Introduzione
Il programma Oasi del WWF Italia è un sistema di aree protette complesso e articolato, primo in Italia gestito da un’associazione privata e tra i primi in Europa. In oltre 50 anni sono state istituite più di 100 Oasi, andando a tutelare più di 27.000 ettari (ha) di territorio e contribuendo alla conservazione di specie e habitat e al recupero ambientale (Oasi WWF in Italia - Tutte le aree protette del nostro Paese, WWF Italia), in aggiunta e/o sinergia con il sistema di Aree Naturali Protette Nazionale ed Europeo. In tale contesto si pone l’Oasi WWF Montagna di Sopra, istituita nel 2000 e situata in Campania sui Monti del Partenio, nel Sud-Italia. La dorsale, infatti, fa parte dell’Appennino meridionale e costituisce sia un Parco Regionale (EUAP0954) che un Sito Natura 2000 (ZSC-Dorsale dei Monti del Partenio: IT8040006). L’Oasi ricade completamente nel territorio comunale di Pannarano (BN), con un’estensione pari a circa 312 ettari (ha) che copre un dislivello altitudinale compreso tra gli 800 e i 1.598 m s.l.m. del Monte Acerone di Avella, cima più alta del gruppo montuoso (Oasi WWF Montagna di Sopra, WWF Italia). L’area rientra principalmente nella Zona B (Riserva Generale) del Parco e in Zona A (Riserva Integrale) solo per i versanti nord della “Cresta dei Monti di Avella” [Fig.1] (Regione Campania, D.P.G.R. n. 780/2002). L’intera Oasi si configura come una faggeta appenninica dell’Italia meridionale (CORINE: 41.18) (Bagnaia et al., 2017), classificata anche come Habitat di Interesse Comunitario prioritario ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE, All. I): Faggeti Appenninici con Taxus e Ilex (9210*) (Regione Campania – Direzione Generale per la Difesa del Suolo e l’Ecosistema, 2024). Nonostante il pregio naturalistico riconosciuto, non esiste alcun lavoro sulla biodiversità vegetale dell’Oasi. Questa lacuna si inserisce in un contesto più ampio esteso a tutto il Partenio, dal momento che in letteratura sono presenti solo due lavori in merito. Il primo è incentrato sulla flora dei prati al di sopra del Santuario di Montevergine, tra i comuni di Mercogliano e Summonte in provincia di Avellino (Cucchi, 1951), il secondo copre un’area maggiore ma comunque limitata al territorio di competenza dell’allora Comunità Montana del Vallo di Lauro e Baianese (Moraldo e La Valva, 1989). Questo studio ha lo scopo di fornire una checklist aggiornata della flora vascolare della fustaia di faggio dell’Oasi WWF Montagna di Sopra, che ne rappresenta la struttura più diffusa, ma anche di caratterizzare gli habitat riscontrati.
Figura 1: Parco Regionale del Partenio, ZSC-Dorsale dei Monti del Partenio e Oasi WWF Montagna di Sopra.
Geologia
La dorsale dei Monti del Partenio è caratterizzata da unità carbonatiche riferibili alla catena appenninica, all’interno delle quali si inserisce l’unità tettonica dei Monti di Avella. L’assetto geologico affiorante è dominato dalla formazione dei calcari a radiolariti, costituita da calcari e calcari dolomitici di colore grigio, biancastro o avana, organizzati in strati medi–spessi con frequenti intercalazioni di dolomie grigie, risalente al Cretacico superiore. Al di sopra di tale formazione poggia l’unità di Piano delle Selve, caratterizzata da depositi piroclastici da caduta costituiti da ceneri di colore variabile (dal giallo ocra, al bruno e al rossiccio) e lapilli, riconducibili prevalentemente al fall-out delle eruzioni pliniane del complesso eruttivo Somma–Vesuvio. Al di sotto dei calcari a radiolariti affiorano i calcari a requienie e gasteropodi, rappresentati da calcari e calcari dolomitici di colore grigio avana o biancastro, in strati medi–spessi; più in profondità si rinvengono ulteriori successioni di calcari e calcari dolomitici caratterizzati da differenti associazioni fossilifere e paleoindicatori (Regione Campania – Direzione Generale per la Difesa del Suolo e l’Ecosistema, 2024).
Idrologia
Il reticolo idrografico dell’Oasi è costituito da corsi d’acqua a carattere prettamente torrentizio, organizzati in una serie di impluvi confluenti nel Fosso Cerretello [Fig.1] (Regione Campania, 2009)
Clima
Il sito ricade nella Regione Biogeografica Mediterranea (Regione Campania – Direzione Generale per la Difesa del Suolo e l’Ecosistema, 2024). L’inquadramento climatico è stato definito sulla base dei dati relativi all’ultimo trentennio climatologico di riferimento (1991–2020) rilevati presso la storica stazione meteorologica di Montevergine, ubicata a circa 5 km dall’Oasi per un dislivello positivo di circa 100 m di quota (1.280 m s.l.m.). Nel periodo 1991–2020 la temperatura media annua è pari a 9,2 °C, mentre le precipitazioni cumulate medie annue ammontano a 1672,2 mm di pioggia. Il mese più freddo è febbraio (1,3 °C) e il più caldo agosto (18,8 °C). Il regime pluviometrico presenta un massimo autunnale con picco in novembre (240,2 mm) e un minimo estivo in agosto (49,4 mm) (Capozzi et al., 2020), configurando un andamento tipicamente mediterraneo con periodo di aridità estiva. I dati registrati presso la stazione meteorologica dell’Oasi (1.185 m s.l.m.), inaugurata nel 2020 (http://www.mvobsv.org/oasipannarano/), evidenziano per il biennio 2024–2025 una temperatura media annua di 10,4 °C e precipitazioni totali medie pari a 2009,0 mm di pioggia. Il mese più freddo è gennaio (3,0 °C) e il più caldo luglio (19,9 °C); il massimo pluviometrico si registra in novembre (274,0 mm), mentre il minimo in giugno (14,7 mm) [Tab.1]. Pur trattandosi di una serie temporale limitata e non direttamente confrontabile con il trentennio climatologico di riferimento, il biennio mostra una distribuzione stagionale delle temperature e delle precipitazioni coerente con un clima mediterraneo montano, caratterizzato da un picco pluviometrico autunnale e da una marcata riduzione delle precipitazioni nel periodo estivo, mentre i valori più bassi e più elevati di temperatura media mensile nel corso dell’anno si collocano rispettivamente nella stagione invernale ed estiva.
Tabella 1: Temperature e precipitazioni medie del trentennio climatico 1991-2020 e del biennio 2024-2025.
Materiali e Metodi
Il monitoraggio floristico è stato condotto nell’arco di un anno, dal 10/09/2024 al 12/11/2025 [Tab. 2], in modo tale da coprire un intero ciclo fenologico annuale. L’area studio interessa quasi 38 ha, delimitati dal sistema sentieristico dell’Oasi: Percorso Natura ad anello “La Cincia Mora” (≈ 1.8 km), il belvedere “Osservatorio Rapaci” (≈ 120 m), il sentiero “Quattro Vie” (≈ 3 km) e il tratto corrispondente della “Strada Carlangiona” (≈ 2 km) [Fig. 1], per un dislivello altitudinale pari a 200 m compreso tra 1.050 e 1.250 m di quota (s.l.m.).
Tabella 2: Numero e date dei rilievi floristici per stagione-anno.
I rilievi floristici sono stati effettuati mediante sopralluoghi ripetuti nel corso delle diverse stagioni, percorrendo sistematicamente la rete sentieristica che delimita l’area di studio. La ripetizione stagionale dei rilievi ha consentito di intercettare le specie nelle differenti fasi fenologiche durante l’intero periodo di monitoraggio. La raccolta dei dati è avvenuta tramite osservazione diretta in campo, registrando le entità rilevate secondo un criterio qualitativo di presenza/assenza, senza effettuare stime quantitative di abbondanza, densità o copertura. Per ciascuna specie osservata è stata acquisita documentazione fotografica, successivamente caricata sulla piattaforma iNaturalist nell’ambito del progetto dedicato “Oasi WWF Montagna di Sopra – Pannarano (BN)” (https://inaturalist.nz/projects/oasi-wwf-montagna-di-sopra-pannarano-bn).
Risultati e Discussione
Checklist flora vascolare
-Pteridophyta
- Aspleniaceae
Asplenium ceterach L. (H ros; Eurasiat.)
Asplenium onopteris L. (H ros; Medit.-Macarones.)
Asplenium scolopendrium L. (H ros; Circumbor.)
Asplenium trichomanes L. (H ros; Cosmop.)
- Dennstaedtiaceae
Pteridium aquilinum (L.) Kuhn (G rhiz; Cosmop.)
- Dryopteridaceae
Athyrium filix-femina (L.) Roth (H ros; Subcosmop.)
Dryopteris filix-mas (L.) Schott (G rhiz; Subcosmop.)
Polystichum setiferum (Forssk.) T. Moore ex Woyn. (G rhiz; Euri-Medit.)
- Polypodiaceae
Polypodium vulgare L. (H ros; Paleotemp.)
-Pinophyta
- Taxaceae
Taxus baccata L. (P scap; Medit.-Mont.)
-Magnoliophyta
- Amaryllidaceae
Allium ursinum L. (G bulb; Eurasiat.)
Galanthus nivalis L. (G bulb; Europ.-Caucas.)
- Apiaceae
Chaerophyllum temulum L. (T scap; Eurasiat.)
Ferula communis L. (H scap; S-Medit.)
Pimpinella tragium Vill. (Ch suffr; Medit.-Turan.)
Sanicula europaea L. (H scap; Paleotemp.)
- Aquifoliaceae
Ilex aquifolium L. (P caesp; Submedit.)
- Araliaceae
Hedera helix L. (P lian; Submedit.)
- Asparagaceae
Polygonatum multiflorum (L.) All. (G rhiz; Euroasiat.)
Ruscus hypoglossum L. (G rhiz; W-Medit.)
Scilla bifolia L. (G bulb; Europ.-Caucas.)
- Asteraceae
Arctium nemorosum Lej. (H bienn; Europ.)
Centaurea deusta Ten. (H bienn; Appenn.)
Cirsium vulgare (Savi) Ten. (H bienn; Subcosmop.)
Hieracium racemosum Waldst. & Kit. ex Willd. (H scap; Europ.-Caucas.)
Mycelis muralis (L.) Dumort (H scap; Europ.-Caucas.)
Pentanema squarrosum (L.) D. Gut. Larr., Santos-Vicente, Anderb., E. Rico & M.M. Mart. Ort. (H bienn; Centroeurop.)
Senecio ovatus (G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.) Willd. subsp. stabianus (Lacaita) Greuter (H scap; Endem. Ital.)
Solidago virgaurea L. (H scap; Circumbor.)
Tanacetum parthenium (L.) Sch. Bip. (H scap; Eurasiat.)
- Boraginaceae
Myosotis sylvatica Hoffm. (H scap; Paleotemp.)
- Brassicaceae
Alliaria petiolata (M. Bieb.) Cavara & Grande (H bienn; Paleotemp.)
Arabis collina Ten. (H scap; Orof. Medit.)
Cardamine bulbifera (L.) Crantz (G rhiz; Centroeurop.)
Cardamine heptaphylla (Vill.) O. E. Schulz (G rhiz; SW-Europ.)
Pseudoturritis turrita (L.) Al-Shehbaz (H bienn; S-Europ.)
- Campanulaceae
Campanula persicifolia L. (H scap; Eurasiat.)
Campanula rapunculus L. (H bienn; Paleotemp.)
Campanula trachelium L. (H bienn; Paleotemp.)
- Caprifoliaceae
Scabiosa columbaria L. (H scap; Eurasiat.)
- Caryophyllaceae
Moehringia trinervia (L.) Clairv. (H scap; Eurasiat.)
Cerastium tomentosum L. (Ch suffr; Endem. Ital.)
Rabelera holostea (L.) M. T. Sharples & E. A. Tripp (H scap; Europ.-Caucas.)
Silene vulgaris (Moench) Garcke (H scap; Subcosmop.)
Stellaria neglecta Weihe (T scap; Paleotemp.)
Stellaria nemorum L. (H scap; Europ.-Caucas.)
- Cistaceae
Helianthemum nummularium (L.) Mill. subsp. tomentosum (Scop.) Schinz & Thell. (Ch suffr; Europ.-Caucas.)
- Colchicaceae
Colchicum lusitanum Brot. (G bulb; W-Medit.)
- Crassulaceae
Sedum hispanicum L. (H scap; SE-Europ.)
- Cyperaceae
Carex sylvatica Huds. (H caesp; Eurasiat.)
- Euphorbiaceae
Euphorbia amygdalides L. (Ch suffr; Europ.-Caucas.)
- Fabaceae
Astragalus glycyphyllos L. (H rept; Europ.)
Cytisus scoparius (L.) Link (P caesp; Europ.)
Hippocrepis emerus Mill. (P caesp; Europ.-Caucas.)
Lathyrus pratensis L. (H scap; Paleotemp.)
Lathyrus venetus (Mill.) Wohlf. (G rhiz; Euri-Medit.-Nordorient.)
Trifolium campestre Schreb. (T scap; Paleotemp.)
Trifolium pratense L. (H scap; Subcosmop.)
Vicia cracca L. (H scap; Eurasiat.)
- Fagaceae
Fagus sylvatica L. (P scap; Centroeurop.)
- Geraniaceae
Geranium robertianum L. (T scap; Subcosmop.)
Geranium versicolor L. (G rhiz; Anfiadriat./NE-Medit.)
- Hypericaceae
Hypericum montanum L. (H caesp; Europ.-Caucas.)
Hypericum perforatum L. (H scap; Subcosmop.)
- Juncaceae
Luzula sylvatica (Huds.) Gaudin (H caesp; Orof. SE-Europ.)
- Lamiaceae
Ajuga reptans L. (H rept; Europ.-Caucas.)
Clinopodium vulgare L. (H scap; Circumbor.)
Galeopsis pubescens Besser (T scap; Centroeurop.)
Lamium garganicum L. (H scap; Medit.-Mont.)
Salvia glutinosa L. (H scap; Orof. Eurasiat.)
Stachys sylvatica L. (H scap; Eurosiber.)
Teucrium chamaedrys L. (Ch suffr; Euri-Medit.)
Ziziphora acinos (L.) Melnikov (T scap; Euri-Medit.)
- Oleaceae
Fraxinus ornus L. (P scap; Euri-Medit.-Sett.)
- Onagraceae
Circea lutetiana L. (H scap; Circumbor.)
Epilobium montanum L. (H scap; Eurasiat.)
- Orchidaceae
Cephalantera rubra (L.) Rich. (G rhiz; Eurasiat.)
Epipactis helleborine (L.) Crantz (G rhiz; Paleotemp.)
Limodorum abortivum (L.) Sw. (G rhiz; Euri-Medit.)
Neottia nidus-avis (L.) Rich. (G rhiz; Eurasiat.)
- Orobanchaceae
Lathraea clandestina L. (G rhiz; Euri-Medit.-Occid.)
- Plantaginaceae
Digitalis micrantha Roth ex Schweigg. (H scap; Endem. Ital.)
Linaria purpurea (L.) Mill. (H scap; Endem. Ital.)
Veronica montana L. (H rept; Centroeurop./W-Europ.)
Veronica serpyllifolia L. (H rept; Subcosmop.)
- Poaceae
Brachypodium sylvaticum (Huds.) P. Beauv. (H caesp; Paleotemp.)
Dactylis glomerata L. (H caesp; Paleotemp.)
Festuca heterophylla Lam. (H caesp; Europ.-Caucas.)
Hordelymus europaeus (L.) Harz (H caesp; Europ.-Caucas.)
Milium effusum L. (G rhiz; Circumbor.)
- Primulaceae
Cyclamen hederifolium Aiton (G bulb; Steno-Medit.-Sett.)
- Ranuncolaceae
Anemone apennina L. (G rhiz; SE-Europ.)
Clematis vitalba L. (P lian; Europ.-Caucas.)
Ranunculus lanuginosus L. (H scap; Europ.-Caucas.)
- Rosaceae
Aremonia agrimonoides (L.) DC. (H ros; Orof. NE-Medit.)
Rosa canina L. (NP; Paleotemp.)
Rubus canescens DC. (P caesp; Euri-Medit.-Sett.)
Rubus hirtus Waldst. & Kit. Group (NP; Centroeurop.)
Rubus ulmifolius Schott (P caesp; Euri-Medit.)
- Rubiaceae
Galium laevigatum L. (H scap; Alpico-Appenn.)
Galium lucidum All. (H scap; Euri-Medit.)
Galium odoratum (L.) Scop. (G rhiz; Eurasiat.)
- Salicaceae
Salix caprae L. (P scap; Eurasiat.)
- Sapindaceae
Acer pseudoplatanus L. (P scap; Europ.-Caucas.)
- Saxifragaceae
Saxifraga rotundifolia L. (H scap; Orof. S-Europ.)
- Scrophulariaceae
Scrophularia nodosa L. (H scap; Circumbor.)
- Solanaceae
Atropa bella-donna L. (H scap; Medit.-Mont.)
- Thymelaeaceae
Daphne laureola L. (P caesp; Submedit.)
- Viburnaceae
Sambucus ebulus L. (G rhiz; Euri-Medit.)
Sambucus nigra L. (P caesp; Europ.-Caucas.)
- Violaceae
Viola alba Besser (H ros; Euri-Medit.)
Viola cassinensis Strobl subsp. pseudogracilis (A. Terracc.) Bartolucci, Galasso & Wagens. (H scap; Endem. Ital.)
Viola reichenbachiana Jord. ex Boreau (H scap; Eurosiber.)
La checklist della flora vascolare annovera un totale di 113 specie raggruppate in 98 generi e 45 famiglie (Pignatti, 2017). Le pteridofite sono rappresentate da 9 specie distribuite in 4 famiglie, mentre per le gimnosperme è presente solo Taxus baccata L.; tra le angiosperme la famiglia più rappresentata in termini di ricchezza in specie è quella delle Asteraceae (8%), seguita da Lamiaceae e Fabaceae (7%), mentre il singolo contributo delle altre famiglie va dal 5% in giù.
Corologia
Il numero di gruppi corologici individuati, secondo le categorie proposte da Pignatti (2017), ammonta a 34:
Alpico-Appenn. (Alpi e Appennini)
Anfiadriat. (Anfiadriatico)
Appenn. (Appennini)
Centroeurop. (Centroeuropee)
Circumbor. (Circumboreali)
Cosmop. (Cosmopolite)
Endem. Ital. (Endemiche Italiane)
Eurasiat. (Eurasiatiche)
Euri-Medit. (Eurimediterranee)
Euri-Medit.-Nordorient. (Eurimediterranee Nordorientali)
Euri-Medit.-Occid. (Eurimediterranee Occidentali)
Euri-Medit-Sett. (Eurimediterranee Settentrionali)
Europ. (Europee)
Europ.-Caucas. (Europa e Caucaso)
Eurosiber. (Eurosiberiane)
Medit.-Macarones (Mediterraneo e Macaronesia)
Medit.-Mont. (Mediterranee Montane)
Medit.-Turan. (Mediterraneo-Turanico)
NE-Medit. (Nordest Mediterranee)
Orof. Eurasiat. (Orofite Euroasiatiche)
Orof. Medit. (Orofite Mediterranee)
Orof. NE-Medit. (Orofite Nordest-Mediterranee)
Orof. SE-Europ. (Orofite Sudest-Europee)
Orof. S-Europ. (Orofite Sud-Europee)
Paleotemp. (Paleotemperate)
SE-Europ. (Sudest-Europee)
S-Europ. (Sud-Europee)
S-Medit. (Sud-Mediterraneo)
Steno-Medit.-Sett. (Steno-Mediterranee Settentrionali)
Subcosmop. (Subcosmopolite)
Submedit. (Submediterranee)
SW-Europ. (Sudovest-Europee)
W-Europ. (Ovest-Europee)
W-Medit. (Ovest-Mediterranee)
Lo spettro corologico [Graf.1] risulta coerente con la posizione geografica dell’Oasi. Le entità Europeo-Caucasiche (15%), Euroasiatiche (13,3%) e Paleotemperate (11,5%), assieme a Circumboreali (5,3%) e Centroeuropee (4,9%), costituiscono oltre il 50% delle specie presenti, delineando una flora tipica della fascia temperata dell’emisfero boreale legata al contesto continentale europeo. Tale composizione è riconducibile alle condizioni climatiche della fascia montana in funzione dall’altitudine. Ad un gradiente altitudinale crescente, infatti, corrisponde una progressiva riduzione della temperatura atmosferica di circa 0,55 K/100 m di quota secondo il gradiente adiabatico universale, che equivale a sua volta ad uno spostamento latitudinale di 100 km verso il Polo Nord. Alla componente altitudinale si può aggiungere anche quella storica, riguardante il ruolo giocato dalle catene montuose dell’Europa meridionale come corridoio di migrazione e rifugio durante le oscillazioni climatiche del Quaternario (Theurillat et al., 2007). L’appartenenza alla regione biogeografica Mediterranea è ben rappresentata dalle Eurimediterranee (7,1%) e dalle altre categorie corologiche che nel complesso caratterizzano l’Europa meridionale mediterranea non strettamente costiera. La presenza di gruppi corologici europei e mediterranei, sia occidentali sia orientali, è inoltre in linea con la posizione centrale dell’Italia meridionale nel Mar Mediterraneo. In particolare, le categorie orientali sono leggermente più rappresentate, in accordo con la stretta relazione orogenetica e biogeografica tra l’Appennino meridionale e il corrispettivo balcanico (Minelli, 2006). La componente di Mediterranee Montane, Orofite e Alpine e/o Appenniniche (9,7%), infine, definisce un ambiente montano associabile all’Appennino meridionale, la cui composizione floristica integra elementi temperati, mediterranei e montani. Per quanto riguarda le specie Cosmopolite e Subcosmopolite, esse rappresentano complessivamente l’8,9% del contingente floristico. Di queste, solo cinque subcosmopolite (su un totale di 8) sono chiaramente riconducibili a contesti disturbati (Cirsium vulgare (Savi) Ten., Hypericum perforatum L., Silene vulgaris (Moench) Garcke, Trifolium pratense L., Veronica serpyllifolia L.), corrispondendo al 4,4% delle specie totali e rappresentando la quota potenzialmente associabile alla pressione antropica. Se confrontato con la componente delle Endemiche Italiane (4,4%), questo valore suggerisce una proporzione numericamente simile che va tuttavia interpretata in relazione alla distribuzione spaziale delle singole specie. Quelle legate al disturbo, infatti, sono strettamente confinate lungo i sentieri soggetti a una moderata fruizione turistica. Considerando anche la totale assenza di specie esotiche, il quadro complessivo suggerisce un valore conservazionistico rilevante, strettamente correlato alla presenza e distribuzione spaziale di specie autoctone ed endemismi.
Grafico 1: Spettro corologico (Altro = Anfiadriat. >0.4% + NE-Medit. >0,4% + W-Europ. >0.4%).
Habitat
L’Oasi nel complesso si presenta come una faggeta disetanea, ma in cui è possibile distinguere tre strutture (o classi economiche) derivanti dalle utilizzazioni passate: A, B e C [Fig,2]. In particolare, l’area indagata è caratterizzata da una fustaia di faggio (Fagus sylvatica L.) con un’età media di 68 anni, risultato di una passata forma di governo a ceduo matricinato ed anche la struttura più diffusa in Oasi (Regione Campania, Comune di Pannarano, Piano di Gestione Forestale, 2023). A questa componente predominante si aggiungono anche piccoli gruppi di individui appartenenti a fasce d’età inferiore, mentre i faggi che si avvicinano o superano il centenario sono sporadici e/o si limitano agli “alberi monumentali” riconosciuti dalla Regione Campania (Elenco Alberi Monumentali, Assessorato Agricoltura Campania). Questa struttura è frequente nelle faggete dell’Italia meridionale, come conseguenza di tipo di taglio molto inteso, con pochi alberi da seme lasciati (circa 50 per ettaro), che è stato condotto tra il XIX e il XX secolo inoltrato. I boschi risultanti mostrano oggi diverse strutture, tra cui faggete pure coetanee con grandi alberi secolari sporadici, attestandosi come le formazioni forestali con il numero relativamente più elevato di “alberi monumentali" in Italia (Nocentini, 2009).
Figura 2: Classi economiche e rispettive particelle forestali per i boschi di faggio del Comune di Pannarano.
Prendendo in considerazione i requisiti caratterizzanti l’Habitat 9210* (Angelini et al., 2016), la fustaia di faggio mostra fenomeni di rinnovazione naturale in atto e vi è una presenza significativa di necromassa legnosa al suolo rappresentata principalmente da rami di piccole e medie dimensioni, a cui si aggiungono saltuariamente rami di maggior grandezza, tronchi spezzati e giovani individui sradicati e/o schiantati. Manca una componente vetusta significativa, rappresentata da alberi di grandi dimensioni, vecchi e senescenti o morti in piedi, che fungono da habitat elettivo per l’entomofauna saproxilica di fatto non riscontrata. La presenza al di sotto della copertura arborea di tasso (Taxus baccata L.) e agrifoglio (Ilex aquifolium L.) è nel complesso ben consolidata, con fenomeni di rinnovazione in atto. Tuttavia, mentre l’agrifoglio è più frequente del tasso lungo il Percorso Natura “Cincia Mora”, questa tendenza si inverte lungo il tragitto “Quattro Vie – Strada Carlangiona” dove compare anche il salicone (Salix caprae L.), probabilmente per la condizione di maggiore umidità. Il sottobosco è ben strutturato, con una presenza consistente di entità nemorali e geofite tipiche e/o diagnostiche dell’habitat forestale in questione (Minelli, 2006; Angelini et al., 2009). Tra le prime si annoverano Aremonia agrimonioides (L.) DC., Atropa bella-donna L., Daphne laureola L., Digitalis micrantha Roth ex Schweigg. (Endem. Ital.; LC-Lista Rossa della Flora Italiana) (Rossi et al. 2020), Epilobium montanum L., Euphorbia amygdaloides L., Geranium robertianum L., Hedera helix L., Luzula sylvatica (Huds.) Gaudin, Moehringia trinervia (L.) Clairv., Mycelis muralis (L.) Dumort, Myosotis sylvatica Hoffm., Ranunculus lanuginosus L., Rubus hirtus Waldst. & Kit. Group, Sanicula europaea L., Senecio ovatus (G. Gaertn., B. Mey. & Scherb.) Willd. subsp. stabianus (Lacaita) Greuter (Endem. Ital.; LC-Lista Rossa della Flora Italiana) (Rossi et al. 2020), Stachys sylvatica L., Veronica montana L., Viola reichebachiana Jord. ex Boreau. Tra le geofite si segnalano Allium ursinum L., Anemone apennina L., Cardamine bulbifera (L.) Crantz, Cardamine heptaphylla (Vill.) O. E. Schulz, Cyclamen hederifolium Aiton (Repertorio della flora italiana protetta, MASE), Dryopteris filix-mas (L.) Schott, Galanthus nivalis L. (LC-Lista Rossa della Flora Italiana) (Rossi et al., 2013) (Repertorio della flora italiana protetta, MASE), Galium odoratum (L.) Scop., Geranium versicolor L., Lathraea clandestina L., Lathyrus venetus (Mill.) Wohlf., Milium effusum L., Polygonatum multiflorum (L.) All., Polystichum setiferum (Forssk.) T. Moore ex Woyn., Ruscus hypoglossum L. (protezione a livello regionale) (Alonzi et al., 2006; Regione Campania, L.R. n. 40/1994), Scilla bifolia L.; tra le orchidee spontanee figurano Cephalantera rubra (L.) Rich., Epipactis helleborine (L.) Crantz, Limodorum abortivum (L.) Sw. e Neottia nidus-avis (L.) Rich., tutte in regime di protezione a livello regionale (Alonzi et al., 2006; Regione Campania, L.R. n. 40/1994) e nazionale (Repertorio della flora italiana protetta, MASE). Questo quadro floristico rispecchia pienamente l’alleanza Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae (Gentile 1970, Prodromo Vegetazione Italiana), esclusiva dell’Appennino meridionale. Assente, tuttavia, Lilium martagon L., la cui presenza storica in zona è testimoniata dal materiale informativo dell’Oasi (di cui ne è anche il simbolo). La presenza di numerose specie tipiche e/o diagnostiche dell’habitat in oggetto può essere correlata alla struttura a fustaia di faggio che, contribuendo a mantenere una copertura arborea costante nel tempo e condizioni microclimatiche più stabili, favorisce specie primaverili e sciafile e la persistenza di specie mesofile strettamente legate ad habitat forestali maturi. Inoltre, entità diagnostiche come ad esempio Anemone apennina L., Aremonia agrimonoides (L.) DC., Cardamine bulbifera (L.) Crantz, Mycelis muralis (L.) Dumort, Ranunculus lanuginosus L., Viola reichenbachiana Jord. ex Boreau, sono correlate ad un’elevata disponibilità di nutrienti e a suoli profondi e sviluppati. Considerando anche la loro ridotta capacità di dispersione o limitata capacità di insediamento e la marcata suscettibilità al disturbo (Scolastri et al., 2017), si denota nel complesso una significativa integrità ecologica del sito. Lo spettro biologico secondo il sistema Raunkaer [Graf.2] riflette tale condizione, con una netta dominanza delle emicriptofite (H) che rappresentano nel loro insieme il 55.8%, a loro volta ripartite in H scapose (31.9%), H bienni e rosulate (7.1%), H cespitose (6.2%) e H reptanti (3.5%). Anche le geofite (G), suddivise in G rizomatose (15.9%) e G bulbose (4.4%), sono ben rappresentate, andando a costituire nel loro insieme il secondo gruppo in termini ricchezza in specie (20.3%). Questo quadro complessivo suggerisce ulteriormente un buono stato di conservazione dell’habitat (Rigoletti, 2013).
Grafico 2: Spettro biologico.
Il belvedere dell’Oasi, “Osservatorio Rapaci”, sebbene rappresenti una zona fortemente limitata rispetto all’intera area esaminata, presenta una fisionomia che si avvicina ad un prato magro-arido con affioramenti rocciosi calcarei (Angelini et al., 2009), il cui versante esposto a nord è caratterizzato da Fraxinus ornus L. ed Acer pseudoplatanus L. frammisti ai faggi. Tra le specie associabili a questo tipo di habitat figurano Arabis collina Ten., Asplenium ceterach L., Centaurea deusta Ten., Cerastium tomentosum L. (Endem. Ital.), Clinopodium vulgare L., Colchicum lusitanum Brot., Galium lucidum All., Helianthemum nummularium (L.) Mill. subsp. tomentosum (Scop.) Schinz & Thell., Pimpinella tragium Vill., Rabelera holostea (L.) M. T. Sharples & E. A. Tripp, Sedum hispanicum L., Teucrium chamaedrys L., Trifolium campestre Schreb., Viola cassinensis Strobl subsp. pseudogracilis (A. Terracc.) Bartolucci, Galasso & Wagens. (Endem. Ital.; LC-Lista Rossa della Flora Italiana) (Rossi et al. 2020), Ziziphora acinos (L.) Melnikov s. La presenza di questo microhabitat incide sullo spettro biologico, ospitando il 22% delle emicriptofite (principalmente scapose), il 67% delle terofite scapose e soprattutto l’80% delle camefite suffruticose, che sono strettamente associate della componente rocciosa nuda.
Conclusioni
La fustaia di faggio dell’Oasi WWF Montagna di Sopra sui Monti del Partenio è un fulgido esempio di faggeta appenninica dell’Italia meridionale, Alleanza Geranio versicoloris-Fagion sylvaticae (Gentile 1970), e Habitat d’Interesse Comunitario prioritario 9210* ai sensi della Direttiva Habitat (92/437CEE, All. I). L’elenco floristico annovera un totale di 113 specie raggruppate in 98 generi e 45 famiglie. Lo spettro corologico risulta coerente con la posizione geografica dell’Oasi, definendo un ambiente montano associabile all’Appennino meridionale, la cui composizione floristica integra elementi temperati-europei, mediterranei e montani. Il quadro complessivo, inoltre, suggerisce un valore conservazionistico rilevante strettamente correlato alla presenza e distribuzione spaziale di specie autoctone ed endemismi. Tale condizione si ritrova anche nella presenza di numerose specie tipiche e/o diagnostiche dell’habitat, rappresentate da entità primaverili, sciafile e mesofile strettamente legate ad habitat forestali maturi, a loro volta correlate alla struttura della faggeta. Quest’ultima si presenta come una fustaia di faggio con età media di 68 anni, risultato della passata forma di governo a ceduo matricinato. Tale struttura è frequente lungo l’Appennino meridionale come conseguenza di un tipo di taglio molto inteso che è stato condotto tra il XIX e il XX secolo inoltrato, con i pochi alberi da seme lasciati (ca. 50 per ettaro) ad oggi secolari. Grazie a una serie di microdinamiche relative a copertura arborea costante, condizioni microclimatiche stabili, maturità del suolo e disturbo limitato, la fustaia di faggio conserva una significativa integrità ecologica che è supportata anche dallo spettro biologico dove emicriptofite e geofite costituiscono la maggioranza delle specie vegetali presenti, in linea con i requisiti che inquadrano l’Habitat 9210*. Il belvedere dell’Oasi “Osservatorio Rapaci”, sebbene rappresenti una zona fortemente limitata rispetto all’intera area in esame, presenta una fisionomia completamente diversa, che si avvicina ad un prato magro-arido con affioramenti rocciosi calcarei. Questo microhabitat incide particolarmente sulla percentuale di emicriptofite, terofite scapose e soprattutto camefite suffruticose, strettamente legate alla componente rocciosa nuda. In conclusione, la sezione di faggeta dell’Oasi WWF Montagna di Sopra considerata presenta un buono stato di conservazione che, a parità di Area Naturale Protetta (Parco Regionale: EUAP0954 e ZSC-Dorsale dei Monti del Partenio: IT8040006), non è comune a tutti i boschi di faggio del Partenio, dove si riscontrano fenomeni di degrado del sottobosco e l’assenza dei requisiti per l’Habitat 9210* in certi settori (Regione campania – Direzione Generale per la Difesa del Suolo e l’ecosistema, 2024). Questa particolare condizione rimarca l’importanza di continuare a tutelare il sito, con l’obiettivo di avviarlo ad un processo di invecchiamento naturale per lo sviluppo del carattere di vetustà, che è da considerarsi la massima espressione del potenziale biologico ed ecologico di un habitat forestale.
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Ringraziamenti: si ringrazia la dott.ssa Monica Zizolfi, ecologa del suolo presso il Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II, il dott. forestale Marco Quattrocchi e l’Ente Parco del Partenio, in particolare la collega dott.ssa Benedetta De Francesco.