Introduzione
Gli alberi monumentali rappresentano una delle espressioni più emblematiche del rapporto storico tra l’uomo e l’ambiente naturale. La loro presenza all’interno dei territori urbani e rurali italiani, oltre che rispondere a criteri biologici o botanici, si inserisce in una dimensione più ampia, nella quale convergono valori ecologici, paesaggistici, culturali, simbolici e identitari. Tali esemplari costituiscono veri e propri “archivi viventi” del territorio, capaci di attraversare le generazioni e di testimoniare trasformazioni storiche, assetti insediativi e pratiche sociali stratificate nel tempo (SETTIS, 2010; MIPAAF, 2018).
Nel contesto contemporaneo, la gestione degli alberi monumentali pone questioni di particolare complessità. Da un lato, essi sono chiamati a convivere con un ambiente fortemente antropizzato, caratterizzato da infrastrutture, flussi di traffico e alta frequentazione umana; dall’altro, la loro vetustà e le loro dimensioni li rendono oggetto di attenzione sotto il profilo della sicurezza pubblica. Questo duplice profilo rende la tutela degli alberi monumentali un ambito nel quale il diritto ambientale, la scienza arboricolturale e l’attività di polizia forestale devono necessariamente integrarsi.
L’obiettivo del presente contributo è analizzare in modo sistematico il quadro giuridico, tecnico e operativo che governa la tutela degli alberi monumentali, con particolare riferimento alla valutazione del rischio e all’iter autorizzativo per l’eventuale abbattimento. L’analisi si sofferma inoltre sul ruolo svolto dai Carabinieri Forestali, quali soggetti istituzionalmente deputati alla vigilanza ambientale e paesaggistica, evidenziando come la loro azione rappresenti un presidio essenziale per garantire l’effettività della tutela.
Alberi monumentali come beni paesaggistici complessi
L’albero monumentale costituisce una categoria giuridica e tecnico-scientifica autonoma, non sovrapponibile né al concetto di verde ornamentale né a quello di patrimonio forestale in senso stretto. La sua peculiarità risiede nella compresenza di valori biologici, storici, culturali e paesaggistici che, considerati nel loro insieme, determinano un interesse pubblico qualificato e meritevole di una particolare tutela (CAVALLARI, 2015).
Nel diritto italiano, la nozione di paesaggio ha conosciuto una progressiva evoluzione, culminata nella definizione accolta dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’art. 131 del d.lgs. 42/2004 definisce il paesaggio come «il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni». Tale definizione supera definitivamente una concezione meramente estetica o panoramica del paesaggio, riconoscendone la natura relazionale e dinamica, fondata sulla stratificazione storica degli interventi umani e sulla permanenza di elementi naturali significativi (TEOFILI e CLARINO, 2008).
In questo quadro concettuale, l’albero monumentale assume una funzione paradigmatica. Esso rappresenta una delle forme più evidenti di interazione storica tra uomo e natura: un organismo vivente che attraversa il tempo, adattandosi ai mutamenti ambientali e sociali, e che contribuisce in modo determinante alla riconoscibilità dei luoghi. Non di rado, tali alberi risultano legati a eventi storici, a tradizioni religiose o civili, oppure inseriti in contesti monumentali quali piazze storiche, complessi architettonici o luoghi della memoria collettiva.
Sotto il profilo giuridico-operativo, ciò implica che l’albero monumentale debba essere considerato un bene paesaggistico in senso sostanziale, anche indipendentemente dalla sua formale iscrizione in elenchi amministrativi. La monumentalità non deriva, come si dirà in seguito, dall’atto amministrativo che la riconosce, ma dalle caratteristiche oggettive dell’esemplare e dal suo rapporto con il contesto territoriale. L’iscrizione negli elenchi svolge una funzione dichiarativa e di pubblicità, ma non costitutiva del valore tutelato (D.lgs. 42/2004 - D.lgs. 63/2008).
Questa impostazione assume particolare rilievo per l’attività di vigilanza ambientale, poiché impone alle amministrazioni pubbliche e agli organi di controllo di considerare il valore paesaggistico dell’albero anche in assenza di una formale qualificazione. Ne deriva un obbligo di attenzione rafforzata nei procedimenti che possono condurre a interventi irreversibili, come l’abbattimento o la compromissione strutturale dell’esemplare.
Fondamento costituzionale e quadro normativo della tutela
La tutela degli alberi monumentali trova il proprio fondamento primario nell’art. 9 della Costituzione della Repubblica italiana, norma che riconosce il paesaggio quale valore essenziale e strutturante dell’ordinamento giuridico. Sin dall’entrata in vigore della Carta Costituzionale, la scelta di collocare la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali ha attribuito a tale valore una posizione di preminenza sistematica, sottraendolo a una logica settoriale o meramente funzionale e configurandolo come interesse pubblico primario e unitario.

Figura 1: Soprallugo dei Carabinieri Forestali in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e culturale.
La riforma costituzionale del 2022 ha ulteriormente rafforzato tale impostazione. Con la modifica dell’art. 9 Cost., la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata espressamente inserita tra i principi fondamentali, anche nell’interesse delle future generazioni. Questa innovazione ha chiarito in modo inequivoco che la protezione degli elementi naturali non costituisce un interesse accessorio o subordinato, bensì un valore costituzionale di rango primario, destinato a orientare l’intero sistema delle fonti e l’azione amministrativa (Legge 14 gennaio 2013, n. 10).
In questa prospettiva, paesaggio e ambiente vengono concepiti come beni unitari e interdipendenti. La loro tutela va oltre la conservazione di singoli elementi statici o monumentali, estendendosi ai processi ecologici, alle relazioni storiche tra uomo e natura e alla dimensione identitaria dei territori. L’albero monumentale si colloca pienamente all’interno di questo orizzonte concettuale, rappresentando un punto di intersezione tra biodiversità, ecosistema e paesaggio culturale.
La giurisprudenza costituzionale ha costantemente ribadito che la tutela del paesaggio costituisce un valore primario e assoluto, non suscettibile di essere degradato a interesse secondario rispetto ad altre esigenze pubbliche o private. In numerose pronunce, la Corte Costituzionale ha affermato che la protezione paesaggistica opera come limite sostanziale all’esercizio delle competenze amministrative, imponendo un bilanciamento rigoroso e motivato ogniqualvolta un intervento possa incidere in modo irreversibile su un bene paesaggistico (Cfr. Cons. Stato, V, 13 febbraio 2017, n. 610; Cons. Stato, VI, 27 aprile 2015, n. 2133).
Questo orientamento assume particolare rilievo nel contesto della gestione del rischio. Anche provvedimenti adottati per finalità astrattamente legittime, come la prevenzione di pericoli per l’incolumità pubblica, devono necessariamente confrontarsi con il valore costituzionale del paesaggio. Ne deriva che la sicurezza non può essere perseguita mediante soluzioni automatiche o semplificatorie che conducano alla distruzione di beni di rilevante interesse pubblico, ma deve essere garantita attraverso valutazioni proporzionate, scientificamente fondate e orientate alla conservazione (FRACCHIA, 2013/2015).

Figura 2: L’art. 9 della Costituzione a tutela dei beni paesaggistici, storico-artistici e ambientali.
Sul piano della legislazione ordinaria, tali principi trovano attuazione nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004), che recepisce una concezione evoluta e relazionale del paesaggio. Il Codice non limita la tutela a beni formalmente vincolati, ma riconosce rilievo giuridico al valore oggettivo dei beni e alla loro incidenza sull’identità territoriale. In questa logica, la protezione paesaggistica non dipende esclusivamente dall’adozione di un provvedimento formale di vincolo, bensì dalla sussistenza di un interesse pubblico qualificato.
Applicando tali principi agli alberi monumentali, risulta evidente che l’abbattimento di un esemplare dotato di valore paesaggistico integra sempre un intervento ad altissimo impatto costituzionale. Trattandosi di un’azione irreversibile, essa richiede un livello di motivazione particolarmente rigoroso e un’istruttoria completa e multidisciplinare. Non è sufficiente il mero richiamo a esigenze di sicurezza o a valutazioni tecniche isolate: occorre dimostrare che ogni alternativa conservativa sia stata seriamente presa in considerazione e che l’abbattimento rappresenti l’unica soluzione compatibile con la tutela degli interessi costituzionalmente protetti.
Un ulteriore principio di rilievo è quello, elaborato in via interpretativa dalla giurisprudenza costituzionale e amministrativa, secondo cui il livello di tutela ambientale e paesaggistica garantito dall’ordinamento non può essere irragionevolmente ridotto dall’azione amministrativa. La Corte costituzionale ha più volte affermato che la protezione dell’ambiente e del paesaggio costituisce un valore primario e unitario, che impone limiti sostanziali alle scelte pubbliche e richiede un bilanciamento rigoroso e motivato in presenza di interessi contrapposti (Corte cost., sentt. nn. 85/2013; 210/2016; 58/2018). In ambito amministrativo, il Consiglio di Stato ha chiarito che gli interventi incidenti su beni paesaggistici non possono determinare una regressione della tutela attraverso semplificazioni procedimentali o valutazioni emergenziali, dovendo l’amministrazione dimostrare l’impossibilità di soluzioni alternative meno invasive, in ossequio ai principi di precauzione e proporzionalità (Cons. Stato, sez. VI, n. 2537/2016; n. 537/2019; sez. IV, n. 2136/2017).
Per i Carabinieri Forestali, tale fondamento costituisce la base giuridica e assiologica per un intervento consapevole e responsabile, volto a garantire che la protezione del paesaggio e dell’ambiente trovi effettiva attuazione anche nelle situazioni più complesse e conflittuali.
La disciplina speciale sugli alberi monumentali
L’introduzione di una disciplina specificamente dedicata agli alberi monumentali rappresenta uno dei passaggi più significativi nell’evoluzione del sistema italiano di tutela del paesaggio e dell’ambiente. Tale disciplina trova il proprio fulcro nella legge 14 gennaio 2013, n. 10, recante Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, che ha colmato una lacuna storica dell’ordinamento, riconoscendo formalmente la necessità di una protezione rafforzata per esemplari arborei dotati di peculiari valori biologici, storici, culturali e paesaggistici.
L’art. 7 della legge n. 10/2013 attribuisce agli alberi monumentali una rilevanza giuridica autonoma, distinta rispetto alla gestione ordinaria del verde urbano e periurbano. Il legislatore riconosce espressamente che alcuni alberi, per età, dimensioni, rarità botanica o valore simbolico e storico, costituiscono un patrimonio naturale e culturale di interesse pubblico qualificato, la cui conservazione risponde a esigenze di tutela che travalicano la mera funzionalità dello spazio urbano.
La norma si colloca in piena continuità con i principi costituzionali di tutela del paesaggio e dell’ambiente, ma introduce elementi di innovazione sul piano operativo. In particolare, essa prevede un divieto generale di abbattimento, danneggiamento e modifica strutturale degli alberi monumentali, ammettendo deroghe esclusivamente in casi eccezionali e debitamente motivati. Tale impostazione riflette la consapevolezza dell’irreversibilità dell’abbattimento e della perdita definitiva del valore paesaggistico e identitario dell’esemplare.
L’attuazione della legge è demandata al Decreto Ministeriale 23 ottobre 2014, che definisce in modo puntuale i criteri di monumentalità, le modalità di censimento e le procedure per la formazione degli elenchi comunali, regionali e dell’elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia. Il decreto individua una pluralità di parametri che devono essere valutati congiuntamente, confermando la natura complessa e multidimensionale del concetto di albero monumentale. Tra tali parametri assumono rilievo oltre alle caratteristiche dimensionali e biologiche, anche il valore paesaggistico, storico-culturale e simbolico dell’esemplare.
Un aspetto di particolare rilievo della disciplina speciale riguarda la natura giuridica dell’iscrizione negli elenchi. La normativa configura l’iscrizione come atto di ricognizione e di pubblicità amministrativa, e non come presupposto costitutivo della tutela. La monumentalità discende infatti dal possesso dei requisiti sostanziali previsti dalla legge e dal decreto attuativo, e non dall’avvenuta conclusione del procedimento di censimento. Questa impostazione risulta coerente con i principi generali della tutela paesaggistica, che attribuiscono rilievo primario al valore oggettivo del bene piuttosto che alla sua qualificazione formale (AMOROSINO, 2010).
Dal punto di vista operativo, tale principio produce conseguenze rilevanti. In presenza di elementi oggettivi che attestino il valore storico, simbolico o paesaggistico di un albero, l’amministrazione è tenuta ad applicare sin da subito le cautele previste dalla legge n. 10/2013, anche in assenza di una formale iscrizione negli elenchi. Ne deriva che non è legittimo procedere ad abbattimenti o interventi invasivi facendo leva sulla mera assenza dell’esemplare dai registri ufficiali, qualora sussistano indizi qualificati di monumentalità (MASAF, 2020).

Figura 3: Il 21 Novembre è la Giornata Nazionale dell’Albero, con diverse iniziative promosse dal CUFAA.
La disciplina speciale prevede inoltre un articolato apparato sanzionatorio, volto a rafforzare l’effettività della tutela. L’abbattimento o il danneggiamento illegittimo di un albero monumentale comporta l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie di importo significativo, nonché l’obbligo di ripristino ambientale o di compensazione. Tale regime sanzionatorio riflette la volontà del legislatore di attribuire agli alberi monumentali un livello di protezione analogo a quello riconosciuto ad altri beni di elevato valore pubblico, scoraggiando comportamenti elusivi o decisioni amministrative affrettate.
Un ulteriore profilo di rilievo concerne il rapporto tra la disciplina sugli alberi monumentali e le altre normative settoriali, in particolare quelle in materia di sicurezza pubblica e gestione del rischio. La legge n. 10/2013 non ignora tali esigenze, ma le ricompone all’interno di un quadro di proporzionalità e ragionevolezza. La tutela della pubblica incolumità non può tradursi automaticamente nell’abbattimento dell’albero, ma deve essere perseguita, ove possibile, mediante interventi conservativi e misure di mitigazione del rischio, in coerenza con il principio di extrema ratio (FRACCHIA, 2013/2015).
In questo contesto, le Linee guida per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali d’Italia, adottate nel 2020 dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, assumono un ruolo centrale. Esse forniscono indicazioni tecnico-scientifiche vincolanti sul piano procedimentale, chiarendo che la valutazione del rischio deve essere condotta secondo criteri scientificamente fondati e che l’abbattimento rappresenta una soluzione residuale, da adottare solo quando ogni altra misura risulti inefficace o impraticabile.
Nel complesso, la disciplina speciale introdotta dalla legge n. 10/2013 e dal decreto ministeriale del 2014 rappresenta un tassello fondamentale del sistema di tutela degli alberi monumentali. Essa rafforza la protezione già offerta dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, chiarendo che la monumentalità è una qualità sostanziale del bene e non una mera qualificazione formale. L’effettività di tale tutela dipende tuttavia dalla qualità dell’azione amministrativa e dalla capacità degli organi di vigilanza di intercettare e correggere prassi applicative difformi.
Valutazione del rischio arboreo e gestione della sicurezza negli alberi monumentali
La valutazione del rischio associato agli alberi monumentali rappresenta uno degli snodi più delicati e complessi dell’intero sistema di tutela, poiché incide direttamente su decisioni potenzialmente irreversibili quali l’abbattimento o la compromissione strutturale dell’esemplare. Essa richiede un approccio scientificamente fondato, multidisciplinare e coerente con il principio di massima conservazione del bene, evitando semplificazioni che riducano la complessità dell’albero monumentale a un mero problema di sicurezza immediata (AA.VV., 2021).

Figura 4: Schema delle principali patologie e alterazioni strutturali degli alberi vetusti.
Nella moderna arboricoltura, il concetto di rischio travalica la sola presenza di difetti strutturali o di segni di vetustà, venendo piuttosto concepito come la combinazione tra la probabilità di cedimento di una parte dell’albero e la gravità delle conseguenze associate alla presenza di bersagli vulnerabili (SMILEY et al., 2017; ISA, 2017). Tale impostazione consente di distinguere in modo netto tra la condizione biologica e strutturale dell’esemplare e il contesto ambientale e antropico in cui esso è inserito, superando l’equazione automatica tra età avanzata e pericolosità.
Gli alberi monumentali, per loro stessa natura, presentano caratteristiche che li differenziano profondamente dagli alberi giovani o di ordinaria gestione urbana. La longevità comporta adattamenti morfologici e biomeccanici specifici, quali cavità, carie interne, riduzioni della sezione resistente e riorganizzazioni della chioma, che non possono essere interpretati secondo criteri standardizzati. La scienza biomeccanica degli alberi ha dimostrato come tali strutture rappresentino spesso strategie di compensazione e di adattamento evolutivo, capaci di garantire un equilibrio stabile nel tempo (MATTHECK et al., 2015).
In questo quadro, la valutazione del rischio negli alberi monumentali non può essere ridotta a una valutazione visiva sommaria. Essa deve articolarsi su più livelli di analisi, a partire dallo stato vegetativo, che riguarda la capacità fisiologica dell’albero di mantenere le proprie funzioni vitali. Indicatori quali la densità e la distribuzione della chioma, la risposta vegetativa, la presenza di patologie fungine o batteriche e la localizzazione delle cavità devono essere analizzati da professionisti dotati di competenze specifiche in arboricoltura e patologia forestale, evitando giudizi fondati su parametri generici o su modelli estranei alla specie e al contesto (MATTM et al., 2017).
Un secondo livello di analisi concerne la stabilità strutturale, che coinvolge l’apparato radicale, il fusto e la chioma. In presenza di alberi monumentali di grandi dimensioni, risulta spesso necessario il ricorso a metodologie strumentali di indagine, quali le prove di trazione controllata, le tomografie soniche o le indagini resistografiche. Tali strumenti consentono di acquisire dati oggettivi sulle condizioni interne del legno e sulla distribuzione delle tensioni, ma non possono essere utilizzati in modo automatico o decontestualizzato. I risultati strumentali devono essere interpretati criticamente, tenendo conto delle specificità dell’esemplare monumentale e della sua storia gestionale (LONSDALE, 1999).

Figura 5: Sezione del tronco per una lettura dei difetti strutturali e distinzione tra degrado e stabilità residua.
Particolare rilevanza assume il contesto di inserimento dell’albero, che incide in modo determinante sulla valutazione del rischio effettivo. La presenza di bersagli sensibili, quali edifici, infrastrutture viarie, aree di aggregazione o spazi ad alta frequentazione, influisce direttamente sulla gravità delle possibili conseguenze di un eventuale cedimento. In molti casi, la riduzione del rischio può essere efficacemente ottenuta attraverso interventi sul contesto, come la limitazione dell’accesso, la regolazione dei flussi pedonali, la creazione di zone di rispetto o la modifica dell’uso dello spazio, senza ricorrere all’eliminazione dell’albero.
La gestione del rischio negli alberi monumentali si fonda pertanto su un cambio di paradigma rispetto alla logica tradizionale dell’eliminazione del pericolo. L’obiettivo non è la rimozione del bene, bensì il mantenimento del rischio entro livelli accettabili, compatibili con il valore paesaggistico, storico e culturale dell’esemplare. Tale impostazione risulta coerente con il principio di proporzionalità e con il principio di precauzione applicato alla tutela del paesaggio, che impongono di privilegiare soluzioni conservative ogniqualvolta esse risultino tecnicamente praticabili.
Le Linee guida per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali d’Italia, recepiscono pienamente questi orientamenti, chiarendo che l’abbattimento deve essere considerato esclusivamente come extrema ratio. Esse indicano una serie di interventi alternativi, quali potature mirate, alleggerimenti selettivi della chioma, sistemi di consolidamento statico o dinamico e programmi di monitoraggio periodico, che consentono spesso di mantenere livelli di rischio accettabili nel tempo, preservando al contempo il valore del bene (MASAF, 2020).
Dal punto di vista procedimentale, la valutazione del rischio deve essere documentata in modo trasparente, comparabile e verificabile. La produzione di perizie tecniche orientate a un esito predeterminato, prive di confronto metodologico o di analisi delle alternative, costituisce una delle principali criticità applicative riscontrabili nella prassi amministrativa. In tali casi, la valutazione tecnica rischia di trasformarsi in uno strumento di legittimazione formale di decisioni già assunte, in contrasto con i principi di buona amministrazione e di tutela sostanziale del paesaggio.
In questo contesto, la presenza di competenze tecnico-scientifiche all’interno dei Carabinieri Forestali assume un ruolo di particolare rilievo. Il Reparto è in grado di verificare la congruità delle valutazioni prodotte, di individuare eventuali incongruenze metodologiche e di richiedere approfondimenti istruttori, contribuendo a evitare che valutazioni tecniche parziali o semplificate conducano a interventi irreversibili sul patrimonio arboreo monumentale.
Nel complesso, la valutazione del rischio negli alberi monumentali si configura come un processo dinamico e continuativo, che richiede monitoraggio, aggiornamento delle analisi e adattamento delle misure gestionali nel tempo. Essa rappresenta uno degli ambiti nei quali la scienza arboricolturale contemporanea e la tutela paesaggistica trovano una sintesi operativa, dimostrando come sicurezza pubblica e conservazione del patrimonio naturale possano essere efficacemente coniugate attraverso approcci fondati su competenze interdisciplinari e su una visione di lungo periodo.
Il ruolo operativo dei Carabinieri Forestali nella tutela degli alberi monumentali
I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo centrale e altamente qualificato nella tutela degli alberi monumentali, in virtù delle competenze tecnico-scientifiche e delle funzioni di polizia ambientale attribuite al Reparto a seguito dell’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri. Tale assetto istituzionale ha rafforzato in modo significativo il presidio dello Stato in materia ambientale e paesaggistica, consentendo un’integrazione stabile tra attività di vigilanza, prevenzione degli illeciti e supporto tecnico-specialistico alle amministrazioni pubbliche e all’autorità giudiziaria (D.LGS. 177/2016).
Nel contesto specifico degli alberi monumentali, l’azione dei Carabinieri Forestali non può essere ridotta a una funzione meramente esecutiva o di controllo formale. Essa si configura, al contrario, come una funzione di garanzia sostanziale della legalità ambientale e paesaggistica, fondata su un approccio interdisciplinare che integra conoscenze forestali, agronomiche, ecologiche e giuridico-amministrative. Tale pluralità di competenze consente di intervenire efficacemente lungo l’intero arco del procedimento amministrativo che può condurre alla gestione straordinaria, alla modifica strutturale o all’abbattimento di un albero monumentale.
Un primo ambito di intervento si colloca nella fase preventiva e conoscitiva. In questa fase, i Carabinieri Forestali svolgono attività di sopralluogo, rilievo e ricognizione del contesto territoriale, finalizzate a individuare elementi oggettivi di monumentalità e a valutare lo stato di conservazione dell’esemplare. L’osservazione diretta consente di cogliere aspetti spesso trascurati nelle valutazioni documentali, quali il rapporto dell’albero con il contesto storico-culturale, la sua funzione identitaria per la comunità locale e l’inserimento nel paesaggio urbano o rurale. Tale attività risulta particolarmente rilevante nei casi in cui l’albero non sia formalmente iscritto negli elenchi ufficiali, ma presenti requisiti sostanziali di monumentalità.

Figura 6: Accertamenti interistituzionali in area paesaggistica e culturale.
Nella fase istruttoria del procedimento amministrativo, il contributo dei Carabinieri Forestali assume un valore determinante sotto il profilo tecnico e metodologico. Il Reparto è in grado di valutare criticamente la documentazione prodotta, verificando la qualità, l’indipendenza e la completezza delle perizie tecniche, nonché la loro coerenza con le Linee guida per la cura e la salvaguardia degli alberi monumentali. In particolare, viene verificato se la valutazione del rischio sia stata condotta secondo criteri scientificamente fondati e se siano state effettivamente analizzate e documentate tutte le alternative all’abbattimento, in coerenza con il principio di extrema ratio (MASAF, 2020).
Un ulteriore profilo di rilievo riguarda il controllo della correttezza procedimentale. I Carabinieri Forestali possono individuare carenze istruttorie, omissioni nel coinvolgimento delle autorità competenti o utilizzi impropri di strumenti emergenziali, come le ordinanze contingibili e urgenti, adottate in assenza di un pericolo reale e attuale. In tali situazioni, l’intervento del Reparto contribuisce a prevenire l’adozione di provvedimenti formalmente legittimi ma sostanzialmente vulnerabili sotto il profilo della tutela paesaggistica (LEGGE 10/2013).
La fase esecutiva degli interventi rappresenta un momento particolarmente delicato sotto il profilo operativo. La presenza sul posto dei Carabinieri Forestali durante operazioni di potatura straordinaria o di abbattimento programmato consente di verificare la conformità dell’intervento alle prescrizioni autorizzative e di prevenire condotte difformi o illegittime. L’osservazione diretta delle sezioni del tronco, delle strutture interne del legno e dell’apparato radicale può rivelare elementi non coerenti con le valutazioni peritali, imponendo un immediato riesame delle decisioni adottate e, ove necessario, la sospensione delle operazioni (D.M. 23/10/2014).
Anche nella fase successiva all’intervento, i Carabinieri Forestali svolgono un ruolo essenziale. Gli accertamenti post-evento sono finalizzati a verificare la legittimità complessiva del procedimento, a individuare eventuali profili di responsabilità amministrativa, contabile o penale e a valutare il danno ambientale e paesaggistico arrecato. In caso di abbattimento illegittimo di un albero monumentale, il Reparto è chiamato a documentare l’accaduto e a segnalare le violazioni alle autorità competenti, contribuendo all’attivazione delle misure sanzionatorie e di ripristino previste dall’ordinamento.
Un aspetto spesso sottovalutato, ma di grande importanza operativa, riguarda la funzione di supporto e orientamento istituzionale svolta dai Carabinieri Forestali nei confronti delle amministrazioni locali. Attraverso attività di consulenza tecnica informale, segnalazioni motivate e partecipazione a tavoli interistituzionali, il Reparto contribuisce a diffondere una corretta cultura della tutela degli alberi monumentali, favorendo l’adozione di procedure più rigorose e consapevoli. Tale funzione preventiva consente di ridurre il contenzioso e di evitare interventi irreversibili fondati su interpretazioni errate o su carenze conoscitive.
Nel complesso, il ruolo operativo dei Carabinieri Forestali nella tutela degli alberi monumentali si caratterizza per una forte integrazione tra competenze tecnico-scientifiche e poteri di polizia ambientale. Questa posizione istituzionale consente di garantire un presidio qualificato lungo tutte le fasi del procedimento, assicurando che le decisioni pubbliche siano adottate nel rispetto dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e massima conservazione del bene. In tal senso, l’azione del Reparto rappresenta un elemento chiave per la concreta attuazione dei principi costituzionali di tutela del paesaggio e dell’ambiente, trasformando le enunciazioni normative in prassi operative efficaci e coerenti.
L’iter autorizzativo per l’abbattimento degli alberi monumentali: fasi procedimentali e criticità applicative
L’abbattimento di un albero monumentale rappresenta l’esito più estremo e irreversibile di un procedimento amministrativo che incide su beni di rilevante interesse pubblico, tutelati sotto il profilo ambientale, paesaggistico, storico-culturale e identitario. Per tale ragione, l’iter autorizzativo che può condurre alla rimozione di un esemplare monumentale si caratterizza per un elevato grado di complessità e per la necessità di un’istruttoria rafforzata, improntata ai principi di proporzionalità, precauzione e massima conservazione del bene (AMOROSINO, 2010; CAVALLARI, 2015; CLARICH, 2024).
Il principio di extrema ratio come criterio guida del procedimento
Il principio cardine che governa l’intero iter autorizzativo è quello secondo cui l’abbattimento di un albero monumentale costituisce sempre una extrema ratio. Tale principio è espresso in modo chiaro dalla normativa vigente e ribadito dalle Linee guida ministeriali, che indicano come prioritaria la conservazione dell’esemplare e la gestione del rischio mediante soluzioni alternative all’eliminazione (MASAF, 2020). Ne consegue che l’autorizzazione all’abbattimento può ritenersi legittima solo quando risultino contestualmente soddisfatte tre condizioni fondamentali:
a) l’accertamento di un rischio reale, concreto e attuale per la pubblica incolumità;
b) la valutazione seria, documentata e comparativa di tutte le alternative conservative;
c) la dimostrazione dell’impossibilità di adottare misure meno invasive idonee a garantire livelli di sicurezza accettabili.
L’assenza anche di uno solo di tali presupposti rende il provvedimento vulnerabile sotto il profilo della legittimità sostanziale (Cons. Stato, sez. V, 22 febbraio 2017, n. 823; Cons. Stato, sez. VI, 13 dicembre 2018, n. 7043; TAR Lazio, Roma, sez. II-bis, 7 giugno 2019, n. 7484).
Qualificazione preliminare dell’esemplare e rilevanza del contesto
Il primo snodo dell’iter autorizzativo è rappresentato dalla corretta qualificazione giuridica dell’albero. Occorre distinguere tra esemplari formalmente iscritti negli elenchi comunali, regionali o nazionali degli alberi monumentali ed esemplari non censiti, ma dotati di requisiti oggettivi di monumentalità. In entrambi i casi, la tutela opera in senso sostanziale e non meramente formale, poiché la monumentalità deriva dalle caratteristiche intrinseche dell’albero e dal suo rapporto con il contesto territoriale, e non dall’atto amministrativo di iscrizione.
Particolare rilievo assume il contesto di inserimento dell’albero, che può determinare l’applicazione concorrente della tutela paesaggistica ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. La collocazione in centri storici, parchi storici, viali alberati di impianto ottocentesco o pertinenze di beni culturali, impone un rafforzamento dell’istruttoria e il coinvolgimento delle autorità competenti in materia di tutela paesaggistica.

Figura 7: Protezione ecosistemica dell’avifauna per valutazioni di tutela ambientale.
Distribuzione delle competenze e coinvolgimento delle autorità
L’iter autorizzativo per l’abbattimento degli alberi monumentali si caratterizza per una distribuzione multilivello delle competenze amministrative. Il Comune svolge un ruolo centrale quale ente gestore del verde e titolare del procedimento, mentre le Regioni intervengono attraverso la gestione degli elenchi regionali e l’esercizio di funzioni di indirizzo e coordinamento. Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è competente per la tenuta dell’elenco nazionale.
Nei casi in cui l’albero ricada in area sottoposta a tutela paesaggistica o culturale, risulta necessario il coinvolgimento della Soprintendenza competente, con l’eventuale supporto tecnico-giuridico dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. In presenza di profili di sicurezza pubblica o di emergenza, possono inoltre intervenire ulteriori autorità, quali la Prefettura o la Protezione civile. La corretta individuazione delle competenze e il coordinamento tra i diversi soggetti costituiscono un passaggio essenziale del procedimento, poiché omissioni o sovrapposizioni possono determinare vizi di legittimità difficilmente sanabili (PUGLIESE, 2025).
Le fasi dell’istruttoria autorizzativa
Il procedimento autorizzativo può essere ricondotto, in via schematica, a una sequenza di fasi tra loro strettamente interconnesse. La fase di avvio è generalmente attivata dall’ente gestore o a seguito di segnalazioni concernenti la sicurezza. Segue l’istruttoria tecnica, basata su valutazioni fitosanitarie e di stabilità condotte secondo criteri scientificamente fondati, eventualmente supportate da indagini strumentali.
A tale fase si affianca la valutazione paesaggistica, finalizzata a verificare l’impatto dell’intervento sul contesto territoriale e sull’identità del luogo. Centrale è la valutazione comparativa delle alternative all’abbattimento, nella quale devono essere analizzate e motivate le ragioni dell’eventuale esclusione di soluzioni conservative, quali potature mirate, consolidamenti o gestione del contesto. Il procedimento si conclude con l’adozione del provvedimento finale, che deve risultare adeguatamente motivato e proporzionato rispetto agli interessi in gioco (CLARICH, 2024).
Ordinanze contingibili e urgenti: limiti strutturali
Una delle principali criticità applicative riguarda il ricorso alle ordinanze contingibili e urgenti per giustificare l’abbattimento di alberi monumentali. Sebbene tali strumenti siano legittimamente previsti per fronteggiare situazioni di pericolo imminente, la giurisprudenza ha chiarito che l’urgenza non può essere invocata in modo generico o astratto, ma deve essere fondata su elementi oggettivi e attuali.
L’uso improprio di ordinanze emergenziali per superare carenze istruttorie o per eludere le valutazioni paesaggistiche costituisce una delle principali cause di illegittimità degli abbattimenti. In tali casi, la semplificazione procedimentale si traduce in una compressione ingiustificata dei valori tutelati dall’ordinamento, con effetti irreversibili sul patrimonio paesaggistico,
In tema di ordinarie e straordinarie misure amministrative, la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha più volte precisato che l’adozione di ordinanze contingibili e urgenti (ai sensi degli artt. 50 e 54 del d.lgs. n. 267/2000) richiede la sussistenza di un pericolo attuale, concreto e irrimediabile, non deducibile in via astratta o generica, e deve essere sorretta da una motivazione puntuale e da un’istruttoria adeguata (cfr. Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 774/2017; Cons. Stato, Sez. III, sent. n. 5632/2017; altresì Cons. Stato, Sez. V, n. 9178/2022).
La funzione di controllo e garanzia dei Carabinieri Forestali
In tutte le fasi dell’iter autorizzativo, i Carabinieri Forestali svolgono una funzione di garanzia sostanziale della legalità ambientale e paesaggistica. Il loro intervento risulta particolarmente rilevante nella fase preliminare, per segnalare la presenza di requisiti di monumentalità “di fatto”, e durante l’istruttoria, per verificare la qualità e l’indipendenza delle valutazioni tecniche.
La presenza del Reparto nella fase esecutiva consente inoltre di controllare la conformità degli interventi autorizzati e di rilevare eventuali discordanze tra quanto attestato in sede peritale e lo stato reale dell’albero. Anche nella fase successiva all’intervento, l’attività di accertamento contribuisce a individuare responsabilità e a garantire l’attivazione delle misure di ripristino ambientale previste dall’ordinamento (ARMA CC, 2021).
Considerazioni conclusive
L’iter autorizzativo per l’abbattimento degli alberi monumentali rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intero sistema di tutela paesaggistica. La sua corretta applicazione richiede rigore istruttorio, competenze interdisciplinari e una costante attenzione al valore complesso del bene. In tale contesto, il ruolo dei Carabinieri Forestali si configura come elemento essenziale di equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela del patrimonio ambientale e culturale, assicurando che l’abbattimento rimanga una soluzione residuale e rigorosamente motivata.
Conclusioni
L’analisi svolta nel presente lavoro evidenzia come la tutela degli alberi monumentali rappresenti uno degli ambiti più complessi e significativi della protezione ambientale e paesaggistica contemporanea. Essa si colloca all’intersezione tra scienza arboricolturale, diritto amministrativo e funzione di polizia ambientale, richiedendo un approccio integrato e multidisciplinare capace di superare visioni settoriali o meramente emergenziali.
L’albero monumentale emerge come bene giuridico complesso, non riducibile a una dimensione esclusivamente biologica o gestionale. Esso costituisce un elemento strutturante del paesaggio e dell’identità territoriale, portatore di valori storici, culturali e simbolici che l’ordinamento riconosce e tutela a livello costituzionale e legislativo. In tale prospettiva, la conservazione dell’albero monumentale non rappresenta un ostacolo alla sicurezza pubblica, bensì una sfida amministrativa che impone l’adozione di strumenti conoscitivi e decisionali più avanzati e responsabili.
Il quadro normativo vigente offre strumenti articolati e coerenti per garantire un elevato livello di tutela, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio alla disciplina speciale sugli alberi monumentali, fino alle Linee guida tecniche ministeriali. Tuttavia, l’esperienza applicativa dimostra come le principali criticità non derivino dall’assenza di norme, bensì da una loro applicazione parziale o formalistica, spesso caratterizzata da istruttorie semplificate e da una riduzione della complessità del bene a mere valutazioni di rischio immediato.
In particolare, la valutazione del rischio arboreo si conferma come uno snodo decisivo. La scienza arboricolturale contemporanea ha chiarito che vetustà e presenza di difetti strutturali non possono essere automaticamente assimilate a condizioni di pericolosità. Il rischio deve essere inteso come combinazione dinamica tra probabilità di cedimento e conseguenze potenziali, e deve essere gestito attraverso strategie conservative, monitoraggi e interventi mirati, nel rispetto del principio di extrema ratio.
In questo quadro, l’iter autorizzativo per l’abbattimento degli alberi monumentali assume un valore paradigmatico. Esso rappresenta un banco di prova della capacità delle amministrazioni pubbliche di coniugare sicurezza, legalità e tutela del paesaggio. L’abbattimento deve essere il risultato di un procedimento istruttorio rigoroso, trasparente e multidisciplinare, nel quale siano state seriamente valutate tutte le alternative conservative e sia dimostrata l’impossibilità di adottare misure meno invasive, evitando soluzioni automatiche o semplificate.
All’interno di tale sistema, il ruolo dei Carabinieri Forestali emerge con particolare chiarezza. Il Reparto si colloca in una posizione istituzionale peculiare, in quanto integra competenze tecnico-scientifiche in ambito forestale e ambientale con poteri di polizia amministrativa e giudiziaria. Questa duplice natura consente ai Carabinieri Forestali di svolgere una funzione di garanzia sostanziale della legalità ambientale e paesaggistica, non limitata alla repressione degli illeciti, ma estesa alla prevenzione dei danni e al supporto qualificato all’azione amministrativa.
L’attività dei Carabinieri Forestali risulta determinante in tutte le fasi del procedimento: dalla ricognizione preliminare del valore monumentale e del contesto di inserimento, alla verifica della qualità delle valutazioni tecniche, fino al presidio della fase esecutiva e agli accertamenti successivi. In tal modo, il Reparto contribuisce a intercettare precocemente le criticità procedimentali e a prevenire decisioni irreversibili fondate su istruttorie carenti o su valutazioni tecniche isolate.
La tutela degli alberi monumentali assume inoltre una chiara dimensione intergenerazionale, rafforzata dalla recente riforma dell’articolo 9 della Costituzione. Gli alberi monumentali, per la loro stessa natura di organismi longevi e di testimoni del tempo, incarnano in modo emblematico la responsabilità delle istituzioni nei confronti delle generazioni future. Ogni decisione che ne determini la perdita definitiva richiede pertanto un livello di motivazione e di cautela particolarmente elevato (Art. 9 Cost. riformato).
In conclusione, la gestione degli alberi monumentali rappresenta un ambito tutt’altro che marginale della tutela ambientale, essendo un settore nel quale si misura concretamente la capacità dello Stato e degli Enti locali coinvolti, di attuare i principi costituzionali di tutela del paesaggio e dell’ambiente. In questo contesto, l’azione dei Carabinieri Forestali si configura come un presidio essenziale di legalità, competenza e responsabilità istituzionale, contribuendo in modo determinante a garantire che la sicurezza pubblica sia perseguita nel rispetto del patrimonio naturale e culturale nazionale.
Bibliografia
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Testi di riferimento indicati dall’autore
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-DECRETO LEGISLATIVO 19 Agosto 2016, n. 177 - Riorganizzazione delle funzioni in materia ambientale. Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2017.
Riferimenti giurisprudenziali:
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-CONS. STATO, SEZ. V, 22 febbraio 2017, n. 823.
-CONS. STATO, SEZ. IV, 9 maggio 2017, n. 2136.
-CONS. STATO, SEZ. VI, 13 dicembre 2018, n. 7043.
-CONS. STATO, SEZ. VI, 15 ottobre 2019, n. 537.
-CONS. STATO, SEZ. V, 27 ottobre 2022, n. 9178/2022.
-CORTE COST., 9 maggio 2013, n. 85.
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Gazzetta Ufficiale n. 27 del 1° febbraio 2013.
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-TAR LAZIO, Roma, Sez. II-bis, 7 giugno 2019, n. 7484.