NATURA E BIODIVERSITA'
IL VIAGGIO DEL CASTAGNO
26/11/2017
di Nicolò Giordano

Breve storia di un albero versatile

FOTO D - di Tonino ArcuriLa fortuna dell’albero del castagno sta nel suo nome scientifico: Castanea sativa Miller (1768), laddove il termine latino sativus sta per “coltivato”. Infatti, a differenza di altre specie forestali, il castagno ha ottenuto ampia diffusione grazie alla vasta gamma di prodotti che l’uomo ne ha saputo ricavare nel corso dei secoli. Albero coltivato e diffuso, che ha iniziato una lunga marcia (poiché, a dispetto di quanto si suole credere, le specie forestali si “muovono”, colonizzando nuovi territori in base a molteplici variabili) partita con buona probabilità dall’Iran per approdare e diffondersi in Asia minore e nel bacino del Mediterraneo.

FOTO BNON SOLO CASTAGNE

Un albero utile, o meglio di uso pratico per il mondo contadino: con il suo legno, che ha lunga durata, si ricavano travature e tavolame, mobili, doghe per botti e paleria. Con la sua corteccia e gli estratti tannici si conciano le pelli, mentre le foglie servono da giaciglio per gli animali. Senza dimenticare l’importante uso delle castagne, base dell’alimentazione nei momenti di difficoltà o in sostituzione di altri cibi, soprattutto in passato.

Giovanni Pascoli, nelle Myricae, dedicò al castagno ed alle durezze del mondo contadino, una poesia di cui riporto un breve passaggio:

“tu, pio castagno, solo tu, l’assai

doni al villano che non ha che il sole;

tu solo il chicco, il buon di più, tu dai

alla sua prole”

L’aumento dell’importanza del castagno in Italia va di pari passo con lo sviluppo della civiltà. I diagrammi pollinici, ovvero le tecniche che consentono di studiare l’evoluzione delle specie forestali (e non) attraverso la diffusione del polline, mostrano un forte incremento della presenza di questa specie sin dal periodo romano, passando dall’8 al 48% del totale dei boschi in pochi secoli.

È a partire dall’alto Medioevo che le castagne entrarono a far parte in larga misura del patrimonio alimentare del popolo e solo dal XVI secolo divennero bene voluttuario, destinato, attraverso la selezione di frutti di maggior pregio, anche a persone abbienti. Queste brevi considerazioni, legate all’impiego agricolo della pianta, spiegano le caratteristiche dei boschi di castagno che non hanno l’aspetto di un bosco naturale, ma risentono pesantemente della mano dell’uomo. In genere si tratta di boschi aperti, non molto densi. Il numero di alberi è molto più basso rispetto a quanto si trova in un bosco cresciuto in maniera naturale. Ed in questa bassa densità risiede anche molta della sua bellezza. L'importanza che il castagneto aveva in passato è testimoniata dal fatto che, specie nelle regioni ad antica tradizione castanicola, sono ancora conservati documenti che dimostrano come, già dal XVI secolo, le selve castanili fossero sottoposte a particolari norme di tutela. La sostituzione di un castagneto con altre colture (ad esempio viti, olivi e fruttiferi vari) poteva avvenire solo su licenza di apposita autorità. In alcuni casi l'autorizzazione era concessa a condizione che si attuasse l'impianto, in un'altra zona, di un numero maggiore di castagni con l'impegno di eseguire anche le cure colturali necessarie.

FOTO AIL CASTAGNO E IL PAESAGGIO

I castagni sono, quindi, entrati a far parte del paesaggio agrario italiano, al punto da affascinare anche i numerosi viaggiatori stranieri che soprattutto nel ‘700 percorsero l’Italia in lungo e in largo. La zona in prossimità dell’Etna era oggetto di pellegrinaggi ed ascensioni. In un breve passaggio del diario di viaggio dell’inglese Henry Swinburne si legge del suo tentativo, nel gennaio del 1778, di scalare il vulcano partendo dalla località Trecastagni (neanche a farlo apposta). Il viaggiatore rimase particolarmente colpito dai boschi di castagno e querce presenti sulle pendici. Sempre in Sicilia, è particolarmente famoso il “castagno dei cento cavalli”, albero monumentale in comune di Sant’Alfio (CT) dipinto intorno al 1777 da Jean-Pierre Louis Laurent Houël, incisore, pittore ed architetto francese tra i più famosi viaggiatori del Grand Tour. Nel quadro lasciato dall’artista il maestoso esemplare protegge sotto le fronde una piccola casetta in legno, forse rifugio di pastori. Ed il viaggiatore così lo descrisse: “La sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo”. Oggi l’albero, che ha subìto numerosi affronti nel corso del tempo, incluso un incendio nel 1923, è costituito da tre polloni di cui il più grande ha una circonferenza di circa 22 metri.

Castagni campioni di longevità e dimensioni sono diffusi in tutta Italia. In Toscana, nella zona delle foreste Casentinesi, non lontano dall’eremo di Camaldoli, è famoso il “Castagno Miraglia”, con un’età approssimativa di trecento anni. Il suo tronco cavo è testimonianza degli acciacchi dovuti al passare del tempo e, al pari di altri esemplari di grosse dimensioni, è stato usato come luogo di rifugio e ristoro (fino a qualche anno fa vi era stato collocato un rustico tavolo per banchetti e merende). Invero tali alberi forniscono riparo, in primis, a ghiri, picchi, rapaci notturni e chirotteri fitofili.

Altri esemplari, anche meno conosciuti punteggiano pendii e colline in numerose regioni d’Italia. Campania, Toscana, Calabria, Piemonte, Lazio, Emilia Romagna guidano oggi la classifica delle regioni ove maggiori sono le superfici di castagni dedicati alla produzione del frutto, la cui superficie totale assomma a circa 52mila ettari su tutto il territorio nazionale. Un settore che, purtroppo, ha conosciuto un lento e inesorabile declino, nonostante gli sforzi per valorizzarne la produzione. Le motivazioni della crisi della castanicoltura sono imputabili alla frammentazione delle aziende, di piccole dimensioni, ed alla progressiva senescenza degli addetti. La remuneratività per le aziende è molto bassa. Inoltre, il castagno è oggetto anche di particolari avversità che ne hanno messo in pericolo, in passato, la sopravvivenza (ad esempio il cancro del castagno), mentre nuove minacce pongono difficili sfide. In particolare gli attacchi di insetti fitofagi quali il cinipide del castagno, specie aliena che ha fatto la sua comparsa in Europa intorno al 2002, hanno provocato pesanti danni alle piante pressoché in tutte le regioni d’Italia.

Esiste, però, ancora un forte legame tra castanicoltura da frutto e identità territoriale. E ciò è rappresentato anche dai sedici prodotti italiani a base di castagne a marchio DOP/IGP su ventisei prodotti europei. In particolare, dodici denominazioni per le castagne e i marroni e quattro per prodotti a base di castagne (farina e miele). Un primato che andrebbe sostenuto e rafforzato a dimostrazione di quanto quest’albero continui ad essere generoso e ricco.