NATURA E BIODIVERSITA'
IL FASCINO DELLA NATURA
25/03/2019
di Maria Luisa Cocozza

Alla scoperta dell’isola di Borneo, divisa tra la Malesia e il Brunei, paradiso di biodiversità animale e vegetale reso celebre dai romanzi di Emilio Salgari


FOTO B borneo_giungla_orango

Raccontare le storie degli animali e dare voce a una natura le cui richieste di aiuto vengono spesso ignorate mi ha regalato tante emozioni in questi anni; mi ha permesso di assaporare il piacere della scoperta anche ora che di vita ne ho già vissuta una bella fetta, mi ha fatto tornare curiosa. Questa passione mi ha portato fino all’isola del Borneo nell’arcipelago indonesiano, in particolare con la squadra dell’Arca di Noè ci siamo concentrati sulla parte settentrionale, appartenente allo Stato malese. Questa zona sta attraversando una fase di rivalutazione del patrimonio naturale dopo un periodo segnato da politiche basate su una deforestazione selvaggia a favore delle piantagioni di palma da olio, politiche sorelle di quelle ancora in atto da parte dello stato indonesiano. A Sandakan, seconda città per estensione dello stato del Sabah, il WWF e altre associazioni ambientaliste nazionali e internazionali hanno organizzato un festival per promuovere una nuova forma di turismo, completamente sostenibile e mirato a rivalutare il patrimonio naturalistico della regione che può vantare una biodiversità tra le più ricche del Pianeta. Basti pensare che a distanza di poche ore abbiamo avuto la possibilità di visitare l’Isola delle Tartarughe vicina alle Filippine e il parco nazionale del monte Kinabalu: due ecosistemi diversi tra loro, così complessi da essere unici al mondo.

FOTO CIL PARCO NAZIONALE

La vetta del Kinabalu invece è un traguardo ambito da tutti gli sportivi che visitano la regione, con i suoi oltre 4.000 metri c’è chi tenta di raggiungerla di corsa, in bici o semplicemente passeggiando, il tutto immersi in uno dei parchi più belli del Pianeta dove convivono più di 7.000 specie diverse tra flora e fauna in un perfetto ecosistema. Proprio da questo monte prende il nome la capitale del Sabah, Kota Kinabalu, una città crocevia di religioni e culture che si esprimono in tutto il loro splendore nei bellissimi luoghi di culto. Alla religione musulmana è legato il fiore simbolo della Malesia, l’ibisco, i cui 5 petali rappresentano i 5 fondamenti del culto. Davanti alla città, sull’isola di Gaya, vengono conservate più di 50 specie di ibisco e la spiaggia di Bungaraya prende il nome da questo fiore.

L’ORANGO, ANIMALE SIMBOLO

Questi animali sono infatti molto simili a noi nel modo di crescere i figli: le madri non si separano dai piccoli per un lunghissimo periodo, 8 anni in media, e insegnano loro come sopravvivere autonomamente, quindi principalmente come procacciare il cibo e come costruire un giaciglio sugli alberi che li protegga dai predatori. Gli alberi e la foresta in generale sono infatti fondamentali per capire questi Primati, la loro vita si svolge quasi interamente passando da un ramo all’altro, è dunque facile immaginare come possano trovarsi in una situazione critica una volta che questo habitat millenario viene a mancare o a ridursi sensibilmente. Nel processo che ha portato gli orangutan a essere una delle specie ad oggi più minacciate, le attività illegali hanno assunto e assumono tuttora un ruolo predominante. Innanzitutto a gran parte ormai della deforestazione seguono incendi dolosi e appiccati illegalmente, lo scopo è eliminare la torba risultante, ma questa pratica ha portato l’Indonesia ad incrementare in modo sconsiderato la propria produzione di gas serra. Inoltre, la cura delle palme e la raccolta dei semi sono ad opera di personale privo di ogni forma di tutela sul lavoro, esposto agli attacchi dei pitoni e alle cadute dei pesanti rami. Ma è il bracconaggio che chiude questo cerchio distruttivo: dato che gli orangutan sono costretti a passare molto più tempo a terra a causa della riduzione e della segmentazione del loro ecosistema, i cacciatori illegali possono approfittarne per ottenere facili prede da rivendere anche vive come animali da compagnia.

FOTO D scimmia_borneo_nasicaLE SCIMMIE NASICHE

Un’altra specie ad alto rischio estinzione causa cacciatori di frodo è quella delle scimmie nasiche di Labuk Bay, inconfondibili per il loro naso penzolante, che abitano prevalentemente le sempre più rade foreste di mangrovie. Questa forma di criminalità non si ferma alle grandi scimmie arboricole; lo stesso parco ospita un altro centro di riabilitazione, quello degli orsi del sole, dalle dimensioni minute e caratterizzati da una chiazza gialla sul petto cui devono il nome. Anche questi animali sono purtroppo un bersaglio pregiatissimo per i bracconieri che possono sperare in ingenti guadagni derivanti dalla forte richiesta del mercato cinese in ambito medico e culinario. La nostra avventura ci ha spinto in un tour alle prime luci dell’alba lungo il fiume Kinabatangan dove, in sella a una piroga, ci siamo deliziati del risveglio della foresta che apriva gli occhi intorno a noi; non solo moltissime scimmie ma anche cuccioli di coccodrillo e aquile ci hanno accompagnato lungo tutto il tragitto. Non paghi, ci siamo lanciati anche in un’escursione notturna alla ricerca di quegli animali più schivi alla luce del giorno, abbiamo incontrato ragni enormi e persino un orso gatto, dai lunghi baffi e dalla coda prensile, molto raro, che vive principalmente sui rami degli alberi.

Spesso non si comprende appieno la bellezza solo perché non si ha la possibilità di ammirarla in tutte le sue forme; questo viaggio mi ha mostrato cose che fino ad allora avevo solo immaginato ed altre che non sarei nemmeno riuscita a figurarmi, mi ha insegnato che la vita rende speciali anche le cose più piccole e insignificanti e che anche solo per questo motivo va preservata per come si mostra al nostro fianco, su questo pianeta, ad ogni costo.

 

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