Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

ATTUALITA'
Il miele: dalla cura delle ferite alla difesa della biodiversità
14/04/2025

di Riccardo GARCEA
(Tenente Colonnello CC RT - Direttore dell’Infermeria Presidiaria del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri)


Il miele è utilizzato da millenni per svariate patologie, ma l’impiego meno conosciuto e descritto dai Sumeri nel 2.200 a.C., è come medicamento per le ferite, utilizzo che è continuato fino ai nostri giorni.  Nell’articolo si analizzano i principi attivi del miele nella guarigione di una ferita, intesa soprattutto come contrasto alle infezioni causate da batteri antibioticoresistenti, ma anche come potente riduttore del processo infiammatorio, che ostacola la successiva neo angiogenesi.  Si suggeriscono, infine, potenziali prospettive future di tale prodotto in medicina, sottolineando l’importanza della tutela dell’ambiente e della biodiversità in tale ambito.

Honey has been used for thousands of years to treat various pathologies, but the less known use described by the Sumerians in 2,200 BC is as a medication for wounds, that has continued to the present day. The article analyzes the active principles of honey in the process of wound healing, exspecially as a contrast to infections caused by antibiotic-resistant bacteria, but also as strong inhibitor of the flogistic process, which hinder the subsequent neoangiogenesis.  Finally, potential future prospects for this product in medicine are suggested, underlining the importance of protecting the environment and biodiversity for this field.


Introduzione

Il miele è un alimento unico e quasi completo, dotato di un potere dolcificante maggiore dello zucchero, ma con un indice glicemico inferiore; contiene aminoacidi, sali, minerali, antiossidanti, ovviamente carboidrati, vitamine ed anche antibatterici, giungendo ad avere anche 300 micronutrienti al suo interno.

Pur essendo prodotto dalle api, che sono diffuse praticamente in tutto il mondo, è realmente impossibile trovare due prodotti completamente uguali, risentendo nella loro produzione di fattori ambientali e biologici, qualità e tipo di polline in primis, ma anche delle acque disponibili.

Nelle varie religioni, il miele è un simbolo di dolcezza, bontà, un nutrimento per gli eletti: basti pensare che nella Bibbia è citato almeno cinquanta volte e nel Corano è uno dei cibi del Paradiso!

In aggiunta agli usi alimentari, il miele è storicamente usato come medicamento per il corpo e per le ferite e su quest’ultimo uso si svilupperà l’articolo, il cui scopo è mostrare una nuova possibilità terapeutica ed antibatterica, in un momento storico in cui l’antibiotico-resistenza dei microrganismi necessita di sempre nuovi approcci e prodotti poiché mette in pericolo la stessa vita degli esseri umani.

Il miele nella medicina e per le ferite

L’uso del miele per curare molteplici patologie, ad esempio delle vie respiratorie, è un’abitudine diffusa, documentata come efficace anche nella letteratura scientifica persino come alternativa a farmaci, antibiotici inclusi (Abuelgasim et al., 2020; Arentz et al., 2021), sebbene in maniera non uniforme (Kuitunen e Renko, 2023; Mashat et al., 2022). Una recente review sull’argomento (Palma-Morales et al., 2023) ha anche analizzato l’efficacia del prodotto in più apparati del corpo, analizzando 48 lavori nel corso di 37 anni ed altri autori ne valutano i risultati come adiuvante nella terapia dei tumori (Afrin et al., 2020).

Uno dei primi medicamenti per ferite descritto nella storia è appunto il miele: di questo utilizzo se ne parla nel Papiro di Smith, detto “papiro chirurgico”, in cui sono spiegate le tecniche dell’autore egizio per le ferite e che risale verosimilmente al XV sec. a.C. (Pećanac et al., 2013), nonostante altri affermino che tale testo potrebbe essere addirittura del XXII-XXVI secolo a. C. (Zubair e Aziz., 2015), essendo noto che l’apicultura in queste terre fosse praticata già dal 2400 a. C. (Bonetti, 2014).  Inoltre, anche nella tavoletta sumera del 2200 a.C. si descrivono i “tre atti di guarigione” di una ferita, ovvero lavarla con acqua calda e birra, applicare la “malta” e bendarla; è ormai praticamente certo che uno dei componenti di questa “malta” sia il miele, miscelato con grassi animali ed erbe.

Anticamente, quindi, il miele veniva applicato sulle ferite o in un “intruglio” grasso o spalmato su bende di lino, creando così le prime medicazioni umide della storia: ancora oggi, infatti, si usano sostanze medicali con sopra una garza non aderente (detta storicamente “garza grassa”) ed un bendaggio.

Ippocrate nel IV secolo a. C. preferiva invece medicazioni asciutte (Gamgee, 1876), ma utilizzava anche lui il miele in molti casi (Raymond e Sudjatmiko, 2012) ed anche i Romani e gli Indiani conoscevano questo tipo di medicamento.

FIGURA 1

Figura 1: effetti del miele su una ferita.

I principi attivi del miele utili per la guarigione di una lesione cutanea

Le proprietà terapeutiche di questo prodotto nei confronti delle ferite sono dovute in primis alla presenza al suo interno di acqua ossigenata (grazie all’enzima glucosio ossidasi che la produce), ma anche alle altre sostanze battericide (nei cosiddetti non-peroxide in honey), alla sua iperosmolarità (Deb Mandal et al., 2011), nonché alla ricchezza in antiossidanti, flavonoidi e fenoli (Al-Waili et al., 2014), questi ultimi attivi anche contro molti microrganismi (Figura 1).

Un altro componente antibatterico noto da anni in alcuni tipi di miele soltanto (Mavric et al., 2008), quali il miele di Manuka o quello bianco algerino (Taibi et al., 2022) è il metilgliossale (MGO), ma è sempre più studiata anche una seconda molecola con attività simili, la Bee Defensin-1 (Paulus et al., 2010). Entrambe sono attive non solo sui microrganismi, ma anche sui loro biofilms, ovvero quell’involucro glucidico che li protegge e li fa riprodurre.

L’ambiente umido che si viene a creare a contatto con il fondo della ferita, in aggiunta al richiamo di fluidi per l’alta osmolarità del prodotto, nonché l’azione di alcune molecole in esso contenute (Mahendiran et al., 2020), aiutano la rimozione dei tessuti necrotici (il cosiddetto debridment) o delle escare (escarectomia) (Yilmaz e Aygin, 2020) in maniera sicuramente meno dolorosa di una lama.

Allo stesso modo, la ricchezza soprattutto di zuccheri, ma anche, seppur in maniera molto minore, di vitamine e aminoacidi, crea un ambiente idoneo alla neoangiogenesi (Scepankova et al., 2021), indispensabile per ogni processo riparativo.

In aggiunta, il miele ha anche attività anti-infiammatorie ed immunomodulatorie favorevoli alla guarigione e rigenerazione tissutale, che lo rendono utilizzabile in molti tipi di ferite: traumi, ustioni, piede diabetico, ulcere vascolari, ferite chirurgiche infette e/o necrotiche.

Oltre a questi effetti antibatterici e angiogenetici, indispensabili all’inizio dell’evoluzione di una ferita, questo prodotto ha anche effetti antinfiammatori, necessari per passare dalla fase di infiammazione a quella di proliferazione (Figura 2), evitando quindi quella flogosi cronica multifattoriale, ormai da anni riconosciuta come causa delle non-healing wounds (Wang et al., 2017).

FIGURA 2

Figura 2: le fasi di guarigione di una ferita.

Questa attività antiflogistica non è solamente dovuta agli antiossidanti presenti (fenoli in primis), che limitano i danni dei radicali liberi presenti (Oryan et al., 2016), ma anche alla dimostrata riduzione dell’attività delle ciclossigenasi 1 e 2 (Nooh et al., 2016), della concentrazione del TNF-α e di diverse citochine ed interleuchine. Un altro effetto che agisce in questa direzione è la riduzione dell’edema (Molan, 2011), che comporta un minore essudato e dolore.  Proprio questi risultati, fanno prediligere questo prodotto nel trattamento delle fastidiosissime mucositi del cavo orale da radioterapia anche nei pazienti pediatrici.

In aggiunta, l’acidità del miele, compreso generalmente tra 3.2 e 4.5 e dovuta prevalentemente all’acido gluconico, abbassa il pH del letto della ferita, rendendo più difficoltosa la crescita dei microrganismi, che prediligono un ambiente neutro.

Oltre che isolatamente sulla ferita, il miele è stato utilizzato con sicurezza anche con altri medicamenti o medicinali (McLoone et al., 2020), in virtù della scarsa allergenicità, spesso dovuta alla presenza di veleno d’ape o di pollini più che al prodotto stesso (Helbling et al., 1992; Cifuentes, 2015), sia naturali, che di sintesi (antibiotici, argento).

L’importanza della tutela della biodiversità per il miele ad uso medico

 Il miele non è sempre uguale come proprietà organolettiche e come composizione dei principi attivi: persino in una stessa regione geografica abbastanza uniforme come il Trentino Alto-Adige, si sono riscontrate notevoli differenze tra i vari campioni ottenuti da pollini e zone diverse (Tedesco et al., 2022).

Come già accennato, lo stesso MGO (metilgliossale), che si pensava essere presente esclusivamente nel miele di Manuka, è stato riscontrato in valori anche superiori nel miele bianco multifloreale algerino e sicuramente sarà possibile che venga trovato un miele caratterizzato da MGO in concentrazioni efficaci anche in altre parti del mondo: al momento nei mieli italiani è presente in quantità molto basse e sembra maggiormente nel miele cosiddetto di melata (Arena et al., 2011).  Sono comunque in commercio ed allo studio anche altri mieli medicali i quali, seppur quasi privi di MGO o in concentrazioni inefficienti, risultano comunque efficaci per la guarigione, ottenuti tramite la selezione degli insetti, del polline a loro disposizione e dei trattamenti naturali di preparazione del prodotto.

In aggiunta, lo stesso prodotto applicato a pazienti diversi potrebbe non offrire gli stessi risultati in termini di cura, per questo avere a disposizione mieli diversificati consente al medico di avere diverse possibilità di scelta: ciò costituisce sicuramente una ricchezza, non un problema.

Pertanto, future direzioni dello sviluppo nel settore dell’apicoltura potrebbero indirizzare la selezione e successiva produzione di mieli con elevata concentrazione di uno o più principi attivi, mirati per la cura di singole patologie o di specifici quadri clinici, ma per poter riuscire ad ottenere questo risultato, oltre che attivare e finanziare la ricerca e sperimentazione in questo settore è indispensabile:

  • avere sempre api in buona salute e in numero sufficiente, quindi contrastare gli effetti del riscaldamento globale e proteggere l’ambiente attraverso il controllo e la limitazione d’uso dei prodotti con effetti nocivi verso gli impollinatori, come peraltro è già previsto dalla recentissima legge che ha approvato dallo scorso 17 agosto il Regolamento (UE) 2024/1991, conosciuto come “Nature Restoration Law”;
  • tutelare le biodiversità in modo da poter disporre di diversificate aree mellifere.

Conclusioni

Scopo del lavoro è ricordare e far conoscere un utilizzo di un prodotto naturale mai dimenticato e capace di offrire nuove armi contro i microrganismi antibioticoresistenti. Un ultimo fattore che merita una crescente attenzione è anche che produrre miele è sicuramente più economico ed ecologico rispetto ai farmaci o alle medicazioni.

Il miele, infatti, nella vulnologia, ovvero l’arte medica di curare le ferite è storicamente da sempre utilizzato come principale, se non addirittura unica, medicazione per le ferite.

Nel XIX-XX secolo, però, la messa a punto di vari disinfettanti, acqua ossigenata in primis, che fu scoperta nel 1818, nonché un primo miglioramento delle condizioni igieniche e secondariamente lavorative, ridussero le infezioni e la necessità di medicazioni con vari prodotti, miele in particolare, che rischiò addirittura l’“estinzione” con la messa a punto degli antibiotici e la loro diffusione, cominciata con la seconda guerra mondiale ed “esplosa” nei venti anni successivi.  I grossi investimenti delle case farmaceutiche dovevano essere ripagati con la vendita e competitors scomodi a basso costo (ed anche meno efficaci, va detto per onestà intellettuale), vennero marginalizzati, fino a farli quasi scomparire o impiegare in patologie limitate.

Fu proprio grazie alla diffusione degli antibiotici che il miele è ricomparso sulla scena, a causa del fenomeno dell’antibiotico-resistenza dei batteri e della necessità di trovare prodotti alternativi a cui i microrganismi fossero sensibili.  Se poi riflettiamo sul fatto che il miele può essere utilizzato praticamente con tutti i prodotti medici in commercio, ad esclusione, forse, dell’uso alimentare nei diabetici, si propone così come terapia complementare per eccellenza nella farmacopea in generale, nel wound care in particolare.  E’ ormai noto che, in base alle concentrazioni dei microelementi presenti nel del prodotto, può avere effetti:

·         antibatterici diretti con il MGO, l’acqua ossigenata, il pH e la bee-defensin 1;

·         antinfiammatori ed anche immunomodulatori;

·         nutrienti per il fondo ed il margine della ferita;

·         detergenti con l’iperosmolarità.

Non venendo inattivato, ma al massimo in parte modificato da disinfettanti e medicazioni, potendo essere utilizzato con antibiotici sistemici ed anche topici, l’azione allergica, praticamente nulla ed avendo un prezzo di produzione basso, il miele si propone come un’integrazione terapeutica per i paesi ricchi (noti abusatori di farmaci) ed una potenziale cura per quelle nazioni dove 5 euro di antibiotici non sono spendibili dal cittadino ferito.

Il già citato sviluppo di prodotti mirati ad una o più funzioni, utilizzando il tipo di ape, la fonte di polline o entrambe, potrebbe allargare la farmacopea mondiale con la creazione di ulteriori mieli-integratori o medicazioni idonee ad ogni fase della ferita: con più disinfettanti per quelle iniziali, con maggiori micronutrienti, antinfiammatori o vitamine per la fase riparativa, nonché idratanti per la cura della cicatrice.

Ed in questo senso è fondamentale la tutela dell’ambiente per garantire la vita delle api ed il loro corretto nutrimento, nonché la tutela della biodiversità, affinché molteplici prodotti elaborati da differenti insetti permettano di ottenere medicamenti con diverse proprietà e sempre più utilizzabili nell’ottica di una medicina personalizzata.




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Ringraziamenti: all’App. Sc. Q. S. Massimo Gherardi per l’aiuto nella ricerca e per la stesura del testo.