TERRITORIO
LE BRUGHIERE PADANE
23/08/2022

di Silvia Assini

[Ricercatore e docente in Botanica ambientale e applicata, Università degli Studi di Pavia]


Un inaspettato tesoro di biodiversità protetto a livello europeo come habitat vulnerabile

FOTO B

La parola “brughiere” probabilmente evoca nel pensiero comune distese e lande tipiche del Nord Europa, non immaginando che nella Pianura Padana occidentale ce ne sono lembi ricchi di biodiversità. Le brughiere devono il loro nome al brugo (Calluna vulgaris), la specie arbustiva dominante, che fiorisce tra la fine di settembre e la fine di ottobre tingendole di rosa intenso. Sono protette a livello europeo ai sensi della cosiddetta Direttiva Habitat 92/43/CEE, che le codifica come Habitat 4030 (“Lande secche europee”) e considerate habitat vulnerabili secondo la Lista Rossa degli Habitat Europei.

In Italia, brughiere appartenenti all’Habitat 4030 sono presenti nella Pianura Padana occidentale, su suoli acidi e poveri di nutrienti. In particolare, si trovano in Piemonte, su substrati prevalentemente limoso-argillosi, e in Lombardia, su substrati prevalentemente sabbioso-ghiaiosi. Le brughiere piemontesi sono anche conosciute come baragge (nel vercellese e biellese) o vaude (nel torinese) e possono ospitare specie vegetali interessanti per distribuzione geografica e/o valore conservazionistico, come il salice rosmarinifoglio (Salix rosmarinifolia), la genziana polmonaria (Gentiana pneumonanthe) e il gladiolo palustre (Gladiolus palustris). Le brughiere lombarde sono conosciute anche come groane e, per la porosità del substrato, possono ospitare specie che fioriscono in primavera prima dell’aridità estiva, quali la vedovella annuale (Jasione montana), la teesdalia a fusto nudo (Teesdalia nudicaulis) e la bambagia minima (Logfia minima). Le brughiere planiziali padane rappresentano ecosistemi unici, una retroguardia isolata a sud delle Alpi di un habitat importantissimo e molto più diffuso a livello centroeuropeo. La loro scomparsa comporterebbe non solo un arretramento del fronte delle brughiere planiziali (lowland heathlands), famose nel centro e nord Europa, ma anche la definitiva scomparsa di forme vegetali e animali uniche.

FOTO C - brughiere habitat 4030_Lonate Pozzolo_VAAMBIENTI DA TUTELARE

Insieme ai prati aridi, le brughiere rappresentano gli unici ambienti, in pianura, che possono ospitare muschi e licheni terricoli, che si sviluppano cioè sul terreno, andando a costituire delle caratteristiche croste biologiche. Non va poi sottovalutato l’importante ruolo rivestito dalle brughiere come aree rifugio per una molteplice quantità di specie animali, spesso di valore conservazionistico, che possono trovare in questo ambiente arbustivo aperto le condizioni ideali per vivere. Tra gli altri si citano, per l’avifauna, il biancone, il succiacapre e l’averla piccola. Tra gli insetti, una farfalla, la ninfa delle brughiere, e una libellula, l’invernina delle brughiere.

Le fioriture del brugo e delle altre specie erbacee che possono accompagnarlo consentono alle brughiere di svolgere anche un ruolo attrattivo per gli impollinatori. Nei Paesi del centro e nord Europa la produzione di miele di Calluna non è infatti inusuale. In pianura, l’habitat di brughiera è attualmente sottoposto a pressioni e minacce che ne stanno pregiudicando lo stato di conservazione, risultato cattivo secondo l’ultimo monitoraggio realizzato ai sensi della Direttiva Habitat.

La principale minaccia che mette a rischio le brughiere e la biodiversità ad esse associata è l’abbandono, che ne determina una evoluzione verso comunità forestali dominate sia da specie native, quali pioppi (Populus tremula) e betulle (Betula pendula), sia da specie legnose non native e invasive, quali ciliegio tardivo (Prunus serotina), robinia (Robinia pseudoacacia), quercia rossa americana (Quercus rubra), le quali, in un ambiente fortemente antropizzato come la pianura, sono particolarmente abbondanti. Inoltre, l’incremento di nutrienti del suolo per accumulo di materiale organico, l’impoverimento e il degrado floristico conseguenti all’abbandono prolungato, la mancanza di modelli gestionali basati sull’evidenza scientifica (evidence-based conservation) e di consapevolezza dell’importanza di tale habitat rappresentano una minaccia per la qualità e la conservazione delle brughiere ancora presenti. Non meno preoccupante è poi lo sviluppo infrastrutturale laddove le brughiere non siano ricomprese in aree tutelate a livello europeo, nelle quali tale sviluppo sarebbe più difficile da realizzarsi.

FOTO D - Lichene_Cladonia_verticillataLE AZIONI DI CONSERVAZIONE

Ne costituisce un esempio lampante il caso delle brughiere di Lonate Pozzolo (VA), a sud dell’aeroporto di Malpensa, le più estese della Lombardia, per la tutela delle quali scienziati e ambientalisti chiedono l’istituzione quale Sito della Rete Natura 2000 (la più importante rete di aree protette a livello europeo), per evitare la loro distruzione in conseguenza di una possibile espansione prevista dal masterplan dell’aeroporto.

La conservazione delle brughiere richiede interventi adeguati di gestione che possano restaurarle, laddove ancora presenti e degradate, ma anche laddove non esistono più, purché vi siano ancora condizioni ecologiche adeguate alle loro esigenze.

FOTO E - Genista tinctoriaÈ quanto si prefigge il progetto LIFE Drylands, finanziato nel 2019 e che durerà fino a settembre 2024. Esso, in aree di brughiera appartenenti all’Habitat 4030, localizzate in siti della Rete Natura 2000 piemontesi e lombardi, sta realizzando interventi gestionali che permetteranno di produrre linee guida da destinare a tutti i soggetti, pubblici e privati, che si occupano di gestire le brughiere.

Tra i diversi interventi in atto, quelli finalizzati al restauro della struttura delle brughiere comprendono: sfalcio e allontanamento del materiale tagliato (per evitare l’accumulo di nutrienti derivanti dalla sua degradazione); taglio di specie legnose native, mantenendo però gli individui di grandi dimensioni che garantiscono, sotto le loro chiome, condizioni più ombreggiate rispetto alla brughiera aperta, ospitando specie cosiddette di ecotono; top soil inversion (consistente nel seppellimento del suolo superficiale sotto uno strato di sottosuolo), che permette di realizzare condizioni di substrato nudo e povero di nutrienti adatto a ospitare muschi e licheni, nonché specie erbacee più pioniere. Le attività per ridurre la presenza di specie legnose non native e invasive consistono perlopiù in tagli e rimozione delle ceppaie degli individui appartenenti a tali specie. Gli interventi per incrementare la biodiversità dell’Habitat 4030 prevedono la messa a dimora di piante erbacee appartenenti a specie tipiche di brughiera prodotte in vivai specializzati.