NATURA E BIODIVERSITA'
SEMI RARI
10/06/2019

di Fabio Gorian

[Presidente Comitato tecnico sementi di alberi e arbusti - International Seed Testing Association]

Per contenere la perdita di biodiversità ed evitare la scomparsa di specie vegetali, in vari Paesi del mondo sono state istituite le banche del germoplasma


FOTO APERTURA - DIDA LUNGA Foto di Sara Magrini - Banca del Germoplasma Università della Tuscia

Riproduzione in vitro di Anacamptis laxiflora, orchidea spontanea italiana.









All’inizio del nuovo secolo la popolazione cresceva quotidianamente di 200mila individui a livello planetario e, pur avendo oggi rallentato la tendenza, per il futuro si prospettano ritmi di crescita comunque esponenziali. La scarsità di cibo alimenta flussi migratori e migliaia di persone disperate si spostano dall’emisfero australe a quello boreale. Orsi polari tenuti lontani dai loro ghiacci e imprigionati sulla terraferma, stanno creando sempre più problemi alla popolazione russa di Arcangelo: lo scioglimento dei ghiacci ha creato una barriera d’acqua troppo vasta per essere affrontata con successo dagli orsi. Da oltre quarant’anni si assiste ad una decrescita globale della popolazione di insetti che, se dovesse continuare con questo ritmo, porterebbe alla loro sparizione. E con loro anche la vita sulla Terra.

Incrementi demografici, cambiamenti climatici e flussi migratori sono fenomeni che, puravendo luogo sicuramente con molta articolazione e complessità e ai quali se ne affiancano altri di analoga rilevanza, comportano a cascata problematiche che colpiscono soprattutto il settore primario. La ricerca di fonti di alimentazione più redditizie e di nuovi siti produttivi ha comportato la distruzione di ambienti naturali, con occupazione di suolo a fini industriali, agricoli e abitativi. Senza dimenticare che all'ideaFOTO B - DIDA Foto di Sara Magrini banca del Germoplasma Università dell Tuscia di benessere di alcune economie appartiene l'esigenza di possedere una seconda casa, magari usufruendone solo per una quindicina di giorni all'anno.

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Germinazione di Viola kitaibeliana, specie minacciata di estinzione in Italia.




LE PRIME BANCHE DI GERMOPLASMA

FOTO C - Sara Magrini Banca del Germoplasma Università della TusciaNel dopoguerra e nei primi decenni successivi, l’utilizzo estensivo di nuove cultivar che andavano a sostituire le varietà tradizionali con conseguente impoverimento genetico vegetale, rese urgente l’adozione di misure a contrasto del fenomeno regressivo, ponendo di fatto le basi per la costituzione delle prime banche di germoplasma. Queste banche sono luoghi ove vengono stivate per le future generazioni accessioni di specie vegetali come sementi, polline, spore, DNA e tessuti, ricorrendo a particolari strategie di conservazione, come temperature e contenuti di umidità bassi. Analogamente, nel settore ambientale e forestale si comprese come la conservazione cosiddetta in situ, che consiste nella protezione e conservazione degli habitat naturali, non fosse più sufficiente a garantire la perpetuazione della biodiversità della flora nel tempo, ma che anche per questo specifico settore sarebbe stato opportuno ricorrere alle banche del germoplasma. Neanche gli orti botanici – nei quali spesso sono rinvenibili anche specie minacciate, endemismi, rarità e altro – erano confacenti allo scopo della conservazione, in quanto il materiale ivi rappresentato non gode in genere di sufficiente variabilità genetica per la presenza di pochi esemplari, specie per specie. Per contenere la perdita di biodiversità ed evitare la scomparsa di specie vegetali, vennero istituite le banche del germoplasma in vari Paesi del mondo. I primi esempi sono stati nell’ex URSS e negli USA, cui seguirono a ruota alcuni Paesi dell’Europa: Spagna, Italia, Portogallo, Francia e Regno Unito. In questi ultimi, di maggior successo sono ancor oggi le banche sorte in Spagna presso il Politecnico dell’Università di Madrid (in particolare per merito del Professor Gómez Cámpos) e in Gran Bretagna, grazie al progetto Millennium Seed Bank curato da Kew Gardens, vicino a Londra. Anche l’Italia si è dotata, in tempi relativamente più recenti, di simili banche, alcune di esse si sono consociate nella rete RIBES, dove procedure di allestimento delle accessioni, obiettivi ed acquisizioni vengono condivisi. A loro volta molte reti nazionali sono associate a reti internazionali quali ENSCONET. Le accessioni sono valutate in termini di qualità tramite procedure che fanno capo a International Seed Testing Association – ISTA, associazione fondata nel 1924 con lo scopo di standardizzare a livello internazionale le analisi della qualità del seme (campionamento, umidità, purezza, peso di 1.000 semi, germinazione o vitalità del lotto).

 

IL DATABASE

Proprio l’ISTA, assieme all’Organizzazione per la Cooperazione e lo SviluppoFOTO D (3) Economico (OCSE), sta per pubblicare un database di specie forestali arboree e arbustive, corredato di foto e disegni, contenente tutte le informazioni necessarie per condurre test di qualità sul materiale di riproduzione, con la caratteristica di essere continuamente aggiornabile e con lo scopo di arrivare a comprendere migliaia di specie. Sempre per iniziativa dell’ISTA è stato recentemente creato un gruppo di lavoro per raccogliere informazioni su tutte le specie non forestali, non legnose e non interessate dall’industria, ma fondamentali per l’ambiente, tra cui l’affascinante mondo delle orchidee selva36 #Natura tiche (circa 20mila specie).

In questo settore opera anche l’omologa associazione americana AOSA, la Federazione Internazionale Sementi che riunisce aziende private, oltre ovviamente alla FAO e a tante altre agenzie e/o associazioni legate in qualche modo al seme e alla sua conservazione.

 

LA LISTA ROSSA

FOTO E - DIDA Foto di Sara Magrini Banca del Germoplasma Università della Tuscia

Germinazione di Silene conica, specie delle dune costiere.




Per meglio evidenziare il rischio di estinzione cui potrebbero essere soggette alcune specie, è stata istituita la cosiddetta Lista rossa. Meritevole l’opera condotta dal governo norvegese che, grazie al benessere economico derivante dall’estrazione di petrolio che ne aveva fatto uno dei Paesi più ricchi del mondo, ha dato origine ad una banca del germoplasma, in cui ad oggi sono presenti quasi un milione di accessioni di specie vegetali, appartenenti a oltre 6.000 specie e provenienti da 243 Paesi. La particolarità di questa struttura, Svalbard Global Seed Vault (SGSV), è quella di trovarsi ad una latitudine insolita, a poco più di mille chilometri dal Polo Nord, dove la temperatura (uno dei fattori fondamentali nei processi di conservazione delle sementi) è spesso di parecchi gradi sotto zero, dove non vi è presenza umana, e che grazie all’idea di riciclare vecchie miniere di carbone andate in disuso, ha trasformato un insediamento inutilizzato in un luogo di conservazione della biodiversità vegetale. Solo dal 2015 sono state ammesse anche le specie forestali, ma unicamente quelle dei Paesi nordici scandinavi: meglio di niente, visto che inizialmente non erano neanche contemplate nel progetto SGSV.

 

NON TUTTE LE SPECIE POSSONO ESSERE CONSERVATE

Tutto bene quindi per la tutela e la conservazione della biodiversità? Possiamo dire di sentirci sicuri? Non proprio, infatti esistono delle criticità. Ad esempio, non tutte le specie possono essere conservate. Classico caso quello delle ghiande delle querce, che non possono essere disidratate in quanto perirebbero, come accade in generale per tutte le specie che producono un seme grosso. Queste varietà vengono classificate come recalcitranti alla conservazione. Inoltre le banche del germoplasma devono provvedere periodicamente alla rigenerazione, cioè alla ricostituzione dell’accessione, del materiale vivo da conservare, in quanto soggetto a deperimento con il trascorrere del tempo. Andrebbe poi considerata la necessità per ogni accessione di essere conservata contemporaneamente in posti diversi con alcune repliche (con più lotti identici), per avere maggiori garanzie di sopravvivenza dell’accessione nel caso di malfunzionamenti di una banca del germoplasma. Infine ogni accessione dovrebbe garantire di rappresentare tutta la diversità genetica di una data specie o, meglio ancora, dell’ecotipo da cui proviene. Considerate le trasformazioni sociali in atto, le incertezze che riserva il futuro, possiamo avere la certezza che un domani le accessioni, quando dovessero venir utilizzate in seguito a emergenze, sapranno rispondere alle nuove realtà in cui si troveranno ad essere impiegate? I luoghi d’origine delle accessioni saranno ancora gli stessi? Nessuno oggi lo può prevedere, ma rinunciare oggi alla tutela e conservazione ex situ delle specie vegetali sarebbe sicuramente una scelta peggiore.