NATURA E BIODIVERSITA'
STOP AGLI IBRIDI
28/12/2017

di Mauro Bassano


Il lupo non merita una vita da cani e viceversa. Un importante progetto europeo al quale partecipa anche l’Arma dei Carabinieri si propone di assicurare migliori condizioni di conservazione per il raro selvatico


FOTO AConservare il lupo in Italia riducendo l’impatto del randagismo canino. Questa la finalità generale del progetto M.I.R.CO-Lupo (Minimizzare l’Impatto del Randagismo canino sulla Conservazione del Lupo in Italia), cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma LIFE. Il progetto coinvolge cinque partner: il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, i Carabinieri Forestali, la Società Carsa edizioni e comunicazione di Pescara e l’associazione no profit Istituto di ecologia applicata di Roma.

Partito nel 2015 e con termine nel 2020, il lavoro si trova nel bel mezzo delle azioni programmate, come spiega il responsabile scientifico Federico Striglioni durante la presentazione del progetto tenutasi al polo culturale del Parco, sito in Isola del Gran Sasso. L’obiettivo è quello di agire sulle minacce più significative: la perdita dell’identità genetica del lupo appenninico dovuta all’ibridazione con i cani vaganti, la mortalità legata ad attività illegali di bracconaggio e/o uso del veleno e limitare la trasmissione di patogeni provenienti da cani non vaccinati e mal tenuti da allevatori. Le azioni che verranno messe in campo mirano a neutralizzare il potenziale riproduttivo degli ibridi, potenziare il sistema di controllo delle attività illegali come il bracconaggio, aumentare la consapevolezza dei rischi del randagismo canino, creare un database nazionale sul fenomeno dell’ibridazione e istituire un sistema di controllo dell’uso del veleno mediante l’esperienza del progetto LIFE ANTIDOTO.

 

NUCLEI CINOFILI ANTIVELENO

Il progetto LIFE ANTIDOTO (2009-2013) ha messo in atto misure innovative contro l’usoFOTO C del veleno e ha avuto due partner spagnoli, la Junta de Andalucía e il Gobierno de Aragón. Si è poi evoluto in LIFE PLUTO, il cui fulcro è la formazione e l’impegno di nuclei cinofili antiveleno (NCA) sul territorio italiano. Il Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare (CUTFAA) dell’Arma dei Carabinieri è dotato di 11 nuclei cinofili antiveleno, dislocati nelle aree di maggior criticità per un numero complessivo di 13 conduttori e 22 cani antiveleno.

Tra le attività di bracconaggio l’uso del veleno è una pratica molto diffusa. Solitamente gli avvelenamenti sono riconducibili a conflitti tra allevatori e predatori (volpi, lupi, orsi ecc.) o a diatribe e dissidi interni al territorio come ad esempio tra tartufai e cacciatori. I bocconi avvelenati vengono però utilizzati anche in aree urbane e periurbane per eliminare cani e gatti randagi per insofferenza verso gli animali domestici dei vicini di casa. L’uso di bocconi avvelenati è particolarmente virulento nelle zone frequentate da specie classificate prioritarie dalla normativa europea quali: il lupo, l’orso marsicano e il grifone. Altre specie particolarmente vulnerabili sono il nibbio reale, il capovaccaio e il gipeto.

Grazie alla loro straordinaria capacità olfattiva i cani sono in grado di scoprire odori che gli umani neppure conoscono e che non sono capaci di percepire. Gli odori aiutano i cani ad orientarsi e a comunicare. I cani di questi nuclei sono in grado di individuare e segnalare tutte le sostanze tossiche utilizzate per confezionare i bocconi avvelenati quali: stricnina, pesticidi, ratticidi o altro.

Le ispezioni condotte dai Nuclei Cinofili Antiveleno vengono effettuate su delega dell’Autorità Giudiziaria a seguito di reati commessi in danno alla fauna selvatica o domestica, per accertare, nei territori dove è avvenuto il crimine l’eventuale presenza di esche e bonificare così l’area.

 

CANI RANDAGI E MAL TENUTI

Altra problematica legata all’ibridazione sono i cani da guardia mal tenuti. I cani da pastore abruzzesi sono la difesa del bestiame, ma spesso accade che molti di questi cani non sono in possesso di microchip e non sono neanche iscritti all’anagrafe canina. I cani da guardia in montagna non sono custoditi e restano liberi di condividere il territorio del lupo e nel migliore dei casi diventano competitor, nel peggiore, si accoppiano generando ibridi, i quali, si rendono protagonisti di azioni di predazione spesso imputate al lupo.

FOTO CPer individuare un ibrido è necessario l’esame del DNA, grazie al gene CBD, quello del colore nero presente nei cani, che potrebbe essere presente esprimendosi anche fenotipicamente, cioè parzialmente visibile. Un’interessante statistica dice che, ogni 100 lupi geneticamente riconosciuti, emergono 20 ibridi (nel territorio teramano). Il monitoraggio di lupi e ibridi, quindi, diventa uno strumento fondamentale, i tecnici del Parco utilizzano radio collar, videotrappole e wolf howling, per determinare la posizione, gli spostamenti e il numero dei vari branchi, oltre allo stato di salute degli esemplari. Una volta individuato l’ibrido, viene catturato, sterilizzato e rilasciato per raggiungere il branco di appartenenza, perché, specifica ancora Striglioni durante la conferenza, “anche l’ibrido ha un ruolo chiave all’interno del branco”. È stato, poi, comparato l’ammontare dei danni procurati dal lupo con quello del cinghiale: 150mila contro i 400mila euro annui.