Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

ATTUALITA'
PSICOLOGIA AMBIENTALE: BENESSERE, NATURA E SOCIETÀ ​
06/03/2026

di Christian CURSI
Magg. CC RT PSC – cpl XII° Corso della Riserva Selezionata - Stato Maggiore presso la Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale - Servizio di Psicologia - Nucleo per la Formazione.


Il benessere si è evoluto da stato statico a concetto dinamico di adattamento alle sfide sociali e ambientali. La psicologia ambientale evidenzia come il contatto con la natura rigeneri le risorse cognitive, riducendo stress e impulsività. Al contrario, l'inquinamento e il rumore urbano accelerano il danno assonale e i deficit attentivi.

Secondo la Teoria del Campo di Lewin, il comportamento ecologico dipende dall'integrazione dell'ambiente nel proprio "spazio di vita". Fattori come la prosocialità e l'attaccamento al luogo trasformano la tutela ambientale in una necessità interna. In sintesi, la salute mentale individuale e la salute del pianeta sono indissolubilmente interdipendenti.

Well-being has evolved from a static state to a dynamic concept of adaptation to social and environmental challenges. Environmental psychology highlights how contact with nature restores cognitive resources, reducing stress and impulsivity. Conversely, urban pollution and noise accelerate axonal damage and attentional deficits. According to Lewin's Field Theory, ecological behavior depends on integrating the environment into one's "life space". Factors such as prosociality and place attachment transform environmental protection into an internal necessity. In summary, individual mental health and the health of the planet are inextricably interdependent.


Visione storica della definizione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rispetto al benessere. Definizione storica (1948 - Costituzione OMS)

 La definizione di salute e benessere per l'uomo formulata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha origine nel secondo dopoguerra e si è evoluta nel tempo, passando da uno stato statico a un concetto dinamico.

La definizione fondamentale, che ha segnato il passaggio da una visione puramente biomedica (assenza di malattia) a una olistica, è contenuta nel preambolo della Costituzione dell'OMS, adottata dalla Conferenza Internazionale sulla Salute di New York nel 1946 e ratificata il 7 aprile 1948: “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o di infermità”.

Punti chiave: Il benessere viene descritto come "completo" e si articola su tre pilastri: fisico, mentale e sociale.

Evoluzione: salute come risorsa (1986 - Carta di Ottawa)

La Carta di Ottawa per la promozione della salute (1986) ha ulteriormente definito il benessere, spostando l'accento sulla salute come strumento quotidiano piuttosto che come un obiettivo statico da raggiungere: “la salute è vista come una risorsa della nostra vita quotidiana e non come lo scopo della nostra esistenza; si tratta di un concetto positivo che pone l’accento sia sulle risorse personali e sociali che sulle capacità fisiche”.

Salute mentale (definizione attuale)

L'OMS definisce il benessere legato alla salute mentale come uno stato in cui l'individuo:

-Realizza il suo potenziale;

-Affronta le normali sfide della vita;

-Lavora in modo produttivo;

-Apporta un contributo alla comunità

Nuova concezione: adattamento (2011)

Più recentemente, per rispondere alle sfide delle malattie croniche, il dibattito OMS ha proposto una definizione più dinamica ovvero una visione focalizzata sulla capacità dell’uomo di adattamento e di autogestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive.

In sintesi, il benessere per l'OMS non è solo "non essere malati", ma un equilibrio dinamico tra le risorse fisiche, psicologiche e sociali dell'individuo e il suo ambiente.

Sebbene la definizione del 1948 sia la più nota, il concetto si è evoluto verso una visione più dinamica, interpretata anche come la capacità di adattamento e di autogestione dell'individuo di fronte alle sfide fisiche, emotive e sociali.

Il benessere è una condizione soggettiva e "dinamica", che varia nel tempo e dipende da uno stile di vita sano (alimentazione, attività fisica) e dall'ambiente. Si divide in due approcci principali:

Edonistico: ricerca del piacere e soddisfazione.

Eudaimonico: realizzazione del proprio potenziale e senso di vita.

 
foto 1La psicologia ambientale

La psicologia ambientale è una disciplina di origine recente, la cui nascita si può far risalire alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, possiamo però ritrovarne alcune radici anche in autori precedenti, tra cui Egon Brunswik (1903-1955) e Kurt Lewin (1890-1947). Brunswik osservò che gli psicologi avrebbero dovuto focalizzarsi sull’ambiente dell’organismo, tanto quanto sull’organismo stesso.

Allo stesso modo, secondo Lewin l’ambiente risultava fondamentale per comprendere il comportamento individuale. Il suo lavoro ha poi ispirato le idee di Barker (1968), Urie Bronfenbrenner e Robert Sommer, alcuni dei pionieri della psicologia ambientale.

Negli ultimi anni del 1940 e del 1950 sono aumentati gli studi sul rapporto tra i processi psicologici e la loro relazione con i contesti fisici. Questi primi studi erano inizialmente classificati all’interno della Psicologia architettonica, il cui scopo era migliorare il benessere delle persone a partire dal design e dall’architettura degli edifici. Negli anni ‘60 l’attenzione delle persone si sposta sempre più verso l’ambiente naturale e le sue condizioni: è in questo contesto che aumentano le ricerche nell’ambito della psicologia ambientale, in particolare sulle problematiche ambientali, su come l’attività umana influenza negativamente l’ambiente biofisico e come gli umani, con le loro condotte (es. inquinamento e rumore), possono peggiorare la salute e il benessere. E’ così che, durante questi anni, hanno luogo le prime conferenze, nascono i primi giornali e i primi corsi di studio e le prime organizzazioni.

foto 2Effetti della natura sul benessere psicologico

In particolare è stato più volte confermato il risvolto positivo degli ambienti naturali sul benessere delle persone. Ad esempio è stato visto come il connubio silenzio e ambienti naturali porti a un maggiore rilassamento e una maggiore consapevolezza del momento presente (Pfeifer et al., 2020). L’esposizione alla natura può inoltre portare ad una diminuzione dell’impulsività, a sua volta responsabile di una diminuzione dei livelli di stress, ansia e depressione (Dolan, 2018). Anche nei bambini (Sobko et al. 2018), un rapporto più stretto con la natura porta a minore disagio psicologico, minore iperattività e minori difficoltà emotive e comportamentali, a fronte di un aumento del comportamento pro-sociale.

Psicologia ambientale e neuroscienze

A livello cerebrale è stato visto come vivere in prossimità di ambienti naturali, sarebbe legato ad una migliore funzionalità dell’amigdala, struttura del cervello che lavora nei momenti di stress. Nello studio sugli effetti dell’ambiente sulle strutture cerebrali, vi è però una controparte negativa: diversi dati ci suggeriscono anche un effetto deleterio di particolari condizioni ambientali. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California ha trovato un legame tra l’inquinamento atmosferico legato al traffico e un aumento del rischio di cambiamenti nello sviluppo del cervello, rilevanti per lo sviluppo di disturbi neurologici. Il loro studio, basato su modelli di roditori, ha mostrato una crescita anormale e un aumento della neuroinfiammazione nel cervello degli animali esposti all’inquinamento atmosferico. Ciò suggerisce che l’esposizione all’inquinamento durante periodi di sviluppo critici potrebbe aumentare il rischio di cambiamenti nel cervello, i quali si associano a disturbi dello sviluppo neurologico (Patten et al., 2020).

Le alterazioni cerebrali date dall’inquinamento atmosferico, se associate ad altri fattori di rischio, come per esempio una predisposizione genetica, potrebbero dunque avere degli effetti più pronunciati e conseguentemente delle alterazioni cerebrali più importanti (Patten et al., 2020).

Un altro studio condotto su partecipanti residenti a Città del Messico, in confronto a persone residenti in una città di controllo con bassi tassi di inquinamento, ha utilizzato un anticorpo come marcatore biologico per indagare il danno assonale. Dai risultati si evince che gli assoni si danneggiano maggiormente sì con l’aumentare dell’età, ma che questo processo è molto più veloce per i soggetti residenti a Città del Messico rispetto a coloro che sono residenti nelle aree di controllo e ciò porta a un maggior rischio di Alzheimer e neuroinfiammazioni.

Anche i bambini non sono esenti da questi rischi (Rivas et al., 2019): è stato scoperto che bambini esposti a PM 2.5 (particelle con un diametro inferiore a 2,5 μm) nell’utero e durante i primi anni di vita, hanno un maggior rischio sviluppare deficit per quanto riguarda la memoria di lavoro (nei ragazzi) e l’attenzione esecutiva (sia nei ragazzi che nelle ragazze).

Oltre 20 studi hanno mostrato effetti negativi del rumore sulla capacità di lettura e di memoria nei bambini: l’esposizione al rumore, in particolare, durante periodi critici di apprendimento a scuola, potrebbe potenzialmente compromettere lo sviluppo e avere un effetto permanente sul livello di istruzione.

foto 3L’impatto degli umani sull’ambiente: alcuni fattori che predispongono gli umani a prendersi cura dell’ambiente

 Nonostante il forte interesse creato intorno alla problematica ambientale, infatti, non tutti condividono la necessità di cambiare le proprie abitudini e di impegnarsi in comportamenti a favore dell’ambiente (O’Brien, 2015). Per questo motivo la psicologia si è recentemente interessata ad approfondire quali fattori spingano le persone ad intraprendere condotte a supporto dell’ecologia.

Alcuni filoni di ricerca fanno riferimento alla Self-Determination Theory. Secondo tale ricerca, la motivazione intrinseca fa riferimento alla tendenza a svolgere una determinata azione per l’esclusivo piacere e la soddisfazione nel compierla, mentre la motivazione estrinseca è caratterizzata dalla tendenza a fare qualcosa per ottenere una conseguenza positiva o evitarne una negativa. Pelletier, Baxter, e Huta (Pelletier et al. 2011) hanno osservato che quando si è intrinsecamente motivati verso comportamenti a favore dell’ambiente si tende ad intraprendere con maggiore frequenza, continuità ed impegno attività quali: riciclo, riutilizzo prodotti, risparmio energetico e di risorse. Anche la motivazione estrinseca può promuovere l’uso di stili di vita eco-sostenibili, ma generalmente questa tipologia di motivazione è efficace solo nel breve periodo (Ryan e Deci, 2017).

Per quanto riguarda la personalità, il tratto “apertura all’esperienza” mostrerebbe una più forte associazione con atteggiamenti e comportamenti pro-ambientali. Questo accadrebbe perché le persone più aperte tendono ad essere più intelligenti e meglio informate, e quindi possono avere una maggiore conoscenza delle conseguenze delle azioni umane sull’ambiente.

Anche i tratti gradevolezza e coscienziosità risultano associati in modo significativo ai comportamenti pro-ambientali, tuttavia in misura minore (Soutter et al., 2020).

foto 4La psicologia ambientale tra prevenzione e promozione: alcuni esempi dal mondo

Nell’ottica della prevenzione, gli studi di psicologia ambientale stanno aiutando a migliorare il benessere delle persone e a prevenire alcune problematiche anche molto importanti. Ad esempio a Berna, dove i tassi di suicidio si sono mostrati elevati, sono state montate delle reti di protezione ma anche di “dissuasione” per limitare il numero di coloro che intendono compiere il triste gesto. Sebbene sia un modello da affiancare ad un imprescindibile trattamento psichiatrico/psicoterapeutico, esso si è mostrato efficace nel suo intento, tanto da ispirare altre importanti città alle prese con la stessa grave problematica, come ad esempio San Francisco.

La psicologia ambientale, oltre a prevenire, aiuta a promuovere: non più utopia risultano essere le città age friendly. Secondo l’OMS infatti, per favorire l’invecchiamento attivo e l’inclusione sociale, bisognerebbe puntare alla trasformazione delle città in città age-friendly. Anziani e persone diversamente abili non possono più essere considerati spettatori passivi della vita ma protagonisti attivi. Creare città age-friendly significa consentire alle persone di partecipare attivamente alla vita della propria comunità: costruire edifici e strade senza barriere architettoniche, implementare l’accessibilità ai trasporti pubblici, puntare sulla sicurezza e aumentare i servizi sanitari sono i punti cardine di questi nuovi tipi di città.

Dal Giappone invece arriva una tecnica per ritrovare il benessere e la salute dal nome Shinrin Yoku o “bagno nella foresta”, la tecnica prevede l’immergersi e il rilassarsi all’interno di boschi, foreste o aree verdi. Come abbiamo già scritto, entrando in contatto con la natura, possiamo accedere a quella quiete che ci permette di godere di una maggiore consapevolezza dei nostri sensi e quindi ci induce naturalmente ad uno stato di consapevolezza che a sua volta permette di cogliere tutto ciò che proviene dalla natura e dall’ambiente. Non a caso l’ente forestale giapponese ha introdotto il concetto di Shinrin Yoku fin dagli anni ’80 per invogliare gli abitanti delle grandi metropoli come Tokyo, Osaka e Kyoto a trovare un contatto con la natura e a staccare la spina dai ritmi incalzanti della città.

La psicologia ambientale si mostra quindi una disciplina dalle enormi potenzialità e in continuo divenire, di pari passo al nostro ambiente e a noi stessi: the proper use of science is not to conquer nature but to live in it (l’uso corretto della scienza non sta nel conquistare la natura, ma nel vivere in essa - Barry Commoner).

Prospettive future: tecnologia e neuroarchitettura

Il futuro della psicologia ambientale si muove lungo tre direttrici scientifiche:

Neuroarchitettura: l'uso di strumenti come l'elettroencefalogramma (EEG) portatile e il monitoraggio del battito cardiaco per misurare oggettivamente come il cervello reagisce agli stimoli architettonici (Eberhard, 2008).

Realtà Virtuale (VR): utilizzata per simulare ambienti urbani prima della loro costruzione, permettendo di testare l'impatto psicologico sui cittadini in modo controllato e predittivo.

Psicologia Ambientale Digitale: Lo studio di come gli ambienti virtuali (social media, metaversi) influenzino la nostra percezione dello spazio fisico e del benessere sociale.

Adattamento ai Cambiamenti Climatici: lo sviluppo di strategie psicologiche, per favorire la resilienza delle comunità colpite da migrazioni climatiche o disastri naturali, si focalizza sulla resilienza cognitiva, creando infrastrutture rigenerative che promuovano comportamenti sostenibili e proteggano il benessere fisico e mentale dalle avversioni termiche e ambientali estreme.

Uno dei concetti cardine è quello di Restorative Environments (ambienti rigeneranti). Secondo la Attention Restoration Theory (ART) di Kaplan (1995), gli ambienti naturali possiedono la capacità intrinseca di rigenerare le risorse attentive sature, riducendo lo stress mentale. Le citazioni scientifiche in questo campo abbondano: studi condotti da Ulrich (1984) hanno dimostrato, ad esempio, che i pazienti ospedalieri con vista sul verde guariscono più velocemente rispetto a chi guarda un muro di mattoni. Questo evidenzia come la percezione estetica e spaziale abbia riflessi biologici immediati.

Inoltre, la psicologia ambientale indaga l'attaccamento al luogo (place attachment), ovvero il legame emotivo che le persone sviluppano verso specifici contesti geografici. Scannell e Gifford (2010) suggeriscono che questo legame sia fondamentale per promuovere comportamenti pro-ambientali: chi si sente "parte" di un luogo è più propenso a proteggerlo. Tuttavia, la percezione del rischio ambientale è spesso mediata da bias cognitivi, come l'ottimismo irrealistico, che porta le persone a sottovalutare minacce globali come il cambiamento climatico (Gifford, 2011).

Comprendere queste dinamiche è essenziale per progettare spazi urbani che non siano solo funzionali, ma che sostengano la salute mentale e incoraggiano la sostenibilità.

Il rapporto tra l'essere umano e il suo habitat ha subito una trasformazione radicale nell'ultimo secolo, passando da una coesistenza simbiotica a una condizione di perenne allarme.

La psicologia ambientale moderna si trova oggi a dover indagare non più solo il benessere spaziale, ma anche le nuove patologie emergenti legate alla crisi ecologica: l'eco-ansia e la solastalgia.

L'eco-ansia e la percezione del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico non rappresenta solo una minaccia fisica, ma un potente perturbatore psichico. Clayton (2018) definisce l'eco-ansia come una paura cronica della rovina ambientale. Questa non è una patologia mentale in senso stretto, quanto piuttosto una risposta razionale a una minaccia esistenziale.

Tuttavia, quando la percezione dell'instabilità climatica diventa pervasiva, essa genera un senso di impotenza appresa. Gli individui percepiscono che le proprie azioni micro-sociali sono insignificanti di fronte a fenomeni macro-scopici, portando a una paralisi decisionale che Gifford (2011) descrive attraverso i "Draghi dell'Inazione" (Dragons of Inaction), ovvero barriere psicologiche che impediscono il comportamento sostenibile nonostante la consapevolezza del rischio.

Inquinamento e produzione industriale: il pericolo nel quotidiano

Un altro fronte di tensione riguarda l'inquinamento invisibile e la produzione industriale del cibo. La percezione del rischio, come teorizzato da Slovic (2000), è influenzata dalla "scarsità di controllo". L'inquinamento atmosferico e la contaminazione da microplastiche sono minacce che l'individuo non può evitare autonomamente, generando un'ansia costante legata alla salute propria e dei discendenti.

In particolare, il sistema di produzione industriale del cibo ha creato una frattura metabolica tra produttore e consumatore.

La paura per gli additivi chimici, l'uso intensivo di pesticidi e il trattamento degli animali negli allevamenti intensivi, hanno dato origine a fenomeni come l'ortoressia nervosa (l'ossessione per il cibo puro) e una diffusa diffidenza verso la tecnoscienza alimentare. Studi condotti da Rozin (2006) evidenziano come il "naturale" sia diventato un valore morale: ciò che è industriale è percepito come "contaminato" o "pericoloso", alimentando una fobia verso il progresso industriale che viene visto come antitetico alla sopravvivenza biologica.

La solastalgia e la perdita del luogo

Il termine solastalgia, coniato dal filosofo Albrecht (2019), descrive perfettamente il malessere psicologico derivante dal cambiamento dell'ambiente familiare. A differenza della nostalgia (il desiderio di tornare a casa), la solastalgia è il dolore vissuto quando si è ancora a casa, ma l'ambiente circostante è desolato o alterato in modo irriconoscibile dall'inquinamento o dallo sfruttamento industriale. Questo senso di perdita d'identità spaziale è correlato a un aumento dei disturbi depressivi nelle popolazioni che vivono in aree fortemente industrializzate o soggette a disastri ambientali (Berry et al., 2010).

In conclusione, la psicologia ambientale evidenzia come la salute mentale umana sia indissolubilmente legata alla salute del pianeta. La paura per il futuro non è solo timore della catastrofe, ma riflette l'angoscia per la perdita di una base sicura. Per superare queste ansie, la letteratura suggerisce il passaggio dall'azione individuale all'efficacia collettiva, trasformando la paura in partecipazione comunitaria e rigenerazione ambientale. 

foto 5Uomo, ambiente e teoria del campo: salute, prosocialità e percezione ecologica

La Teoria del Campo (Field Theory), formulata da Kurt Lewin principalmente tra il 1935 e il 1951, rappresenta un pilastro della psicologia sociale e della Gestalt.

Nella prospettiva lewiniana, l'ambiente non è un dato oggettivo esterno, ma uno "spazio di vita" percepito dal soggetto. Se l'individuo percepisce l'ambiente naturale come un elemento estraneo o meramente strumentale (una risorsa da sfruttare), il suo comportamento sarà orientato al consumo. Al contrario, la psicologia di comunità suggerisce che per generare rispetto ambientale occorre modificare la struttura delle forze all'interno del campo. Lewin parlava di "forze trainanti" verso il cambiamento e "forze frenanti" che mantengono lo status quo. Per promuovere il rispetto dell'ambiente, bisogna agire sulle forze frenanti (come l'abitudine e l'inerzia sociale) e potenziare quelle trainanti (come la norma sociale e l'identità comunitaria).

L'approccio di Lewin alla Ricerca-Azione è fondamentale per la sostenibilità: il cambiamento non avviene attraverso l'imposizione di regole dall'alto, ma attraverso la partecipazione attiva della comunità. Quando una comunità partecipa alla riqualificazione di un parco, l'ambiente diventa parte del proprio "spazio di vita", e il rispetto per esso non è più un obbligo, ma una necessità interna. Come sottolineato da Ittelson (Ittelson et al. 1974) nel solco lewiniano, l'individuo non osserva l'ambiente, vi partecipa. Il rispetto dell'ambiente nasce quindi quando la percezione del Sé si espande fino a includere il contesto ecologico, trasformando la natura da "oggetto esterno" a "campo d'azione" vitale e condiviso.

 

Il rispetto della persona e l'ambiente

 

Nell'ottica di Lewin, la cura dell'individuo e dell'ambiente sono indissociabili:

  • L'individuo come unità dinamica (1935): nel saggio “A Dynamic Theory of Personality”, Lewin sottolinea che il "campo" include tutti i fatti psicologici coesistenti che sono reciprocamente interdipendenti. Rispettare la persona significa comprenderne le tensioni interne e i bisogni che ne orientano la locomozione verso determinati obiettivi.
  • L'ambiente come campo di forze (1951): in “Field Theory in Social Science”, l'ambiente non è un contenitore inerte, ma un sistema di valenze (positive o negative) e vettori. La "cura dell'ambiente" si traduce nel monitoraggio delle barriere e delle opportunità che esso offre, poiché ogni mutamento ambientale trasforma inevitabilmente la struttura della personalità.
  • Interdipendenza e ricerca-azione (1946): attraverso la “Action Research”, Lewin dimostra che per migliorare il benessere umano è necessario agire sulle dinamiche di gruppo e sul contesto sociale. Il cambiamento è un processo di scongelamento (unfreezing),
  • Cambiamento (moving) e ricongelamento (refreezing). Cambiamento (moving) è la fase di transizione in cui si adottano nuovi comportamenti, valori o strutture modificando attivamente lo status quo e ricongelamento (refreezing) consiste invece nello stabilizzare i nuovi equilibri raggiunti, integrando le modifiche nella cultura organizzativa o nell'identità personale per evitare il ritorno alle vecchie abitudini.

 

"L'apprendimento è più efficace quando è un processo attivo piuttosto che passivo." (Lewin, 1951).

In sintesi, la teoria lewiniana suggerisce che il benessere emerge quando l'ambiente è strutturato in modo da supportare le tensioni positive dell'individuo, riducendo i conflitti di campo e promuovendo una crescita ecologica e relazionale.

Uomo, ambiente e teoria del campo: salute, prosocialità e percezione ecologica

La capacità dell’essere umano di proteggere il proprio ambiente dipende in larga misura da come egli percepisce tale ambiente e da quanto lo integra nel proprio “spazio di vita”. Kurt Lewin sosteneva che “il comportamento è funzione della persona e dell’ambiente” (Lewin, 1951). Ciò significa che la tutela ambientale non nasce solo da conoscenze ecologiche, ma da un intreccio dinamico tra stati interni (benessere, motivazioni, identità) e caratteristiche del contesto.

La psicologia ambientale mostra che una buona salute mentale amplifica la capacità di percepire l’ambiente come significativo e degno di cura. Gli ambienti naturali, ad esempio, favoriscono la regolazione emotiva e la riduzione dello stress: “l’esposizione alla natura riduce impulsività e stress” (Dolan, 2018), mentre “il silenzio in contesti naturali aumenta rilassamento e presenza mentale” (Pfeifer et al., 2020). Quando l’ambiente sostiene il benessere, esso assume una valenza positiva nel campo psicologico dell’individuo, diventando una forza trainante verso comportamenti di protezione.

La prosocialità svolge un ruolo altrettanto cruciale. Studi su bambini mostrano che “una maggiore connessione con la natura aumenta i comportamenti prosociali” (Sobko et al., 2018). In termini lewiniani, la prosocialità amplia lo spazio di vita includendo gli altri e il contesto, riducendo le “forze frenanti” come l’inerzia o l’indifferenza. Quando l’identità personale si estende al luogo, come suggerito da Scannell e Gifford, “l’attaccamento al luogo favorisce comportamenti pro-ambientali” (Scannell e Gifford, 2010).

La percezione dell’ambiente è quindi un mediatore essenziale: se l’ambiente è vissuto come estraneo o minaccioso, prevalgono ansia e distacco. Fenomeni come l’eco-ansia, definita come “paura cronica della rovina ambientale” (Clayton, 2018), mostrano come un ambiente degradato possa generare tensioni negative nel campo psicologico, riducendo il senso di efficacia personale. Al contrario, contesti naturali rigeneranti, come descritto dalla “Attention Restoration Theory”, “ripristinano le risorse attentive e riducono lo stress” (Kaplan, 1995), rafforzando la motivazione a proteggere ciò che genera benessere. Lewin ipotizzava come anche la salute dell’individuo fosse legata alla percezione della grandezza del suo campo percettivo. Se un individuo, interpretando il pensiero di Lewin, getta dei rifiuti in un dato posto non è capace o non vuole integrarsi con quel dato posto, e dunque vive e sente quel posto come qualcosa di straniero e quindi non vive certo la connessione spirituale o di senso con quel luogo. Diversamente se una persona sta bene e vive l’ambiente come parte di sé, come luogo dove vivranno i suoi figli o i suoi nipoti, è auspicabile che abbia comportamenti prosociali per la cura ed il rispetto dell’ambiente. Una lettura del comportamento psicologico di massa spinge naturalmente le persone a evitare di gettare rifiuti a terra in luoghi puliti e al contrario di gettarli in città sporche secondo la celebre teoria della “Broken Windows Theory” del 1982

In sintesi, secondo la Teoria del Campo, la protezione dell’ambiente emerge quando la persona percepisce il contesto come parte integrante del proprio spazio vitale. La salute mentale rafforza questa integrazione, la prosocialità la estende alla comunità, e la percezione positiva dell’ambiente trasforma la sostenibilità da obbligo esterno a necessità interna. Proteggere l’ambiente diventa così un atto di cura verso sé stessi, gli altri e il proprio campo di vita.

Bibliografia

-Albrecht, G., 2019 - Earth emotions: New Words for a New World. Cornell University Press.

-Barker, R. G., 1968 - Ecological psychology: concepts and Methods for studying the environment of human behavior. Stanford University Press.

-Berry, H. L., Bowen, K., Kjellstrom, T., 2010 - Climate change and mental health: a causal pathways framework.

-Clayton, S., Manning, C., 2018 - Psychology and climate change: human perceptions, impacts, and responses. Academic Press.

-Dolan, E. W., 2018 - Exposure to nature improves well-being by expanding space perception and reducing impulsivity. PsyPost.

-Eberhard, J. P., 2008 - Brain landscape: the coexistence of neuroscience and architecture. Oxford University Press.

-Gifford, R., 2011 - The dragons of inaction: psychological barriers that limit climate change mitigation and adaptation. American Psychologist.

-Ittelson, W. H., Proshansky, H. M., Rivlin, L. G., Winkel, G. H., 1974 - An introduction to environmental psychology. Holt, Rinehart and Winston.

Kaplan, S., 1995 - The restorative benefits of nature: toward an integrative framework. Journal of Environmental Psychology.

-Lewn, K., 1951 - Field Theory in Social Science. Harper.

-O’Brien, K., 2015 - Political agency: the key to tackling climate change. Science, 350(6265), 1170–1171.

-Patten, K. T., González, E. A., Valenzuela, A., Berg, E., Wallis, C., Garbow, J. R., Lein, P. J., 2020 - Effects of early life exposure to traffic-related air pollution on brain development in juvenile sprague-Dawley rats. Translational Psychiatry, 10(1), 1–12.

-Pelletier, L. G., Baxter, D., Huta, V., 2011 - Personal autonomy and environmental sustainability. In Human autonomy in cross-cultural context (pp. 257–277). Springer.

-Pfeifer, E., Fiedler, H., Wittmann, M., 2020 - Increased relaxation and present orientation after a period of silence in a natural surrounding. Nordic Journal of Music Therapy, 29(1), 75–92.

-Rivas, I., Basagaña, X., Cirach, M., López-Vicente, M., Suades-González, E., Garcia-Esteban, R., Sunyer, J., 2019 - Association between early life exposure to air pollution and working memory and attention. Environmental Health Perspectives, 127(5):57002.

-Rozin, P., 2006 - Naturalness judgments by lay americans: process dominates content in judgments of food or water acceptability.

-Ryan, R. M., Deci, E. L., 2017 - Self-determination theory: Basic psychological needs in motivation, development, and wellness. Guilford Publications.

-Scannell, L., Gifford, R., 2010 - Defining place attachment: a tripartite organizing framework.

-Slovic, P., 2000 - The perception of risk. Earthscan Publications.

-Sobko, T., Jia, Z., Brown, G., 2018 - Measuring connectedness to nature in preschool children in an urban setting and its relation to psychological functioning. PLoS One, 13(11), e0207057.

-Soutter, A. R. B., Bates, T. C., Mõttus, R., 2020 - Big five and HEXACO personality traits, proenvironmental attitudes, and behaviors: a meta-analysis. Perspectives on Psychological Science.

-Ulrich R.S., 1984 - View through a window may influence recovery from surgery art in “Science”.

Testi di riferimento indicati dall’autore

-Amerio, P., 2000 - Psicologia di comunità - Il Mulino.

-Bechtel, R. B., Churchman, A., 2002 - Handbook of environmental psychology. John Wiley & Sons.

-Bonnes, M., Secchiaroli, G., 1992/1995 - Environmental psychology: a psycho-social introduction. Sage / Carocci.

-Clayton, S., 2012 - The Oxford handbook of Environmental and conservation psychology. Oxford University Press.

-Clayton, S., Myers, G., 2015 - Conservation psychology: understanding and promoting care for the natural world. Wiley-Blackwell.

-Costa, M., 2009 - Psicologia ambientale e architettonica. Franco Angeli.

-Doherty, T. J., Clayton, S., 2011 - The Psychological impacts of global climate change. American Psychologist.

-Gifford, R., 2014 - Environmental Psychology: Principles and Practice. Optimal Books.

-Hickman, C., 2023 - Eco-ansia. Istruzioni per l'uso per chi ha a cuore il pianeta. Aboca Edizioni

-Kaplan, R., Kaplan, S., 1989 - The experience of nature: a psychological perspective. Cambridge University Press.

-Lertzman, R., 2015 - Environmental Melancholia: Psychoanalytic Dimensions of Engagement. Routledge.

-Lynch, K., 1960 - The Image of the City. MIT Press.

-Norgaard, K. M., 2011- Living in Denial: climate change, emotions, and everyday Life. MIT Press.

-Pammel, E., Bonaiuto, M., 2019 - Psicologia sociale e ambientale. Carocci.

-Proshansky, H. M., Ittelson, W. H., Rivlin, L. G., 1970 - Environmental psychology: man and his physical setting. Holt, Rinehart e Winston.

-Sommer, R., 1969 - Personal space: the behavioral basis of design. Prentice-Hall.

-Steg, L., de Groot, J. I. M., 2019 - Environmental psychology: an introduction. BPS Blackwell.

-Stoknes, P. E., 2015 - What we think about when we try not to think about global warming. Chelsea Green Publishing.

-Uzzell, D., 2000 - The psycho-spatial dimension of global environmental problems. Journal of Environmental Psychology. Università di Cagliari (2019). Environmental Psychology: Enhancing our world.