Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

ATTUALITA'
Gli alberi monumentali veronesi: attività di monitoraggio e investigativa
13/11/2025

Giacomo CORVARO
Capitano CC RF - Comandante N. I.P.A.A.F. di Verona


Così come altre tipologie di monumenti che vengono costantemente monitorati, anche gli alberi monumentali dovrebbero essere gestiti attivamente e, soprattutto, consapevolmente. La sola imposizione del vincolo previsto dall’art. 136 del D.lgs 42/2004 o la tutela prevista dalla L. 14 gennaio 2013, n. 10, infatti, non ne assicurano il mantenimento nelle migliori condizioni possibili, con particolare riferimento alle loro condizioni bio-statiche e, di conseguenza, ai servizi che sono in grado di erogare a beneficio della collettività. La valutazione delle condizioni bio-statiche con la metodologia V.T.A. (Visual Tree Assesment) può costituire un valido strumento nel processo integrato di gestione degli alberi monumentali, col beneficio ulteriore di poter essere utilizzata come strumento investigativo per la vigilanza ovvero per la prevenzione e repressione di eventuali illeciti perpetrati su tali beni. La normativa nazionale, infatti, punisce penalmente e amministrativamente ogni intervento lesivo delle condizioni di vegetazione degli alberi monumentali. In questo contesto rileva quindi il ruolo dell’Arma dei Carabinieri che esercita, infatti, anche la funzione di “vigilanza, prevenzione e repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente, con specifico riferimento alla tutela del patrimonio faunistico e naturalistico nazionale” (D.lgs 177/2016, art. 7 c.2 lett. c)) compresi così anche tali alberi. Per questi motivi, è stata condotta per la prima volta una campagna di controllo delle condizioni bio-statiche degli alberi monumentali della Provincia di Verona utilizzando la V.T.A., internazionalmente diffusa e riconosciuta nel settore dell’arboricoltura. La V.T.A., infatti, basandosi sull’individuazione e riconoscimento di difetti biologici e strutturali, può anche permettere di individuare se quest’ultimi derivino direttamente o indirettamente, da fattori biotici o abiotici, tra cui le attività antropiche. Di conseguenza, l’attività di monitoraggio e quella di vigilanza possono viaggiare di pari passo, grazie ad un unico strumento quale l’analisi visiva che, se opportunamente programmata, può contribuire alla valorizzazione complessiva di questi beni, a vantaggio della collettività.

 

Just like other types of monuments that are constantly monitored, monumental trees should also be actively and, above all, consciously managed. The mere imposition of the constraints provided for by Article 136 of Legislative Decree 42/2004 or the protection provided by Law No. 10 of January 14, 2013, does not ensure their maintenance in the best possible conditions, particularly with regard to their bio-static conditions and, consequently, the services they can provide for the benefit of the community. The assessment of biostatic conditions using the V.T.A. (Visual Tree Assessment) methodology can be a valuable tool in the integrated management process of monumental trees, with the added benefit of being used as an investigative tool for surveillance or for the prevention and repression of any crimes committed against these assets. National legislation, in fact, penalizes, either criminally or administratively, any intervention that damages the condition of monumental trees. In this context, the role of the Carabinieri is therefore relevant, as they also perform the function of "monitoring, preventing, and repressing violations committed against the environment, with specific reference to the protection of the national wildlife and natural heritage" (Legislative Decree 177/2016, art. 7, paragraph 2, letter c)), including monumental trees. For these reasons, a campaign to monitor the biostatic conditions of the monumental trees of the Province of Verona was conducted for the first time using V.T.A., which is internationally widespread and recognized in the field of arboriculture. VTA, in fact, based on the identification and recognition of biological and structural defects, can also identify whether these are directly or indirectly caused by biotic or abiotic factors, including human activities. Consequently, monitoring and surveillance activities can go hand in hand, thanks to a single tool such as visual analysis. If appropriately planned, this tool can contribute to the overall valorization of these assets, a benefit for society.


Premessa

Gli alberi monumentali, così identificati a seguito di iscrizione da parte del MASAF [1] nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia [2], godono di un particolare regime di tutela, delineato dall’art. 136 [3] c.1 del D. lgs. 42/2004 c.d. “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio” e dall'art. 7 della Legge n. 10 del 2013 - Norme per gli spazi verdi urbani. Dal combinato disposto di questi due riferimenti legislativi è possibile così estrapolare la definizione di albero monumentale ovvero “cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale (singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali)” [4] e con un maggior dettaglio “...omissis...a) l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private” [5].

In breve “tali alberi sono rappresentati nel territorio nazionale da poche migliaia di esemplari ma l’interesse nei loro confronti è notevole: negli ultimi tempi sono, infatti, oggetto di studio da parte della comunità scientifica, di curiosità da parte della collettività e di tutela e salvaguardia da parte del legislatore” [6]. Tuttavia, seppur l’importanza degli alberi monumentali si sia oramai consolidata nel quadro normativo nazionale, nel concreto non è sempre connessa ad una loro adeguata gestione e valorizzazione con particolare riferimento alle loro condizioni biologiche e fitostatiche. Quest’ultime, infatti, ne condizionano inevitabilmente e in via quasi prioritaria la loro possibilità di mantenere, il più possibile nel tempo, quel valore ad essi riconosciuto. In altre parole, il valore degli alberi monumentali per la società (storico, culturale, sociale, paesaggistico o naturale) che li rende a tutti gli effetti un patrimonio collettivo, spesso non è equiparabile alle condizioni bio-statiche in cui si trovano o in cui si troveranno, nel prossimo futuro. Vero è che gli alberi monumentali per loro intrinseche caratteristiche (fase fenologica, particolarità strutturali, ovvero per alcuni criteri di attribuzione del carattere di monumentalità [7]) presentano tipici difetti, che incidono significativamente sulle loro condizioni biologiche e statiche. In alcuni casi, tuttavia, tali difetti possono essere riconducibili anche a pratiche gestionali non corrette o comunque non idonee alle peculiarità degli individui. Di conseguenza, tali condizioni risultano meritevoli di un approfondimento, necessario anche per accertare eventuali condotte illecite perpetrate in danno a tali beni.

Per questi motivi e nell’espletamento del servizio d’istituto [8], è stata condotta così come negli anni passati una campagna di controllo degli Alberi monumentali della Provincia di Verona “al fine di verificarne le condizioni vegetative” [9] ma, per la prima volta a livello locale, utilizzando la metodologia V.T.A. (Visual Tree Assesment) per la valutazione delle condizioni bio-statiche. La V.T.A., infatti, è universalmente riconosciuta come metodologia di valutazione delle condizioni bio-statiche degli alberi, sulla base delle caratteristiche morfologiche, anatomiche, biologiche e meccaniche. Attraverso tale metodologia è possibile attribuire una propensione al cedimento strutturale (quindi la pericolosità) all’elemento arboreo oggetto di valutazione. Grazie a questa campagna di controlli è stato possibile procedere anche ad una verifica della coerenza tra il valore riconosciuto a tali beni e le loro condizioni biologiche e statiche, contribuendo così ad una divulgazione dell’importanza della gestione e conservazione consapevole, da parte dei soggetti a diverso titolo interessati, di questi monumenti naturali.

La propensione al cedimento strutturale di un albero assume particolare rilevanza soprattutto nei contesti urbani o comunque in quelli in cui l’area di radicazione dell’esemplare arboreo è interessata dalla presenza più o meno significativa di persone, immobili, infrastrutture. Di conseguenza, mentre la V.T.A. può essere considerata quasi imprescindibile in contesti in cui la vulnerabilità dei bersagli è più elevata, negli spazi aperti o “naturali” come superfici boscate, prati e pascoli tale ruolo diviene relativo. Tuttavia, la valutazione visiva costituisce uno degli strumenti gestionali più importanti a disposizione dei possessori del bene per comprendere se, effettivamente, siano necessari degli interventi o comunque degli indirizzi gestionali ben precisi. A tal riguardo è doveroso tener conto che seppur la proprietà di un albero monumentale può essere di un unico soggetto (privato o pubblico), i servizi ovvero le esternalità da esso erogati (in primis servizi ecosistemici ma anche il valore culturale, storico ecc.) sono a beneficio della collettività. Per questi motivi, nel caso degli alberi monumentali, pubblici o privati, presenti sia in aree urbane che rurali, la V.T.A. può costituire un primo strumento di valorizzazione del bene tutelato (e dei valori ad esso associati).

Campione di studio e metodologia adottata

L’attività è stata condotta su tutti gli alberi monumentali della Provincia di Verona (Figura 1) ovvero su quelli che, alla data di inizio dello studio risultavano iscritti nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, così come consultabile nei documenti ufficiali [10] del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste – MASAF. Si premette che gli alberi monumentali sono individuati sul territorio nazionale grazie alle diverse attività di censimento e valutazione, condotte a partire dal primo “Censimento nazionale degli alberi di notevole interesse” avviato nel 1982 dal Corpo forestale dello Stato. Questo primo censimento si è poi riversato “nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia”, attualmente vigente e periodicamente aggiornato, istituito ai sensi della L. n. 10/2013 e del Decreto 23 ottobre 2014. L’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, quindi, può variare periodicamente poiché alcuni alberi possono essere rimossi dall’elenco mentre altri iscritti ex novo. Ad oggi, in Italia risultano iscritti 4.749 alberi o sistemi omogenei di alberi [11], avendo recepito l’ultimo aggiornamento dell'elenco nazionale, il settimo complessivo [12]. Di questi, 282 sono presenti nella Regione del Veneto e 32 esemplari si trovano nella Provincia di Verona (11,3 % del patrimonio regionale).

immagine 1Figura 1: albero monumentale in provincia di Verona (Ostrya carpinifolia Scop.).

La campagna di controllo, finalizzata alla valutazione delle condizioni bio-statiche di ciascuno degli elementi censiti (siano essi alberi isolati oppure filari/gruppi di alberi), è stata quindi condotta, utilizzando la metodologia V.T.A., su un campione di studio costituito da tutti gli alberi monumentali presenti in Provincia di Verona. La V.T.A. – Visual Tree Assesment, è una metodologia di valutazione internazionalmente diffusa e riconosciuta nel settore dell’arboricoltura, per l’analisi delle condizioni biologiche e statiche degli alberi, basata sull’eventuale presenza di difetti strutturali che, opportunamente analizzati, contribuiscono alla valutazione bio-statica vera e propria ovvero all’attribuzione di una Classe di Propensione al Cedimento all’elemento arboreo. Questa metodologia, elaborata dal Prof. Claus Mattheck [13] si basa su alcuni considerazioni (assiomi) secondo i quali, in breve, una pianta manifesta dei sintomi esterni qualora siano presenti dei difetti strutturali, biologici, ormonali. Tali difetti, opportunamente riconosciuti da personale qualificato ovvero con competenza ed esperienza specifica [14], permettono di effettuare una prima valutazione delle condizioni bio-statiche dell’albero e, nel caso sia ritenuto necessario, procedere ad un’analisi più approfondita di tipo strumentale. Nel presente studio, nell’applicazione della metodologia V.T.A., si è anche fatto riferimento a quanto previsto nel “Protocollo S.I.A. sulla valutazione di stabilità degli alberi” [15], elaborato dalla Società Italiana di Arboricoltura [16] (in breve S.I.A.), chapter italiano dell’International Society of Arboriculture [17]. Attraverso questo protocollo è possibile attribuire a ciascuna pianta valutata una “Classe di Propensione al Cedimento” ovvero un livello di pericolosità (inteso come probabilità che l’evento di cedimento strutturale, integrale o parziale, si verifichi). L’attribuzione di una Classe di Propensione al Cedimento (in breve C.P.C.) rappresenta infatti l’ultimo obiettivo della valutazione bio-statica poiché permette di delineare un quadro diagnostico, al momento dell’indagine, delle condizioni complessive della pianta con particolare riferimento alla probabilità di cedimento strutturale e, di conseguenza, agli eventuali interventi gestionali da considerare. Le Classi di Propensione al Cedimento individuate dalla S.I.A., sono 5 [18], distinte in funzione della crescente pericolosità ovvero della propensione al cedimento (e, di conseguenza, alla rilevanza di sintomi o difetti significativi sulle piante).

Le C.P.C. sono: classe A – trascurabile, classe B – bassa, classe C – moderata, classe C/D – elevata, classe D – estrema. È necessario tener conto, in ogni caso, che la valutazione di stabilità presenta dei limiti derivanti dalle intrinseche incertezze insite nella natura degli alberi, compresi i carichi fisico-meccanici a cui sono soggetti. Per questo motivo, con l’individuazione della Classe di Propensione al Cedimento si deve sempre tener conto che la valutazione bio-statica in sé presenta delle limitazioni tra cui la necessità di tener conto solo delle condizioni dell’albero visibili o individuabili con un’analisi visiva ordinaria, la possibilità di valutare solo le condizioni della pianta al momento dell’ispezione e che, quindi, potrebbero mutare a causa di eventi non pronosticabili o improvvisi. In ogni caso, il valutatore, pur in considerazione della propria discrezionalità, con l’applicazione della metodologia e del protocollo individuati è in grado di uniformare il processo valutativo, che potrà essere quindi replicato in caso di necessità. Lo studio condotto, inoltre, si è basato anche su quanto enucleato dalle “Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali” [19] redatte dal MIPAAF (oggi MASAF). Per questo motivo è stata condotta unicamente una valutazione di tipo visivo, non seguita quindi da una valutazione di tipo strumentale. Infatti, “La valutazione della propensione al cedimento di un albero di pregio può avvenire in una o due fasi: la prima è quella visiva (ordinaria), ed è imprescindibile; la seconda, di approfondimento strumentale, è conseguenza della prima, solo nei casi in cui sia necessaria una determinazione quali-quantitativa dei difetti biomeccanici rilevati visivamente” [20]”. In ogni caso, “la valutazione visiva (ordinaria) consiste in un’ispezione dettagliata dell’albero e della stazione in cui esso vegeta nonché nella redazione di una scheda e di una relazione tecnica che illustrino le informazioni acquisite. In tale prima fase valutativa, le condizioni vegetative e fitosanitarie, i difetti bio-meccanici e le possibili cure colturali sono definite in dettaglio, con riferimento ai criteri di buona pratica per la valutazione del rischio connesso alla possibile caduta di alberi riconosciuti internazionalmente [21]”.

Nel presente studio è stata redatta una specifica scheda di rilievo, denominata “Scheda V.T.A.” (Figura 2) con la quale si è proceduto ad effettuare tutti i rilievi e valutazioni nel corso dei sopralluoghi realizzati per la verifica delle condizioni di radicazione degli alberi monumentali. Le attività (sopralluoghi in campo, rilievi, valutazioni) sono state realizzate nell’anno 2025, soprattutto durante la stagione di riposo vegetativo in modo tale da permettere anche una migliore visibilità su alcune parti anatomiche delle piante caducifoglie (es. branche principali e ramificazioni secondarie) altrimenti non visibili durante la stagione vegetativa.

 

immagine 2Figura 2: scheda di rilievo per la V.T.A.

I risultati ottenuti

Grazie all’attività condotta sono analizzabili anche alcuni dati quantitativi tra cui la rappresentatività dei generi botanici degli alberi monumentali della provincia di Verona. Si osserva, a riguardo (Figura 3), che il genere più rappresentato è il genere Fagus (11 esemplari ovvero il 34% degli alberi monumentali veronesi) seguito dal genere Cedrus e Platanus (5 esemplari ciascuno ovvero il 15%) e dal genere Quercus (4 esemplari ovvero il 12,5%). Sulla base di questi dati è possibile effettuare anche un’analisi spaziale ovvero una considerazione sulla localizzazione dei generi degli alberi monumentali, trovando coerenza con le tradizionali attività e scopi ai quali erano e sono destinati. A riguardo, infatti, coerentemente con le caratteristiche ecologiche del genere e della specie, i Faggi (Fagus sylvatica L.) sono localizzati nelle aree montane, con particolare riferimento all’altopiano della “Lessinia” che caratterizza la parte settentrionale della provincia di Verona. Gli alberi monumentali degli altri due generi più rappresentati, Cedrus e Platanus, sono localizzati, visti i loro tradizionali scopi ornamentali, in contesti urbani, pubblici o privati (Figura 4).

 

immagine 3Figura 3: generi botanici degli alberi monumentali nella Provincia di Verona.

Relativamente alle condizioni bio-statiche degli alberi monumentali veronesi, quindi alla valutazione complessiva degli stessi con la metodologia V.T.A., sulla base dei sopralluoghi effettuati, dei rilievi e delle analisi condotte, si riportano i dati ottenuti ovvero le Classi di Propensione al Cedimento (C.P.C.) attribuite a ciascun esemplare arboreo valutato (Figura 5). In virtù dei dati raccolti, è possibile elaborare una serie di considerazioni di seguito esplicitate.

 

immagine 4Figura 4: localizzazione degli alberi monumentali nella Provincia di Verona.

Sulla base delle valutazioni effettuate (Figura 6), al momento dell’indagine, gli alberi monumentali della provincia di Verona si trovano per la maggior parte nella Classe di Propensione al Cedimento moderata (Classe C). In questa classe, infatti, sono stati valutati nr. 19 alberi, ovvero il 59% del totale. Il 31% degli alberi monumentali, invece, è classificato nella Classe elevata (Classe C/D) con nr. 10 esemplari. Infine, il 9% del totale degli alberi monumentali ovvero nr. 3 esemplari sono classificati nella Classe bassa (Classe B). Sulla base di queste informazioni è possibile quindi effettuare una prima considerazione ovvero che la quasi totalità degli alberi monumentali della Provincia di Verona (nr. 29 esemplari ovvero il 90% del totale) si trova, al momento delle indagini, nelle Classi di Propensione al Cedimento C - moderata e C/D - elevata. Tale dato, comunque rappresentativo, può essere considerato coerente con le naturali condizioni di radicazione degli alberi monumentali, con particolare riferimento alle caratteristiche fisiologiche e biomeccaniche che, per loro intrinseca natura, risultano conseguenti e connesse ad uno stadio fenologico avanzato, tipico degli alberi monumentali. Infatti, “l’albero a cui la legge attribuisce un carattere di monumentalità, soprattutto per confermare la sua appartenenza come bene paesaggistico al nostro patrimonio culturale, è innanzitutto un bene dall’eccezionale interesse biologico” [22]. Analizzando nel dettaglio le singole schede valutative, è possibile qualificare con maggior precisione le singole condizioni bio-statiche delle piante che, la sola attribuzione di una classe di C.P.C., non riuscirebbe ad approfondire. Tali condizioni, seppur da un lato derivano dalla presenza di difetti bio-strutturali, dall’altro costituiscono peculiarità dall’indubbio valore ecologico e naturalistico, in considerazione del fatto che “l’albero “monumentale”, spesso identificato a livello morfologico con l’albero veterano o senescente, è un elemento ecosistemico indispensabile per la fauna” [23].

Per questo motivo, soprattutto in relazione all’importanza del valore o dei valori riconosciuti a ciascun albero, risulta fondamentale, qualora ritenuto necessario nel processo gestionale, visionare nel dettaglio le singole schede di rilievo VTA compilate (Figura 2), con cui poter approfondire tutti i dettagli del processo anamnestico (difetti strutturali, dati quantitativi e qualitativi ecc.). È proprio sulla base di questi dati, infatti, che il valutatore conduce la valutazione vera e prioria e si esprime con l’attribuzione della Classe di Propensione al Cedimento.

immagine 5Figura 5: Classi di Propensione al Cedimento degli alberi monumentali della Provincia di Verona, oggetto di valutazione nel presente studio.

Sulla base delle valutazioni effettuate ovvero dei dati raccolti con l’applicazione della V.T.A., si può procedere anche ad un’analisi più approfondita ovvero considerare l’eventuale relazione tra il contesto di radicazione delle piante e le loro condizioni bio-statiche.






immagine 6Figura 6: dati complessivi delle Classi di Propensione al Cedimento degli alberi monumentali della Provincia di Verona.

 

Spesso, infatti, le caratteristiche biologiche e strutturali degli esemplari arborei sono condizionate anche dal luogo fisico in cui radicano ovvero da tutti quei fattori esterni che, inevitabilmente, ne condizionano il processo di sviluppo. Tali fattori, riconducibili ad eventi naturali o antropici possono così verificarsi con maggiore o minore frequenza ed incidenza in relazione al contesto di radicazione. Si può considerare, infatti, che in un ambiente urbano, statisticamente, le piante sono sottoposte a maggiori sollecitazioni, derivanti dalle relazioni dirette e indirette che si creano con le attività antropiche ed in generale, con l’ambiente urbanizzato. Al contrario, in contesti rurali e marginali dove la frequenza delle attività antropiche è statisticamente inferiore, tali fattori sono meno frequenti e rilevanti, condizionando così in misura inferiore lo sviluppo complessivo dell’esemplare arboreo. Tale considerazione trova conferma nei risultati di questo studio, seppur l’entità del campione sia relativa poiché costituita da nr. 32 esemplai arborei. In ogni caso, si osserva che soprattutto gli alberi monumentali che radicano in un contesto urbano, sono quelli classificati nella Classe di Propensione al Cedimento di minor qualità ovvero nella classe C-D (Figura 7). In particolare, nr. 7 esemplari arborei che si trovano nella classe C-D radicano in contesti urbani mentre solo nr. 3 esemplari arborei classificati in questa classe radicano in contesti montani (quindi meno della metà).


immagine 7Figura 7: relazione tra la Classe di Propensione al Cedimento degli alberi monumentali della Provincia di Verona e il loro contesto di radicazione.

In conclusione, le complessive condizioni bio-statiche degli alberi monumentali appena descritte, sono condizionate dalla storia ontogenetica di ogni singolo esemplare che, a sua volta, è più o meno influenzata da eventi antropici o naturali con un’incidenza variabile a seconda del contesto di radicazione, urbano o extra-urbano. In ogni caso, la maggior parte dei gravi difetti riscontrati sugli esemplari arborei poi classificati in classe C-D e D sono riconducibili alla presenza di processi degenerativi a carico dei tessuti legnosi quali carie, degradazioni superficiali o profonde e, in alcuni casi, anche eventi di rottura parziale/totale delle ramificazioni a seguito di eventi meteorologici estremi. Nel dettaglio, le condizioni bio-statiche peggiori (per la stabilità meccanica) degli alberi monumentali della provincia di Verona, sono rinvenibili nei contesti urbani, poiché potenzialmente conseguenti alle influenze dirette o indirette degli spazi di radicazione. Quest’ultimi, infatti, diversificati a seconda delle tecniche costruttive, delle peculiarità delle pavimentazioni e del suolo/area di radicazione sono statisticamente più alterati rispetto a quelli naturali presenti in contesti extra-urbani.

Gli spazi di radicazione, infatti, contribuiscono notevolmente al condizionamento delle qualità biologiche e strutturali degli alberi soprattutto se monumentali. Quest’ultimi, infatti, in virtù delle loro peculiarità fisiologiche, risultano molto più sensibili a fattori di stress e al tempo stesso possono manifestare le conseguenze di tali influenze nel lungo/lunghissimo periodo. In questo caso, inevitabilmente, le possibilità di individuazione delle cause si riducono drasticamente e con esse anche l’efficacia degli accertamenti riguardanti eventuali condotte illecite perpetrate. A riguardo, si ricorda che ogni intervento antropico eseguito sugli alberi monumentali che può determinare l’insorgenza di danni o comunque influenzare negativamente le condizioni bio-statiche può costituire un illecito perseguibile penalmente o amministrativamente. Nel primo caso, infatti, qualora ci sia stata la proposta per la dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 137 D.lgs 42/2004), nel caso di un danneggiamento dell’albero monumentale o di un intervento eseguito senza la prevista autorizzazione, risulterebbe applicabile la sanzione penale prevista dall’art. 181 del D.lgs 42/2004.

Nel secondo caso, invece, la tutela prevista dalla Legge n. 10/2013 (art. 7) ricade su tutti gli alberi inseriti nell’apposito elenco nazionale a prescindere dall’esistenza del vincolo paesaggistico. Per questo motivo, in caso di abbattimento o danneggiamento di alberi monumentali senza la prevista autorizzazione, è applicabile, salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 100.000. In entrambi i casi la norma mira a tutelare il bene nella sua integrità, riconoscendo l’importanza di tutte le caratteristiche dell’albero monumentale ovvero dei suoi valori anche nei confronti della società. Tale impostazione sanzionatoria si è poi recentemente modificata con la Legge n. 6 del 22 gennaio 2024, recante “Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici e modifiche agli articoli 518-duodecies, 635 e 639 del codice penale”. Infatti, poiché gli alberi monumentali sono a tutti gli effetti beni paesaggistici, le nuove disposizioni sanzionatorie (amministrative e penali) potranno avere un riflesso nella gestione e conservazione degli stessi e, se del caso, nell’attività repressiva. Per esempio, anche nel caso di un intervento gestionale non corretto su un albero monumentale, potrebbe configurarsi l’illecito amministrativo introdotto dalla citata legge (art. 1 L. 22 gennaio 2024, n. 6), qualora venga accertata la distruzione, dispersione, inservibilità, non fruibilità del bene ovvero la destinazione dello stesso ad un uso incompatibile con il suo carattere storico. È il caso di una eventuale potatura non corretta dal punto di vista arboricolturale che, oltre a danneggiare la pianta sia a livello biologico che statico (da accertare quindi il deterioramento), può comprometterne alcuni dei caratteri di monumentalità (es. carattere storico) e quindi rendere in tutto o in parte inservibile/non fruibile il bene. A riguardo, infatti, si deve tener conto che “la potatura degli alberi dovrebbe limitarsi ai casi in cui l’effetto positivo dell’intervento svolto supera nettamente il potenziale negativo originato dalle lesioni inferte alla pianta. In caso contrario, è preferibile mantenere la situazione preesistente, senza intervenire” [24].

Altra potenziale condotta “deteriorante” potrebbe essere la non corretta gestione dello spazio di radicazione ovvero della cosiddetta “zona di protezione dell’albero” che rappresenta “l’area fisica ben delineata, di rispetto, atta a tutelare la zona dell’apparato radicale deposto a garantire vitalità e stabilità strutturale all’albero” [25]. A riguardo, infatti, “il declino soprattutto in ambiente antropizzato è per lo più riconducibile a modifiche indotte al sito di radicazione più che a danni diretti arrecati sulla parte epigea” [26], motivo per cui potrebbero rendersi necessarie delle valutazioni ovvero degli accertamenti per comprendere la rilevanza delle responsabilità di taluni soggetti quindi l’esistenza dell’elemento soggettivo dell’illecito. È ormai riconosciuto nella bibliografia di settore, infatti, che “in ambito urbano purtroppo esistono numerosi altri fattori di indebolimento degli alberi: cantieri, scavi, asfaltature, ricarichi di terreno, compattamento del terreno, ferite di varia natura innescano fenomeni degenerativi che possono comportare perfino l’instabilità degli alberi coinvolti” [27]. Di conseguenza, eventuali errori o comunque responsabilità in fase progettuale e/o esecutiva delle opere in grado di generare fattori di indebolimento degli alberi, non possono escludere aprioristicamente l’esistenza di un illecito che andrebbe quindi opportunamente accertato.

In conclusione, sebbene la giurisprudenza che si formerà nel tempo darà riscontro all’efficacia di tale nuovo impianto sanzionatorio per la protezione di tali beni, la recente Legge n. 6 del 22 gennaio 2024 rafforza ulteriormente gli strumenti repressivi, eventualmente necessari, a disposizione delle forze di polizia e, nel caso specifico, dei Carabinieri Forestali. In ogni caso, l’efficacia degli accertamenti amministrativi per la contestazione di tali illeciti non può che essere strettamente connessa alla conoscenza del bene nella sua interezza, ovvero al costante controllo delle sue condizioni bio-statiche, comprese anche quelle di radicazione e fruibilità. In considerazione di quanto descritto precedentemente, quindi, una costante attività di controllo ovvero preventiva, anche mediante una campagna di controllo delle condizioni bio-statiche, può costituire un valido strumento per vigilare su potenziali condotte vietate dalla normativa e, soprattutto, rendere più efficiente la gestione complessiva di tali beni.

Conclusioni

L’iscrizione di un albero nell’elenco nazionale degli alberi monumentali porta con sé, oltre a diversi riconoscimenti previsti dalle leggi locali, anche una serie di vincoli diretti tra cui l’assoggettamento al vincolo paesaggistico (art. 136 c.1 del D.lgs 42/2004). Tuttavia, l’iscrizione nell’Elenco nazionale degli alberi monumentali, seppure possa essere considerata come la fase conclusiva di un procedimento amministrativo, deve essere intesa come l’inizio di un processo di valorizzazione che si esplica nella necessità di gestione nel tempo dell’albero stesso, col fine ultimo curarlo e salvaguardarlo. Quest’ultima considerazione, tuttavia, si è oggi probabilmente sviluppata in secondo piano poiché, dallo studio condotto in Provincia di Verona, gli alberi monumentali censiti risultano per la maggior parte in condizioni biostatiche ridotte ovvero nelle classi di propensione al cedimento C e C/D. Attraverso la metodologia V.T.A., infatti, è stato possibile valutare le condizioni bio-statiche degli alberi monumentali della Provincia di Verona, individuando per ogni albero i principali difetti bio-meccanici quindi la propensione al cedimento strutturale, parziale o totale. Di conseguenza, è stato possibile definire un primo report complessivo delle condizioni bio-statiche degli alberi monumentali veronesi, con l’obiettivo di verificarne lo stato di conservazione e valutarne anche le possibili relazioni con il luogo di radicazione. Dai risultati ottenuti, si osserva che soprattutto gli alberi monumentali che radicano in contesto urbano si trovano nella classe di propensione al cedimento peggiore, nella classe C/D. Tuttavia, in considerazione dello stato dei processi degenerativi in atto e dall’assenza di pregresse attività valutative di questo tipo, non risulta individuabile con certezza la correlazione causa-effetto necessaria per l’accertamento di eventuali illeciti perpetrati a danno di questi beni tutelati. A riguardo, l’attività investigativa in questo settore specifico, seppur richieda delle conoscenze tecniche approfondite che tengono conto della biologia e della meccanica degli elementi arborei, non può prescindere dalla necessità di condurre una costante attività di monitoraggio delle condizioni bio-statiche degli alberi. Il riconoscimento delle conseguenze negative di una azione dannosa o comunque di un intervento sull’albero monumentale, infatti, perderà efficacia tanto più velocemente quanto più sarà il tempo trascorso tra l’evento e la valutazione visiva. Tale considerazione, infatti, è conseguenza diretta della complessità del sistema albero, soprattutto se monumentale. Di conseguenza, la pianificazione di periodici controlli mediante valutazione bio-statica con metodica V.T.A. può costituire una strategia gestionale fondamentale non solo per monitorare nel tempo l’evoluzione delle condizioni dell’albero ma anche per vigilare sull’eventuale realizzazione di interventi illeciti o che comunque determinano l’insorgenza di danni sugli alberi stessi. Ruolo fondamentale, in questo processo gestionale, viene ovviamente ricoperto dai soggetti proprietari e gestori di tali beni che, in primis, hanno l’onere di mantenerli nelle migliori condizioni possibili o comunque assicurare che le esternalità da essi generate a vantaggio della collettività, siano mantenute nel tempo.

In conclusione, il riconoscimento della monumentalità di un albero non può e non deve essere un punto di arrivo ma deve associarsi alla lungimirante gestione del bene nella sua più ampia accezione, in cui l’espletamento di valutazioni bio-statiche con metodica V.T.A. costituisce un primo strumento gestionale e potenzialmente, nel caso si rendesse necessario, anche investigativo. In quest’ultimo caso, le funzioni esercitate dalla specialità forestale dell’Arma dei Carabinieri possono contribuire, come noto, alla tutela degli alberi monumentali ovvero alla loro più ampia valorizzazione nel corso del tempo, a beneficio della collettività.

 

[1] Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Masaf - Elenco degli alberi monumentali d'Italia.

[2] Istituito ai sensi della L. n. 10/2013 e del Decreto 23 ottobre 2014.

[3] D.lgs 42/2004, Art.136 - Immobili ed aree di notevole interesse pubblico, modificato dal D.lgs n. 63/2008.

[4] D.lgs 42/2004, Art.136 - Immobili ed aree di notevole interesse pubblico.

[5] Art. 7 della Legge n. 10 del 2013.

[6] Alberi monumentali d’Italia. 100 esempi di monumentalità ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 10 - MIPAAF.

[7] Pregio legato all’età e alle dimensioni, valore ecologico.

[8] D.lgs 177/2016 art. 7 c.2 lettera c). Art. 11, c.2 DM 23 ottobre 2014.

[9] Art. 11, c.2 DM 23 ottobre 2014.

[10] https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11260

[11] https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11260

[12] approvato con Decreto Dirigenziale prot. n. 0579238 del 04/11/2024 pubblicato in G.U. n. 265 del 12/11/2024.

[13] https://mattheck.de/1biographie.htm

[14] In Italia, l’attività di valutazione delle condizioni di stabilità, vegetative, e fitosanitarie degli alberi rientra tra le competenze dei dottori agronomi e dottori forestali come definite dalla legge 7 gennaio 1976, n. 3, modificata ed integrata dalla legge 10 febbraio 1992 n. 152 e dal DPR 5 giugno 2001, n. 328 all’art. 2, comma 1.

[15] https://www.isaitalia.org/images/stories/documenti/Indispensabili/protocollo_vta.pdf

[16] https://www.isaitalia.org/

[17] https://www.isa-arbor.com/

[18] https://www.isaitalia.org/documentazione/protocollo-sia-stabilita.html

[19] https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13732

[20] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[21] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[22] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[23] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[24] Standard Europeo di Potatura degli alberi. Versione italiana, 2021.

[25] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[26] Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.

[27] Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile.

 

Bibliografia

  • Aa.Vv., 2021 - Standard Europeo di Potatura degli alberi. Versione italiana.
  • Decreto 23 ottobre 2014 - Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento.
  • Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, 2017 - Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile - Comitato per lo sviluppo del verde pubblico.

    Testi di riferimento indicati dall’autore

  • Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 - Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137.
  • Decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 - Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio.
  • Direzione generale delle foreste - Regioni, 2020 - Linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali.
  • Legge 14 gennaio 2013, n. 10 - Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.
  • Mipaaf, 2018 - Alberi monumentali d’Italia. 100 esempi di monumentalità ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 10.

    Sitografia

  • https://mattheck.de/1biographie.htm
  • https://www.isaitalia.org/
  • https://www.isa-arbor.com/