NATURA E BIODIVERSITA'
IL RESPIRO DELLA TERRA
07/06/2019
di Flavio Colonna

Nelle foreste vivono un miliardo di persone che a causa di una diffusa cultura predatoria rischiano perdita di identità e migrazione forzata. La loro distruzione è tra le principali cause dei cambiamenti climatici

FOTO PAG. 42Sentire il bosco come una casa che ci appartiene. In Brasile alcuni studiosi hanno coniato il neologismo forestadinanza da foresta e cittadinanza. Per salvare le foreste che sono il respiro della Terra bisogna però cambiare approccio culturale e modello economico.

La perdita incessante del patrimonio forestale mondiale incide direttamente sulla vita delle persone. Ma spesso le complesse dinamiche che la causano sono sottovalutate dai media. Primi responsabili l'agricoltura intensiva e le attività estrattive e minerarie.

“Il sistema economico odierno, che si basa su produzione/consumo/scarto è un mostro vorace che si sostenta con sempre maggiori risorse che la natura non riesce a rigenerare in tempi veloci e in così grandi quantità. E quando gli interessi economici prevalgono su quelli naturali, le conseguenze sono il degrado del territorio, la massiccia perdita di biodiversità, le falde acquifere inquinate e le popolazioni indigene che spesso devono abbandonare i loro territori”, spiega Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione Greenaccord che ha organizzato insieme alla Regione Toscana il XV Forum Internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura dal tema: “Il respiro della Terra: le foreste” svoltosi a San Miniato (PI) dal 7 al 9 marzo.

Ogni minuto la deforestazione priva il mondo di una superficie pari a tutti i campi da calcio di Serie A e Serie B messi insieme. A preoccupare di più è senza dubbio la perdita di verde nelle tre grandi aree del mondo con superficie forestale significativa: l’Amazzonia, il Congo e il Sud-est asiatico.

DEFORESTAZIONE E GAS SERRA

Per Sergio Baffoni, coordinatore della campagna foreste per Environmental Paper Network (Italia) “l'impatto della deforestazione sul clima è devastante e ne fa la seconda fonte di emissioni di gas serra. Ma questo non è l'unico impatto negativo, basti pensare al fatto che nelle foreste è presente l'80% della biodiversità del Pianeta e ogni giorno oltre 250 specie scompaiono. Si tratta di un dramma che riguarda anche la vita di oltre un miliardo di persone che vivono nelle foreste e sono costrette ad emigrare ogniqualvolta inizia un processo di desertificazione. Ogni anno, circa 200 persone vengono uccise per difendere queste aree. E il dato è in costante crescita".

Per combattere questo processo “occorrono strategie di governi nazionali anche se questi spesso sono deboli rispetto alle grandi lobby industriali.”

CULTURA PREDATORIA

Sulla stessa linea Marco Marchetti, professore ordinario di Assestamento Forestale e Selvicoltura presso l'Università del Molise. "Stiamo vivendo un momento storico di sconnessione culturale. Dobbiamo tornare ad un stile di vita che ci riporti ai cicli rurali che ci tenevano legati nel bene e nel male ai sistemi naturali”. Quanto all'impatto sul clima, Marchetti ha spiegato "se la temperatura fosse superiore di 3 gradi potremmo coltivare cereali in Siberia con effetti evidentemente devastanti”. Occorre quindi avviare una rivoluzione culturale, “puntare sui giovani, parlare di foreste urbane, cambiare la cultura delle città, mettendo in atto cambiamenti di uso del suolo e degli stili di vita”.

“Quello delle foreste è un problema umanitario, oltre che ambientale, che ci fa tornare indietro al colonialismo, che si fonda su un non riconoscimento dell'esistenza di una cultura altra rispetto alla nostra”, ha sottolineato Andrea Masullo, direttore scientifico di Greenaccord. I popoli che vivono nelle foreste “non prevedono accumulo, vivono in equilibrio con il loro ambiente, esattamente all'opposto della nostra cultura che ha un atteggiamento predatorio e non di rispetto e conservazione dell'ambiente”.

IN CINA

“Pechino ha in questi anni messo in campo diverse iniziative per la tutela delle foreste con diversi programmi che vanno dalla piantumazione alla cessione dei terreni agricoli per la forestazione, con l'obiettivo di incrementare le aree verdi” ha spiegato Jinfeng Zhou, segretario generale China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation. “Queste iniziative fanno della Cina il Paese leader per il recupero delle foreste”, ha ricordato Zhou. La riforestazione, tuttavia "ha portato ad una serie di problemi all'ecosistema, dal degrado del suolo allo squilibrio notevole sulle biodiversità. Le foreste artificiali sono diverse e per questo occorre lavorare di più sulla qualità", ha ricordato l'ambientalista. “Per questo la nostra fondazione è impegnata a richiedere una modifica importante all'articolo 26 della Costituzione cinese che impegna il governo a sostenere la piantumazione e la costruzione delle foreste”.

FOTO CL’IMPEGNO DELL’ARMA

Agricoltura, biodiversità ma anche attività di conservazione e prevenzione. Un compito che in Italia viene svolto dall'Arma dei Carabinieri. Come spiegato dal generale Davide De Laurentis (nella foto in basso), vice comandante delle unità forestali, ambientali e agroalimentari, “parlare di problematiche ambientali significa porre l'attenzione sullo stile dei consumi e sui modelli di sviluppo attuali che vanno rivisti. Serve una rivoluzione copernicana capace di inserire all'interno del calcolo dello sviluppo dei Paesi il valore capitale naturale conservato”. In Italia, ha ricordato il generale dell'Arma, “rappresentiamo un presidio della legalità per evitare la distruzione della biodiversità. Lo facciamo attraverso il controllo del territorio e l'attività di prevenzione e repressione dei reati ambientali e delle connesse alterazioni degli habitat”. Spesso il rispetto della legalità non basta per far crescere la consapevolezza di un comportamento responsabile nei cittadini e per questo accanto all'attività repressiva e al controllo “occorre affiancare un approccio di accompagnamento ai comportamenti virtuosi che cambino l'approccio al paesaggio e all'ambiente in tutti i cittadini”.

FOTO D - Indio foresta Amazzonica - DIDAFORESTE E CAMBIAMENTI CLIMATICI

“La deforestazione è la seconda causa di cambiamento climatico dopo i combustibili fossili -spiega Douglas McGuire, coordinatore tutela e ripristino della Foresta e del Paesaggio della Fao- Basta considerare i due miliardi di CO2 che ogni anno vengono assorbiti dagli alberi che diventano un deposito di carbonio”. Ma il cambiamento climatico non è l'unico elemento: “entro il 2050 - ha spiegato il rappresentante della Fao - raggiungeremo dieci miliardi di persone e dovremo garantire il 50% di alimenti in più, con tutte le conseguenze che ciò comporta”. Quanto alle foreste artificiali “bisogna cogliere la loro importanza e necessità, nonostante non garantiscano lo stesso livello di biodiversità. Tuttavia in alcune aree del Pianeta si potrebbe usare la piantumazione per rispondere alle esigenze di alcune realtà, magari alleviando la pressione sulle foreste naturali”.

A causare quello che potrebbe essere il più grande esodo della storia dell'uomo è l'incessante riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi che sta causando. “Questi eventi – ha ricordato la giornalista finnico-canadese della rete Greenaccord, Kaarin Rugiero - dagli anni Ottanta ad oggi sono triplicati. Ma inondazioni, tempeste, tifoni o, al contrario, siccità e ondate di calore estreme non sono solo problemi climatici. Hanno infatti un impatto sociale enorme sugli esseri umani. E ciò li trasformerà in un'emergenza mondiale che produrrà conflitti, carestie e malattie”. Per mitigare gli effetti sul clima occorre quindi predisporre risposte immediate, ha spiegato Fritz Hinterberger, direttore scientifico e presidente dell'Istituto europeo dello Sviluppo Sostenibile (Seri). In particolare, “dobbiamo ridurre l'80% di CO2 in quanto i dati dicono che la crescita economica sta rallentando mentre le emissioni aumentano”. La deforestazione provocherà l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli con il risultato di accrescere la povertà nel mondo e per questo “bisogna rivedere i modelli di consumo, promuovere nuovi stili di vita e un'economia circolare dematerializzata”.

IL SINODO PER L’AMAZZONIA

Anche la Chiesa cattolica porrà l'Amazzonia al centro delle sue riflessioni e decisioni planetarie. Dal 6 al 27 ottobre si svolgerà infatti il Sinodo dei vescovi dedicato al territorio amazzonico. “Sono convinto che il processo sinodale che culminerà nell'assemblea speciale darà un buon contributo nella costruzione di una Chiesa dal volto amazzonico e nell'implementazione di un'autentica ecologia integrale” ha dichiarato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi. Un appuntamento – quello del sinodo per l'Amazzonia – particolarmente urgente per intervenire contro la “profonda crisi causata da una prolungata ingerenza umana, in cui predomina una «cultura dello scarto» e una mentalità estrattivista” ha spiegato il cardinale, citando i documenti preparatori.

 

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