NATURA E BIODIVERSITA'
GLI INVASORI
25/03/2019
di Maurizio Piccirilli

In Italia molte specie alloctone sono riuscite ad adattarsi in maniera eccellente in specifici habitat nazionali causando forti alterazioni all'ecosistema

FOTO A - DIDA - Punteruolo

L’invasione delle specie aliene. Non è il remake del film cult di Don Siegel prodotto negli anni Cinquanta, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Jack Finney, ma la vera emergenza che mette a rischio le colture del nostro Paese. In Italia sono aumentate del 96% negli ultimi 30 anni. La globalizzazione coinvolge anche la biodiversità. La difesa del sistema florofaunistico indigeno diventa così una priorità. Il fisiologico flusso di nuove tipologie si è trasformato in un’invasione che rischia di cambiare la stessa economia agricola. Xylella, punteruolo rosso, cimice cinese sono parassiti arborei che minano la salute delle coltivazioni autoctone. Conoscere come arrivano, come si diffondono e soprattutto da dove provengono è importante per poter mettere in campo le strategie per contrastarne l’invasione. Secondo alcuni calcoli, il solo gambero della Louisiana, tra ripercussioni sulla pesca e distruzione degli argini, può arrivare a provocare ogni anno nel Lazio danni fino a 1,2 milioni di euro. In Europa i danni causati all'agricoltura, alla pesca, alle foreste e alle infrastrutture dalle oltre diecimila specie alloctone ammontano a qualcosa come 12 miliardi di euro l'anno. Un calcolo fatto ampiamente per difetto, visto che non tiene conto dei guasti inestimabili alla biodiversità.

FOTO B - DIDA - Taglio palmeLo stesso bilancio fatto negli Stati Uniti si aggira infatti sui 137 miliardi. E non passa giorno che la lista dei parassiti non si allunghi. È di pochi mesi fa la scoperta nelle campagne emiliano-romagnole di un insetto, l’Aleurocanthus spiniferus, piuttosto piccolo, di colore grigio blu metallizzato che si nutre di foglie. Il Servizio fitosanitario della Regione ha individuato alcuni focolai dell’ “aleurodide” già segnalato sul territorio nazionale dal 2008 e che può compiere da 3 a 6 generazioni sovrapposte all’anno, risultare nocivo per gli agrumi, ma anche per il pero, il melo, la vite e le piante ornamentali come le rose. Questi “alieni” a volte si insediano con facilità in aree prive di antagonisti naturali, manifestando una capacità di moltiplicazione esponenziale.

ULTIMI ARRIVATI

Si calcola che siano 12mila le specie aliene esistenti in Europa. Solo in Italia sono 3.334, il 13% delle quali (oltre 400) sono considerate invasive, come spiegano i dati diffusi ad aprile scorso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Tra le invasive sono comparse anche 64 che non apparivano invece in altri elenchi di specie aliene particolarmente dannose (DAISIE-100, ISSG-100, EU 2017), tra le quali, ad esempio la Varroa destructor (rank 8 sulla lista dello studio), un ectoparassita asiatico delle api responsabile del declino globale dell’impollinatore; l’Hymenoscyphus pseudoalbidus (rank 18), fungo responsabile della morte degli aceri e dei cambiamenti nella composizione forestale con relativa perdita di diversità; il Carassius auratus (rank 20), il pesce rosso cinese, che causa il declino degli anfibi autoctoni e l’oomicete Phytophthora plurivora (rank 26), responsabile del decadimento di numerose specie arboree tra cui faggio e quercia. “Gli studi sugli impatti delle specie aliene invasive e le liste di specie a maggiore impatto sono strumenti molto utili per aumentare la consapevolezza dei rischi e degli impatti delle invasioni biologiche sull’opinione pubblica e anche per definire le priorità di azione” – ha dichiarato Piero Genovesi, ricercatore Ispra e Project manager del Life ASAP, il progetto per la riduzione del tasso di introduzione di specie aliene invasive e il contenimento degli impatti sul territorio italiano. FOTO C - di Alessandro De TaddeiEmergenza continentale che ha indotto a studiare una “Strategia Europea sulle Specie Alloctone Invasive” che si pone l’obiettivo di ridurre gli impatti delle invasioni biologiche sulla biodiversità europea, con una serie di azioni coordinate di prevenzione e controllo. La strategia è stata formalmente adottata nel 2003 dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna, ed è stata successivamente approvata dalla Convenzione per la Biodiversità e dal Consiglio dei Ministri Europeo. Il decreto che recepisce il Regolamento europeo per prevenire e gestire l'introduzione delle specie esotiche considerate particolarmente invasive dall'Unione Europea prevede, oltre ai controlli doganali, che le Regioni e i Parchi nazionali predispongano opportuni piani di controllo. Zoo e giardini botanici, così come centri di ricerca, importatori e rivenditori, dovranno invece richiedere apposite autorizzazioni. Per chi non rispettasse gli obblighi, sono previste sanzioni penali, amministrative e la confisca degli esemplari. Un progetto pilota in questo senso è il Progetto Atlante Specie Alloctone del Lazio (Pasal), avviato dalla Regione nel 2008. Oltre a una puntuale verifica e catalogazione degli "intrusi", il progetto ha attivato un sistema di allerta in luoghi chiave come il porto di Civitavecchia e gli aeroporti di Ciampino e Fiumicino. Qui, ad esempio, grazie ai controlli è stato scoperto il primo tentativo di "infiltrazione" in Europa del temibile coleottero americano Ataenius picinus, mentre nel 2008 in pieno centro a Roma è stato trovato il micidiale tarlo asiatico. Probabilmente è arrivato nascosto nei bonsai provenienti dall'Oriente, spiega il naturalista Andrea Monaco. "È un insetto pericolosissimo che fa strage di boschi e foreste, con danni e costi devastanti, ma i protocolli di sicurezza per tenerlo sotto controllo in questo caso non sono risultati efficaci".

FOTO D - DIDA  cimice asiaticaUSI BELLICI

Non è remota l’ipotesi dell’utilizzo di specie aliene o geneticamente modificate come armi contro nazioni nemiche, frutto del lavoro di tre tra i più autorevoli istituti di ricerca, il Max Planck Institute for Evolutionary Biology di Plön, l’Università di Friburgo in Germania e l’Università di Montpellier in Francia. Insomma, un gruppo di seri accademici e non un blog di dietrologi. Al centro della disputa, un acronimo, DARPA, che sta per Defense Advanced Research Project Agency, un programma del Pentagono specializzato in biotecnologie ad uso prevalentemente agricolo finito nelle mire dei colleghi europei per alcuni esperimenti legati a mutazioni genetiche di insetti, utilizzati poi come vettori di virus creati in laboratorio e intesi come contromisure verso minacce naturali e umane alla catena di offerta alimentare Usa. Insomma, lotta agli agenti infestanti. Il programma Insect Allies è finanziato dal Pentagono con 27 milioni di dollari e attualmente ci sarebbero quattro team di ricercatori che lavorano al progetto, fra cui scienziati del Boyce Thompson Institute di New York, della Pennsylvania State University, della Ohio State University e della University of Texas di Austin. FOTO E - DIDIA Aleurocanthus-spiniferus-1Per rassicurare, dal DARPA fanno sapere che “tutto il lavoro che compiamo è condotto in laboratori chiusi, serre o altre località in sicurezza e gli insetti vengono geneticamente modificati al fine di avere una limitata aspettativa di vita, proprio per ridurre il loro potenziale di diffusione del virus”.