORIO
    di Riga Francesco – Tecnologo - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

    Una figura importante per la gestione delle carni della selvaggina potrebbe essere il cacciatore formato, in grado di valutare il comportamento degli animali prima dell’abbattimento e di compiere analisi post-mortem. Il suo ruolo renderebbe più veloci i controlli sanitari e più facile la realizzazione di una filiera efficiente per le carni derivanti dall’attività venatoria

  • STUDIO DEI RITMI DI ATTIVITA'  DELLA LONTRA EURASIATICA IN CATTIVITA'
    di Perugini Mattia dell'Università degli studi della Tuscia Mattei Livia, Di Marzio Mirko del Corpo forestale dello Stato
  • IL RITORNO DEL LUPO
     di Sandro D'Alessandro Commissario Capo del Comando Provinciale di Taranto del Corpo forestale dello Stato
  • CACCIA ALLA VOLPE IN TANA ED ILLECITI CORRELATI
    di Avv. Carla Campanaro, Responsabile Ufficio Legale LAV - Massimo Vitturi, Responsabile LAV Settore Caccia e Fauna Selvatica
    In Italia la volpe è cacciabile nel corso di tutta la stagione venatoria. Inoltre, i piani provinciali di ‘contenimento’ della specie, prevedono estensioni, sia temporali che spaziali.
  • IL CINGHIALE NEL PARCO NAZIONALE DELL'ALTA MURGIA
    di  Giuliano Palomba Commissario Capo  del CTA di Altamura Parco Nazionale dell'Alta Murgia
  • IL TRAFFICO DI ESEMPLARI DI TESTUGGINI DI TERRA (TESTUDO SPP) DAL NORD AFRICA AL PORTO DI GENOVA: ANALISI DI UN FENOMENO  ​
    Dir. Sup. MOROLLA Renzo – Comandante Regionale C.F.S. Liguria 
    Coadiuvato da Ag.Sc. COSTA Enrico – Ag.Sc. CANALE Silvia – Op. BUSSI Valentina
    Servizio CITES Territoriale Genova
    L’analisi desidera illustrare il persistente fenomeno dell’importazione illegale di esemplari vivi...