Introduzione
Oceani e mari ricoprono circa il 71% della superficie terrestre. Sebbene si tratti di ecosistemi di vitale importanza, essi rappresentano ambienti ancora in gran parte inesplorati: nonostante il progressivo avanzamento delle tecnologie d'indagine, si stima infatti che solo circa l'1% delle profondità marine (≥ 200 m) sia stato adeguatamente investigato (Bell et al., 2025). La comunità scientifica ipotizza in tali ecosistemi la presenza di almeno un milione di specie ancora sconosciute alla scienza, rappresentando tali ambienti uno dei principali serbatoi di biodiversità a livello globale.
Gli ecosistemi marino-costieri, al contrario, risultano maggiormente studiati e caratterizzati. Tali ambienti sono soggetti a continui e intensi scambi di materia ed energia con il comparto terrestre, al quale sono intimamente connessi. Le alterazioni e il consumo di suolo della fascia costiera da una parte, e gli apporti terrigeni - comprendenti acque dolci, sedimenti, materiale organico e inquinanti - veicolati dai corpi idrici superficiali dall’altra, specialmente a seguito di eventi meteorici estremi, ne influenzano profondamente le dinamiche idrologiche ed ecologiche. Queste interazioni generano ripercussioni significative non solo sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi marini, ma anche su aspetti di natura sanitaria, socio-economica e gestionale.
Tra gli habitat bentonici costieri di maggiore pregio, un ruolo di primaria importanza è ricoperto dalle praterie di Posidonia oceanica (L.) Delile, una fanerogama marina endemica del Mar Mediterraneo, fondamentale per i molteplici servizi ecosistemici ad essa associati. Il presente contributo si pone l'obiettivo di descriverne l'ecologia, di analizzare le principali pressioni antropiche e minacce ambientali, nonché di illustrare le attuali strategie di conservazione e le metodologie di gestione degli accumuli di lettiera spiaggiata (banquette).
Ecologia di Posidonia oceanica e ruoli delle sue praterie
Il genere Posidonia comprende piante angiosperme monocotiledoni ed è costituito da sette specie [1].
Di queste, sei sono distribuite lungo le coste meridionali e occidentali del continente australiano, mentre una, Posidonia oceanica, è endemica del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. Qui forma estese praterie sommerse che si sviluppano da pochi metri fino a circa 45 m di profondità, a seconda della trasparenza dell’acqua.
A causa di diverse pressioni antropiche, tali praterie mostrano oggi evidenti fenomeni di regressione. Attraverso il confronto tra le mappe di distribuzione storiche e quelle attuali, Telesca et al. (2015) hanno stimato per il Mar Mediterraneo una regressione generalizzata pari al 34% negli ultimi cinquant’anni, pur con alcune eccezioni locali (alcune aree della costa sarda, le coste della Corsica e della Regione di Valencia, in Spagna). Sebbene venga spesso erroneamente definita "alga" per il solo fatto di vivere in ambiente sommerso, Posidonia oceanica è a tutti gli effetti una pianta superiore: possiede radici, fusti modificati (rizomi) per l’accrescimento sia verticale sia orizzontale, foglie e frutti, noti comunemente come "olive di mare". Le foglie crescono verticalmente dalla base dei rizomi e fungono da trappola naturale per i sedimenti trasportati dalle onde e dalle correnti. L'insieme dei rizomi e dei sedimenti intrappolati dà origine a caratteristiche formazioni chiamate matte. Durante il periodo autunnale, come tutte le piante superiori, Posidonia oceanica perde naturalmente le foglie più vecchie. Queste, spinte dalle correnti marine, si accumulano sulle spiagge formando strutture denominate banquettes che, se non rimosse, possono raggiungere altezze che variano da pochi centimetri a diversi metri.
Lungo i litorali interessati da questi accumuli è frequente notare anche formazioni sferiche e infeltrite: si tratta degli egagropili, generati dal processo di frammentazione dei residui fogliari e dalla successiva aggregazione delle fibre ad opera del moto ondoso.
Le praterie di Posidonia oceanica svolgono funzioni ecologiche di fondamentale importanza, con ricadute estremamente positive anche per le attività umane (Astruch et al., 2026). Nello specifico, esse:
- sostengono un'elevata produzione primaria, costituendo la base per reti trofiche che includono specie ittiche di interesse commerciale;
- creano aree di riproduzione e accrescimento (nursery) per la fauna marina, favorendo l'esportazione di biomassa verso gli habitat costieri;
- producono ossigeno e sequestrano anidride carbonica contribuendo a mitigare il riscaldamento globale;
- stabilizzano i fondali sabbiosi, riducendo la torbidità dell'acqua;
- attenuano l'energia del moto ondoso e, attraverso la presenza delle banquette, proteggono le spiagge dall'erosione costiera.
Per comprendere il valore delle praterie di Posidonia oceanica in termini di biodiversità, basti pensare che circa il 20% del totale delle specie del Mar Mediterraneo è legato a questi ecosistemi; un ettaro di prateria può ospitare fino a 350 specie animali diverse ed inoltre, attraverso il processo di fotosintesi, un metro quadrato produce dai 10 ai 15 L di ossigeno al giorno; la sua scomparsa, al contrario, può comportare l'erosione di circa 15 m di litorale sabbioso [2].
Negli ultimi anni, infine, diversi studi hanno documentato i potenziali benefici per la salute umana derivanti da principi attivi estratti dalle foglie di Posidonia oceanica. Attraverso esperimenti condotti su modelli cellulari in vitro e su animali in vivo, si è aperta la strada a nuove linee di ricerca volte allo sviluppo di strategie terapeutiche, alternative o complementari, contro un’ampia gamma di patologie (Vasarri et al., 2021).
Minacce e pressioni, regime di protezione e ripristino delle praterie di Posidonia oceanica
L’alto valore ecologico del posidonieto ha spinto l’Unione Europea a classificare le praterie di Posidonia oceanica come "habitat naturale prioritario" all'interno della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) [3]. Tale provvedimento è stato recepito in Italia con il D.P.R. 357/1997 e impone la designazione di Zone Speciali di Conservazione (ZSC) che, insieme alle Zone di Protezione Speciale (ZPS), costituiscono la rete europea di aree protette Natura 2000.
A livello sovranazionale, l'ecosistema è ulteriormente tutelato dal Protocollo per le aree specialmente protette e la biodiversità del Mar Mediterraneo (ASPIM), sottoscritto nell’ambito della Convenzione di Barcellona (1995) e recepito in Italia con la Legge 27 maggio 1999, n. 175.
Tali normative trovano fondamento nel fatto che, a partire dagli anni ‘50, i posidonieti hanno subìto una regressione considerevole, a causa della crescente pressione antropica lungo le fasce costiere. Le principali minacce includono (Boudouresque et al., 2006):
- opere costiere e infrastrutture: la realizzazione di porti, spiagge artificiali e la posa di cavi o condotte sottomarine alterano i tassi di sedimentazione e aumentano la torbidità della colonna d'acqua. La conseguente riduzione della trasparenza limita la penetrazione della luce, compromettendo la capacità fotosintetica e la sopravvivenza della pianta;
- inquinamento: l’alta concentrazione di nutrienti e inquinanti organici favorisce una crescita algale anomala e lo sviluppo di organismi epifiti che riducono l’irraggiamento solare e l’attività fotosintetica delle foglie;
- pesca a strascico: tale attività di pesca professionale arreca danni irreversibili, eradicando le piante e distruggendo le matte;
- ancoraggi indiscriminati: il diporto nautico, in particolare quello legato a imbarcazioni di grandi dimensioni, rappresenta una delle principali minacce; un caso di studio emblematico (Pergent-martini et al., 2022) ha evidenziato come l'ancoraggio selvaggio abbia causato la distruzione di 7,5 ettari di prateria tra il 2019 e il 2020 all'interno di una singola baia, provocando un calo del 9% della capacità annuale di sequestro del carbonio. Le ancore e le catene, infatti, sradicano i rizomi e distruggono intere porzioni di prateria;
- specie alloctone: l’introduzione di specie aliene competitive, come le alghe verdi tropicali del genere Caulerpa, aggrava i fenomeni di regressione biologica (Montefalcone et al., 2007).
Il rapido e consistente declino di Posidonia oceanica nel bacino del Mar Mediterraneo impone dunque un regime di protezione rigoroso. Questo si articola sia nella regolamentazione e nel divieto delle attività impattanti, sia in azioni di ripristino attivo. Tali interventi trovano un rinnovato impulso nel Regolamento UE 2024/1991 (noto come Nature Restoration Law o Regolamento europeo sul ripristino della natura), elemento cardine della Strategia UE per la Biodiversità, che vincola ogni Stato membro a predisporre un Piano Nazionale per il ripristino degli habitat degradati, inclusi quelli marini.
Per contrastare questi fenomeni, le autorità europee e nazionali stanno adottando misure stringenti. Nel 2019, la Francia ha introdotto una normativa che vieta l'ancoraggio di imbarcazioni superiori ai 24 metri sui fondali a Posidonia oceanica. Questa limitazione ha ridotto drasticamente la presenza di grandi navi, consentendo nel 2022 di evitare impatti meccanici e di preservare una capacità di sequestro del carbonio compresa tra 134 e 217 tonnellate (Bockel et al., 2023). In Italia, diverse Aree Marine Protette hanno adottato misure analoghe, individuando zone di ancoraggio esterne ai posidonieti e installando campi boe con ormeggi regolamentati a basso impatto.
Accanto alle misure di tutela attiva sono stati avviati progetti di ripristino ambientale tramite trapianti in situ di porzioni di prateria degradata, le cui linee guida e buone pratiche sono state codificate in un manuale tecnico edito da ISPRA [4]. Inoltre, nonostante Posidonia oceanica sia una specie a crescita lenta, alcuni studi hanno dimostrato che rimuovendo i fattori di pressione antropica, il recupero e la ricolonizzazione spontanea, nel medio-lungo termine, sono obiettivi più facilmente raggiungibili. In particolare, Astruch et al. (2026) hanno condotto uno studio nella baia di Marsiglia - area storicamente degradata da scarichi urbani, inquinamento fluviale e infrastrutture portuali - monitorando dal 1986 al 2025 due siti in cui, a seguito dell'attivazione di un impianto di depurazione e del blocco dello sviluppo costiero, la prateria di Posidonia oceanica ha mostrato una capacità di ricolonizzazione naturale inaspettatamente elevata, con tassi fino all'8,6% annuo. Entro il 2025, la copertura ha raggiunto rispettivamente il 94% e l'81% nei due siti monitorati, sancendo un ripristino pressoché totale.
Questo monitoraggio, tra i più lunghi mai documentati per le fanerogame marine, dimostra come il ripristino passivo costituisca un approccio scientificamente valido e realizzabile in tempi realistici, a condizione che vengano eliminate le cause primarie del declino ambientale.
Gestione degli accumuli spiaggiati di Posidonia oceanica
Con l'approssimarsi della stagione estiva, si ripropone regolarmente - in particolar modo nelle aree ad elevata vocazione turistica - il conflitto tra la tutela ambientale e la fruizione balneare dei litorali interessati dagli accumuli di lettiera (principalmente foglie, ma anche rizomi) di Posidonia oceanica. Sebbene lo spiaggiamento di tali biomasse rappresenti un fenomeno naturale, che determina la formazione di strutture temporanee o permanenti, denominate banquette, utili alla protezione delle coste del bacino del Mar Mediterraneo spesso la presenza di questi accumuli viene percepita unicamente come un disagio, inducendo le amministrazioni locali a ricorrere a interventi di rimozione non sempre sostenibili quali lo smaltimento in discarica.
Attualmente, la gestione della materia è disciplinata dall’art. 5 della Legge n. 60/2022 (cosiddetta "Legge Salvamare"); tale impianto normativo, che regolamenta anche il trattamento delle biomasse vegetali marine mineralizzate e del materiale di origine agricola o forestale depositato naturalmente sulle coste, delinea un approccio gestionale basato sulle seguenti opzioni:
a) mantenimento in loco o conferimento presso impianti di gestione dei rifiuti;
b) riaffondamento in mare in siti specificamente individuati dalle Autorità competenti;
c) trasferimento nell’area retrodunale o in altre zone appartenenti alla medesima unità fisiografica.
Le operazioni di cui alle lettere b) e c) devono essere precedute da un'adeguata vagliatura meccanica, finalizzata a separare la biomassa vegetale sia dalla componente sabbiosa - destinata al reinserimento nell'arenile – sia da eventuali rifiuti di origine antropica, i quali devono essere avviati al corretto smaltimento.
Come evidenziato in letteratura (Amendola, 2022), la normativa vigente consolida le disposizioni già tracciate da una circolare del Ministero dell’Ambiente del 2019. Quest'ultima identificava nel mantenimento in loco la "migliore soluzione dal punto di vista ecologico", raccomandandone l'adozione nella maggior parte dei litorali, con particolare urgenza per le spiagge soggette a forte regressione erosiva. La rimozione delle biomasse è pertanto contemplata come extrema ratio, laddove emergano comprovate criticità igienico-sanitarie. La disciplina risulta ancora più stringente all'interno delle Aree Marine Protette (AMP). A titolo esemplificativo, nel regolamento dell’AMP "Santa Maria di Castellabate" [5], la rimozione è autorizzabile esclusivamente nella Zona C (con vincoli meno stringenti), e solo in presenza di un'oggettiva incompatibilità tra i depositi di Posidonia oceanica e la fruizione pubblica, come nel caso di evidenti fenomeni putrefattivi in corso.
Al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e gli attori coinvolti sull’importanza di tali depositi nel costituire una componente strutturale preziosa per l'equilibrio della fascia costiera, Rotini et al. (2020) hanno proposto un modello di gestione integrato, testato inizialmente in Francia e successivamente in Italia. Tale modello promuove la conservazione in situ delle banquettes, puntando a una coesistenza equilibrata tra le dinamiche naturali e le attività antropiche. Questo approccio garantisce il mantenimento dei servizi ecosistemici forniti dai depositi e contribuisce attivamente alla salvaguardia delle coste. Un asse strategico del modello è rappresentato dalle campagne di educazione ambientale condotte direttamente sulle spiagge interessate dagli accumuli, con l'obiettivo di informare residenti e turisti sul reale valore ecologico ed economico delle praterie di Posidonia oceanica.
Considerazioni conclusive
Alla luce delle evidenze scientifiche e delle normative analizzate, emerge con chiarezza come la salvaguardia di Posidonia oceanica rappresenti una priorità ecologica non rinviabile per la salute del Mar Mediterraneo. La documentata regressione di questa fanerogama marina impone un approccio gestionale integrato, capace di agire simultaneamente su più fronti. Da un lato, le incoraggianti esperienze internazionali dimostrano che l'implementazione di rigorose misure di tutela passiva – come la regolamentazione degli ancoraggi – unita a tecniche di ripristino in situ, possono contribuire a invertire efficacemente il trend di degrado. I monitoraggi a lungo termine (come quelli condotti nella baia di Marsiglia) evidenziano una notevole resilienza della specie, capace di ricolonizzare spontaneamente le aree compromesse qualora vengano rimossi i fattori di stress primari, confermando la piena realizzabilità degli ambiziosi obiettivi dettati dal Regolamento europeo sul ripristino della natura. Dall'altro lato, la gestione della fascia costiera emersa richiede un radicale e definitivo cambiamento di paradigma culturale. Le banquette non possono più essere declassate a rifiuti fastidiosi da rimuovere a fini estetici, ma devono essere difese e valorizzate come un indispensabile scudo naturale contro l’erosione costiera. L'impianto giuridico della Legge "Salvamare" (Legge n. 60/2022) fornisce oggi un solido riferimento normativo, istituzionalizzando la conservazione in loco delle banquette quale prassi gestionale prioritaria e limitando le rimozioni a casi eccezionali. Come teorizzato dal modello della "Spiaggia Ecologica", l'apparato legislativo deve essere adeguatamente supportato da un capillare sforzo di educazione ambientale. Per disinnescare i conflitti storici tra tutela ambientale e fruizione turistico-balneare, è imperativo investire nella sensibilizzazione di cittadini, turisti e istituzioni. Solo attraverso la profonda comprensione del reale valore ecologico, protettivo, economico nonché sanitario delle praterie di Posidonia oceanica sarà possibile promuovere una coesistenza sostenibile, trasformando la percezione di questo fenomeno naturale da problematica amministrativa a simbolo di un litorale vivo, protetto e resiliente.
[1] Worms World Register of Marine Species: https://www.marinespecies.org/aphia.php?p=taxdetails&id=144232.
[2] https://www.seaforestlife.eu/it/il-progetto/aree-di-intervento/perch%C3%A9-la-posidonia-%C3%A8-cos%C3%AC-importante.html.
[3] Tipi di habitat naturali prioritari: i tipi di habitat naturali che rischiano di scomparire nel territorio di cui all'articolo 2 e per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare a causa dell'importanza della parte della loro area di distribuzione naturale compresa nel territorio di cui all'articolo 2. Tali tipi di habitat naturali prioritari sono contrassegnati da un asterisco (*) nell'allegato I.
[4] Aa.Vv., 2014- Conservazione e gestione della naturalità negli ecosistemi marino-costieri. Il trapianto delle praterie di Posidonia oceanica. - ISPRA.
[5] Decreto Ministeriale 9 aprile 2015 - Approvazione del Regolamento di esecuzione e organizzazione dell'area marina protetta denominata “Santa Maria di Castellabate”.
Ringraziamenti
Si ringrazia il Nucleo Carabinieri Subacquei di Napoli per aver fornito la foto della prateria di Posidonia oceanica dell’Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate e la Prof.ssa Daniela Baldantoni, associato di Ecologia presso l’Università degli Studi di Salerno, per la revisione scientifica del testo.
Bibliografia
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Bell, K.L.C., Johannes, K.N., Kennedy, B.R.C., Poulton, S.E., 2025. How little we’ve seen: a visual coverage estimate of the deep seafloor. Science Advances.
Bockel, T., Marre, G., Delaruelle, G., Holon, F., Boissery, P., Blandin, A., Mouquet, N., Deter, J., 2023. Anchoring pressure and the effectiveness of new management measures quantified using AIS data and a mobile application. Marine Pollution Bulletin.
Boudouresque, C.F., Bernard, G., Bonhomme, P., Charbonnel, E., Diviacco, G., Meinesz, A., Pergent, G., Pergent-martinI, C., Ruitton, S., Tunesi, L., 2006. Préservation et conservation des herbiers à Posidonia oceanica. Ramoge Publications, pp. 1-202.
Montefalcone, M., Morri, C., Peirano, A., Albertelli, G., Bianchi, C.N., 2007. Substitution and phase shift in Posidonia oceanica meadows of the NW Mediterranean Sea. Estuarine, Coastal and Shelf Science, 75, 63–71.
Pergent-Martini, C., Monnier, B., Lehmann, L., Barralon, E., Pergent, G., 2022. Major regression of Posidonia oceanica meadows in relation to recreational boat anchoring: a case study from Sant’Amanza Bay. Journal of Sea Research.
Rotini, A., Chiesa, S., Manfra, L., Borrello, P., Piermarini, R., Silvestri, C., Cappucci, S., Parlagreco, L., Devoti, S., Pisapia, M., Creo, C., Mezzetti, T., Scarpato, A., Migliore, L., 2020. Effectiveness of the "Ecological Beach" model: beneficial management of Posidonia beach casts and banquette. Water.
Telesca, L., Belluscio, A., Criscoli, A., Ardizzone, G., Apostolaki, E.T., Fraschetti, S., Gristina, M., Knittweis, L., Martin, C.S., Pergent, G., Alagna, A., Badalamenti, F., Garofalo, G., Gerakaris, V., Pace, M.L., Pergent-Martini, C., Salomidi, M., 2015. Seagrass meadows (Posidonia oceanica) distribution and trajectories of change. Scientific Reports.
Vasarri, M., De Biasi, A.M., Barletta, E., Pretti, C., Degl'Innocenti, D., 2021. An overview of new insights into the benefits of the seagrass Posidonia oceanica for human health. Marine Drugs.