Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

AREE PROTETTE, PARCHI E OASI
LE AREE NATURALI PROTETTE DI ROMA PER LA CONSERVAZIONE DEI MAMMIFERI TERRESTRI DELLA CITTÀ
27/07/2026

di Bruno CIGNINI [1], Marzio ZAPPAROLI [2], Giovanni AMORI [3], Leonardo ANCILLOTTO [3]
[1] Università di Roma Tor Vergata -Dip. Biologia, [2] Università della Tuscia - DIBAF, [3] CNR-IRET


Il sistema delle aree naturali protette di Roma risulta essere di grande importanza per la conservazione dei mammiferi terrestri. All’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA) sono state rilevate 42 specie, che rappresentano il 59% della fauna regionale. Le aree più significative per ricchezza di specie sono Insugherata (con oltre il 73% delle specie totali) e Veio (con il 69%), seguite da Valle dell’Aniene (oltre 61%) e Tenuta dei Massimi (oltre 59%), che svolgono quindi un ruolo chiave all’interno della rete ecologica cittadina. Tra gli eulipotifli risultano frequenti Talpa romana, Crocidura leucodon e C. suaveolens, mentre Erinaceus europaeus è praticamente ubiquitario. Tra i gruppi più rappresentati vi sono i chirotteri (14 specie), con Pipistrellus kuhlii e Hypsugo savii, ben diffusi, e presenze rilevanti, quali Eptesicus serotinus e Rhinolophus ferrumequinum, particolarmente concentrati nella Valle dell’Aniene. Tra i carnivori, Vulpes vulpes è ampiamente diffusa, mentre Meles meles e Mustela nivalis mostrano distribuzioni frammentate. Più rare le segnalazioni di Canis lupus e Martes martes, concentrate principalmente nelle aree più periferiche limitrofe al GRA. Tra i cetartiodattili, Sus scrofa è relativamente ben diffuso, mentre Capreolus capreolus è molto localizzato. Tra le specie di roditori forestali è da evidenziare Hystrix cristata, ben distribuita, Sciurus vulgaris e Muscardinus avellanarius, più localizzate.

 

The system of protected natural areas in Rome is of great importance for the conservation of terrestrial mammals. Within the Grande Raccordo Anulare (GRA), 42 species have been recorded, representing 59% of the regional fauna. The most significant areas in terms of species richness are Insugherata (with more than 73% of the total species) and Veio (with 69%), followed by Valle dell’Aniene (over 61%) and Tenuta dei Massimi (over 59%), which therefore play a key role within the city’s ecological network. Among eulipotyphlans, Talpa romana, Crocidura leucodon and C. suaveolens are frequent, while Erinaceus europaeus is virtually ubiquitous. Among the most represented groups are bats (14 species), with Pipistrellus kuhlii and Hypsugo savii being widespread, and important occurrences such as Eptesicus serotinus and Rhinolophus ferrumequinum, particularly concentrated in the Valle dell’Aniene area. Among carnivores, Vulpes vulpes is widely distributed, whereas Meles meles and Mustela nivalis show fragmented distributions. Records of Canis lupus and Martes martes are rarer and mainly concentrated in the more peripheral areas bordering the GRA. Among cetartiodactyls, Sus scrofa is relatively widespread, whereas Capreolus capreolus is highly localized. Among the forest rodents, noteworthy species include Hystrix cristata, which is well distributed, and Sciurus vulgaris and Muscardinus avellanarius, which are more localized.


La rete ecologica di Roma

Roma è la capitale più verde d’Europa (Cignini et al., 1995; Cignini, 2015; Cignini e Ielardi, 2010). La Rete Ecologica cittadina, il cui disegno definitivo è stato approvato con il Piano Regolatore Generale di Roma (2008), tutela un articolato sistema di aree verdi e agricole che, nel loro complesso, coprono una superficie di circa 86.000 ha. Questo valore rappresenta il 67% dell’intero territorio comunale, il quale ha un’estensione totale di 128.700 ha.

All’interno di tale Rete Ecologica, le aree naturali protette hanno un ruolo fondamentale per la tutela e la conservazione della biodiversità cittadina (Bologna et al., 1996, 1999; Buscemi et al., 1995; Carpaneto e Bologna, 1997; Cignini, 2020; Cignini, 2025) e dei valori storici e culturali del territorio (Sanfilippo, 2011). Attualmente, comprende 21 aree protette terrestri e una riserva marina. Le aree protette terrestri sono perlopiù localizzate nella fascia periurbana. Alcune di queste si incuneano però fin nelle zone più centrali della città (vedi avanti). Nel loro complesso, tali aree coprono una superficie totale di oltre 46.570 ha, che rappresenta il 36% del territorio comunale (Figura 1). L’unica riserva marina, non inclusa in questa discussione, è rappresentata dalle “Secche di Tor Paterno”, situata a circa 5 miglia nautiche al largo del litorale romano, a circa 12 m di profondità, tra Ostia e Torvaianica.

Scopo di questo lavoro è quello di mettere in evidenza il significato delle aree naturali protette della città di Roma entro il GRA, per quanto riguarda la tutela della diversità dei mammiferi.

Figura 1 (1)Figura 1 – Aree naturali protette di Roma afferenti a RomaNatura, di cui 11 ricadenti all’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA).












Lo sviluppo della città di Roma e le sue aree naturali protette

 

Roma è la più grande città italiana ed è una delle aree urbane più antiche d'Europa (Cignini et al., 1995; Cignini e Zapparoli, 1997). Attualmente, la sua estensione è di 128.700 ha, con una popolazione di circa 3 milioni di abitanti. Tra il 1750 e il 1870 la popolazione umana che abitava Roma aumentò da 150.000 a 200.000 abitanti, ma la maggior parte del suo sviluppo urbano si verificò dopo la Seconda Guerra Mondiale, come per molte città europee, tanto che la maggior parte dei cambiamenti nell'uso del suolo si è verificata tra il 1940 e il 1960. Una fase più recente di espansione urbana si è registrata anche nel decennio 1980-1990, caratterizzata per lo più da uno sviluppo abusivo o scarsamente regolamentato. Tra il 1950 e il 1990 i tassi annui di bonifica a Roma oscillavano tra il 3% e il 5%, scendendo a meno dell'1% nei primi anni 2000; i principali cambiamenti sono consistiti nella triplicazione delle superfici edificate, principalmente a scapito di estese aree agricole, zone umide e boschi, che si sono ridotti rispettivamente a circa il 30%, il 50% e il 60% della loro estensione originaria (v. ad es. Cignini et al., 1995).

Nel 1997, con legge della Regione Lazio n. 29, concernente norme in materia di aree naturali protette regionali, con l'obiettivo di tutelare il sistema delle aree naturali protette del Comune di Roma, è stato istituito l’Ente Regionale RomaNatura (Sanfilippo, 2009).

In Tabella 1 viene riportato l’elenco delle aree naturali protette terrestri ricadenti nel territorio del Comune di Roma all’interno del GRA, sia interamente (11 aree naturali protette afferenti a RomaNatura – Figura 1), sia parzialmente (Veio, Appia Antica). Si tratta di 13 aree di differente tipologia: due parchi regionali, due parchi regionali urbani, sette riserve naturali, due monumenti naturali.

Di seguito, si propone una panoramica delle aree naturali protette parzialmente o totalmente ricadenti all’interno del GRA, evidenziandone l’estensione, la collocazione geografica a livello locale e il ruolo rivestito all’interno della Rete Ecologica cittadina. Per ciascun settore vengono forniti anche alcuni riferimenti bibliografici di approfondimento quando disponibili (v. anche Cazzola, 2005; Aa. Vv., 2009; Cignini, 2020). Le aree vengono elencate partendo dal quadrante NW della città e procedendo in senso antiorario.

1. Parco Regionale di Veio (15.000 ha, di cui 6.000 ha nel Comune di Roma). Esteso cuneo verde di elevato valore naturalistico e storico-archeologico, situato nella periferia N della città, delimitato a E e W dai crinali percorsi rispettivamente dalla Via Flaminia e dalla Via Cassia (Somaschini et al., 2009; Monterosso et al., 2012).

2. Riserva Naturale dell’Insugherata (750 ha). Situata all’interno di uno dei più importanti corridoi ecologici della città, collega le aree protette più centrali (Pineto, Monte Mario) con il Parco Regionale di Veio a E, e le aree agricole di Casal del Marmo a W. Da un punto di vista morfologico e idrogeologico l’area è caratterizzata da tre valli, con i rispettivi fossi (Monte Arsiccio, Insugherata, Rimessola), che la percorrono trasversalmente in tutta la sua larghezza per confluire nella valle (e rispettivo fosso) dell’Acqua Traversa (Todini e Crosti, 2020; Della Rocca e Vignoli, 2009).

3. Riserva Naturale di Monte Mario (240 ha). Estesa lungo il versante W delle alture che sovrastano il Tevere nella zona più centrale della città e il monte che dà il nome alla riserva e che, con i suoi 140 m di altezza, è il rilievo più importante dei Colli della Farnesina (Iamonico e Lorenzetti, 2008).

4. Parco Regionale Urbano del Pineto (250 ha). Localizzato centralmente, a W del Tevere, compreso tra i quartieri di Balduina e Primavalle, è costituito principalmente da una vallata conosciuta storicamente come “Valle dell’Inferno”. Comprensorio di elevato valore naturalistico, rappresenta una delle più interessanti aree del territorio romano. Tra le sue peculiarità, è la presenza di estesi boschi relitti di sughera (Quercus suber L.) (Cignini, 1991).

5. Riserva Naturale Tenuta dell’Acquafredda (250 ha). Situata nel settore W della città, a ridosso del GRA, caratterizzata dalla presenza di aziende agricole di piccole e medie dimensioni, è circondata da quartieri densamente abitati (Boccea, Primavalle, Montespaccato). All’interno della Rete Ecologica cittadina riveste un ruolo rilevante, in quanto rappresenta il collegamento tra la Riserva Naturale dell’Insugherata, le aree agricole di Casal del Marmo e la R.N. della Tenuta dei Massimi (Cignini e Ielardi, 2010).

6. Riserva Naturale Valle dei Casali (470 ha). Nel settore semi-periferico W, si estende su un altopiano che raggiunge gli 80 m slm e che degrada verso il Tevere in una serie di collinette, caratterizzate da casali e ville storiche, tra cui la settecentesca Villa York. La valle, che conserva ancora un carattere agricolo, rappresenta un corridoio ecologico che collega le ampie pianure alluvionali della bassa valle del Tevere con il centro della città, attraverso Villa Pamphilj, il Gianicolo e l’Orto Botanico di Villa Corsini (Battisti e Mandolini, 2018).

7. Riserva Naturale Tenuta dei Massimi (870 ha). Nel settore SW della città, a W dei quartieri Corviale, Trullo e Pisana. Il paesaggio è caratterizzato da modesti rilievi solcati dal reticolo idrografico del Fosso della Magliana e in gran parte adibito a coltivi con presenza di residui boschetti a cerro (Quercus cerris L.) e roverella (Quercus pubescens Willd.). La sua collocazione in prossimità della Valle dei Casali, con cui realizza un continuum naturalistico, rinforza la funzione di corridoio ecologico che, attraverso le aree non edificate del settore W della città, collega il centro urbanizzato con la piana alluvionale del Tevere e le pianure costiere (Maccarese, Castel Fusano, Capocotta) (Battisti et al., 1998; Battisti, 2014).

8. Riserva Naturale Laurentino-Acqua Acetosa (250 ha). Nel quadrante semi-periferico S, tra la Via Pontina ed il comprensorio dell’Acqua Acetosa; delimitata a N dal quartiere Laurentino e a S dal GRA. L’area è caratterizzata da una valle centrale, lungo la quale scorre il fosso dell’Acqua Acetosa e dove si trova anche una sorgente di acqua minerale (Cignini e Ielardi, 2010).

9. Monumento Naturale Fosso della Cecchignola (100 ha). Importante lembo di Campagna Romana nel settore semi-periferico meridionale, a ridosso del Castello della Cecchignola. Boschetti di latifoglie si alternano a radure e costituiscono il raccordo tra le aree del Parco dell’Appia Antica e quelle della Riserva Naturale del Laurentino-Acqua Acetosa, situata subito a ridosso del GRA (Bajo e Di Noi, 2025).

10. Parco Regionale dell’Appia Antica (4.350 ha). Il Parco dell’Appia Antica rappresenta una delle più estese aree protette urbane in Europa (Iamonico, 2022). Si tratta di uno dei più importanti corridoi ecologici della città di Roma, formando nel settore SE un vero e proprio cuneo verde, che, senza soluzione di continuità, mette in collegamento le aree extra-urbane a ridosso del Comune di Ciampino con il centro della Capitale. Attraversato dal fosso Almone, si collega, oltre la Valle della Caffarella, con il Parco degli Scipioni, il Parco San Sebastiano, il complesso delle Terme di Caracalla e il Circo Massimo, per giungere fino al Palatino, al Foro Romano, al Campidoglio e al Tevere (Isola Tiberina) (Aa. Vv., 2002; Taffon et al., 2008; Mazza, 2009; Iamonico, 2022).

11. Monumento Naturale Lago ex Snia Viscosa (10 ha). Ubicato nel 2002 settore E della città, tra il Pigneto e Casal Bertone; è caratterizzato da un piccolo specchio d’acqua generatosi accidentalmente, che oggi si mantiene in equilibrio idrico grazie alla sottostante falda acquifera (Fosso della Marranella) venuta alla luce durante lavori di scavo (Battisti et al., 2017).

12. Riserva Naturale della Valle dell’Aniene (650 ha). Caratterizzata dalle numerose anse del Fiume Aniene, il quale, importante corridoio ecologico, percorre tutto il quadrante E della città fino a confluire nel Tevere all’altezza di Villa Ada (Cignini, 1996). All'interno della riserva sono presenti diversi biotopi di interesse naturalistico, quali il Pratone delle Valli, recentemente risistemato, le sorgenti dell’Acqua Vergine e la zona umida nel comprensorio della Cervelletta (Calvario et al., 1998).

13. Parco Regionale Urbano di Aguzzano (60 ha). Situato nel settore E della città, è percorso in tutta la sua lunghezza dal Fosso di San Basilio. È caratterizzato da una serie di lunghi viali alberati con filari di pini (Pinus pinea L.), pioppi (Populus x canadensis Moench) e platani (Platanus occidentalis L.). Costituisce, nell’ambito della rete ecologica cittadina, un importante corridoio di collegamento tra la Riserva Naturale della Marcigliana e la Riserva Naturale della Valle dell’Aniene (Cignini, 1992; Montemaggiori e Petrella, 2025, 2026).

 

tabella jpg (1)Tabella 1 - Elenco delle 13 aree naturali protette terrestri del Comune di Roma ricadenti all’interno del GRA (11 aree protette afferenti a RomaNatura + Veio e Appia Antica), acronimo utilizzato in Tabella 2, categorizzazione e superficie in ha.

Questo articolato sistema di aree naturali protette riveste un particolare valore naturalistico per la varietà di ambienti seminaturali che permettono la presenza di un elevato numero di specie vegetali e animali, che fanno della Capitale una tra le città più ricche in termini di biodiversità.

Infatti, i numerosi studi di ecologia urbana portati avanti negli ultimi decenni nell’area capitolina, in particolare le ricerche di base per la redazione dei Piani di gestione delle aree naturali protette di RomaNatura (Aa. Vv., 2001) e gli atlanti faunistici, hanno evidenziato la presenza di interessanti valori di biodiversità, sia in termini di habitat, sia in termini di specie e comunità, aspetto dovuto anche alla particolare posizione geografica dell’area, al centro della Campagna Romana, nella valle del Tevere, delimitata dai rilievi montuosi preappenninici e dalla costa tirrenica laziale.

Solo nell’area cittadina più centrale (Roma entro il GRA, 36.000 ha), le specie vegetali rilevate sono circa 1650 (20% della flora laziale) di cui, ad esempio, 444 nel Parco di Monte Mario e 714 in quello dell’Appia Antica; per quanto concerne i vertebrati, si hanno evidenze per 15 specie di pesci d’acqua dolce (25% dell’ittiofauna dulcacquicola italiana), 9 di anfibi (20% della batracofauna italiana), 16 di rettili (28% della erpetofauna italiana), 80 di uccelli nidificanti (33% dell’avifauna nidificante in Italia) di cui, ad esempio, 57 nel Parco dell’Appia Antica e 34 in quello di Aguzzano, e 42 di mammiferi terrestri (35% della teriofauna terrestre italiana) (vedi Attorre et al., 1997; Celesti Grapow, 1995; Celesti Grapow et al., 2013; Cignini et al., 1995; Cignini e Zapparoli, 1996; Bologna et al., 2003; Iamonico e Lorenzetti, 2008; Sorace, 2001, Taffon et al., 2008; Iamonico, 2022; Cignini, 2025 e dati inediti).

In questo articolo verranno presi in esame alcuni aspetti del popolamento dei mammiferi terrestri segnalati nelle aree naturali protette ricadenti entro il GRA allo scopo di fornire un quadro sintetico del popolamento teriologico e della sua distribuzione nelle aree protette di Roma.

Presenza e diffusione dei mammiferi terrestri nelle aree naturali protette ricadenti all’interno del GRA

I dati qui discussi sono stati desunti dalla banca dati dell’Atlante dei Mammiferi di Roma (Amori et al., in prep.), facendo riferimento a quelli raccolti negli anni 1951-2025. Si ricorda che tale banca dati è rappresentata da tutte le segnalazioni attuali e storiche, pubblicate o inedite, sia nella letteratura grigia che in quella scientifica e tecnico-scientifica sulla fauna dei mammiferi dell’area di studio, criticamente vagliata e validata dagli autori del presente articolo. In tutto si tratta di 2.585 record totali di presenza, così ripartiti (Tabella 2): eulipotifli (6 specie) = 562 record; chirotteri (14 specie) = 602 record; carnivori (6 specie) = 376 record; cetartiodattili (2 specie) = 57 record; roditori (12 specie) = 945 record; lagomorfi (2 specie) = 43 record.

L’area di studio è rappresentata dal territorio comunale ricadente all’interno del GRA ed è stata suddivisa in 360 celle con una griglia di 1 x 1 km. L’ordine tassonomico e la nomenclatura delle specie animali seguono Loy et al. (2025).

Nelle aree protette che ricadono entro il GRA, pari a 112 unità di rilevamento su 360 (31%), risultano segnalate 42 specie di mammiferi terrestri (Tabelle 2, 3).

 

tabella 2Tabella 2 - Elenco ed inquadramento tassonomico delle specie di mammiferi segnalate a Roma entro il GRA (periodo 1951-2025) (da Amori et al., in preparazione); * = specie introdotte.

Questo valore verosimilmente coincide con quello delle specie segnalate in tutto il Comune di Roma. Parliamo quindi del 63% dei mammiferi della Provincia di Roma (66 specie: Amori et al., 2009 escluse le specie marine), e del 59% dei mammiferi del Lazio (71 specie: Capizzi et al., 2012, escluse le specie marine).

 

 

 

tabella 3Tabella 3 -  Segnalazioni delle specie rilevate nelle aree naturali protette ricadenti entro il GRA di Roma.

Dal punto di vista faunistico, le aree protette più ricche, ovvero con il maggior numero di specie (S ≥ 50% delle specie di mammiferi entro GRA), sono la Riserva dell’Insugherata (73,8%), il Parco Regionale di Veio (69%), la Riserva della Valle dell’Aniene (61,9%), la Riserva della Tenuta dei Massimi (59,5%), il Parco dell’Appia Antica (54,7%), il Parco di Monte Mario (50%).

Considerando l’ordine degli eulipotifli (6 specie a Roma), le aree protette più ricche (S ≥ del 50% delle specie di questo gruppo entro GRA) sono Insugherata, Veio e Tenuta dei Massimi (S = 6 = 100%). Seguono Valle dell’Aniene e Appia Antica (S = 5 = 83,3%), Monte Mario, Valle dei Casali e Pineto (S = 4 = 66,6%).

La specie con il maggior numero di segnalazioni è Erinaceus europaeus, molto comune e ampiamente distribuita, presente in tutte le aree protette e nei territori esterni ad esse, in tutta l’area romana entro il GRA ed oltre. Talpa romana e Sorex samniticus rappresentano significative presenze poiché specie endemiche dell’Italia peninsulare. Entrambe risultano relativamente diffuse a livello locale, in particolare la talpa, presente in dieci aree protette su tredici. Seguono due crocidure, Crocidura leucodon e C. suaveolens, presenti in sette aree protette. Apparentemente meno frequenti risultano Suncus etruscus (7) e Sorex samniticus (5 aree protette). A parte T. romana e C. leucodon, specie tendenzialmente euriecie, le altre sono tipiche di ambienti semiaperti (C. suaveolens) o di formazioni vegetali termofile (S. samniticus) e xerofile (Suncus etruscus) mediterranee.

Il gruppo tassonomico più ricco di specie, per il quale però i dati disponibili sono generalmente scarsi, è quello dei chirotteri (14 specie). L’unica area protetta che ospita il 50% delle specie romane di questo gruppo è la Valle dell’Aniene (S = 7 = 50%).

Tra le specie più frequenti e diffuse nelle aree protette ricordiamo, a parte due vespertilionidi, Hypsugo savii e Pipistrellus kuhlii, specie antropofile molto diffuse a Roma (rispettivamente 54,1% e 50,2% delle celle totali) e quindi anche nelle aree protette, si ricordano due specie più localizzate, il vespertilionide Eptesicus serotinus, presente in cinque aree protette (Veio, Insugherata, Valle dei Casali, Appia Antica, Pineto) e il rinolofide Rhinolophus ferrumequinum, presente in due (Valle dell’Aniene, Appia Antica).

Considerando i carnivori (6 specie), le aree protette più ricche (S ≥ del 50% delle specie di carnivori entro GRA) comprendono Veio (100%), Insugherata (83,3%), Valle dell’Aniene e Tenuta dei Massimi (entrambe 66,6%), oltre al Parco dell’Appia Antica, di Monte Mario e della Valle dei Casali (tutte 50%).

In questo gruppo, la specie più diffusa risulta Vulpes vulpes, con segnalazioni provenienti da 67,2% delle celle (242/360). Benché le presenze di questo canide siano pressoché omogeneamente distribuite, sembrerebbero evidenziabili alcune lacune, come ad esempio nel Centro Storico e nel settore orientale della città, tra la Via Appia e la Via Tiburtina (v. anche Cignini e Riga, 1997). I mustelidi Meles meles e Mustela nivalis presentano distribuzioni apparentemente sovrapponibili, con presenze discontinue che interessano quasi esclusivamente le aree protette in tutti i settori, ad esclusione di quello orientale, da cui non risultano pervenute segnalazioni. Ancora più scarse sono le segnalazioni per i mustelidi Martes martes e Martes foina. Lo stesso vale per Canis lupus. Le poche osservazioni di cui disponiamo per lupo e martora riguardano aree protette disposte nei settori NW (Veio, Insugherata, in parziale continuità tra loro) e SW (Tenuta dei Massimi). Assai localizzate risultano le segnalazioni per la faina, di non facile interpretazione per la loro discontinuità e frammentarietà.

I cetartiodattili comprendono due sole specie, il suide Sus scrofa e il cervide Capreolus capreolus.

Entrambe sono in grado di utilizzare un’ampia varietà di habitat e da alcuni anni le popolazioni locali sono in fase di forte espansione territoriale. Il cinghiale è diffuso in otto delle tredici aree protette considerate (v. Monterosso et al., 2012; Todini e Crosti, 2020). Queste si trovano nel settore NW (Veio, Insugherata, Monte Mario, Pineto, Acquafredda, Tenuta dei Massimi), nel settore E (Valle dell’Aniene) e nel settore meridionale (Laurentino-Acqua Acetosa), nonché nelle aree limitrofe. Ovunque il cinghiale è considerato un elemento di forte disturbo per la vegetazione e il suolo. Il capriolo risulta invece segnalato solamente all’Insugherata e nella Tenuta dei Massimi, dove sembra essere relativamente localizzato. 

 

1 LupoAnche i roditori costituiscono un gruppo ben rappresentato, con 12 specie segnalate in tutto. Da questa analisi escludiamo le specie antropofile (i muridi Rattus rattus, Rattus norvegicus, Mus domesticus), ampiamente distribuite, e quelle recentemente introdotte, legate ad ambienti particolari (Myocastor coypus: zone umide) o localizzate (Eutamias sibiricus: Villa Ada, Villa Pamphilj; v. Benassi e Bertolino, 2011). Prendendo in considerazione le altre sette specie, tutte ad ecologia forestale senso lato, le aree protette più ricche (con numero di specie ≥ del 50% dei roditori forestali s.l. entro il GRA) includono Insugherata, Veio, Pineto, Tenuta dei Massimi, Monte Mario, tutte nel settore NW della città, e Valle dell’Aniene, a NE, con valori compresi tra 57,1% e 85,7%.

Tra i roditori forestali s.l., la specie più frequente risulta Hystrix cristata, presente in dodici aree protette su tredici ed ampiamente diffusa anche in altre aree della città (39,1% delle celle totali, v. anche Grano, 2016; Mori et al., 2022), ad eccezione del centro e del settore orientale dove non è stata mai segnalata. Tra i gliridi, Muscardinus avellanarius è presente in sei aree protette su tredici, mentre nel resto della città è più localizzato (9,4% delle celle totali). Da citare è anche Sciurus vulgaris, segnalato in sei aree protette su tredici (46,1%). Al di fuori delle aree protette risulta più localizzato (11,3% delle celle totali), principalmente nelle ville storiche di maggiore estensione (Villa Borghese, Villa Ada, Villa Pamphilj) (v. anche Buscemi et al., 2002).

Tra le restanti specie di roditori forestali s.l., il muride Apodemus sylvaticus e il cricetide Microtus savii risultano ben distribuiti, con modelli simili tra loro, che comprendono le aree protette più o meno contigue del settore occidentale della città, tra Veio-Monte Mario-Tenuta dei Massimi, mentre nel settore orientale, le segnalazioni si distribuiscono tra Appia Antica-Valle dell’Aniene-Aguzzano. Apparentemente escluse sono le zone di Torre Vecchia a W, Magliana Vecchia e Ardeatina a S, Centocelle e Torre Spaccata a S, Fidene e Talenti a NE. Il muride Apodemus flavicollis e il cricetide Myodes glareolus, risultano segnalati entro il GRA solo, rispettivamente, nelle riserve di Veio e dell’Insugherata.

I lagomorfi sono rappresentati da due specie, i leporidi Lepus europaeus e Oryctolagus cuniculus. Entrambe sono presenti nella Riserva dell’Insugherata, nella Tenuta dei Massimi e nel Parco dell’Appia Antica. Oryctolagus cuniculus è presente anche a Veio e nella Valle dell’Aniene. Nella maggior parte dei casi, se non in tutti, l’origine delle popolazioni locali di questa seconda specie è da far risalire a rilasci avvenuti ripetutamente negli anni. A Roma entro il GRA, potrebbe essere presente anche la lepre italica, Lepus corsicanus De Winton, 1898, elemento endemico dell’Italia centro-meridionale e della Sicilia, introdotta in Corsica e all’Isola d’Elba. Nel Lazio, la distribuzione delle due specie, morfologicamente molto simili tra loro, si sovrappone. A nostro avviso, la presenza di Lepus corsicanus nella Capitale, segnalata in aree limitrofe all’area di studio (es., Riserva Naturale Marcigliana: Cignini, 2020), deve essere però ancora accertata.

Per concludere, il quadro che si ricava da questa breve rassegna faunistica sui mammiferi delle aree naturali protette di Roma entro il GRA mette in evidenza almeno due aspetti:

 

1. il significativo ruolo nella conservazione della biodiversità che tali aree hanno a livello locale, pur con i loro limiti di collocazione nel territorio, poiché inserite in settori isolati o parzialmente connessi con l’esterno e già notevolmente compromessi dal punto di vista ambientale: nel loro complesso ospitano infatti un popolamento relativamente ricco, almeno a livello locale, comprendente 42 specie di mammiferi terrestri su 66 segnalate con regolarità nella Provincia di Roma (Amori et al., 2009, periodo 1991-2008) e 71 nel Lazio (Capizzi et al., 2012, periodo 1990-2011); si tratta di valori piuttosto alti, ben superiori ad una soglia percentuale arbitraria del 50%, pari a circa il 63% e 59% del popolamento provinciale e regionale rispettivamente;

 2 Volpe2. all’interno del popolamento dei mammiferi delle aree protette dell’area capitolina entro il GRA, è possibile riconoscere almeno sei differenti componenti – da considerarsi assolutamente di massima e indicative – ciascuna con diversa valenza dal punto di vista ecologico (es., per taglia, abitudini alimentari, preferenze ambientali), di ricchezza (es., numero di specie) e rappresentatività (es., numero di segnalazioni), come del resto già evidenziato da Zapparoli (2009) per l’area metropolitana della Capitale nel suo complesso; queste componenti possono essere così configurate:

 

 i) specie generaliste e molto adattabili (es., volpe, istrice, riccio, animali onnivori, di media taglia), regolarmente presenti soprattutto nei settori periferici più occidentali dell’area di studio; fanno parte di questo gruppo anche i roditori commensali dell’uomo (ratto nero, ratto grigio, topolino domestico); ad esse si potrebbero aggiungere altre specie più o meno tolleranti il disturbo antropico (es., tasso, anch’esso di media taglia, carnivoro piuttosto adattabile), oppure sinantrope e antropocore (es., mustiolo, insettivoro, e crocidura ventre bianco, insettivoro; entrambe di piccola taglia);

 

3 Riccio europeoii) specie più esigenti dal punto di vista ecologico, in qualche caso legate ad ecosistemi forestali, le cui segnalazioni sono scarse e riguardano soprattutto le aree periferiche della città, a regime alimentare genericamente insettivoro (es., talpa romana, crocidura minore, toporagno appenninico) o granivoro (es., moscardino, ghiro, arvicola rossastra), tutte di piccola taglia; in questo gruppo si può inserire qualche altra specie forestale ancor più rara in città, benché relativamente comune in ambito provinciale o regionale (es., martora, carnivoro di media taglia);

 

 iii) specie opportuniste e in generale dotate di una certa flessibilità ecologica (es., faina, donnola, entrambe carnivore, di media taglia, sinantrope anche in altre parti del Lazio e in Italia (Loy et al., 2025);

 

 iv) specie immesse in tempi recenti (es., lepre europea, coniglio selvatico) o alloctone (es., nutria, tamia siberiano), poco significative dal punto di vista ecologico, almeno a livello locale; a questo gruppo potrebbe essere assegnato anche lo scoiattolo comune di cui, a Roma, non esiste a quanto pare nessuna documentazione della sua presenza in epoca storica e la cui presenza potrebbe derivare da volontarie introduzioni a scopo amatoriale avvenute in epoca storica recente, contrariamente ad altre aree della Provincia le cui segnalazioni sono sicuramente da riferire a nuclei autoctoni;

 

4 Scoiattolo comunev) specie in fase di ricolonizzazione (es., lupo, cinghiale, capriolo), precedentemente estinte ma la cui presenza non era mai stata segnalata orientativamente fino alla prima decade degli anni Duemila, pur essendo stati osservati subito all’esterno del GRA (cinghiale: es., Castelfusano, Castelporziano, Decima Malafede, Trigoria, Infernetto, Casalpalocco, Ostia, Torvaianica; capriolo: Decima Malafede, Capocotta; lupo: Castel di Guido, Veio, Marcigliana, Decima Malafede); si tratta di elementi le cui dinamiche locali sono ancora difficilmente interpretabili con precisione ma senz’altro in larga parte legati ad aspetti gestionali e di trasformazione del territorio che si manifestano a scala territoriale più ampia, regionale o sovraregionale, e che, data l’estrema antropizzazione dell’area, per forza coinvolgono le aree metropolitane, in particolare per il cinghiale oggetto di introduzioni a scopo venatorio e a successiva espansione territoriale;

 

 vi) un discorso a parte meritano i chirotteri, gruppo di particolare interesse faunistico, ecologico e conservazionistico; le specie più frequenti risultano il pipistrello albolimbato e il pipistrello di Savi, entrambi antropofili e molto adattabili, i quali trovano sia nelle aree residenziali che nelle aree “verdi” siti idonei al rifugio e all’alimentazione (insettivora).

 

 

5 Pipistrello albolimbatoNelle aree protette della Capitale sono state tuttavia segnalate anche altre specie antropofile (es., pipistrello nano, molosso di Cestoni, serotino comune); scarse sono le segnalazioni per altre specie (es., rinolofo maggiore, rinolofo minore, vespertilio criptico, vespertilio smarginato, vespertilio maggiore, pipistrello di Nathusius, forestali; nottola comune, di ambienti aperti).



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