Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

AREE PROTETTE, PARCHI E OASI
I GIGANTI FRAGILI: FISIOLOGIA, SFIDE E STRATEGIE
24/02/2026
di Francesco FERRINI
Professore Ordinario di Arboricoltura e coltivazioni arboree - Università di Firenze

La gestione dei grandi patriarchi verdi, gli alberi monumentali, rappresenta una delle sfide più affascinanti e complesse dell'arboricoltura moderna. È ben noto che il ritmo di crescita di un albero subisce una metamorfosi radicale con l'avanzare dell'età, portando con sé profondi mutamenti fisiologici e morfologici. Tuttavia, ci troviamo di fronte a un paradosso scientifico: mentre la senescenza di singole cellule o organi, come le foglie, è stata oggetto di studi approfonditi, la ricerca sull'albero, inteso nella sua interezza, è ancora lacunosa. La causa risiede nella "mole" del soggetto di studio: la grande quantità di biomassa e la complessità dei processi biologici rendono difficile isolare i meccanismi di controllo dell'invecchiamento, accendendo spesso dibattiti e controversie tra gli esperti del settore.

Comprendere queste dinamiche non è un mero esercizio accademico, ma una necessità pratica: conoscere l'anatomia e la fisiologia dell'invecchiamento è fondamentale per calibrare le tecniche di gestione e valutare i loro effetti sull'equilibrio biomeccanico di questi esseri viventi.

The management of the great green patriarchs, monumental trees, represents one of the most fascinating and complex challenges in modern arboriculture. It is well known that a tree's growth rate undergoes a radical transformation with age, bringing with it profound physiological and morphological changes. However, we are faced with a scientific paradox: while the senescence of individual cells or organs, such as leaves, has been the subject of in-depth studies, research on the tree as a whole is still lacking. The reason lies in the "size" of the subject of study: the large amount of biomass and the complexity of biological processes make it difficult to isolate the mechanisms controlling aging, often sparking debates and controversies among experts in the field.

Understanding these dynamics is not merely an academic exercise, but a practical necessity: knowing the anatomy and physiology of aging is essential to calibrate management techniques and asses their effects on the biomechanical balance of these living beings.


immagine 1La biologia dell'invecchiamento: cosa accade "dentro" l'albero

Quando un albero invecchia, entra in una fase di risparmio energetico e di modificazione strutturale. Possiamo individuare tre macro-aree di cambiamento.

- Rallentamento metabolico: Si osserva una progressiva diminuzione della crescita vegetativa e dell'efficienza fotosintetica. Questo fenomeno è causato da un insieme di fattori: una ridotta attività degli enzimi, una fotosintesi meno brillante e una difficoltà crescente nel trasportare l'acqua (diminuzione della conduttività idraulica).
- Cambiamenti nella struttura del legno: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il legno degli alberi senescenti diventa solitamente più duro e denso a causa di un maggiore deposito di lignina e di una riduzione della cellulosa. Tuttavia, questa durezza porta con sé una "fragilità di cristallo": il legno diventa meno elastico e può essere più soggetto a rotture e attacchi fungini.
- Indebolimento delle difese: La capacità dell'albero di produrre barriere chimiche, come resine e gomme, diminuisce drasticamente. Questo "abbassamento delle difese naturali" rende gli esemplari vetusti molto più suscettibili all'attacco di insetti patogeni e funghi che degradano il legno.
A livello anatomico, assistiamo alla formazione del duramen, la parte interna del fusto ormai non più viva, che si impregna di sostanze chimiche protettive. Anche la chioma cambia aspetto: le foglie tendono a diventare più piccole e meno efficienti, a causa di una riduzione della superficie fogliare totale e del numero di cellule dedicate alla fotosintesi.

immagine 2Il dilemma della gestione: curare o sostituire?

Chi si occupa di alberi monumentali si scontra spesso con un dilemma etico ed economico: investire risorse per prolungare la vita di un esemplare vetusto o lasciarlo al suo destino per piantare un giovane albero? Sebbene nessuno investirebbe su un albero ormai irrecuperabile, ogni esemplare che conservi un valore biologico o storico merita attenzione e cura.

Un fattore cruciale è il contesto. In ambiente urbano, la vita di un albero monumentale è una corsa a ostacoli: rispetto ai consimili che vivono in natura, gli alberi di città subiscono stress multipli che ne accorciano la speranza di vita e impongono logiche di gestione molto più attente. Inoltre, va distinto se e come l'albero è stato gestito (potato, curato, ecc.) in passato o se è cresciuto liberamente, anche se le tecniche d'intervento moderne tendono a convergere.

immagine 3Tecniche di intervento: l'arte di ridurre lo stress


L'obiettivo di ogni intervento su un albero vetusto dovrebbe essere la riduzione degli stress, sia quelli intrinseci al sito (come un suolo compattato e/o povero di nutrienti e sostanza organica) che quelli estrinseci (es. siccità, malattie, calore). Possiamo riassumere la strategia in due azioni: mantenere l'albero in salute e stabilizzare l'ambiente che lo circonda.

Di seguito le principali tecniche operative:

La potatura

Non deve mai essere invasiva. Il suo scopo è rimuovere il "secco" o il "malato" e migliorare la struttura della chioma per ridurre lo stress idrico. È imperativo che sia eseguita da arboricoltori esperti: un taglio sbagliato su un albero vecchio può essere fatale. La regola, seppur empirica, è di non rimuovere più del 25% della superficie potenzialmente fotosintetizzante, ma occorre valutare caso per caso.

Irrigazione e fertilizzazione: un equilibrio delicato

Acqua: L'irrigazione è vitale, specialmente durante le siccità estive, per garantire la sopravvivenza. Tuttavia, l'eccesso è pericoloso quanto la carenza: bisogna evitare di "annegare" le radici creando asfissia.
Nutrienti: La fertilizzazione mira a fornire le energie necessarie, ma è un tema controverso. Bisogna ricordare che l'assorbimento dell'Azoto (N) dipende da una fotosintesi attiva; se la chioma è ridotta, l'albero assorbirà meno nutrienti.
Il rischio dell'azoto: Un eccesso di azoto può essere controproducente, poiché riduce la concentrazione di composti difensivi naturali, esponendo l'albero ai patogeni. La maggior parte degli autori concorda: concimare con parsimonia, preferibilmente con i fertilizzanti organici, e solo tra la tarda estate e l'inizio dell'autunno per favorire l'immagazzinamento delle riserve.

La pacciamatura: l'alleato silenzioso

Tra tutte le tecniche, la pacciamatura (copertura del suolo con corteccia, paglia o foglie) riveste un'importanza primaria. I suoi benefici sono molteplici e agiscono come una "medicina preventiva" per l'ecosistema radicale:
riserva idrica - trattiene l'umidità, riducendo la necessità di irrigare e proteggendo l'albero durante i picchi di calore;
isolante termico - protegge le radici dagli sbalzi termici eccessivi, sia in estate che in inverno, mantenendole vigorose;
scudo fisico - agisce come barriera contro l'erosione e i danni meccanici derivanti dal calpestio o dal passaggio di veicoli;
controllo della competizione - limita la crescita delle erbe infestanti che sottrarrebbero risorse all'albero;
miglioramento del suolo - decomponendosi, la pacciamatura organica arricchisce il terreno, migliorandone la struttura e favorendo la biodiversità.


tabellaConclusioni


Nonostante i grandi passi avanti nella fisiologia vegetale, dobbiamo ammettere che la nostra conoscenza sui processi di invecchiamento degli alberi non è ancora completa. Continuare a studiare l'evoluzione della senescenza è fondamentale. Solo comprendendo come gli stress biotici e abiotici influenzino la vitalità dei giganti verdi, potremo definire le tecniche migliori per preservarli, garantendo che questi monumenti viventi continuino a raccontare la loro storia.


Testi di riferimento indicati dall’autore

-Clark, J.R., Matheny, N., 1991 - Management of mature trees. Journal of Arboriculture, 17: 173–184.

-Ferrini F., 2004 - Management of monumental trees: review on the effects on physiological balance and on tree biomechanics. Atti International Congress “Trees of History”. Torino 1-2 Aprile 2004 (Invited paper):99-108.

-Ferrini F., 2011 - Una storia senza fine: alberi monumentali e stabilità. Acer, 1:22-26.

-Ferrini F., 2011 - Gestione degli alberi monumentali. Bullettino della Società Toscana di Orticoltura, 3:22-25.

-Ferrini F., 2015 - Introduction to Veteran Trees. SCA Today Magazine. Vol. 20, 2:10-11.

-Ferrini F., 2015 - Practical Management of Veteran Trees. SCA Today Magazine. Vol. 20, 3:6-10.

-National Arborist Association (NAA), 2004 - Type of pruning depends on the age of tree. http://www.natlarb.com.

-Read, H. J., 2000 - Veteran trees: a guide to good management. Veteran Trees Initiative, English Nature, Peterborough.