NATURA E BIODIVERSITA'
IL SOLITARIO DELLA VAL GRANDE
08/04/2022
di Maurizio Menicucci

Duecento anni dopo l’estinzione della specie sulle Alpi Occidentali, è arrivato M29, un orso maschio di otto anni noto agli specialisti per i lunghi spostamenti

FOTO A - ORSO
ORSO L’orso è per natura diffidente nei confronti dell’uomo, può capitare però che possa avvicinarsi ai centri abitati alla ricerca di cibo. È un animale onnivoro, si nutre di ciò che trova. Circa il 60% della sua dieta consiste in piante erbacee e frutta, tuttavia l’occasione può farne un predatore.
Tre ore di salita dai novecento metri di Loana, ai milleotto del rifugio Scaredi, muro di cinta sul versante nord della Val Grande. Poi, giù a capofitto nel verde per quattro ore, fino ai 900 metri della Piana. Lungo il cammino, i giovani camosci si lasciano osservare al binocolo mentre ruzzano e scartano, sospesi in aria come piccole molle. Nel gioco, affinano le abilità acrobatiche della specie, che il ritorno dei grandi carnivori restituisce all’importanza originaria nella selezione naturale, la competizione tra prede e predatori. Vent’anni dopo i lupi, e duecento dopo essere stato sterminato sulle Alpi Occidentali, è arrivato anche lui. M29, un orso maschio di otto anni, ben noto agli specialisti per le sue doti di camminatore.
Ora ci precede di almeno una settimana, firmando, con la sua andatura all’apparenza goffa, ma capace di raggiungere i 50 all’ora, la prima neve su questi 3.000 ettari di montagne tra l'Ossola e la Svizzera, metà dei quali di Parco Nazionale, dove la natura non fa sconti alla sua bellezza, né alla nostra fatica per poterla avvicinare. 

FOTO B
I Carabinieri forestali durante un controllo del territorio per verificare la presenza dell’animale sul versante Nord della Val Grande.
IL PARCO NAZIONALE 
“È per questo che non dovremmo stupirci se M29, dopo aver vagato per centinaia di chilometri attraverso le Alpi sul versante italiano e svizzero, ha scelto di fermarsi proprio qui”, riflette il colonnello Baldi, Comandante del Reparto Carabinieri Forestali del Parco Nazionale. La Val Grande è la più vasta area di wilderness della Penisola “Sì, ne conosciamo ogni angolo, eppure continuiamo ogni giorno a sorprenderci per l’enorme e cangiante varietà dei suoi ambienti. Luoghi come questo dove ci troviamo, a forte pendenza, ricoperti di boschi secolari e poco o nulla disturbati dall’uomo, sono perfetti per l’orso. Secondo noi, ha già trascorso un inverno in letargo all'interno del Parco e recenti osservazioni indicano che con tutta probabilità si appresta a trascorrere qui anche il prossimo”. 
Certo, i proprietari della pecora sbranata e delle tante arnie che M29 ha saccheggiato, peregrinando tra l'alto Biellese e i comuni del Verbano, non sarebbero d'accordo nel definirle osservazioni, ma è evidente che impedire a un orso di mangiare il miele è, come dicono i proverbi, impossibile. L'unica soluzione per mantenere la pace è risarcire i danni, salati, della sua passione per il dolce. “Se poi gli esemplari mostrano la tendenza ad avvicinarsi ai centri abitati, allora s’impongono protocolli di dissuasione e spostamenti forzati. Ma finora M29 s’è tenuto ben alla larga dall’uomo”. Al tramonto, tra le felci che ripiegano i pennacchi preparandosi alla notte, cervi, caprioli, cinghiali e volpi cominciano a sfilare incuriositi davanti alla Stazione dei Forestali, forse per ricordarci che qui siamo estranei e che il silenzio è l'unica meraviglia possibile. Un'immagine rubata al buio dalla fototrappola, che i Forestali hanno nascosto in una nicchia di pietra lungo il sentiero, sembra confermare che anche M29 è passato di qui, da poco. Dove vada, non si sa, ma seguendolo ci inoltriamo sempre più nella storia della Val Grande: quella naturale, e quella umana, che una volta popolava di alpeggi e borgate il fondovalle e le pendici. Per le sue valenze magico-religiose persistenti e diffuse, con inquietanti risvolti sensuali e sessuali che lo volevano mitico protagonista di frequenti connubi con gli umani e apprezzato capostipite di celebri lignaggi, il Cristianesimo medievale l’aveva perseguitato fino all’estinzione, detronizzandolo in favore del biblico leone. La verità, però, è che, a dispetto di tanta nobiltà, il primo Re delle Foresta, quella europea di latifoglie e conifere, non esita a gettarsi sugli avanzi altrui, e appunto mentre addentava un montone abbattuto dai lupi, M29 è stato filmato, per la prima e unica volta, un anno fa, ai margini della Val Grande.

FOTO DLE ABITUDINI 
Qui alla Piana confluiscono tre torrenti, e l'orso sa che, vicino all'acqua, le possibilità di sfamare il suo quintale e mezzo di muscoli e grasso si moltiplicano. Anche i funghi fanno parte della sua dieta. Del resto, parassiti, saprofiti e altri frenetici demolitori di materia organica davvero non mancano in un ambiente come il bosco “vetusto”, quello dove senza intervento dell’uomo gli alberi sono liberi di invecchiare, cadere e, grazie a tali organismi, marcire, ritornando allo stato di humus. Lui non disdegna nulla e non ha certo paura di metter su qualche chilo, visto che è proprio la bocca buona a salvarlo dalla morte per inedia, quando cade in letargo. 
"È un onnivoro perfetto - spiega Baldi - riesce a trovare risorse alimentari in qualsiasi situazione, che siano pesci, radici o insetti. Può predare anche caprioli e cervi, il suo attacco è molto rapido, la zampata, letale”. Il giorno seguente, la ricerca ci spinge tra canyon, faggete e pietraie assolate, dove una grande vipera aspide scivola via al nostro arrivo, abbandonando un topolino appena predato. Il bosco semina misteri e inganni a ogni passo, e se l’orso voleva sviarci, il telefono dei Carabinieri Forestali dice che ci è riuscito molto bene: due turisti tedeschi terrorizzati e la loro guida se lo sono appena trovato davanti, in val Cannobina, subito fuori dai confini del Parco. Anche questa volta, ci fa notare Baldi, M29 ha confermato di essere un tipo molto schivo e guardingo: “Quando si è reso conto della presenza umana, si è allontanato velocemente. Tutto è successo in pieno giorno e a quindici chilometri in linea d’aria da qui. Sembra una distanza notevole, ma per un orso è una passeggiata. Sono animali estremamente mobili, in una notte possono percorrere anche decine di chilometri”. Ventiquattr'ore dopo, siamo sul posto. Il Colonnello studia per pochi secondi il terreno e trova subito i segni. “Osservate bene le foglie. L’orso, sorpreso anche lui dall’incontro ravvicinato, è fuggito, e passando di corsa vicino a quest’albero, ha lasciato un ciuffo di pelo. Dovrebbe essere un esemplare piuttosto grande e pesante. 

FOTO C

Pizzo Marcio di Trontano, Verbano, i Carabinieri forestali trovano un’impronta di orso sul fango e ne seguono le tracce.
 
L'impronta è profonda, si nota una parte dei polpastrelli. Non correva forte, ma senza dubbio non è il suo passo normale, la falcata è piuttosto ampia”. Insomma, anche la Val Grande, per quanto estesa, sembra andargli stretta. Ma le probabilità che M29 sia il primo orso che ritorna a vivere in Piemonte dopo tanto tempo, in realtà, sono poche, e non per mancanza di spazio. È perché, prima o poi, le ragioni del cuore sembrano doverlo richiamare in Trentino, sul massiccio del Brenta-Adamello, dove vive una quarantina di orsi, o in Slovenia, dove sono circa 600, probabilmente la massima densità al mondo. “Qui non troverà compagnia, le orse si allontanano molto poco dalla zona dove sono nate. Sono i maschi che si mettono sulle loro tracce, ma qui, di femmine, purtroppo, non ne abbiamo”. Come tutti i numeri primi, però, M29 sembra preferire, almeno per ora, la solitudine, e ci saluta con un'ultima beffa: mentre usciamo dalla parte opposta della Val Grande, si fa avvistare di nuovo a Scaredi, proprio dove l'inseguimento era cominciato. Ma forse non eravamo noi, gli inseguitori.

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